articolo apparso sul Manifesto il 3 febbraio 2005. Si tratta del resoconto delle vicende realmente accadute agli operai di una fabbrica di pneumatici dove uno degli inquinanti aerodispersi principali era il nerofumo. Tra l'altro, alle vicissitudini degli operai è ispirato il film di Riccardo Milani "Il posto dell'anima" interpretato da Michele Placido, Paola Cortellesi e Silvio Orlando.
Da Il Manifesto
LAVORO MALATO. Goodyear, l'anima di gomma
Un operaio, una fabbrica che prima avvelena i suoi dipendenti e poi chiude Dopo il film, Il posto dell'anima, l'indagine e il processo per cercare un po' di giustizia
Agostino Campagna ha passato tutta la vita a contestare la fabbrica in cui lavorava, la Goodyear di Cisterna di Latina denunciando la mancanza di sicurezza e di tutele per la salute. Era il «rompiscatole». Poi l'azienda ha chiuso e lui, insieme agli ex colleghi, ora ha trascinato in tribunale nove ex dirigenti dell'azienda. Tutti accusati di aver causato la morte di 43 operai e di averne fatti ammalare 19
SARA MENAFRA. Certe volte vorresti che la storia non ti desse davvero ragione. Che i più saggi fossero quelli che ti scansavano quando stavi davanti ai cancelli della fabbrica con un cartello al collo e su scritto «in questa fabbrica si muore di tumore», o quelli che ti parlavano solo quando i capi non guardavano. La storia invece è cinica e con il lungo elenco di dipendenti morti per i fumi respirati nella Goodyear di Latina ha dato ragione ad Agostino Campagna, che oggi più di tutti si batte perché il tribunale riconosca le responsabilità dei dirigenti che hanno gestito e chiuso l'azienda. Fino ad ora le persone coinvolte sono 62, 43 i morti e 19 i malati. I loro nomi e quelli di altri arrivati dopo l'inizio dell'inchiesta della procura sono tutti scritti su una agenda che Agostino porta sempre con sé, con nomi e cognomi scritti in stampatello. Un puntino per i malati, una crocetta per i morti, senza tanti fronzoli.
La storia di Agostino
Capelli bianchi e arruffati, piumino nero sempre slacciato addosso, al Michele Placido che lo impersonava nel film Il posto dell'anima Agostino assomiglia parecchio. «Una brava persona, sempre incazzato» dice dell'attore pugliese. Vive a Cisterna di Latina da quando aveva una decina d'anni, ma alle sue origini situate sì e no a venti chilometri da qui ci tiene parecchio. Non è nato a Latina, ma a Doganella di Ninfa, una frazione della cittadina che ospita un orto botanico lasciato in eredità da una delle tante casate nobiliari che da queste parti avevano le loro tenute agricole. Era il 19 settembre 1948, il padre lavorava nelle cave di pietra attorno a Sermoneta e la madre era una casalinga. Una decina d'anni dopo il signor Campagna ha trovato un lavoro migliore, in un laboratorio di marmi, e tutta la famiglia si è trasferita a Cisterna di Latina. Qui, dopo un breve periodo da barista, Agostino entra alla Goodyear. «Avevano aperto nel '64, ma nel `70 arrivò il primo periodo di espansione. Assunsero un sacco di gente, circa 1200 operai, tra cui il sottoscritto», racconta mentre ti invita a sedere nel salone di casa sua, un appartamento all'ultimo piano di una palazzina poco fuori la città con un panorama che mescola capannoni industriali, vigne e uliveti. A pranzo mette in tavola gli «gnicchetti» che avevano un posto d'onore anche nel film ispirato alla sua storia, ricetta esclusiva della moglie.
