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Allarme aria in Ticino, dove i limiti d’inquinamento stabiliti dalle ordinanze federali sono regolarmente superati. I rischi per la popolazione e l’ecosistema aumentano. Impotenti, le autorità ricorrono alla limitazione della velocità sulle autostrade: una misura che non suscita unanimità. L’aria cattiva non proviene, come spesso si sente dire in Ticino, dalla vicina Lombardia. All’origine vi è una causa locale: il traffico motorizzato. Ad esempio, la fonte primaria di diossido d’azoto è il traffico stradale, dove questo elemento inquinante si forma durante la combustione del carburante. Le polveri fini, invece, possono avere cause naturali come gli incendi di boschi. Ma anch’esse sono prodotte soprattutto dall’uomo: traffico motorizzato, combustione della legna e fuochi all’aperto, impianti di riscaldamento e industrie, agricoltura, pavimentazione stradale, usura dei pneumatici e dei freni. 2003: annus horribilis Nel 2003 la qualità dell’aria nel Ticino è sensibilmente peggiorata rispetto agli anni precedenti. È quanto afferma il recente studio “Analisi della qualità dell’aria 2003” dell’Ufficio protezione dell’aria del Canton Ticino. In particolare, i valori d’immissione per diossido d’azoto (NO2), polveri fini (PM10) e ozono (O3) sono rimasti ben al di sopra le soglie permesse dalle leggi federali. I valori limite di diossido di zolfo (anidride solforosa, SO2) e di monossido di carbonio (CO) sono invece stati rispettati. L’inquinamento atmosferico in Ticino durante il 2003 è stato caratterizzato innanzitutto da una straordinaria concentrazione di ozono durante i mesi estivi. Da aprile a settembre le condizioni meteorologiche sono state infatti particolarmente favorevoli alla formazione e all’accumulo di ozono. L’estate 2003 è stata la più calda in assoluto dal 1863. Di conseguenza, il limite orario è stato superato durante quasi 1700 ore, ossia tre volte di più che negli anni precedenti. La relativa ordinanza federale permette solo un superamento del limite orario all’anno! Anche il periodo invernale è stato contraddistinto da condizioni climatiche particolari. Tra gennaio e marzo le situazioni di inversione termica erano molto frequenti e si sono prolungate nel tempo, ostacolando il ricambio d’aria e causando così alte concentrazioni di polveri fini e di ossidi di azoto. Gravi conseguenze sulla salute La qualità dell’aria incide molto sulla salute della popolazione e sugli ecosistemi. Ad elevate concentrazioni, il diossido di azoto causa problemi all’apparato respiratorio e agisce negativamente su piante ed ecosistemi delicati. L’NO2 è anche all’origine, assieme ad altri inquinanti dell’aria, delle piogge acide ed è uno dei precursori principali dell’ozono troposferico e di conseguenza dello smog estivo. Ma anche le polveri fini possono avere gravi conseguenze sulla salute, in particolare sul sistema respiratorio e cardiocircolatorio. Man mano che le polveri fini (e soprattutto quelle ultrafini) entrano apparato respiratorio aumentano le probabilità che inneschino processi infiammatori. Le polveri ultrafini penetrano anche nelle ramificazioni più sottili dei polmoni, raggiungendo i vasi sanguigni e linfatici. La loro struttura irregolare favorisce il legame di sostanze tossiche, alcune delle quali cancerogene. Provvedimenti Per far fronte all’emergenza ambientale le autorità cantonali hanno previsto una serie di misure a breve termine, soprattutto in vista dell’estate. Verrà così introdotta la riduzione della velocità in autostrada (80 km/h), già proposta con successo nell’agosto 2003, nel caso di un massiccio aumento delle concentrazioni di ozono. Si vuole anche sensibilizzare la popolazione attraverso informazioni sulle concentrazioni di ozono tramite SMS e Internet, informazioni telefoniche, bollettini sull’ozono alla radio e nei giornali. Un altro tassello importante di questa strategia è la promozione dei trasporti pubblici, attraverso la riduzione dei prezzi. Nei giorni in cui le concentrazioni delle sostanze inquinanti sono particolarmente alte è prevista anche l’introduzione di trasporti pubblici gratuiti. Scetticismo Dal canto suo, la Confederazione è piuttosto scettica su questo tipo di misure che hanno un carattere d'urgenza. E nemmeno i difensori dell'ambiente sono convinti. Per Raffaele Domeniconi, dell'Associazione della mobilità sostenibile di Mendrisio, "le misure proposte, pur necessarie, sono dei palliativi, che andrebbero integrati con una politica di medio termine maggiormente incisiva". Secondo Domeniconi, manca anche un'interpretazione relativa alle attuali condizioni quadro e un confronto con altre regioni di riferimento, "per farci meglio capire a che punto si trova il Ticino nel suo cammino verso il risanamento dell'aria". swissinfo, Nenad Stojanovic, Lugano |
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In riferimento alla notizia che un giorno a passeggio per Milano, Palermo o Trieste equivale a fumare 15 sigarette.
