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  #21 (permalink)  
Vecchio 22-04-2009, 09:48
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predefinito Allarme ambiente: in forte aumento le emissioni di anidride carbonica

tratto da giornale.it - viaggi, offerte, viaggi, viaggiare, last minute, turismo, vacanze, TRASPORTO AEREO, gratis, guide del 04-11-04

Continuano a crescere dell’1,8% annuo le emissioni di anidride carbonica e si prevede che nel 2030 saranno pari a 38 miliardi di tonnellate, con un incremento del 70% sul 2000. E’ il grido d’allarme scaturito dal convegno ‘Le politiche energetiche del futuro’, ad Ecomondo, in corso a Rimini Fiera fino a sabato 6 novembre.
“E’ assolutamente necessario prevedere scenari alternativi – ha spiegato Roberto Vigotti, presidente del gruppo di lavoro sulle fonti rinnovabili presso l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) – per integrare le fonti tradizionali con quelle rinnovabili. E’ falso sostenere che produrre energie da fonti alternative sia più costoso: potrà al limite esserlo nell’immediato, ma nell’arco di 20-30 anni sarà più economico poiché saranno inferiori i costi di trasmissione e di distribuzione. Questa prospettiva non può spaventare, gli Stati sono chiamati a pianificare il futuro e solo con queste integrazioni sarà possibile diminuire le emissioni di anidride carbonica di circa il 20%”.
Vigotti ha anche previsto che, in assenza di precisi investimenti, la disponibilità di energia da fonti rinnovabili crescerà pochissimo in futuro e potrà passare dal 2% odierno al 4% nel 2030.
“La domanda complessiva di energia crescerà di due terzi nei prossimi 30 anni, il 60% dell’aumento avverrà nei Paesi in via di sviluppo e l’anidride carbonica aumenterà a livelli insostenibili. Bisogna investire sulle nuove fonti, invece gli investimenti scendono e negli ultimi 20 anni l’incidenza delle energie alternative è addirittura diminuita”.
Infine, Vigotti ha illustrato una situazione impressionante: “1,6 miliardi di persone nel mondo sono senza luce e in assenza di precisi investimenti saranno 1,4 miliardi nel 2030, prevalentemente nell’Asia del Sud e nell’Africa sub sahariana”.
Sull’incremento di anidride carbonica è intervenuto anche Giorgio Silvestrini, direttore generale del Kyoto Club: “Le percentuali di incremento sono impressionanti e l’aumento della temperatura sul pianeta è un’emergenza pari a quella del terrorismo. Eppure gli investimenti scendono. La disponibilità del petrolio non è un problema reale, tra pochi anni lo sarà invece l’impossibilità di rispondere ad una domanda che cresce vertiginosamente grazie allo sviluppo dei Paesi emergenti. A quel punto il prezzo impazzirà e potrà anche raddoppiare raggiungendo i 100 dollari al barile”.
Infine, Sergio Adami, in rappresentanza dell’Enel, ha ricordato l’impegno del Gruppo nella produzione energetica da fonti rinnovabili, dove ha conquistato posizione fra i leader mondiali con 540 impianti solo in Italia.

ECOMONDO E’ CARBON NEUTRAL
Grazie ad un accordo con AzzeroCO2, società di servizi creata da Kyoto Club, Ambiente Italia e Legambiente, le emissioni di anidride carbonica prodotte da ECOMONDO 2004 saranno…neutralizzate! In pratica si neutralizza l’emissione in atmosfera di anidride carbonica (circa 300 tonnellate) acquisendo diritti di emissione e promuovendo opere di efficienza energetica. Lo scopo: compensare al 100% la CO2 prodotta da attività umana grazie a specifici interventi di riduzione. Per ogni azione, prodotto o evento dato da privati cittadini, industrie o enti che provoca inquinamento, verrà identificato uno specifico intervento capace di pareggiare le emissioni prodotte. Al progetto di Carbon Neutral hanno già aderito personaggi del mondo dello spettacolo fra cui i Rolling Stones, Leonardo Di Caprio, Pink Floyd e aziende come Avis, DHL, British Telecom, Warner Bros., Volvo e BP.
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  #22 (permalink)  
Vecchio 22-04-2009, 09:49
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predefinito Kyoto, Putin ha firmato il protocollo sul clima

Fonte: Adnkronos
E' così completata la procedura di ratifica del patto da parte di Mosca

