InquinamentoAtmosferico.com - Il Forum dedicato all'Inquinamento dell'Aria

Vai indietro   InquinamentoAtmosferico.com - Il Forum dedicato all'Inquinamento dell'Aria > News, Approfondimenti e Links in tema > Approfondimenti


Se trovi interessante quello che vedi,
puoi segnalarlo ai tuoi amici sui Social Network!

L'equilibrio professionale dei giornalisti e la distorsione delle informazioni scientifiche

Approfondimenti


Rispondi
 
LinkBack Strumenti della discussione Cerca in questa discussione Modalità di visualizzazione
  #1 (permalink)  
Vecchio 16-04-2009, 13:02
L'avatar di Davide
Administrator
 
Registrato dal: Apr 2009
Messaggi: 808
predefinito L'equilibrio professionale dei giornalisti e la distorsione delle informazioni scientifiche

La terra si riscalda? Colpa dei giornalisti

di Jules Boykoff e Maxwell Boykoff, tratto da The Nation
(traduzione di Enrico Marsili)
tratto da www.megachip.info

Un nuovo studio ha dimostrato come, nel caso della copertura da parte dei media USA del riscaldamento globale, l’apparente equilibrio, che consiste nel raccontare tutti i lati di una vicenda dando lo stesso peso a opinioni contrastanti, può essere causa di un rumore di fondo nella trasmissione dell’informazione.

Nonostante le continue e consistenti dichiarazioni del gruppo di esperti dell’ IPCC (Gruppo internazionale di esperti, finanziato dall’ONU, che si occupa dei cambiamenti climatici) riguardo all’origine umana dei cambiamenti climatici ed alla necessità di affrontare immediatamente il problema, le notizie raccontate con il metodo dell’equilibrio hanno permesso ad un piccolo gruppo di scettici di amplificare le proprie opinioni sui mezzi di comunicazione.

Le ricerche attuali prevedono che la temperatura della Terra crescerà di 6.5 gradi centigradi entro il 2100, contribuendo ad un innalzamento del livello del mare di 89 centimetri, minacciando così circa 10 milioni di abitanti delle zone costiere. Inoltre un tale innalzamento della temperatura allargherà l’areale e la virulenza di molte malattie e parassiti, oltre a favorire la migrazione della fauna terrestre e marina verso nord, minacciando ecosistemi, aree di riproduzione e la biodiversità globale.

I cambiamenti previsti nel clima comprendono stagioni delle piogge più lunghe e intense in alcune regioni che porteranno ad maggiori inondazioni ed erosione dei suoli. Altrove ci sarà maggiore siccità che porterà a ridotti raccolti, incendi di foreste più numerosi e diminuzione delle risorse idriche. Questi cambiamenti climatici minacceranno la vita e l’ambiente di tutti gli abitanti della Terra, con un impatto maggiore sulle popolazioni più vulnerabili.

Queste spaventose previsioni non provengono da un gruppetto di scienziati amanti dei film catastrofici, ma dall’IPCC, il più grande e affidabile gruppo di scienziati del clima nella breve storia di questa scienza. L’IPCC, creato nel 1990 dall’ONU e composto dai migliori scienziati del globo, adotta il metodo del consenso nelle sue decisioni. A tale proposito James Baker, responsabile del dipartimento USA che si occupa dei mari e dell’ atmosfera e in passato sottosegretario nello stesso ambito durante il governo Clinton ha affermato che non c’e migliore accordo su una teoria all’interno della comunità scientifica, ad eccezione, forse, di quello esistente sulla seconda legge della dinamica di Newton.

Il concetto di equilibrio nel giornalismo
Nel 1996 l’associazione dei giornalisti USA ha rimosso il termine oggettività dal suo codice etico (Columbia Journalism Review, 7-8/2003), poiché da tempo questo concetto è stato criticato da numerosi giornalisti che preferiscono parlare di correttezza, bilanciamento, accuratezza, completezza e veridicità nell’informazione. In passato ai giornalisti veniva insegnato a sottostare alla regola dell’equilibrio, identificando le posizioni dominanti e più diffuse per poi descrivere gli argomenti contrastanti.