tratto da Corriere della Sera, 23-10-2004 "Smog peggio del fumo: messaggio fuorviante" Non è vero che una passeggiata per Milano equivale a 15 sigarette: «Occorre evitare gli equivoci» «Ma dottore, allora perché si dovrebbe smettere di fumare, se tanto camminare per strada in città equivale a 15 sigarette?». Ieri mattina, questa è la domanda che ci siamo sentiti fare ripetutamente entrando in ospedale. Motivo, la notizia pubblicata dal Corriere, ma contenuta in diversi articoli sui maggiori quotidiani e nei telegiornali, dove si affermava che respirare per una giornata l'aria di Milano equivarrebbe a fumare quasi un pacchetto di sigarette, a causa dell'alta concentrazione di benzene. Gli autori dello studio hanno oggi ridimensionato questi dati, ma ormai il messaggio era passato. Messaggio fuorviante, alla luce di una nostra rapida verifica. Infatti abbiamo confrontato i dati forniti dall'ARPA in una delle ultime giornate (quella del 9 ottobre scorso) sulle concentrazioni dibenzene a Milano con quelle di una stanza di 45 metri cubi dove si erano fumate 6 sigarette: erano ben 6,7 volte meno. La nostra fonte è insospettabile: i dati provengono dalla R.J. Reynolds Tobacco Company, i produttori delle famose «Camel», nei cui laboratori del North Carolina sono stati condotte le analisi (le multinazionali del tabacco possiedono fanno ricerche di alto livello sugli effetti dei loro stessi prodotti). Purtroppo la notizia, oltre a essere sostanzialmente errata, ha prodotto conseguenze negative sui messaggi che le campagne di prevenzione anti-fumo cercano faticosamente di diffondere. Infatti gli alibi dei fumatori e dei ragazzi che stanno per iniziare, verrebbero rinforzatise fosse vero che le dosi di inquinanti introdotte nei polmoni con ogni boccata sono nulla rispetto all'inquinamento atmosferico. Ma non è così. Infatti numerose ricerche scientifiche pubblicate negli ultimi 20 anni hanno dimostrato che l'inquinamento indoor, cioè negli ambienti chiusi come case, uffici, bar è molto più pericoloso di quello all'aperto. Per due semplici motivi: 1) perché trascorriamo indoor l'80% del nostro tempo e 2) perché le dimensioni degli spazi chiusi sono molto più piccole dell'ambiente esterno, per cui la presenza di fonti di inquinamento interne portale concentrazioni di gas e polveri a livelli molto più alti.E qui ci si deve domandare:qual è la principale fonte di inquinamento indoor? E' il fumo di sigaretta, su questo è d'accordo tutta la comunità scientifica. Ci domandiamo perché dati sulla concentrazione atmosferica di un singolo cancerogeno, il benzene, siano stati raffrontati con il fumo di tabacco. Il fumo è composto da oltre 4.000 sostanze chimiche, ed è universalmente ormai noto che circa l'85% dei malati oncologici polmonari sono fumatori o ex fumatori. Il tumore del polmone, inoltre, è definito un «big killer», in quanto è una delle neoplasie più frequenti, oltre che la maggiore causa oncologica di morte. Il benzene è invece ritenuto responsabile soprattutto di leucemie. Non vogliamo essere fraintesi: la lotta per un'aria pulita è un dovere a tutela della salute, dentro e fuori dalle nostre case. Ma poiché si tratta di una materia delicata, occorre evitare equivoci e seguire la massima coerenza. Giovanni Invernizzi Ario Ruprecht Roberto Boffi Unità per la Prevenzione dei danni da fumo Istituto Nazionale Tumori Milano |
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Questo è un articolo tratto dal sito Corriere della Sera -26/10/2004