Mosca, 5 nov. 2004 - (Adnkronos) - Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato il protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici, completando così la procedura di ratifica del patto da parte di Mosca.
Lo ha annunciato il Cremlino, affermando che trasmetterà quanto prima la ratifica russa all'Onu, depositaria del trattato, finora sottoscritto da 126 Paesi. La legge di ratifica dell'accordo internazionale per contrastare il riscaldamento globale del pianeta era stata approvata a ottobre dal Parlamento.
Il protocollo di Kyoto prevede di ridurre le emissioni di gas che producono l'effetto serra del 5,2% rispetto ai livelli del 1990 nel periodo tra il 2008 e il 2012.
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  #23 (permalink)  
Vecchio 22-04-2009, 09:50
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predefinito In grande crescita le malattie respiratorie e cardiovascolari in Asia

tratto da: INDIA Maoist rebels hijack train with 700 passengers - Asia News del 05-11-2004

Hong Kong (AsiaNews /Scmp) - Hong Kong per il suo sviluppo sta pagando un prezzo molto alto, anche in termini economici, sulla salute dei suoi abitanti. Serve infatti più di un miliardo di dollari l’anno per affrontare le malattie causate dall’inquinamento dell’aria e sta crescendo il numero di persone colpite da gravi malattie respiratorie. Si stima che ogni 10 microgrammi per metro cubo di biossido di azoto, un forte inquinante, nell’aria costa circa 200 milioni di dollari all’anno in cure dirette, incluse le spese ospedaliere. Uno studio dell’Università di Hong Kong, commissionato dal Dipartimento di protezione ambientale, ha valutato in 1,3 miliardi di dollari il costo totale dell’inquinamento dell’aria nel 2000. In quell’anno la concentrazione massima di biossido di azoto è stata di 58 milligrammi per metro cubo. I ricercatori hanno usato dati raccolti tra il 1995 ed il 2000, incluse visite per l’ammissione negli ospedali, visite e trattamenti nelle strutture e presso medici privati per la cura di affezioni respiratorie e cardiovascolari.

“Questo costo in termini di salute ci ricorda che stiamo pagando un prezzo per lo sviluppo economico” afferma Wong Chit-ming, autore dello studio e docente di medicina. “Le cifre – ha aggiunto – aiutano il governo o altre organizzazioni a valutare l’impatto sulla salute prima di andare avanti nel predisporre progetti di infrastrutture come il nuovo piano dei trasporti”.

Altri studi, condotti da Wong Tze-wai, docente del dipartimento della Chinese University per la medicina familiare e sociale, hanno evidenziato una situazione “veramente preoccupante”: l’incremento di decessi per malattie respiratorie e cardiovascolari dall’1,5 al 3% ad ogni aumento di 10 microgrammi di inquinanti per metro cubo di aria. I medici di famiglia ai quali egli ha chiesto di valutare l’incremento delle visite per tali tipi di malattie, hanno affermato che nel 2000 e nel 2001, a fronte dello stesso aumento di agenti inquinanti, si è avuto un incremento delle visite del 2,3%. Gli ospedali pubblici stimano in 100.000 e 150.000 i pazienti ricoverati ogni anno per le due patologie.

Donald Li Kwok-tung, presidente del Collegio dei medici di famiglia ha rivelato che numerosi pazienti, vittime di allergie causate dall’inquinamento dell’aria, su consiglio dei medici curanti, sono stati costretti ad abbandonare la regione. Egli ha ricordato che solo pochi anni fa c’erano solo uno o due pazienti al mese colpiti da tosse non associata a sintomi come febbre o raffreddore o infezioni semplici. “Adesso sono due o tre al mese”. “Ci sono perfino dei turisti che hanno detto che non torneranno ad Hong Kong a causa dell’inquinamento dell’aria”.

David Hui Shu-cheong, assistente alla divisione medicina respiratoria della Chinese University ha notato che numerosi pazienti che soffrono di malattie respiratorie si presentano pochi giorno dopo una crescita dell’indice di inquinamento. Alcuni di coloro che sono colpiti da asma o bronchiti croniche o enfisema, qualche giorno dopo sono ricoverati in ospedale. “E qualcuno è colpito anche da problemi di irritazione agli occhi”.

Ad Hong Kong il nemico della qualità dell’aria è cambiato dal 1970 a oggi: dall’inquinamento industriale a quello causato da autoveicoli. Le emissioni delle fabbriche sono migliorate dal 1980, quando il governo ha bandito il carburante con forte percentuale di zolfo. C’è stata anche la massiccia ricollocazione delle fabbriche a Guangdong, ma i loro agenti inquinanti non possono essere facilmente fermati sul posto.