Secondo lo studioso della comunicazione Robert Entman, "L’equilibrio aiuta a raggiungere la neutralità. Si richiede che nel raccontare una disputa significativa il giornalista presenti le opinioni di persone qualificate che sostengono i diversi punti di vista, dando alle opinioni contrastanti all’incirca lo stesso spazio".

L’equilibrio nell’informazione non implica però accuratezza. Quando si tratta del riscaldamento globale, l’applicazione della regola dell’equilibrio permette agli scettici – molti dei quali sono finanziati da soggetti che operano nel campo dei combustibili fossili – di essere frequentemente consultati e citati. Ross Gelbspan, esperto giornalista e redattore, ha descritto nei suoi libri "The heat is on" e "Boiling Point", come un’applicazione meccanicistica della norma etica dell’equilibrio abbia di fatto contribuito a un’ informazione inadeguata negli USA sul fenomeno del riscaldamento globale.

La regola giornalistica dell’equilibrio prevede che il giornalista riporti punti di vista contrastanti sulla stessa vicenda. Se la vicenda è di natura politica o sociale, la correttezza, cioè l’esposizione delle più importanti opinioni contrastanti, permette un’informazione equilibrata. Nel caso di dispute scientifiche i giornalisti finiscono per raccontare punti di vista opposti come se essi avessero uguale peso nella comunità scientifica, anche se ciò non è vero.

Abbiamo verificato empiricamente l’ipotesi di Gelbspan, restringendo l’analisi alla descrizione giornalistica delle azioni umane sul riscaldamento globale (contributo antropogenico). La ricerca "Balance as Bias: Global Warming and the U.S. Prestige Press" e’ stato presentato alla conferenza sulla dimensione umana del cambiamenti climatici globali (Berlino, 2002) e poi pubblicato sulla rivista Global Environmental change (Luglio 2004).

Nel nostro studio abbiamo analizzato articoli sul contributo umano al riscaldamento globale pubblicati tra il 1988 e il 2002 sui più importati quotidiani USA: New York Times, Washington Post, Los Angeles Times, e Wall Street Journal.

Utilizzando il criterio di ricerca "riscaldamento globale" (global warming) abbiamo raccolto gli articoli sull’argomento, escludendo gli editoriali, i commenti, le recensioni, i contributi dei lettori. Il 41% degli articoli esaminati e’ stato pubblicato sul New York Times, il 29% sul Washington Post, il 25% sul Los Angeles Times, il 5% sul Wall Street Journal.

Su un totale di 3543 articoli, abbiamo esaminato un campione casuale di 636 articoli. L’analisi ha mostrato come la maggioranza di questi articoli siano stati scritti secondo la regola dell’equilibrio, dando l’impressione che la comunità scientifica sia nel mezzo di un appassionato dibattito sull’effetto delle attività umane nel riscaldamento globale.

In particolare :

1) Il 53% degli articoli prestava uguale attenzione ai due punti di vista contrapposti, che le attività umane contribuiscano al riscaldamento globale e che tale fenomeno sia il risultato di fluttuazioni naturali.

2) Il 35% degli articoli evidenziava le cause antropiche dell’effetto serra nel presentare i punti di vista contrapposti, fornendo così una rappresentazione un po’ più accurata delle opinioni della comunità scientifica.

3) Il 6% degli articoli enfatizzava i dubbi sull’esistenza del riscaldamento globale, e la stessa percentuale riportava la realtà scientifica in modo corretto, attribuendo alle attività umane un effetto predominante nel riscaldamento globale.

Mediante un’analisi statistica, abbiamo mostrato come l’informazione non abbia riportato il punto di vista condiviso dell’IPCC negli anni tra il 1990 e il 2002. In conclusione, l’applicazione della regola dell’equilibrio giornalistico ha prodotto una deviazione sistematica nella rappresentazione del riscaldamento globale negli USA.