Ecco la Terra inquinata, dalla Cina alla Pianura Padana In un’immagine sola tutto l’inquinamento del pianeta. Una foto impressionante. Tante macchie rosso fuoco: è lì che la Terra è malata. E la malattia coincide con le regioni più industrializzate del mondo. C’è anche la Pianura Padana. Non è una sorpresa, lo sapevamo da tempo. Lo sviluppo industriale, la crescita della popolazione, il sempre più intenso uso dei mezzi di trasporto generano gas che finiscono nell'atmosfera, deteriorandola inesorabilmente. La fotografia raccolta dal satellite Envisat dell'agenzia spaziale europea ci mostra la distribuzione e la concentrazione del biossido di azoto secondo un valore medio uscito dalla continua osservazione condotta nelle ultime due stagioni invernali e durante l'estate. Questo gas è generato dai processi di combustione e quindi scaturisce dalle attività industriali, dai motori delle automobili, dalle centrali che producono energia. Ma c'è anche un contributo naturale perché viene pure generato dal cadere di un fulmine. Le maggiori concentrazioni di biossido di carbonio si trovano sulla Valle Padana, nell'Europa settentrionale, sulla costa est degli Stati Uniti, in Sudafrica e nella estesa regione asiatica che comprende, oltre la Cina anche il Giappone e la Corea. Tutte zone dove lo sviluppo dell'attività umana è sempre più intenso. Ma ci sono poi delle aggravanti. L’area dell’Italia settentrionale è più vulnerabile a causa dell’orografia, di una circolazione dei venti difficile che provoca come conseguenza un ristagno delle immissioni. Milano non produce più inquinanti di una città tedesca come Amburgo però quest’ultima può beneficiare di una circolazione aerea più favorevole. Da noi invece c’è un accumulo che aggrava la situazione. L’aria stagnante nella valle del Po contribuisce ed esalta i valori dell’inquinamento tanto da risultare anche dieci volte superiori a quelli che hanno le stesse fonti, ma una circolazione aerea più normale. In altre località del pianeta la situazione è per certi aspetti ancora più grave come la stessa fotografia del satellite europeo dimostra. Tutta l’area asiatica è costantemente ricoperta da un’immensa «nuvola nera» che estende sempre più i suoi tentacoli verso altri Paesi. E ciò è dovuto al fatto che la Cina è la nazione che più di altre fa ancora ricorso al carbone sfruttando le sue numerose e ricche miniere. Ma per il momento il «grande impero» è più impegnato a produrre e a svilupparsi e pochi sono i controlli esercitati sull’inquinamento cercando di limitarlo. Ed è per questo che si parla sempre più intensamente della necessità di una legislazione internazionale che stabilisca limiti alla distribuzione degli inquinanti. Gli Stati Uniti, soprattutto lungo la costa ovest, sono sempre più preoccupati della «nuvola nera» asiatica perché questa ormai viaggia e si diffonde in più direzioni. E persino sugli oceani sono state fotografati addensamenti di particelle che finiscono per degradare l’aria di paesi molto lontani dal luogo d’origine. E questo è un problema perché i limiti di inquinamento di una nazione finiscono per essere superati non per attività propria, ma per l’arrivo delle particelle straniere dal cielo. Per controllare il fenomeno sono necessarie indagini e verifiche che ancora non esistono o sono presenti in modo ristretto. Lungo la costa Est degli Stati Uniti le università hanno formato un consorzio e costruito una rete di rilevazione per valutare meglio la presenza delle sostanze incriminate e come queste si spostano alterando pure la meteorologia del luogo. Tanto che ora si comincia a parlare di previsioni chimiche per quanto riguarda il clima. Intanto per contrastare il problema bisogna agire sul controllo delle emissioni nocive riducendole. Non c’è altra via. La mappa compilata con l’osservazione spaziale dimostra chiaramente che le aree più evolute della Terra soffrono tutte dello stesso male ambientale. E insieme devono convincersi della necessità di trovare un rimedio efficace, al di là delle molte parole spese inutilmente nelle periodiche assemblee mondiali. Giovanni Caprara Guido Visconti |
