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È probabile che la domanda mondiale di elettricità cresca del 75% entro il 2025; il 90% di questa elettricità aggiuntiva sarà prodotta a partire da combustibili fossili, con la relativa emissione di inquinanti, in particolare CO2. Il grosso di questa crescita si prevede avverrà in appena sette paesi leader dei nuovi consumatori: Cina, India, Sud Corea, Indonesia, Messico, Brasile e Russia. Una percentuale compresa tra un ottavo e un quarto dell’elettricità consumata oggi in tutti i paesi nuovi consumatori riguarda le utenze domestiche. A sua volta, la maggior parte del consumo domestico di elettricità - quasi tutta derivata da combustibili fossili - avviene nel momento in cui i nuovi consumatori sono in grado di acquisire, tra le altre prerogative di uno stile di vita affluente, apparecchiature come frigoriferi, congelatori, condizionatori, lavatrici, asciugatrici, forni a microonde, oltre a televisioni, computer e videoregistratori. Come nel caso delle auto, anche le apparecchiature domestiche in molti paesi sono viste come lo status symbol dei nuovi ricchi. Le stesse considerazioni valgono per l’inquinamento derivante dall’impiego dei combustibili fossili. A livello locale le conseguenze sono, tra l’altro, piogge acide e smog urbano. A livello mondiale, e in modo molto più significativo sul lungo periodo, le emissioni di CO2 sono di gran lunga la principale causa del processo di riscaldamento globale. Anche se tali emissioni nei paesi che hanno scoperto il consumismo non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelle dei paesi ricchi, sia su base nazionale che pro capite, sono comunque considerevoli e in rapida crescita. Nel 2001 la Cina era responsabile di oltre 12% delle emissioni globali di CO2 da combustibili fossili, conquistando il posto di secondo “emettitore” globale dietro gli USA (titolari di una percentuale doppia). Molto più indietro, al terzo posto, la Russia con un 7%, e l’India al quinto posto (4%). Queste tre sole nazioni sono dunque titolari del 23% delle emissioni globali: un po’ meno di quelle americane, benché si tratti di paesi che ospitano il 40% della popolazione mondiale, a fronte del 4,6% degli USA. Ancor più significativi sono i dati relativi alle emissioni pro capite di CO2. Il leader dei paesi neoconsumatori nel 2001 era l’Arabia Saudita, paese ricchissimo di petrolio, con 14,7 tonnellate; seconda la Russia, anch’essa ricca di risorse petrolifere, con 11,2 tonnellate; terza la Corea del Sud, con 9,4 t e quarto il Sud Africa con 8,7 t. Cina e India, i due “big” tra i paesi di nuovo consumo, segnavano rispettivamente 2,4 e 0,9 tonnellate, mentre all’ultimo posto vi era il Pakistan, con 0,7 t. Lo stesso dato per gli USA è di 20,2 tonnellate. A livello nazionale, il maggiore incremento tra 1990 e 2001 è stato registrato in Thailandia, Indonesia e Malesia, paesi le cui emissioni di CO2 sono più che raddoppiate. Diversi altri paesi hanno fatto rilevare significativi incrementi: Corea del Sud con l’89%, Cina con il 35% e India con il 62%. Per contro, gli USA hanno registrato solo un 15%, ma il valore di 5,7 miliardi di tonnellate di CO2 nel 2001 era pari al 77% di quello dei paesi neoconsumatori (escludendo India, Cina e Russia), benché la popolazione USA sia meno del 10% di quella di questi 17 paesi. (…) Durante il periodo 1989-1999 i consumi domestici in Cina sono cresciuti a un tasso medio annuale del 14%, triplicandosi e più in soli 10 anni, principalmente a causa dell’impennarsi delle vendite di elettrodomestici. In Corea del Sud il dato è stato dell’11%, in Indonesia del 13%, in Thailandia del 25%, nelle Filippine il 28%. Gli elettrodomestici sono complessivamente la fonte di consumo energetico in più rapida crescita dopo le automobili. Fortunatamente ci sono molti modi in cui i nuovi consumatori - e ovviamente anche i “vecchi” - possono limitare i propri consumi di elettricità. Il primo è semplicemente evitare gli sprechi. Si considerino per esempio le apparecchiature che vengono lasciate in stand by, in particolare TV e videoregistratori, che continuano ad assorbire energia 24 ore su 24 in quanto spenti ma non staccati dalla rete di alimentazione. Tali apparecchiature finiscono per consumare più energia quando “dormono” che quando sono in funzione. Molti forni a microonde consumano più elettricità per far funzionare il timer e il quadro comandi in stand by piuttosto che per cuocere. Nelle famiglie americane i consumi elettrici per apparecchiature in stand by raggiungono un importo totale di almeno 3,5 miliardi di dollari l’anno. Alla fine, qualcosa come un quinto dell’elettricità consumata dagli elettrodomestici è sprecata per l’alimentazione in stand by, anche se queste “perdite” si potrebbero ridurre del 75% con semplici provvedimenti, come l’uso di sistemi di controllo a distanza. Ancora più banale è ricordarsi di spegnere le apparecchiature che vengono lasciate inutilmente accese. Un esempio “virtuoso” ci arriva da Bangkok. Alle ore 21:00 di un determinato giorno della settimana le maggiori televisioni trasmettono l’immagine di un grande quadrante che mostra i consumi energetici della città in quel momento. Quando il quadrante appare sullo schermo i telespettatori vengono invitati a spegnere tutti gli elettrodomestici e le luci che sono inutilmente accese, e non solo le apparecchiature lasciate