Il riscaldamento globale
Dopo le ricerche pionieristiche dei primi climatologi William Herschel, John Tyndall e Joseph Fourier, l’effetto delle attività umane sul riscaldamento globale fu studiato per la prima volta nel 1896 dal premio Nobel per la fisica Svante Arrhenius che esaminò il contributo delle emissioni di diossido di carbonio (CO2) all’aumento della temperatura atmosferica. Negli anni trenta il meteorologo G.S. Callendar studiò i dati di temperatura da più di 200 stazioni nel mondo e attribuì l’aumento della temperatura alle emissioni di gas serra delle industrie.

Negli anni cinquanta, la ricerca di Gilbert Plass sull’assorbimento della radiazione infrarossa da parte del CO2 atmosferico contribuì ad un crescente accordo nella comunità scientifica sul ruolo delle attività umane nell’aumento della temperatura media della Terra, come descritto in uno studio del 1956.

A partire dal 1958 Charles David Keeling cominciò a studiare la concentrazione di CO2 vicino al vulcano Mauna Loa, nelle isole Hawaii. La "curva di Keeling", che mostra un forte incremento in quegli anni della concentrazione di CO2, è considerata una delle più importanti prove del contributo al riscaldamento globale delle attività umane sul lungo periodo. Nel 1966 e nel 1977 l’Accademia Nazionale delle Scienze in USA ha pubblicato rapporti che indicavano una precisa correlazione tra le attività umane e l’effetto serra.

Lo scienziato della NASA James Hansen presentò nel 1988 una relazione al parlamento USA, dicendosi certo al 99% che al riscaldamento globale contribuisse l’utilizzo dei combustibili fossili e non solamente la naturale fluttuazione del clima; di conseguenza affermò: "è ora di smetterla di perdesi in chiacchiere; bisogna riconoscere l’evidenza dell’effetto serra".

Dalla costituzione dell’IPCC nel 1988 presso l’ONU, la teoria del contributo umano al riscaldamento globale è stata sostenuta in una ininterrotta serie di rapporti scientifici. Per esempio, alla Conferenza Mondiale sul Clima del 1990 a Ginevra, più di 700 studiosi del clima firmarono il primo rapporto scientifico sul clima, lavorò che pose le basi per il programma ONU sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Dopo la discussione delle informazioni esistenti, gli scienziati scrissero una dichiarazione che puntava l’attenzione sulla emissioni antropogeniche di gas serra: "E’ emerso un chiaro consenso scientifico sull’estensione dei cambiamenti climatici previsti per il ventunesimo secolo… Le nazioni devono prendere immediati provvedimenti per ridurre la possibilità di cambiamenti climatici.". In occasione del secondo rapporto scientifico sul clima (1995), un’ analoga dichiarazione parlava di "effetto chiaro e significativo delle attività umane" sul clima globale.

Equilibrio come errore
Di seguito si riportano alcuni esempi che mostrano il contrasto tra la "notizia equilibrata" e il consenso scientifico sull’influenza umana nel riscaldamento globale. Dal Los Angeles Times (12/2/92):
<La capacità di studiare I cicli climatici è stata determinante nella comprensione del fenomeno chiamato "riscaldamento globale". Alcuni studiosi ritengono, come indicato da alcuni studi fondamentali, che la produzione di CO2 da parte dell’uomo stia portando ad un aumento di temperatura del pianeta potenzialmente pericoloso. Gli scettici rispondono che non ci sono prove sul fatto che i cambiamenti climatici siano più rilevanti delle fluttuazioni naturali.>

Scrivere che "alcuni studiosi ritengono" e "Gli scettici rispondono" implica una divisione della comunità scientifica in due fronti all’incirca uguali; mettere tra virgolette il "riscaldamento globale" significa insinuare dubbi sulla reale esistenza di questo fenomeno.