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Tratto da Kataweb il 27-10-2004
La sigaretta non solo fa male, ma accorcia la vita di 10 anni Fumare accorcia la vita di 10 anni. Non è uno slogan dei proibizionisti della sigaretta, ma il principale risultato di uno studio durato mezzo secolo, il più lungo mai condotto sugli effetti delle sigarette, condotto in Gran Bretagna dal dottor Richard Doll, e recentemente pubblicato nell’autorevole rivista British Medical Journal. Secondo la ricerca, portata avanti dallo stesso medico che nel 1954 per la prima volta evidenziò la relazione tra il fumo e il cancro, smettere di fumare entro i 30 anni azzera totalmente i danni del tabacco. I risultati sono comunque sconcertanti: tra gli uomini nati negli anni Venti, i primi a diventare fumatori accaniti a causa del prezzo politico del tabacco durante la Seconda guerra mondiale, due terzi sono morti per il vizio. Tra i 35 mila soggetti studiati da Doll, il tasso di sopravvivenza a 70 anni è risultato dell’88 per cento per i non fumatori e del 71 per cento per i fumatori. Ma soltanto il 32 per cento dei fumatori arriva ad 80 anni, contro il 65 per cento dei non fumatori. In generale, ogni giorno muoiono per danni da fumo più persone di quante non ne muoiano per incidenti stradali, eroina, Aids, omicidi e suicidi. Il 90% dei fumatori conosce le conseguenze fatali del fumo, tuttavia la gran parte minimizza l'entità dei danni evitando di prendere sul serio le informazioni. Lunghi studi condotti soprattutto negli ultimi anni hanno dimostrato che nel tabagista il carcinoma polmonare ha una frequenza 20 volte superiore che tra i non fumatori, e circa il 90 per cento di tutte le patologie cancerose polmonari riguarda fumatori di sigarette. Tra i fumatori si è notato anche un aumento dei tumori della cavità orale, della vescica, dello stomaco e del colon. Il maggior rischio per i fumatori, spesso sottovalutato, è tuttavia quello di morire per infarto cardiaco e per sclerosi coronarica, addirittura tre volte più alto che i non fumatori. Il fumo infatti alza la pressione sanguigna, provoca arteriosclerosi, varie patologie dei vasi coronarici, restringimento delle arterie renali e dei vasi delle gambe. Il tabagista soffre frequentemente di ulcere gastriche e intestinali, perché il fumo influisce sulla produzione degli acidi gastrici e inibisce la guarigione delle ulcere, ostacolando il successo del trattamento medico. Altro danno correlato al fumo è l'impotenza: secondo un'inchiesta condotta in Usa è più frequente nel 50 per cento tra i fumatori che non tra coloro che non fumano. La bocca del fumatore, infine, è sovente colpita da gengivite, che si insinua gradualmente nei tessuti più profondi del parodonto, causandone anche l’infiammazione che può determinare la caduta dei denti. di Silvia Giralucci |
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Notizia ANSA
MILANO, 27 OTT 2004 - C'e' un rapporto diretto fra i picchi dell'inquinamento atmosferico nelle citta' e l'aumento della mortalita' per malattie cardiovascolari. Risulta dai dati relativi a uno studio portati dal prof. Mannucci (Ospedale Maggiore di Milano) al Congresso della Societa' Italiana di Medicina Interna. L'inquinamento non comporta solo il rischio di contrarre, nel tempo, gravi malattie respiratorie, ma anche quello, questa volta immediato, di avere una malattia trombotica acuta, come l'infarto o l'ictus. |
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a proposito dell'articolo sui dati EPER pubblicato il 24-10-2004