Un miglioramento sul fronte stradale c’è stato in anni recenti grazie ad una serie di misure come l’introduzione di carburanti più puliti, come il diesel a bassissimo contenuto di zolfo, che ha ridotto le emissioni, in particolare di biossido di azoto. Ma questo progresso è stato messo in ombra dal deterioramento in altri settori, incluso un incremento, negli ultimi 5 anni, del 18% della concentrazione dell’ozono e una crescita del 4% delle particelle sospese.

Il deterioramento si riflette nel numero di ore nelle quali l’indice di inquinamento (API) sta sopra a 100. Questo indice è salito drasticamente da 252 nel 2002 a 527 quest’anno. E il tempo durante il quale la visibilità rimane sotto ad 8 chilometri è passato dal 2% nel 1968 all’attuale 16,7%.

Anno per anno l’indice di inquinamento dell’aria ha infranto i record. Nel 2000 si è raggiunto 153. Quest’anno, la cifra è stata superata 24 volte, con i primi dieci eventi, sei dei quali presi a Tung Chung, tra 165 e 201. L’aria è appestata perfino d’estate, quando la sua qualità è resa migliore dalle diverse condizioni atmosferiche e persino la notte. A Mongkok, il mese scorso, l’indice di inquinamento è rimasto sopra a 100 per 180 ore.

Ma l’inquinamento non è uguale ovunque. Va meglio verso est o sud, peggio ad ovest. Lo si ricava dall’indice di inquinamento dell’aria registrato negli ultimi 60 mesi, che ha mostrato che la qualità peggiore dell’aria è nelle zone occidentali. Kwai Chung, dove le correnti dei motori diesel dei porta-container arrivano all’attivo porto commerciale, ha l’aria peggiore, con l’indice di inquinamento che supera quota 100 per 459 ore. E’ seguita dalla congestionata vecchia zona industriale di Kwun Tong con 356 ore, mentre Tung Chung è terzo con 239 ore.

Tsuen Wan, il nuovo quartiere sviluppatosi dal 1970 e adiacente a Kwai Chung, ha 239 hours odi inquinamento oltre 100. Le aree migliori sono Tap Mun, Tai Po and Sha Tin, con al massimo 50 ore.

Agli attivisti di Greenpeace e Clear the Air che proponevano confronti con gli standard europei di valutazione della qualità dell’aria, Sarah Liao Sau-tung, segretario per il territorio, i trasporti ed il lavoro ha risposto respingendo ogni paragone, affermando che gli obiettivi vanno presi in riferimento alla realtà di ogni città. “Non c’è – ha sostenuto – uno standard internazionale”. Il problema, a suo avviso “è che si vuole mandare all’estero il messaggio che Hong Kong ha un tasso di inquinamento molto alto e che respirare quest’aria è dannoso”. Sarah Liao Sau-tung ha sostenuto che sarebbe più realistico rivedere gli standard dopo avere realizzato progressi.
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  #24 (permalink)  
Vecchio 22-04-2009, 09:52
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predefinito inquinamento dell'aria da fumo di sigaretta