In un altro articolo di prima pagina (Una prima possibile conseguenza del riscaldamento: se l’ "effetto serra" esiste, l’Artico sarà la prima regione a sperimentarne le conseguenze), il Los Angeles Times (2/8/93) fornisce un buon esempio di equilibrio giornalistico che genera informazione deformata. Dopo aver affermato che "molti climatologi sono convinti che la Terra si stia riscaldando, probabilmente a causa delle maggiori concentrazioni di ‘gas serra’ provocate dalla combustione delle risorse fossili", l’articolo prosegue sottintendendo una divisione della comunità scientifica in schieramenti ugualmente consistenti:

<I dati meteorologici [dell’Artico] saranno di grande aiuto ai molti studiosi che vogliono capire se il riscaldamento globale sia solo effetto di variazioni naturali o sia il risultato del consumo dei combustibili fossili. Per coloro che si fossero persi il dibattito, questa è una questione cruciale e le prove non sono al momento definitive.
Gli studiosi sono d’accordo sul fatto che la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è cresciuta del 25% nel secolo passato, e che statistiche credibili indicano lo scorso decennio come il più caldo da quando si raccolgono i dati atmosferici…
Ma c’è forse un chiaro legame tra l’aumento della CO2 nell’atmosfera e l’aumento della temperatura? A questo punto molti ricercatori si dicono perplessi. Essi fanno notare come la Terra abbia attraversato cicli di riscaldamento e raffreddamento nelle ere geologiche passate, in assenza dell’uomo. Il riscaldamento recente potrebbe essere soltanto un’altra di queste fluttuazioni naturali.>

A parte il titolo che descrive l’effetto serra come una possibilità e non come un processo scientifico ormai accertato (che spiega come l’atmosfera contribuisca a riscaldare i pianeti), l’articolo descrive il dibattito sulle emissioni antropiche di gas serra come se la comunità scientifica fosse divisa in due fronti della stessa consistenza e importanza.

Un ulteriore esempio di come l’equilibrio possa generare distorsione nell’informazione è fornito da un articolo sul Washington Post del 1995 che presenta la prima conferenza delle parti (COP1) a Berlino, nell’ambito del programma ONU sui cambiamenti climatici. L’articolo descrive "la mancanza di consenso internazionale sulle cause e sui pericoli del riscaldamento globale", poi riporta le preoccupazioni degli abitanti delle isole Maldive, un territorio senza alture che potrebbe essere sommerso se le maree causate dal riscaldamento globale continueranno a crescere. Dopo aver raccontato le preoccupazioni dei cittadini, l’articolo si chiude così:

<D’altra parte, alcuni meteorologi e analisti ritengono che il riscaldamento globale sia parte di un ciclo naturale di fluttuazione delle temperature e non possa essere correlato in maniera definitiva all’opera dell’uomo. Piers Corbyn, un astrofisico di un organizzazione inglese per lo studio delle previsioni del tempo, ha dichiarato all’agenzia di stampa Reuters : "Per quanto ne sappiamo, non ci sono prove che il riscaldamento globale sia un processo reale e entro l’anno 2000 la teoria dell’effetto serra verrà ricordata come la più grande gaffe scientifica del secolo".>

L’ultimo esempio è tratto da un articolo del Los Angeles Times (13/4/2001):

<Il cambiamento climatico è stato un argomento di intenso dibattito, sia politico che scientifico. Ad oggi gli studiosi ritengono che l’aria e la terra si stiano riscaldando, anche se non c’è accordo sulla causa di tale riscaldamento, cioè se esso sia dovuto a cicli naturali del clima, come quelli che hanno prodotto ricorrenti glaciazioni in passato, o dovuto alle emissioni di inquinanti industriali da automobili e ciminiere.>

Questi articoli nel loro insieme dimostrano come il rispetto dell’equilibrio giornalistico porta nei fatti ad una distorsione dell’informazione trasmessa.