come da me ipotizzato in un altro thread è giunta la smentita ufficiale tratto da e-gazette 03/11/2004 La Regione Emilia Romagna non ci sta a fare da patria ai grandi inquinatori di Sarah Pozzoli Milano, 2 novembre – La Regione Emilia Romagna non ci sta a fare da patria ai grandi inquinatori. E così dieci giorni dopo la pubblicazione della lista nera degli impianti più inquinanti nella Ue (che indicavano tra l’altro, la discarica di Baricella in provincia di Bologna, un impianto di depurazione a Lugo in provincia di Ravenna e un centro ecologico sempre a Ravenna, tutti gestiti da Hera), la Regione ha detto con una nota ufficiale che è l’esecutivo di Bruxelles ad aver sbagliato. Un errore iniziale di trasmissione dei dati, subito corretto all’origine ma non da Eper, il registro europeo delle emissioni degli inquinanti – ha sostenuto la Regione - sarebbe alla base della diffusione di notizie che attribuivano alla discarica di Baricella la responsabilità del 22% delle emissioni europee di metano. Come precisato da Hera, la società che gestisce la discarica – si legge ancora nella nota - il dato corretto relativo alle emissioni è pari a 498mila chilogrammi di metano all’anno e non a 498 milioni, insomma mille volte in meno. “E’ un caso eclatante – ha commentato l’assessore regionale all’Ambiente Guido Tampieri – che dimostra come una gestione non rigorosa dei dati ambientali possa provocare conseguenze gravissime nell’informazione dell’opinione pubblica. Il problema è serio e chiama in causa i processi di validazione dei dati ambientali e l’indispensabilità di un sistema informativo integrato sugli impianti industriali che permetta di eseguire confronti di congruenza e di individuare tempestivamente gli eventuali errori, anche quelli banali come questo, che pure devono essere sempre messi a confronto”. Ma il j’accuse dell’assessore non è finito qui. “La situazione è aggravata dalla incompletezza del registro Eper – ha aggiunto infatti Tamperi – che non fornisce un quadro completo in Europa e nei singoli Paesi. Il registro dovrebbe infatti riportare i dati delle emissioni inquinanti di tutti gli impianti industriali che ricadono nell’ambito della direttiva europea Ippc. I gestori però non hanno l’obbligo di trasmettere i dati e se in Emilia Romagna il registro riporta i dati di 200 impianti su mille, in Italia ne riporta 600 su 8mila e in Europa 9mila su 44mila. “Paradossalmente – ha dunque osservato Tamperi – proprio chi ha una maggiore sensibilità ambientale e una maggiore attenzione alla corretta informazione dell’opinione pubblica è penalizzato rispetto a quanti hanno atteggiamenti meno trasparenti”. Secondo la regione, deriverebbe da un errore iniziale di trasmissione anche l’inclusione nella lista nera del depuratore di Lugo in provincia di Ravenna, indicato dalla Ue come responsabile del 12% del totale delle emissioni di azoto. Un errore che ha portato a “una completa distorsione dei dati”. Mentre per quanto riguarda il Centro ecologico di Ravenna e citato dalla Ue come responsabile del 14,4% del totale delle emissioni di dicloretano nella Ue, Tamperi ha sostenuto che “non ha mai emesso dicloroetano dal momento che l’impianto non tratta, né ha mai trattato rifiuti contenenti questa sostanza inquinante”. La regione ha dovuto assumere una posizione ufficiale sui tre impianti anche perché la notizia anticipata da e-gazette ha sollevato aspre polemiche da parte dell’opposizione. In particolare, Marcello Bignami, consigliere regionale di An, in un’interrogazione alla giunta ha chiesto come mai “tali inquietanti notizie siano conosciute da organismi europei e non dalle strutture regionali che dovrebbero avere gli strumenti, come per esempio l’Arpa, per comunicare situazioni di particolare degrado ambientale e su esse intervenire”. Inoltre, l’esponente ha chiesto se esistano altre