tratto da: Adnkronos Salute

Fumo: 2763 Italiani Uccisi Da Sigaretta 'Passiva' Ogni Anno, 87 Neonati

Milano, 5 nov. 2004 - Il fumo passivo uccide ogni anno 2.763 italiani: 87 neonati vittime di morte in culla, 545 adulti colpiti dal cancro ai polmoni (221 'avvelenati' in casa dal partner e 324 sul lavoro) e altri 2.131 stroncati dall'infarto (1.896 in casa e 235 sul lavoro). Per i connazionali non tabagisti, i cui diritti sono celebrati oggi dalla Quinta Giornata nazionale dei non fumatori, i dati del ministero della Salute calcolano un vero e proprio 'bollettino di guerra'. Oggi nel nostro Paese - si legge nel Rapporto - l'esposizione alla sigaretta 'passiva' riguarda oltre la meta' dei bambini (il 52% 'fuma' insieme a mamma e/o papa'). Da adulti, poi, circa il 13% degli abitanti del Belpaese subisce il 'vizio' di un parente, tra le mura di casa. E il 25% dei lavoratori, uno su quattro, respira il 'veleno' prodotto dai colleghi. Il documento del ministero mette nero su bianco non solo i decessi, ma anche i casi di malattia riconducibili ogni anno al fumo passivo. Ebbene, l'esposizione in famiglia provoca tra i bambini italiani da zero a due anni 76.954 casi l'anno di infezioni respiratorie acute, oltre a 27.048 casi di asma bronchiale, 48.183 di sintomi respiratori e 64.130 di otite acuta fra i piccoli dai sei ai 14 anni. L'esposizione sul lavoro, invece, fa nascere sottopeso (meno di 2,5 kg) ben 2.033 neonati l'anno. I piu' indifesi, avverte anche l'Organizzazione mondiale della sanita', sono sicuramente i bambini. Secondo l'agenzia ginevrina la meta' dei bimbi di tutto il mondo e' esposto ai 'miasmi' prodotti da 1,2 miliardi di fumatori adulti. E i dati dello Stivale sono in linea con quelli del pianeta: all'eta' di due anni, piu' della meta' dei baby-italiani vive in ambienti ammorbati dal tabacco e il 38% degli esposti ha almeno un genitore che fuma in casa. In particolare - calcola l'Istat - il 22% dei bimbi italiani tra 13 mesi e un anno ha una madre col 'vizio'; il 49% dei piccoli fino a cinque anni e il 51% dei ragazzini tra sei e 14 anni hanno almeno un genitore che fuma, mentre hanno sia madre che padre tabagisti il 12% degli under 5 e il 15% dei 6-14enni. Con un rischio enorme per la salute, se si pensa ad esempio che i figli di mamme fumatrici hanno il 70% di probabilita' in piu' di ammalarsi alle basse vie respiratorie (dati Oms). Il Rapporto del ministero ricorda infine la strettissima relazione tra fumo passivo e tumori polmonari, cardiopatie e malattie respiratorie, dimostrata da ricerche che si sono accumulate ''negli ultimi 20 anni'' con risultati ''statisticamente significativi''. In sintesi, un non fumatore che vive con un fumatore rischia il cancro ai polmoni il 20% in piu' se e' donna e il 30% in piu' se e' uomo, e ha il 23% in piu' di possibilita' di sviluppare una malattia cardiovascolare. Quanto al pericolo di asma, e' aumentato del 40-60%.
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  #25 (permalink)  
Vecchio 22-04-2009, 09:53
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predefinito Smog: Come Fumo Restringe Arterie e Apre Strada a Infarto e Ictus

tratto da Adnkronos Salute

Los Angeles, 8 nov. 2004 - Lo smog restringe le arterie e apre la strada alle malattie cardiache. Compreso infarto e ictus. In pratica innesca il processo di aterosclerosi. Queste le conclusioni di una ricerca statunitense presentata al congresso dell'American Heart Association in corso a New Orleans. ''Le implicazioni di questo studio - ha commentato l'autore, Nino Kuenzli, dell'universita' della California del Sud - sono immense''. I ricercatori hanno selezionato un campione di 800 persone over 40 dell'area metropolitana di Los Angeles e, usando gli ultrasuoni, hanno misurato lo spessore delle pareti dell'arteria carotide. In questo modo hanno scoperto che gli effetti di smog e inquinamento dell'aria sono del tutto assimilabili a quelli del tabacco: producono l'accumulo di placche sulle pareti interne dei vasi sanguigni, rendendo piu' difficoltoso il flusso sanguigno. ''Ne' piu' ne' meno di quanto succede ai fumatori, agli obesi o ai diabetici''. Ma non solo. Le particelle rilasciate dagli scarichi delle auto o dagli impianti che lavorano i metalli: le PM2,5, sono tanto fini da superare le vie aeree piu' piccole e depositarsi nell'organismo. ''Questa 'invasione' produce una reazione infiammatoria sia nell'apparato respiratorio che in quello circolatorio, che si traduce in un danno delle arterie''. Secondo i calcoli degli scienziati Usa, per ogni aumento di 10 microgrammi per metro cubo d'aria di PM2,5 lo spessore delle pareti dei vasi aumenta del 5,9%. Un dato che 'depurato' di alcuni fattori concorrenti come eta' o stile di vita puo' attestarsi, in valore assoluto, intorno al 3,9-4,3% di aumento quando le PM2,5 crescono di 10 milligrammi per metro cubo. ''E chi ne paga le maggiori conseguenze sono le donne sopra i 60 anni - concludono i ricercatori - per loro l'aumento raggiunge anche il 15,7%''. (Sch/Adnkronos)
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  #26 (permalink)  
Vecchio 22-04-2009, 09:53
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predefinito Gas serra - La Cina è il secondo inquinatore mondiale

tratto da Villaggio Globale - Trimestrale di ecologia - Ecoverità Ecofalsità - Anno XII - N. 45 - Marzo 2009 - 10/11/2004