Contrapposizione di studiosi
Come abbiamo visto, gli "studiosi controcorrente" sono diventati un argomento comune sulla stampa USA più accreditata. Alla fine degli anni novanta, un gruppo molto solido di studiosi si è fatto notare nella critica alle conclusioni dei rapporti prodotti dall’IPCC. S.Fred Singer, Don Pearlman, Richard Lindzen, Sallie Baliunas, Frederich Seitz, Robert Balling jr, Patrick Michaels, tra gli altri, costituiscono ciò che il libro di Jeremy Legget, Carbon War, chiama il "Carbon Club", descrivendolo come la "fanteria delle industrie dei combustibili fossili".

Gli scienziati del "Carbon club" riescono regolarmente a far sentire la loro voce sui giornali. Per esempio, in un articolo del Washington Post dal titolo "I componenti della pioggia acida possono contrastare l’effetto serra" (17/9/1990) gli scettici del cambiamento climatico hanno ricevuto un prezioso servizio. Nella discussione del ruolo dell’anidride solforosa (SO2), l’articolo afferma:

<Se il ruolo della SO2 nel raffreddamento del globo risulterà significativo, alcuni ricercatori affermano che sarà necessario continuare a bruciare combustibili fossili per produrre abbastanza SO2 per contrastare il riscaldamento causato dalla CO2. "Non sarei sorpreso se qualcuno suggerisse di localizzare gli impianti per la produzione di energia sulla costa est dei continenti, in modo che i solfati rilasciati nell’atmosfera possano dirigersi sull’oceano per essere neutralizzati ed assorbiti dal mare", afferma Patrick Michaels della Virginia University. "L’idea ha una base scientifica, perché i venti soffiano prevalentemente da est a ovest.">

In un articolo sul New York Times (22/4/1998), il dr. Fredrick Seitz, un altro scettico del riscaldamento globale, è stato descritto come sostenitore di una teoria scientifica secondo la quale le emissioni di CO2 non sono una minaccia per il pianeta, ma piuttosto un "meraviglioso ed inatteso dono della rivoluzione industriale."

Questi scettici divertono l’attenzione lontano dal IPCC e dal consenso scientifico tra i suoi membri, fornendo argomenti ai politici che chiedono "più ricerche" prima di spaventarsi per l’attuale consumo delle risorse fossili. Attraverso notizie "equilibrate", i mass media hanno fornito una rappresentazione distorta del consenso scientifico sul riscaldamento globale e le sue cause, descrivendo una comunità scientifica divisa, come scritto sul Washington Post (21/10/1992) che riferisce della "tipica variabilità della scienza." Articoli come questo sono una vera boccata di ossigeno per gli scettici, sia tra gli scienziati che tra i politici.

E’ tempo di cambiamento
L’amministrazione Bush ha pubblicato nell’agosto 2004 un rapporto in cui si afferma che le emissioni di CO2 e altri gas serra sono la spiegazione più plausibile del riscaldamento globale. Al contrario dei precedenti proclami presidenziali, il rapporto conclude che le crescenti temperature nell’America del Nord sono in parte dovute ad attività umane, e l’effetto della temperatura sta avendo un effetto significativo sulla flora e sulla fauna. Il giornalista Andrei Revkin ha definito sul New York Times del 26/8/2004 il rapporto dell’Agosto 2004 "un deciso cambiamento nel modo in cui l’amministrazione Bush considera il cambiamento climatico".

Nonostante questo recente cambiamento di rotta, l’amministrazione Bush non ha mutato atteggiamento sul problema del riscaldamento globale. Il governo USA continua infatti a disprezzare il protocollo di Kyoto, ad opporsi ai provvedimenti per la riduzione delle emissioni di gas serra e a sottolineare le incertezze nella comprensione scientifica dei cambiamenti climatici, chiedendo maggiori ricerche prima di prendere misure per ridurre il contributo delle attività umane al riscaldamento globale (New York Times, 13/11/2002). Infatti John H. Marburger, il consigliere scientifico di Bush, ha affermato (Washington Post, 27/08/2004) che questo recente rapporto non implica cambiamenti nella politica di Bush, poiché "non c’è discordanza tra questo rapporto e la posizione del presidente sul clima".

