Fonte:
ARPAT - 28/02/2011
a cura di Maddalena Bavazzano
La valutazione tematica sull'inquinamento atmosferico presente nel rapporto dell'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) "Soer 2010 The European environment – state and outlook 2010".
Il rapporto pubblicato nel novembre 2010 dall'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) Soer 2010 The European environment – state and outlook 2010, offre una serie di valutazioni sullo stato attuale dell'ambiente in Europa, il suo probabile stato futuro, ciò che si sta facendo e cosa si potrebbe fare per migliorarlo e molto altro ancora (
The European environment – state and outlook 2010 - European Environment Agency's home page - EEA).
In Europa, le politiche e le azioni - a tutti i livelli - hanno notevolmente ridotto le emissioni di origine antropica e l’esposizione conseguente, ma alcuni inquinanti atmosferici nuocciono ancora alla salute umana. Allo stesso modo, mentre le emissioni di inquinanti acidificanti si sono ridotte, la situazione per i fiumi e i laghi in Europa è migliorata, ma la sovrabbondanza di azoto atmosferico risulta ancora una minaccia per la biodiversità negli ecosistemi terrestri e acquatici sensibili.
Il movimento dell’inquinamento atmosferico tra i continenti attira sempre più l'attenzione politica: una maggiore cooperazione internazionale, che si concentri anche sui legami tra politiche relative all’inquinamento atmosferico e quelle relative al clima, è più che mai necessaria per affrontare l'inquinamento atmosferico.
Di seguito si propongono alcuni punti chiave del report tematico.
Le emissioni sono in diminuzione ma la qualità dell'aria deve ancora migliorare.
Le emissioni dei principali inquinanti atmosferici in Europa sono calate considerevolmente negli ultimi decenni, riducendo notevolmente l'esposizione a sostanze come l'anidride solforosa (SO2) e il piombo (Pb). Tuttavia, i legami complessi che esistono tra emissioni e qualità dell'aria ambiente fanno sì che una riduzione delle emissioni non produca necessariamente un calo delle concentrazioni atmosferiche.
Molti Stati membri dell'UE non rispettano i limiti di qualità dell'aria giuridicamente vincolanti per la protezione della salute umana.
L’esposizione delle colture e di altra vegetazione all'ozono troposferico (O3) continuerà a superare gli obiettivi a lungo termine dell'Unione europea.
In termini di controllo delle emissioni, solo 14 paesi europei prevedono di rispettare i limiti di emissione di tutte e quattro le sostanze inquinanti previste dalla legislazione europea e internazionale per il 2010.
Il limite massimo per gli ossidi di azoto (NOX) è il più impegnativo: 12 paesi prevedono di superarlo, alcuni addirittura del 50%.
Gli impatti sulla salute umana
Attualmente, il particolato atmosferico (PM), l'ozono troposferico (O3) e il biossido di azoto (NO2) sono in Europa gli inquinanti più problematici in termini di danni alla salute. Gli effetti possono variare da lievi irritazioni alle vie respiratorie a malattie cardiovascolari e morte prematura.
Gli effetti sugli ecosistemi
In senso stretto, l'UE non ha raggiunto il suo obiettivo ambientale intermedio, definito per proteggere gli ecosistemi sensibili all'acidificazione. Tuttavia, la superficie degli ecosistemi nei 32 paesi dell’UE effetti da eccesso di acidificazione dovuto all'inquinamento atmosferico si è ridotta considerevolmente tra il 1990 e il 2010. Ciò è dovuto principalmente alle misure di mitigazione dell’anidride solforosa (SO2). I composti di azoto (N), emessi come ossidi di azoto (NOx) e ammoniaca (NH3), sono ora le principali componenti acidificanti nella nostra aria. In aggiunta ai suoi effetti acidificanti, l’azoto contribuisce anche ad una sovrabbondanza di nutrienti presenti negli ecosistemi terrestri e acquatici, determinando variazioni nella biodiversità.
