Visto che periodicamente ricevo richieste di informazioni in merito, voglio precisare qualcosa a proposito delle polveri aerodisperse.
L’inquinamento da particolato direttamente riconducibile al traffico è essenzialmente di tre tipi: quello dovuto alle emissioni dei motori a scoppio, quello generato dalla mobilizzazione delle polveri depositate sulle strade e quello riconducibile all’usura delle parti meccaniche e all’abrasione dell’asfalto.
Sul primo non mi soffermo perché è ben conosciuto.
La mobilizzazione delle polveri è un fenomeno che si può facilmente osservare sulle strade sterrate: al passaggio di un veicolo a forte velocità, si alzano delle nuvole di polvere a causa del turbinare dell’aria. Nelle strade urbane si verifica esattamente lo stesso fenomeno, anche a basse velocità, solo che la maggior parte di queste polveri non è visibile. Tanto più piccolo è il particolato aerodisperso e tanto più tempo impiega poi a depositarsi di nuovo. Per ovviare al fenomeno si procede spesso alla pulitura delle carreggiate con le idropulitrici, assolutamente da evitare le turbosoffianti non ad acqua che causerebbero invece un aumento della concentrazione delle polveri disperse nell’aria.
Il problema dell’usura dei freni, delle gomme e del manto stradale è spesso sottovalutato. Negli autoveicoli le polveri totali emesse in seguito a fenomeni di abrasione rappresentano quasi i 2/3 delle emissioni totali, e quasi 1/3 delle emissioni da PM10. Per i mezzi pesanti la percentuale scende (non di molto) perché risulta maggiore l’impatto delle emissioni da combustione dato che vi è un maggior utilizzo del diesel. Anche se circolassero esclusivamente autoveicoli a trazione elettrica, l’inquinamento da polveri persisterebbe, anche se molto più limitato.
Davide Compagnin