Perché i governi USA, da George Bush padre a Bill Clinton a George Bush figlio) sono stati così riluttanti nell’intraprendere misure contro il riscaldamento globale? Tra le cause di questa incredibile mancanza di attività i contributi alla campagna elettorale degli industriali del petrolio e del carbone, l’intenso lavoro di lobbying degli stessi industriali al congresso e al senato, le ben note relazioni dell’amministrazione Bush con le industrie dell’energia, ecc. Gli scienziati sono abituati a dubitare e a ricercare, i politici affermano che "se non c’è certezza, allora non c’è nulla di vero".

Oltre a questi motivi ben chiari e visibili, anche l’applicazione della regola dell’equilibrio, universalmente considerata uno dei pilastri del giornalismo, contribuisce alla mancanza di iniziative per fronteggiare il problema del riscaldamento globale. I maggiori quotidiani degli USA ridimensionano l’effetto delle attività umane sull’effetto serra, dando la stessa importanza alle due parti in gioco, i molti convinti e i pochi scettici. Se è necessario raccontare i diversi punti di vista, nel caso del dibattito scientifico l’accostamento tra opinioni largamente condivise e le parole di un piccolo gruppo di scettici distorce l’informazione trasmessa al lettore. Nel frattempo, il mondo si riscalda pericolosamente, i think-tank neocons distruggono il principio di precauzione e l’umanità intera si prepara ad affrontare un pericoloso futuro.

Questa critica non è un attacco personale a singoli giornalisti. Infatti il rispetto della regola dell’equilibrio è un indice di professionalità e il 35% degli articoli che abbiamo analizzato descrive correttamente i fatti. C’è un buon numero di giornalisti, come Andrew Revkin del New York Times che ha dato grande importanza all’argomento del riscaldamento globale. Siamo più preoccupati del comportamento delle istituzioni e delle regole dei mass-media in generale; tuttavia le cose cambieranno solo quando i singoli giornalisti, editori, scienziati e politici lavoreranno attivamente per cambiarle.

Il concetto di equilibrio è molto più complesso di quanto appaia ad un’analisi superficiale. I giornalisti hanno da poco cominciato ad analizzare in profondità la definizione di "oggettività", e ci si augura che estendano la discussione anche al concetto di "equilibrio".


Jules Boykoff è professore associato di politica all’università Whitman presso Walla Walla, Washington (USA), dove tiene corsi di politica interna, estera e comunicazione di massa. Maxwell Boykoff è dottorando nel Dipartimento di studi ambientali all’università della California – Santa Cruz, dove tiene corsi sul cambiamento climatico e le politiche economiche e ambientali.
__________________
Il mio sitoweb:
NonSoloAria.com - Il più importante sito italiano nel campo dell'inquinamento dell'aria

__________________________________________________

Questo forum ti sembra utile? Se vuoi puoi contribuire alla sua gestione:

www.inquinamentoatmosferico.com/images/immagini-forum/donazione.jpg
Digg this Post!Add Post to del.icio.usBookmark Post in TechnoratiSegnalo su Google questo Post!Segnalo questo post!Segnalo questo post!Condivido su FacebookCondivido su MyspaceRitaglia la tua notizia!Twit this!Segnala il post!
Rispondi quotando
Rispondi

Strumenti della discussione Cerca in questa discussione
Cerca in questa discussione:

Ricerca avanzata
Modalità di visualizzazione

Regole d'invio
Non puoi inserire discussioni
Non puoi inserire repliche
Non puoi inserire allegati
Non puoi modificare i tuoi messaggi

BB code è attivo
Le smilie sono attive
Il codice IMG è attivo
il codice HTML è disattivato
Trackbacks are attivo
Pingbacks are attivo
Refbacks are disattivato



Tutti gli orari sono GMT +1. Attualmente sono le 20:21.


Powered by vBulletin® Version 3.8.4
Copyright ©2000 - 2012, Jelsoft Enterprises Ltd.
Search Engine Optimization by vBSEO 3.3.0
Traduzione italiana Team: www.vBulletin-italia.it
© Circuito WebNetwork.it - P.iva 03764980284