La superficie degli ecosistemi sensibili interessati da un eccesso di azoto atmosferico nei 32 paesi dell’UE è diminuita solo lievemente tra il 1990 e il 2010. Le concentrazioni di ozono (O3) nell’ambiente europeo riducono ancora la crescita della vegetazione e dei raccolti.
Energia, trasporti e agricoltura sono fonti chiave di emissione
Il settore energetico rimane una grande fonte di inquinamento atmosferico, rappresentando circa il 70% delle emissioni di ossidi di zolfo (SOx) in Europa e il 21% della produzione di ossidi di azoto (NOX), nonostante le forti riduzioni a partire dal 1990.
Il trasporto su strada è un'altra importante fonte di inquinamento, i veicoli pesanti sono una fonte importante di ossidi di azoto (NOX), mentre le autovetture sono tra le principali fonti di monossido di carbonio (CO), ossidi di azoto (NOX), PM2,5 e composti organici volatili non metanici (COVNM). L’uso di energia da parte delle famiglie è una fonte importante di PM2,5 direttamente emesso (PM2,5 primario).
Il 94% delle emissioni di ammoniaca (NH3) in Europa proviene dall’agricoltura. Le emissioni di inquinanti atmosferici nei 32 paesi europei e nei Balcani occidentali sono in calo dal 1990. Nel 2008, le emissioni di ossidi di zolfo (SOx) sono state il 72% al di sotto rispetto ai livelli del 1990. Le emissioni dei principali inquinanti che causano ozono troposferico sono diminuite e le emissioni di PM10 e PM2,5 primario sono entrambi diminuiti del 13% dal 2000. Tuttavia, l'Europa contribuisce ancora in modo significativo alle emissioni globali di inquinanti atmosferici.
Prospettive
Secondo lo scenario politico attuale, le emissioni dei principali inquinanti atmosferici - ad eccezione dell’ammoniaca (NH3) - nei 32 Paesi membri e nei Balcani occidentali, dovrebbero diminuire entro il 2020. Rispetto ai livelli del 2008, le riduzioni proporzionali più ampie sono previste per le emissioni di ossidi di azoto (NOx) e di anidride solforosa (SO2): una riduzione di circa il 45% entro il 2020, in assenza di misure supplementari. Si prevede invece che le emissioni di PM2,5 primario e ammoniaca (NH3) nei 27 Paesi membri saranno simili o addirittura leggermente superiori a quelle del 2008, anche se sono tecnicamente possibili delle sostanziali riduzioni.
Risposte
In Europa, varie politiche si sono concentrate sull'inquinamento dell'aria negli ultimi anni. Le amministrazioni locali e regionali devono ora sviluppare e implementare piani di gestione della qualità dell'aria nelle zone ad elevato inquinamento atmosferico: tra queste misure ci sono le zone a traffico limitato.
Simili azioni integrano le misure nazionali o regionali, tra cui la Direttiva UE sui limiti nazionali di emissione e il Protocollo di Göteborg, che stabiliscono limiti nazionali alle emissioni di anidride solforosa (SO2), ossidi di azoto (NOX), composti organici volatili non metanici (COVNM) e ammoniaca (NH3). Allo stesso modo, gli standard di emissione dei veicoli Euro e le direttive europee in materia di grandi impianti di combustione hanno notevolmente ridotto le emissioni di PM, COVNM, ossidi di azoto (NOx) e anidride solforosa (SO2).
Affrontare con successo l'inquinamento atmosferico richiede una cooperazione internazionale: è infatti ormai ampiamente riconosciuta l'importanza del movimento a lungo raggio dell’inquinamento tra i continenti e dei legami tra inquinamento atmosferico e cambiamento climatico. Considerare la qualità dell'aria nelle decisioni relative al raggiungimento degli obiettivi del cambiamento climatico, e viceversa, può assicurare il fatto che le politiche del clima e dell’inquinamento dell'aria risultino di maggior beneficio per la società.