situazioni simili e quali provvedimenti intendano prendere le autorità competenti. Sono una decina gli stabilimenti e le discariche italiane che compaiono nella lista nera dei grandi inquinatori europei del registro Ue delle emissioni (Eper, acronimo di European pollutant emission register), messo a punto dalla commissione di Bruxelles con i dati raccolti nel 2001 da oltre 10mila impianti e fabbriche dei 15 “vecchi” stati membri, Ungheria e Norvegia. Oltre al caso della discarica Hera di Baricella, ecco gli altri nomi: lo stabilimento di Taranto Ilva che produce il 10,2% del totale delle emissioni di monossido di carbonio (CO); la Radici Chimica di Novara responsabile del 17,6% del totale delle emissioni di protossido di azoto; la Magnesium Products of Italy (Verres) del 25,2% del totale di fluoruro di zolfo; lo Stabilimento Syndial di Porto Torres del 14,3% del totale delle emissioni di diossine e di furani; l’impianto di trattamento chimico-fisico-biologico dei rifiuti di Lugo (Ravenna) che produce il 12% del totale delle emissioni di azoto; il depuratore consortile di Olbia (Sassari) che produce il 10,1% delle emissioni di fosforo e il 18,4% di TOC; lo stabilimento brindisino Enipower per il 13,7% del totale delle emissioni di zinco; il Centro ecologico di Ravenna per il 14,4% del totale delle emissioni di dicloroetano (DCE); lo stabilimento di Porto Marghera per il 25,1% del totale di Hcbd; Sitindustrie International (Valduggia) per il 25,9% dei composti organostannici. |
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Fonte: Reuters, 4 novembre 2004
PECHINO (Reuters) - La capitale cinese è in uno "stato di emergenza" per l'inquinamento dell'aria, e uno dei maggiori inquinatori della città che oospiterà le Olimpiadi del 2008, taglierà la produzione fino alla fine dell'anno. Lo hanno rivelato oggi media statali. Il miglioramento della qualità dell'aria è una linea guida per essere pronti a ospitare i Giochi Olimpici, e i funzionari del Comitato olimpico internazionale hanno notato che la qualità dell'aria è la peggiore negli ultimi giorni. La città si era prefissata, per il 2004, di raggiungere livelli di aria pulita per 227 giorni, ma non è riuscita a rispettare i tempi. "Con 40 giorni di aria pulita ancora necessari, siamo in uno stato di emergenza", scrive il giornale Beijing Morning Post, riportando un'osservazione sollevata dal Beijing Environment Protection Bureau. Il messaggio invita società e industrie a "impegnarsi duramente per avere cieli blu", riporta il giornale. Secondo il Beijing Morning Post, per la fine di ottobre, Pechino ha registrato solo 187 giorni di cielo blu, intendendo con ciò che ci volevano altri 41 giorni dei rimanenti 61 del 2004 per raggiungere l'obiettivo prefissato. Il produttore di acciaio, Shougang Group, ha dichiarato che taglierà la produzione per limitare l'inquinamento. "Certe industrie esamineranno e prenderanno provvedimenti per novembre e dicembre per tagliare la produzione fino a 40.000 tonnellate, così da poter ridurre l'inquinamento", dichiara il vice direttore generale di Shougang, Liu Shuiyang, senza spiegare a quanto ammonterebbe normalmente la produzione in due mesi. A Pechino, la Shougang limiterà la produzione di acciaio a quattro milioni di tonnellate l'anno entro il 2007, hanno affermato media statali lo scorso ottobre. I progetti preolimpionici prevedono dislocazioni di industrie inquinanti e il trattamento del 90% dei liquami nei canali fognari più puzzolenti della città. La Cina ha destinato 7 miliardi di dollari dei 37 miliardi complessivi per i Giochi Olimpici alla pulizia della città. |
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(ANSA) - ROMA, 29 OTT - Arriva il decalogo dei peggiori rischi per la salute.