Il posto dell'anima è la storia spiccicata della chiusura e delle morti alla Goodyear, solo trasferita nel paesino abruzzese di San Sebastiano, dove l'operaio Agostino e il regista Milani si sono conosciuti a forza di chiacchierate in piazza e scarpinate in montagna. Racconta di una fabbrica che avvelena i suoi operai per anni e alla fine chiude per spostare la produzione all'estero e di dipendenti che la contestano ma le sono affezionati, che come Campagna la chiamano «mamma Goodyear» e inseguono in America gli ex dirigenti - diventati per metà irreperibili, alla faccia dell'aplomb da industriali moderni - per inchiodarli alle proprie responsabilità.
«L'industria della gomma è compresa dallo Iarc (il centro di ricerca sul cancro dell'Organizzazione mondiale della sanità ndr) tra le lavorazioni cancerogene sin dal 1982», si legge nella relazione consegnata al giudice dai periti Francesco Ammaturo e Mariano Bizzarri. Dai primi anni `80, dunque, i dirigenti della Goodyear avrebbero dovuto fare qualcosa per limitare i rischi a cui esponevano i propri dipendenti. E invece fino alla chiusura controlli e interventi sono stati scientificamente evitati. Tanto che ora i presidenti e direttori di produzione che si sono avvicendati dal 1974 al 2001 sono tutti accusati di omicidio colposo e lesioni gravi e gravissime ai danni di almeno quarantadue persone, tra morti e malati. I nomi dei responsabili sono quasi tutti stranieri: Richard Antony Grano (irreperibile), presidente del consiglio di amministrazione della Goodyear spa dal 1974 al 1990, Pierdonato Palusci, presidente dal 1990 al 1996, Antonio Corsi, presidente dal 1996 al 2001, Arthur Paul Ricchiuti (irreperibile), direttore di produzione dello stabilimento dal 1977 al 1984, Edward Lucas (irreperibile) direttore di produzione dal 1984 al 1986, Charles Lee Grunder (irreperibile), dal 1986 al 1992, Michael Claude Murphy, direttore di produzione dal 1992 al 1995, Adalberto Muraglia, direttore di produzione dal 1995 al 1999, Jeffrey James Smith, dal 1999 al 2000. Un incidente probatorio concluso la scorsa primavera ha stabilito che le loro omissioni hanno causato morti e malattie e a questo punto difficilmente i dirigenti riusciranno ad evitare le condanne.
Vent'anni di ispezioni
Eppure il tempo per intervenire ci sarebbe stato. I segnali di pericolo erano arrivati per tempo e avrebbero potuto essere colti. La prima ispezione sanitaria alla Goodyear è del 1974, dell'Ente nazionale prevenzione infortuni. «Il lavoro avviene violando la legge e questa violazione è causa di infortuni» scrivono gli ispettori vent'anni prima della legge per la sicurezza sul lavoro 626. Parlano di «ampia dispersione delle polveri di nerofumo» e suggeriscono correttivi alla produzione e visite costanti per i dipendenti. Nel 1978 ne arriva un altra, inviata dal procuratore capo di Latina, Santangelo, e scopre che il reparto «benbury», quello in cui la gomma viene fusa per creare gli pneumatici, è fuori legge. Il reparto viene chiuso per 40 giorni. Poi l'azienda chiede di riaprire e si impegna a sistemare tutti i problemi seguendo le indicazioni dell'università Cattolica di Milano. Dall'82 all'84 i medici del reparto «lavoro» sono in azienda per indicare le «migliorie» da affrontare. Non è facile perché l'intera Goodyear è contenuta in un unico grande capannone ed è difficile isolare un reparto dall'altro. Vengono montati alcuni aspiratori, e delle cabine isolate acusticamente per i reparti più rumorosi. Nel 1984 la Cattolica scrive una relazione conclusiva, riconoscendo i miglioramenti, ma spiegando che in produzione rimangono molte sostanze «all'80-85% cancerogene se presenti in significative quantità sui luoghi di lavoro». La relazione propone di condurre indagini retrospettive e prospettiche per mettere in evidenza il rischio cancerogeno e di creare un «registro dei tumori» aziendale. Per tutta risposta la Goodyear butta fuori i consulenti della Cattolica. Da quel momento in poi e fino alla chiusura le uniche relazioni sulla sicurezza, tutte positive, saranno firmate dalla stessa Goodyear. Con una eccezione: nel `93 arriva una nuova ispezione, un controllo per verificare che le indicazioni date nei primi anni `80 siano state effettivamente rispettate. Nel `94 la Goodyear viene nuovamente condannata per non aver rispettato norme per la sicurezza che risalgono agli anni Cinquanta.
