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notizie e articoli interessanti sull' inquinamento dell' aria VI

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Vecchio 22-04-2009, 13:30
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predefinito notizie e articoli interessanti sull' inquinamento dell' aria VI

In questo thread vengono riportate tutte le notizie più significative inerenti l'inquinamento atmosferico.

La raccolta di queste notizie è realizzata con il solo scopo di informare e formare le persone interessate al problema dell’inquinamento dell’aria. Per questo motivo, la sezione rappresenta una grossa miniera di informazioni per lo svolgimento di ricerche o di approfondimenti sul tema.
Per ogni notizia è indicata la fonte e la data di riferimento, per cui è possibile risalire senza problemi al redattore originale.
Nel caso in cui il legittimo possessore dei diritti di pubblicazione di uno o più articoli riportati non condividesse lo spirito di questa sezione, può chiedere ai gestori del sito l’immediata rimozione delle notizie a sè riconducibili.

N.B. Per facilitare il reperimento degli articoli, consiglio di utilizzare l'apposito thread: "Elenco delle notizie raccolte inerenti l’inquinamento dell’aria".

Ultima modifica di News; 02-05-2009 a 16:06
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Vecchio 22-04-2009, 13:31
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predefinito Effetto Serra: L'aumento delle temperature in Europa determinato per il 50% dal calo delle emissioni degli inquinanti dell'aria che schermano il sole

Fonte: Ansa - 17/02/2009

GINEVRA - L'aumento di temperature registrato in Europa negli ultimi 25 anni sarebbe dovuto ai gas ad effetto serra solo per meta', l'altra meta' risulta invece dall'impatto delle misure per la protezione della qualita' dell'aria che hanno diminuito l'effetto refrigerante dell'inquinamento. Lo afferma una ricerca condotta in Svizzera e Germania citata oggi dall'agenzia di stampa elvetica Ats. I ricercatori diretti da Rolf Philipona di MeteoSvizzera hanno esaminato e quantificato l'influenza degli aerosol emessi dalle attivita' umane sull'evoluzione del clima in Svizzera e in Germania. Si tratta di particelle come fuliggine o composti dello zolfo che schermano l'irradiamento solare e contribuiscono a raffreddare la terra. ''Abbiamo scoperto che il calo delle concentrazioni di aerosol spiega almeno il 50% dell'aumento delle temperature dal 1980'', ha detto Philipona citato dall' Ats.

La ricerca - pubblicata da Geophysical Research Letters - sottolinea che l'inquinamento e' nettamente aumentato in Europa dopo la seconda guerra mondiale e questo ha contrastato il riscaldamento climatico dovuto ai gas a effetto serra. Dal 1950 al 1980 le temperature in Europa sono scese leggermente. Poi sono state adottate misure per proteggere la qualita' dell'aria e le temperature hanno cominciato a salire. Secondo i ricercatori il riscaldamento climatico in Europa dovrebbe rallentare nei prossimi decenni. Tuttavia - ha detto Philipona - il riscaldamento climatico continuera' se l' umanita' non riuscira' a ridurre drasticamente le emissioni di gas serra. Il rialzo delle temperature non dovrebbe raggiungere le proporzioni delle previsioni piu' pessimistiche del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc). (ANSA).

© Copyright ANSA Tutti i diritti riservati

N.B. Per approfondimenti e chiarimenti leggere la fonte originaria:
Philipona, R., K. Behrens, and C. Ruckstuhl (2009), How declining aerosols and rising greenhouse gases forced rapid warming in Europe since the 1980s, Geophys. Res. Lett., 36, L02806, doi:10.1029/2008GL036350.
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Vecchio 22-04-2009, 13:32
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predefinito Effetto Serra: Le foreste più minacciate assorbono più CO2 di quanta si pensasse

Fonte: GreenReport.it - 19/02/2009

LIVORNO. Un team internazionale di scienziati hanno scoperto che gli alberi della foresta pluviale sono sempre più importanti: riescono a stoccare nei loro tronchi più CO2 atmosferica di quanto si pensasse ed impediscono al cambiamento climatico di procedere ancora più velocemente.

Lo studio, pubblicato sul numero di Nature in edicola, spiega che a livello globale le foreste tropicali integre assorbono quasi un quinto delle emissioni di CO2 liberata dalla combustione di combustibili fossili.

I ricercatori hanno dimostrato che quel che rimane delle foreste tropicali assorbe ogni anno ben 4,8 miliardi di tonnellate di CO2 dall´atmosfera, questo includendo anche uno stoccaggio naturale di carbonio in Africa, fino ad ora ignorato di 1,2 miliardi di tonnellate di CO2 all´anno.

Si tratta di 40 anni di studio sulle foreste tropicali africane, un terzo del totale mondiale delle foreste tropicali, dai quali si evince che, almeno degli ultimi decenni, ogni ettaro di foresta intatta africana ha intrappolato un extra di 0,6 tonnellate di carbonio all´anno .