in stand by. Come tutti gli spettatori hanno modo di osservare, il consumo diminuisce al punto che si potrebbero tranquillamente chiudere un paio di centrali elettriche a carbone di media dimensione. Questo ricorda a tutti come gli individui possano fare la differenza e, naturalmente, come il risparmio energetico sia sensato e conveniente. Ci sono molte altre forme di efficienza energetica: le tecnologie più recenti consentono risparmi di energia fino al 75% e oltre. Gli USA, nonostante le loro tendenze energivore, hanno una positiva esperienza in tal senso e oggi le apparecchiature domestiche consumano due terzi in meno dell’energia che assorbivano prima. Durante la presidenza Clinton sono stati introdotti nuovi standard di efficienza con il programma Energy Star, che riguarda elettrodomestici come frigoriferi e lavatrici, ma anche le lampadine. Sfortunatamente il presidente Bush sta abbassando questi standard, benché ormai un americano su cinque acquisti i modelli di frigorifero più efficienti in commercio e i risparmi di energia così ottenuti equivalgano al prodotto di quattro grandi centrali elettriche a carbone. Le apparecchiature ad alta efficienza energetica, inoltre, permettono ai loro acquirenti un risparmio potenziale di 500 dollari, ma probabilmente anche del doppio, se si considera una vita utile media di 15 anni. Analogamente, i migliori condizionatori in commercio negli USA farebbero risparmiare energia sufficiente ad evitare la costruzione di 120 centrali elettriche entro il 2010. Lo standard per le lavatrici fissato dal Dipartimento per l’Energia farà risparmiare nei prossimi tre decenni una quantità di energia pari a quella prodotta da 5 centrali elettriche a carbone, e ridurrà l’inquinamento dell’aria in misura pari a quattro milioni di auto sottratte alla circolazione, oltre a far risparmiare oltre 40.000 miliardi di litri d’acqua. Oltretutto ulteriori guadagni in efficienza fino a più del 30% si possono raggiungere riducendo i costi dovuti alle apparecchiature elettriche ed elettroniche sull’intero ciclo di vita. Ciò metterebbe le nazioni sviluppate in condizione di ridurre le proprie emissioni di gas serra entro il 2010 di una quantità equivalente a quella che si otterrebbe togliendo dalle strade 100 milioni di auto. (…) Ma al vertice dell’efficienza energetica ci sono le grandi prospettive delle fonti energetiche pulite e rinnovabili. Il contributo dell’energia eolica è quadruplicato nel giro di sei anni, con un tasso di crescita raggiunto solo dall’industria dei computer. Oggi la Danimarca ricava il 21% dell’elettricità dal vento. Questa innovativa forma di energia costa 3-4 cent per kWh, più o meno quanto quella prodotta dal carbone; se però si contabilizzano i costi indiretti ambientali e sanitari, quest’ultima viene a costare tra i 5 e gli 8 cent (dal 1973 la sola polvere di carbone è costata ai contribuenti USA 35 miliardi di dollari in indennizzi monetari e sanitari a chi lavorava nelle miniere). L’attuale fabbisogno statunitense di elettricità potrebbe essere soddisfatto con l’energia eolica producibile in appena tre stati particolarmente ventosi come il Texas, il Nord Dakota e il Kansas. Il potenziale eolico degli USA ne fa un’autentica “Arabia Saudita del vento”, seguita da vicino da due tra le grandi nazioni neoconsumatrici, l’India e il Brasile. (…) Ulteriore alternativa ai combustibili fossili è l’energia solare. Prodotti come calcolatrici e orologi solari sono ormai comuni, mentre lungo le autostrade cresce l’impiego di sistemi di segnalazione luminosi e di comunicazione di emergenza alimentati da celle solari, così come di parchimetri e sistemi di telecomunicazione a distanza. Più di un milione di case traggono oggi la loro elettricità dalle celle solari, la cui produzione nel 2001 è cresciuta del 36%, a fronte di una diminuzione dell’1,1% nel consumo di combustibili fossili. Le celle solari costano attualmente circa 3,50 dollari/watt, e a volte solo 2 dollari: sono quindi convenienti quanto i combustibili fossili, e spesso lo sono di più. Se in Gran Bretagna, nazione nota per il suo cielo nuvoloso, si installassero su ogni copertura adatta i più aggiornati impianti fotovoltaici si riuscirebbe a produrre più dell’attuale fabbisogno annuo nazionale di elettricità. Infine è bene dare un’occhiata anche ai profitti che si possono realizzare: si prevede infatti che il mercato delle tecnologie per le fonti energetiche pulite e rinnovabili cresca dai 7 miliardi di dollari del 2000 a 82 miliardi nel 2010. Per i nuovi consumatori ci sono quindi molte esperienze utili cui attingere, che possono metterli in condizione di evitare di rivolgersi a tecnologie di produzione dell’elettricità superate e inefficienti. Alcuni paesi stanno attuando grandi sforzi per “decarbonizzare” il proprio sviluppo economico: la Cina ha già ridotto il suo trend CO2/RNL a un tasso migliore di quello statunitense. Questo paese ha lungamente sostenuto uno spostamento verso energie pulite e rinnovabili, riducendo nel contempo i consumi totali. La legge sulla conservazione dell’energia di cui la Cina si è dotata nel 1997 dovrebbe portare a far diminuire di oltre un terzo i consumi energetici entro il 2020. Tratto da: I nuovi consumatori Paesi emergenti tra consumo e sostenibilità Norman Myers, Jennifer Kent © Copyright Edizioni Ambiente 2004
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