Ora ci sono i dati ufficiali anche se incompleti e riferiti solo dal 1990 al 1994

La Cina, anche se tardivamente e in maniera incompleta, ha reso noti i dati delle emissioni di gas serra, risultando il secondo paese inquinatore mondiale.
La Cina, come firmataria della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) e del Protocollo di Kyoto, anche se non ha obblighi di riduzione delle emissioni di gas serra in quanto Paese in via di sviluppo, ha tuttavia l'obbligo di redigere la propria «Comunicazione Nazionale» e trasmetterla al Segretariato della Unfccc. Finora non lo aveva mai fatto, mentre i Paesi industrializzati, con cadenza circa triennale, sono arrivati già alla «Terza Comunicazione Nazionale».
In tale rapporto la Cina deve, tra l'altro, riportare i propri dati di emissioni di gas serra aggiornati al 2002 così come hanno già fatto gli altri Paesi che hanno sottoscritto il Protocollo di Kyoto. La «Comunicazione Nazionale» della Cina non è ancora pronta ma sono stati comunicati alcuni dati delle sue emissioni che purtroppo non sono aggiornati e si fermano al 1994. Questi dati, come riportato nel comunicato, dicono che la Cina è il secondo più grande emettitore mondiale di gas serra dopo gli Usa. In particolare la Cina emette 2,6 miliardi di tonnellate per anno (al 1994) di anidride carbonica, circa 34 milioni di tonnellate per anno di metano e 850mila tonnellate per anno di protossido di azoto.
Per maggiore informazione si riporta qui di seguito la classifica dei maggiori emettitori mondiali (anno di riferimento: 2000) in base alle valutazioni di Unfccc (fonte Segretariato Unfccc).

Percentuale delle emissioni rispetto alle emissioni globali e percentuale delle emissioni rispetto ai Paesi industrializzati destinatari del Protocollo di Kyoto (anno di riferimento 2000).

Stati Uniti--->24.2% - 36.1%
Cina---------->12.8% - ---
Russia--------->6,4% - 17.4%
Giappone------->4.9% - 8.5%
India---------->4.0% - ---
Germania------->3.6% - 7.4%
Gran Bretagna-->2.3% - 4.3%
Canada--------->2.2% - 3.3%
Corea---------->1.9% - ---
Italia--------->1,8% - 3.1%
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  #27 (permalink)  
Vecchio 22-04-2009, 09:54
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predefinito L'Unione europea rilancia il monitoraggio degli ecosistemi forestali

Fonte: Corpo Forestale dello Stato - 11/11/2004

Si riparte da cambiamenti climatici e biodiversità

Dall'unificazione e del rilancio dei regolamenti preesistenti, scaduti alla fine del 2002 e relativi soltanto al monitoraggio delle foreste, è entrato dallo scorso anno in vigore il nuovo regolamento «Forest Focus», per capire l'interazione con l'inquinamento atmosferico degli ecosistemi forestali e per prevenire e combattere gli incendi boschivi