Varato dai biologi italiani riuniti per un congresso internazionale dell'Ordine della categoria a Portorose, in Slovenia, mette in guardia tutti i cittadini dagli agenti piu' pericolosi e potenzialmente tossici per la salute. Nascosti un poco ovunque non sono pero' invincibili e qualche cautela puo' a volte bastare. 1.IN UFFICIO: controllare che vengano rispettate le norme su fotocopiatrici e impianti laser che emettono agenti chimici come ozono, solventi, polveri di toner, selenio, cadmio. 2.A TAVOLA. Le tossinfezioni alimentari possono risultare molto gravi e manifestare sintomi diversi da quelli intestinali (ad esempio botulismo e brucellosi). E' preferibile ricorrere a cibi cotti (l'elevata temperatura uccide i germi responsabili di tossinfezioni) ed evitare cibi crudi. 3.NEI CAMPI. Contro i pesticidi e' necessario lavare frutta e verdura con acqua e bicarbonato e sbucciare i vegetali. I casi di intossicazioni acute provocate da pesticidi sono oltre 3.000 all'anno in Italia. 4.DI FRONTE ALLO SPECCHIO. E' necessario consultare l'etichetta dei cosmetici che riporta la composizione per evitare rischi di allergie e verificare la scadenza del prodotto. 5.I CONDIZIONATORI. Verificare la manutenzione dei filtri dei condizionatori in casa, nei luoghi di lavoro e nelle autovetture. I condizionatori veicolano virus, batteri, muffe ed altri agenti biologici come acari e pollini. 6.NEL BICCHIERE. Microrganismi invisibili ad occhio nudo se ingeriti con l'acqua possono provocare danni alla salute. I pericoli possono nascondersi nell'acqua dei pozzi, anche se molto profondi. E' sconsigliabile bere acqua non controllata anche se appare limpida. 7.ARIA. Oltre il 5% dei decessi dovuti a malattie cardio-polmonari potrebbe essere collegato all' inalazione di inquinanti nell'atmosfera. E' sconsigliato fare attivita' fisica in presenza di un alto tasso di inquinamento perche', sotto sforzo, i nostri polmoni riescono a filtrare fino a 40 litri d'aria al minuto, mentre a risposo ne filtrano, in media, solo 6. 8.METALLI PESANTI. Piombo, cadmio, mercurio, cromo, nichel provocano intossicazioni che possono degenerare in malattie gravi. Feti, neonati e bambini sono i piu' a rischio in quanto i metalli pesanti vengono assorbiti piu' facilmente dagli organismi in crescita. I metalli pesanti si trovano nelle vernici, nel fumo di sigaretta, scarichi delle auto, polvere domestica. 9.FUMO E SMOG. Tra le numerose cause di infertilita' maschile la piu' subdola e' quella legata all'inquinamento da metalli pesanti che bloccano il selenio nell'organismo, elemento necessario alla fertilita'. Attenzione al fumo di sigaretta ed ai gas di scarico delle automobili che contengono metalli pesanti. 10.I NEMICI INVISIBILI. Elettrodotti e elettrodomestici, impianti elettrici domestici sono sorgenti di campi elettromagnetici, che in parte si propagano inalterati attraverso i muri e ostacoli di varia natura. L'esposizione continua o prolungata puo' indurre l'alterazione di processi biochimici dell'organismo di cui non si conoscono gli effetti a lungo termine. |
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tratto da: Libero
Il Consiglio Artico ha lanciato l'allarme. Negli stessi giorni la Russia ha ratificato il Protocollo di Kyoto, la Gran Bretagna ha scelto una posizione forte contro le emissioni di anidride carbonica e gli Usa hanno ribadito il loro no La Terra ha bisogno che l'uomo elabori nuove strategie di adattamento per limitare gli effetti dei cambiamenti climatici. Dell'effetto serra si parla da decenni (il primo fu lo scienziato francese Jean Baptiste Fourier nel 1827), ma il 2 novembre scorso è stato presentato alla stampa un documento di eccezionale importanza, che presenta per la prima volta una valutazione completa e precisa delle cause e delle conseguenze del riscaldamento globale del Pianeta. Il rapporto "Artic Climate Impact Assessment", commissionato dal Consiglio dell'Artico ai Paesi aderenti (Stati Uniti, Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia e Svezia), è stato condotto da 300 scienziati con esponenti delle popolazioni