Gli scienziati dell´università di Leeds hanno poi analizzato i nuovi dati africani insieme a quelli del Sud America e dell´Asia per valutare i risultati totali delle foreste tropicali.

L´analisi dei dati di 250.000 albei rivelano che, in media, restando inalterate le foreste catturano molto carbonio, il che dimostra che sono un importantissimo "pozzo" di CO2 a livello globale.

«Stiamo ricevendo un aiuto dalla natura – dice Simon Lewis, Royal Society Research Fellow presso l´università di Leeds, e principale autore del rapporto- Gli alberi della foresta tropicale, assorbendo circa il 18% delle emissioni di CO2 immesse nell´atmosfera di ogni anno dalla combustione di combustibili fossili, diminuiscono sostanzialmente il tasso di impatto del cambiamento climatico».

Il motivo per cui gli alberi assorbirebbero più CO2 non è chiaro. Una prima ipotesi è che questo sia dovuto allo stesso aumento della CO2 in atmosfera, che potrebbe agire come "fertilizzante".

«Tuttavia - avverte Lewis - Qualunque sia la causa, non si può fare affidamento su questo stoccaggio per sempre. Anche se preservassimo tutta la foresta tropicale primaria, questi alberi non possono continuare a diventare sempre più grandi indefinitamente" ».

Il rapporto dell´Intergovernmental Panel on Climate Change stima che le attività umane emettano 32 miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno, ma "solo" 15 miliardi di tonnellate restano nell´atmosfera, incentivando così la spinta verso il cambiamento climatico. La nuova ricerca mostra esattamente dove spariscano alcuni dei 17 miliardi di tonnellate di CO2.

«E´ noto che circa la metà del carbonio "mancante" viene disciolto negli oceani e che l´altra metà viene assorbito qualche parte sulla terra nella vegetazione e nel suolo, ma non eravamo proprio sicuri dove – dice Lewis - Secondo il nostro studio circa la metà del totale di carbonio va a finire nel "land sink" degli alberi delle foreste tropicali»

Secondo Lee White, Chief Climate Change Scientist del Gabon «Per avere un´idea del valore del "pozzo", la rimozione di quasi 5 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio dall´atmosfera da oparte delle foreste integre, sulla base di prezzi realistici per una tonnellata di CO2, dovrebbe avere un valore di circa 13 miliardi di sterline all´l´anno. Questo è un argomento valido per la conservazione delle foreste tropicali».

Sarebbe quindi interesse dei Paesi industrializzati finanziare e dare risorse ai Paesi con foreste tropicali per ridurre i tassi di deforestazione e promuovere percorsi di sviluppo alternativo.

Ci sono implicazioni anche più ampie per quel che riguarda la biodiversità della foresta pluviale, come per le modifiche dell´ecologia delle foreste tropicali. Sono necessari ulteriori studi su come le interazioni di milioni di specie che vivono nelle aree tropicali vengano colpiti dalle dimensioni crescenti degli alberi della foresta pluviale.

N.B. Per maggiori informazioni leggere la fonte originaria:
Nature 457, 933 (19 February 2009) | doi:10.1038/7232933a; Published online 18 February 2009
Increasing carbon storage in intact African tropical forests
Simon L. Lewis, Gabriela Lopez-Gonzalez, Bonaventure Sonké, Kofi Affum-Baffoe, Timothy R. Baker, Lucas O. Ojo, Oliver L. Phillips, Jan M. Reitsma, Lee White, James A. Comiskey, Marie-Noël Djuikouo K, Corneille E. N. Ewango, Ted R. Feldpausch, Alan C. Hamilton, Manuel Gloor, Terese Hart, Annette Hladik, Jon Lloyd, Jon C. Lovett, Jean-Remy Makana, Yadvinder Malhi, Frank M. Mbago, Henry J. Ndangalasi, Julie Peacock, Kelvin S.-H. Peh, Douglas Sheil, Terry Sunderland, Michael D. Swaine, James Taplin, David Taylor, Sean C. Thomas, Raymond Votere & Hannsjörg Wöll
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Vecchio 22-04-2009, 13:33
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predefinito Smog: è sempre allarme in città - L'ultimo rapporto di Legambiente

Fonte: Legambiente - 25/02/2009

Già 6 le città italiane fuorilegge per le polveri sottili nel 2009. Torna sui binari il Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato

La pioggia non ha fermato lo smog. A neanche due mesi dall’inizio del 2009 sono già sei le città italiane che hanno oltrepassato il limite massimo di 35 giorni di superamento dei livelli di Pm10 considerati dalla normativa attuale come limite annuale consentito per salvaguardare la salute dei cittadini.

Secondo i nuovi dati del dossier Mal’aria di Legambiente a guidare la poco onorevole classifica dello smog con 41 giorni di superamenti ci sono Torino e Frosinone seguite da Brescia, Sondrio e Alessandria con 38 superamenti e Milano con 35. Nelle prime posizioni troviamo quindi gran parte delle città dell’area padana: 7 nei primi 10 posti e 16 nelle prime 20 posizioni, tutte con oltre 20 giorni di superamento. Dati allarmanti che confermano anche per il 2009 forti preoccupazioni per l’aria che si respira nelle città del Belpaese.