Nell'Europa Occidentale, l'inquinamento atmosferico prodotto dal settore industriale è stato drasticamente ridotto, negli ultimi vent'anni, grazie al successo delle misure di contenimento delle emissioni adottate a livello nazionale da tutti i Paesi firmatari della Convenzione Un/Ece (Commissione Economica per l'Europa delle Nazioni Unite) sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a lungo raggio (Ginevra, 1979), sostenute anche dagli studi e dal monitoraggio delle condizioni delle foreste, in corso per iniziativa dell'Unione europea a partire dal 1986 (dai primi Regolamenti sulle condizioni delle chiome degli alberi, degli anni '80, fino agli ultimi sullo studio intensivo degli ecosistemi forestali, negli anni '90). Rispetto agli anni '70, le emissioni di sostanze solforate ed azotate sono state ridotte del 70-80%, determinando un sensibile miglioramento delle condizioni di tutti gli ecosistemi del continente. Le famose «piogge acide», che fino a vent'anni fa hanno contribuito a deteriorare seriamente la salute delle foreste soprattutto in Europa Centrale, sono oggi solo un brutto ricordo, almeno nei Paesi dell'Europa Occidentale.
I cittadini dell'Unione europea possono dunque stare tranquilli? Le nostre foreste sono ormai fuori pericolo? Purtroppo no. Vecchi e nuovi fattori di aggressione e di rischio danneggiano e minacciano ancora i fragili ecosistemi forestali europei, utilizzati e sfruttati da secoli per le loro preziose ed insostituibili risorse economiche.
La piaga degli incendi distrugge ogni anno le foreste più sensibili dell'Europa Meridionale; con sempre maggiore frequenza, si registrano danni provocati dall'aumento della concentrazione di ozono negli strati bassi nell'atmosfera, causato dalla progressiva ed inarrestabile espansione del settore del trasporto di persone e mezzi su autoveicoli; anche l'accumulo senza sosta di sostanze azotate nei suoli forestali, dovuto alla stessa causa, minaccia l'integrità degli ecosistemi forestali. Ancora, le nostre foreste sono minacciate dai preoccupanti cambiamenti climatici e dalla perdita di biodiversità che si stanno affermando in tutto il continente europeo, ma soprattutto nella sua parte meridionale. E ancora non siamo in grado di fornire dati scientifici attendibili su quello che sta accadendo e, soprattutto, su quello che potrebbe accadere se i cambiamenti proseguissero con la stesse tendenze in atto.
Per fronteggiare le nuove minacce, l'Unione europea rilancia il monitoraggio delle foreste con un nuovo strumento, il Regolamento «Forest Focus», recentemente approvato dal Consiglio dell'Unione europea ed ora all'esame definitivo del Parlamento Europeo. Il nuovo Regolamento, che sostituirà tutti i precedenti scaduti alla fine del 2002, si propone di rilanciare e migliorare il Programma paneuropeo di controllo estensivo ed intensivo degli ecosistemi forestali, promosso dall'Unione europea in collaborazione con gli organismi della Commissione Economica per l'Europa delle Nazioni Unite che hanno il compito di attuare la Convenzione di Ginevra sull'inquinamento trans-frontaliero a lungo raggio per quanto riguarda i suoi effetti sulle foreste.
Accanto agli obiettivi ed alle attività tradizionali (effetti dell'inquinamento atmosferico e degli incendi sulle foreste), vengono introdotte con forza attività volte a studiare gli effetti dei cambiamenti climatici, l'accumulo di carbonio e la variazione della biodiversità forestale. Per l'attuazione del Regolamento, valido per sei anni (2003-2008), sono previsti 52 milioni di euro nei primi quattro anni, da incrementare negli ultimi due anni con risorse aggiuntive per le nuove attività a regime. Tutte le attività saranno coordinate dalla Commissione europea (Direzione Generale Ambiente), in collaborazione con tutti i Paesi Membri, riuniti con potere deliberativo nel Comitato Permanente Forestale. Sul piano strettamente scientifico, un organismo di supervisione composto da esperti di tutti i settori (Gruppo di Supervisione Scientifica) controllerà l'esecuzione e lo sviluppo del Programma, mentre il Centro Comune di Ricerca della Commissione europea di Ispra (in Italia) raccoglierà ed elaborerà i dati che affluiranno da tutti i Centri Focali Nazionali responsabili del Programma (per l'Italia, il Corpo Forestale dello Stato, Div. V - Servizio Conecofor, che ha seguito, intervenendo ufficialmente, tutto l'iter di approvazione del Regolamento). La divulgazione dei risultati sarà invece assicurata dall'Agenzia europea per l'Ambiente dell'UE.
L'approvazione del nuovo Regolamento ha richiesto un lavoro estenuante, necessario per raggiungere un accordo tra tutti i Paesi Membri. Tra il mese di settembre e quello di novembre dello scorso anno, si sono svolte ben otto riunioni del Gruppo ambiente del Consiglio dell'Unione europea, nel corso delle quali si sono confrontati i due principali schieramenti. Critiche radicali all'impostazione generale del Regolamento sono state espresse con forza dalle delegazioni di Germania, Austria, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi, che giudicavano prematuro l'inserimento tra gli obiettivi del Regolamento di nuovi temi come biodiversità e cambiamenti climatici; tali Paesi temevano anche una perdita di continuità nell'impostazione fino ad ora seguita nelle attività e l'eccessiva discrezionalità della Commissione europea nella fase di attuazione pratica delle linee generali tracciate dal nuovo Regolamento-quadro.
La Commissione ha sempre difeso fermamente il nuovo approccio adottato, in base alla necessità di aggiornare il Programma, migliorare l'efficienza delle attività ed abbassarne in modo significativo il rapporto costo-benefici. Altre delegazioni (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e nelle fasi finali anche Inghilterra e Irlanda) hanno invece espresso un assenso sostanziale alla proposta della Commissione, fatti salvi alcuni dubbi e miglioramenti puntuali, sostenendo con forza, in particolare, l'importanza strategica dei nuovi obiettivi e delle nuove attività previste dal Regolamento. Attraverso un difficile compromesso, le nuove attività sono state alla fine incluse: nei primi quattro anni (2003-2006) saranno condotte in modo sperimentale, per poi entrare a regime negli ultimi due anni (2007-2008). La discussione tra i Paesi Membri è passata ora al Comitato Permanente Forestale, che si è riunito già due volte, tra dicembre e febbraio, per esaminare la bozza dei Regolamenti di applicazione proposti dalla Commissione europea per rendere concrete le attività previste dal Regolamento-quadro «Forest Focus».
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  #28 (permalink)  
Vecchio 22-04-2009, 09:55
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predefinito Energia: case 'sprecone', assorbono 45% consumi nazionali