indigene, ed è stato presentato al forum intergovernativo in Islanda. La calotta del Circolo Glaciale Artico si sta sciogliendo: gli esperti prevedono che entro il 2070 non esisterà più. Negli ultimi 30 anni lo spessore della calotta si è ridotto della metà, la tundra sta scomparendo per far posto a boschi di conifere. Non solo l'Artico risente del riscaldamento del pianeta in modo più severo e rapido rispetto al resto del mondo, ma nei prossimi cento anni il ritmo accelererà. «Il riscaldamento potrebbe avere effetti drammatici» ha spiegato il direttore del progetto speciale Enea "Clima globale" Vincenzo Ferrara, «se porterà alla distruzione del permafrost e alla conseguente liberazione del metano, gas posto sotto accusa anche dal trattato di Kyoto. Un gas dieci volte più nocivo dell'anidride carbonica». Come se ne conoscesse già il contenuto, il 3 novembre, il giorno dopo la presentazione del rapporto, la regina Elisabetta II ha inaugurato un convegno sul clima a Berlino, decidendo di dare un segnale politico importante. L'anno prossimo alla Gran Bretagna passerà la presidenza del G8 e proprio durante il convegno, il primo ministro Tony Blair ha presentato un'allenza anglotedesca che mira a persuadere altri Paesi a ridurre le emissioni. La regina avrebbe chiesto a Blair di fare pressioni sulla Casa Bianca affinché gli Usa si impegnino a ridurre le emissioni di anidride carbonica. Tra gli scienziati che hanno stilato il rapporto per il Consiglio dell'Artico è opinione condivisa, infatti, che il riscaldamento sia causato proprio dalle concentrazioni atmosferiche delle emissioni di gas. E l'Artico è la prima regione a subirne gli effetti. Mentre la temperatura nell'intero pianeta è salita di circa un grado negli ultimi cento anni, nella zona artica è cresciuta dieci volte di più, con conseguenze che porteranno a radicali cambiamenti fisici, ecologici, sociali ed economici su tutto il Pianeta. Lo scioglimento della calotta causerà un innalzamento del livello del mare di circa un metro, sommergendo molte regioni costiere, mettendo a rischio la corrente del Golfo e facendo precipitare le temperature nell'Europa Settentrionale. «Mentre alcuni cambiamenti climatici sono stati provocati negli ultimi anni da cause naturali, – dice il rapporto - dalle continue variazioni degli ultimi decenni risulta evidente che adesso l'influenza dell'uomo, soprattutto per quanto riguarda l'aumento delle emissioni di anidride carbonica e altri gas-effetto serra, è diventata il fattore dominante». Il protocollo di Kyoto è l'unico accordo internazionale che impone una limitazione delle emissioni. La Russia lo ha ratificato lo scorso 22 ottobre, consentendo di raggiungere la soglia minima dei Paesi necessari, ossia i responsabili di almeno il 55% delle emissioni, per diventare legge internazionale. Gli Usa hanno invece fatto sapere di non avere nessuna intenzione di firmare: «Non abbiamo modificato le nostre posizioni in proposito» ha precisato Adam Ereli, portavoce del dipartimento di Stato. Manuela Magistris |
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tratto da: Libero - 04/11/2004
I ghiacciai del Tibet si stanno sciogliendo: l'allarme è stato lanciato da venti scienziati cinesi e americani, che hanno condotto studi sulle montagne delle catene dell'Himalaya e del Gangdise nel Tibet meridionale. Negli ultimi 40 anni si sono ridotti al ritmo del 7% l'anno e di questo passo nel 2100 potrebbero sparire del tutto. Yao Tandong, direttore dell'Accademia cinese delle scienze che ha condotto le ricerche sull'altopiano, ha spiegato che in un primo momento la riduzione della superficie di ghiaccio porterà a un aumento della quantità di acqua trasportata dai fiumi asiatici che nascono in Tibet (tra gli altri il Gange, il Bramhaputra e il Mekon), poi cominceranno a prosciugarsi causando danni incalcolabili all'agricoltura e innescando altri cambiamenti climatici. |
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| effetto serra, inquinamento, notizie, riscaldamento globale, smog |
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