A chiamare gli ispettori è stato proprio Agostino: «Mi guardavo intorno - dice ora sorridendo - e mi accorgevo che quelli che mancavano all'appello erano troppi». Bastian contrario per vocazione, ex militante di Lotta continua criticissimo con i sindacati confederali, Agostino decide di mettersi a fare una battaglia, anche a costo di farla da solo. Manifesta davanti all'azienda e quasi tutte le sere si ferma all'uscita con un cartello al collo. «Vedevo i colleghi che uscivano in macchina e acceleravano in curva pur di non fermarsi accanto a me». Con Agostino non parla nessuno, lui però insiste e comincia pure uno sciopero della fame. Al sesto giorno però, mentre è a casa sviene e viene portato di corsa in ospedale. Neppure in quella occasione i suoi colleghi di lavoro lo vanno a trovare, farsi vedere con lui è quasi un marchio infamante e dei rischi corsi in azienda nessuno vuol sentire parlare. Oggi quei ricordi sembrano lontani, perché Agostino «il pazzo» è diventato quello a cui tutti gli ex colleghi si affidano per capire cosa fare. «Uno fuma anche se rischia il tumore perché pensa "ma tra tante persone deve venire proprio a me?". Con l'inquinamento alla Goodyear era la stessa cosa, tra tante persone perché proprio a me?».
La chiusura e l'inchiesta
Il 19 novembre del 1999 arriva una lettera che spiega come la riorganizzazione della multinazionale preveda che dal 14 gennaio del 2000 la Goodyear chiude i battenti. Cominciano le assemblee, i sindacati «si svegliano», partono i picchetti davanti alla fabbrica per tenerla aperta, gli interventi al parlamento europeo di Bruxelles, quelli al congresso dei Ds, dove gli operai della Goodyear parlano addirittura poco prima del segretario Massimo D'Alema. Niente da fare, la fabbrica chiude. Teoricamente con un progetto di rilancio, grazie all'intervento di una società mista pubblico-privato, la «Cisterna sviluppo». In pratica dal giorno della chiusura lo stabilimento che produceva pneumatici di alto livello non ha mai riaperto, e i progetti di riqualificazione, bonifica e vendita hanno prodotto una sporca storia di denunce contrapposte tra diversi imprenditori della zona - soprattutto quelli della Meccano Holding - e di un finanziamento pubblico finito chissà in quali tasche.
La storia della Goodyear a Cisterna di Latina finisce malissimo. Quella dei suoi dipendenti ammalati di tumore no. Continua. E dopo la battaglia per tenere aperta la fabbrica, i colleghi di Agostino che per vent'anni gli avevano dato torto lo cercano per raccontargli di quella inesorabile malattia che li ha colpiti uno dopo l'altro. «Qualcuno di loro non me lo voleva dire. Si vergognano, soprattutto quando si tratta di tumori alla prostata. E allora capita che per strada non mi salutano, fanno finta di non vedermi. Poi arriva qualcun altro e di nascosto mi spiega tutto». Il processo contro i dirigenti della Goodyear doveva iniziare lo scorso 26 gennaio, poi con lo sciopero dei penalisti è stato tutto rimandato a maggio. Tra le parti civili c'è Legambiente, mentre manca il comune di Cisterna di Latina. Il pranzo è finito da un pezzo, Agostino mette in moto l'auto, c'è da parlare con l'avvocato e risentire l'associazione ex dipendenti Goodyear, e poi «il tribunale di Latina è peggio di quello di Palermo».
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