Fonte: Adnkronos

Roma, 10 nov. 2004 - Edilizia sul banco degli imputati per i troppi sprechi di energia. Oggi il settore assorbe circa 84 mln di tonnellate equivalenti di petrolio, il 45% dei consumi nazionali pari a 190 milioni ed è responsabile della produzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra del nostro paese. Nel settore civile, inoltre, i consumi di kilowattora crescono al ritmo del 2% l'anno contro l'1% di media nazionale. L'accusa arriva dal Libro Bianco Energia -Ambiente-Edificio realizzato dall'Enea insieme alla Federazione Industrie prodotti impianti e servizi per le costruzioni Fin.Co, presentato in Confindustria questa mattina dal ministro dell'Ambiente Altero Matteoli. Con interventi e strategie mirate, dall'edilizia potrebbe venire un contributo importante al risparmio di energia ha detto il ministro. I principali fattori di spreco di energia sono infatti la cattiva se non pessima qualità dell'isolamento che moltiplica la dispersione degli edifici, il boom dell'aria condizionata con quasi 7 milioni di condizionatori installati ma senza regole di funzionamento specifiche e gli impieghi irrazionali di alcuni elettrodomestici.
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  #29 (permalink)  
Vecchio 22-04-2009, 09:55
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predefinito L'inquinamento globale e le grandi pulizie di Bush

Fonte: Corriere della Sera del 12 novembre 2004

Per agire, il Presidente USA vuole conclusioni scientifiche incontrovertibili sui pericoli mortali del surriscaldamento globale

E adesso, mentre l'Europa sonnecchia, per limitare l'inquinamento atmosferico dobbiamo sperare in Bush e nella Cina: cioè nel presidente che ha rifiutato l'appoggio americano agli accordi di Kyoto e nel Paese, in piena rivoluzione industriale, che è divenuto il più dinamico motore di devastazione ambientale del Pianeta. Non che dall'imminente vertice sui mutamenti climatici di Buenos Aires - il primo dopo l'adesione della Russia al Protocollo che ora può entrare in vigore - ci si possa aspettare un capovolgimento della posizione degli Usa o un mea culpa della Casa Bianca.

Per agire, Bush vuole conclusioni scientifiche incontrovertibili sui pericoli mortali del global warming . E gli scienziati continuano a disegnare panorami apocalittici, ma restano divisi sulle cause di fondo dei fenomeni: in questi giorni a Reikjavik e alla recente conferenza di Berlino, inaugurata dalla Regina Elisabetta e dominata dagli esperti di Germania e Gran Bretagna, sono stati presentati studi allarmanti sulla continua riduzione dello spessore dei ghiacci del Polo Nord.


Infastidita e un po' beffarda la replica dei colleghi americani: «Il riscaldamento della calotta è nelle previsioni dei teorici dell'effetto-serra, non nei dati trasmessi dai termometri della regione artica» scrive sul Financial Times il professor Fred Singer, presidente del Progetto Usa per la politica ambientale. «Quei termometri ci dicono che le temperature massime sono state raggiunte prima del 1940, mentre dati elaborati dalla Danimarca mostrano che dal 1940 al '95 il clima artico ha subito un raffreddamento».


Battuto Kerry anche in campo ecologico (la Florida degli uragani è stata riconquistata, stavolta con buon margine, nonostante le accuse di chi ritiene che sia stato il global warming a deviare la loro traiettoria dall'Oceano al Sud-Est degli Usa), Bush ora può prendersi una rivincita persino sull'«amico» Blair. Alleato d'acciaio in Iraq, il premier inglese ha assunto una posizione opposta a quella degli Usa in materia ambientale, sposando senza esitazioni il Protocollo di Kyoto e annunciando che avrebbe sfruttato fino in fondo il periodo di presidenza britannica del G7 per cercare di forzare la mano ai Paesi recalcitranti. Ma proprio nel bel mezzo della conferenza la stampa inglese ha preso ad accusarlo di essere un ecologista finto e ipocrita che da un lato promette un impegno ferreo a difesa dell'aria che respiriamo, mentre dall'altro concede rinvii e deroghe alle aziende più inquinanti.


Forte del nuovo mandato politico e sempre poco propenso a farsi imporre compromessi nelle sedi internazionali, Bush deve però ormai prendere atto che vari centri della sua stessa Amministrazione - dalla Nasa all'Ente per la protezione ambientale - criticano l'inerzia del governo e prevedono guai grossi originati dall'innalzamento delle temperature. E deve fare i conti con l'impegno ecologico di suoi grandi elettori come McCain che da mesi fa fronte comune con i democratici per imporre alle centrali elettriche standard di emissioni più severi.


Ma soprattutto deve vedersela con Arnold Schwarzenegger, la stella più brillante della scuderia repubblicana, che ha imposto alle case automobilistiche di ridurre entro il 2012 del 22 per cento le emissioni di anidride carbonica di tutte le vetture vendute in California, lo Stato di cui è governatore. La lobby dell'auto e i circoli vicini a Bush mugugnano: accusano l'ex attore di mettere in difficoltà le imprese americane (i giapponesi sono più avanti in questo campo) e di caricare sulle spalle dei consumatori maggiori costi per 6 miliardi di dollari; il tutto per combattere un gas che forse produce calore ma non è in sé un fattore inquinante. Ma Schwarzy va per la sua strada e presto sarà imitato dagli Stati industriali della Costa atlantica, New York in testa. Bush non ha voglia di farsi scavalcare: potrebbe avallare l'iniziativa, collegandola al suo impegno per il contenimento dei consumi petroliferi e la riduzione della dipendenza Usa dal greggio mediorientale. Così mentre a noi, paladini di Kyoto, basta qualche passeggiata domenicale per sentirci a posto con la coscienza, la criticatissima America potrebbe cominciare le grandi pulizie anche restando ai margini del Protocollo. Forse imitata dalla Cina, la cui nuova dirigenza non vuole certo frenare l'industria, ma sa che l'aria nei grandi centri urbani, a partire da Pechino, sta diventando rapidamente irrespirabile.

di Massimo Gaggi (massimo.gaggi@rcsnewyork.com)
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Vecchio 22-04-2009, 09:56
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predefinito Approvato dal Consiglio dei Ministri il "commercio" delle emissioni di gas serra

tratto da Movimento Difesa del Cittadino

12/11/2004 - Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri un decreto legge che recepisce la direttiva comunitaria che istituisce uno schema per lo scambio di quote di emissione dei gas serra in applicazione del Protocollo di Kyoto: anche in Italia quindi sarà possibile il “commercio” delle emissioni di gas ad effetto serra.

Secondo la direttiva Europea, dal primo Gennaio del prossimo anno - fa sapere il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio - nessun impianto tra quelli previsti dalla direttiva stessa (settore termoelettrico, raffinazione, vetro, cemento, acciaio, ceramiche, laterizi, carta) in assenza di una apposita autorizzazione potrà emettere gas ad effetto serra e quindi continuare a produrre. “Per questo motivo, visto che la legge comunitaria non sarebbe stata approvata in tempo utile - ha dichiarato il Ministro dell'Ambiente Altero Matteoli - abbiamo scelto la via del decreto legge. Le imprese italiane infatti, in mancanza di recepimento della direttiva si sarebbero trovate nella condizione di operare illegalmente e sarebbero state passibili di denuncia”.

Ecco i punti principali del decreto-legge:

- attribuzione del ruolo di autorità nazionale competente al Ministero dell'Ambiente fino all'avvenuto recepimento della direttiva 2003/87/CE;
- obbligo per i gestori degli impianti che ricadono nel campo di applicazione della direttiva di presentare la richiesta di autorizzazione ad emettere gas serra entro il 30 novembre 2004 e di presentare le informazioni necessarie per permettere all' autorità nazionale competente di procedere all'assegnazione delle quote di emissione di CO2 entro il 30 dicembre 2004. - modalità di comunicazione delle suddette informazioni;
- modalità di rilascio delle autorizzazioni ad emettere gas ad effetto serra.
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Tag
effetto serra, inquinamento, notizie, riscaldamento globale, smog

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