E perché su questo fronte non venga abbassata la guardia torna sui binari per la ventesima edizione il Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato, realizzato con il contributo di Italgest Energia Pulita, Consorzio Ecogas e Assogasliquidi, la grande campagna di monitoraggio sull’inquinamento atmosferico e acustico che porta a bordo tante informazioni sulla mobilità sostenibile, l’energia rinnovabile, il risparmio energetico, le scelte d’acquisto responsabili e la gestione sostenibile dei rifiuti.

I dati aggiornati sull’inquinamento atmosferico e l’edizione 2009 del Treno Verde sono stati presentati questa mattina alla stazione di Roma Termini nel corso di una conferenza stampa a bordo del treno, dal presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza e dall’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, dal direttore Assogasliquidi Rita Caroselli e dal direttore del Consorzio Ecogas, Alessandro Tramontano.

"I dati emersi dal dossier Mal’Aria relativi ai primi due mesi dell’anno sono un chiaro campanello d’allarme – dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente-. Nonostante i mesi piovosi, la concentrazione delle polveri sottili è risultata elevata, addirittura oltre il limite annuo consentito in ben sei città italiane. Purtroppo il traffico veicolare resta il maggior responsabile e quanto emerso dal dossier dimostra che le misure adottate dalle amministrazioni locali non sono state sufficienti per affrontare concretamente il problema dell’inquinamento atmosferico e le possibili alternative alla mobilità privata su strada, in un Paese che vanta un’altissima media di automobili in circolazione: 62 su 100 abitanti. Per questo in occasione della partenza del Treno Verde, vogliamo ribadire quanto sia urgente intervenire con operazioni mirate e necessarie per migliorare la vivibilità delle nostre città. Riteniamo che ridurre il traffico veicolare privato, penalizzandolo economicamente e puntando su soluzioni di mobilità sostenibile, come il trasporto su rotaie, sia il punto di partenza per muoversi concretamente in questa direzione”

“Continua a crescere la domanda di treno soprattutto nelle grandi aree metropolitane e sulle direttrici servite dalla metropolitana d’Italia, l’Alta Velocità – dichiara Mauro Moretti, amministratore delegato Ferrovie dello Stato -. Soltanto nel trasporto regionale, nel 2008, un milione e 680mila viaggiatori al giorno hanno scelto il treno sottraendo alla strada 65mila automobili in più rispetto al 2007. Un risparmio di 27mila tonnellate di CO2 a cui si aggiungono i benefici che è in grado di produrre l’Alta Velocità. Infatti, a soli due mesi dall’attivazione della nuova linea Milano - Bologna oltre 2 milioni di italiani hanno viaggiato sul Frecciarossa. In molti hanno abbandonato l’aereo o l’auto preferendo il treno, e la loro scelta virtuosa vale, potenzialmente, 6mila tonnellate di anidride carbonica in meno. Un beneficio virtuale che diventerà reale mano a mano che l’offerta aerea, ferroviaria e stradale si modificherà in coerenza alla trasformazione della domanda. Basta pensare che già oggi sulla Roma – Milano il Frecciarossa trasporta circa il 50% dei viaggiatori. E a dicembre, con l’apertura della Bologna – Firenze, e della Milano – Novara si completerà il sistema AV/AC da Torino fino a Salerno e la distanza tra Roma e Milano sarà coperta in sole tre ore. Il treno è destinato a crescere ancora”

Occorre poi spostare il mercato e la produzione verso i veicoli meno impattanti, come previsto anche dalla nuova direttiva europea, puntando sui veicoli a bassa emissione di CO2, ma anche di inquinanti atmosferici. Per questo andrebbero incentivati solo i veicoli a basso consumo e ridotte emissioni di polveri sottili puntando sui carburanti alternativi, come gpl o metano, o le auto ibride. Purtroppo il sistema di incentivi varati dal governo all’inizio di febbraio va in altra direzione.

“GPL e metano sono carburanti a basso impatto ambientale disponibili da subito per contribuire all’abbattimento delle emissioni inquinanti e dei costi di gestione della mobilità - dichiara Alessandro Tramontano, direttore del Consorzio Ecogas – infatti il prezzo al distributore è notevolmente inferiore rispetto a quello dei carburanti tradizionali”.

“Tra l’altro - spiega Rita Caroselli, direttore di Assogasliquidi – l’utilizzo in autotrazione è quanto mai opportuno anche in termini di sicurezza sugli approvvigionamenti: attualmente si registra un esubero “fatale” di produzione nazionale di GPL di 400.000 tonnellate che oggi vengono esportate, mentre potrebbero soddisfare il fabbisogno di circa 400.000 automobilisti in più”.

Lo storico convoglio ambientalista farà tappa in sette città: partirà da Napoli per poi spostarsi a Taranto e risalire la penisola passando per Pescara, Verona, Alessandria, La Spezia e Firenze.

Più di un mese di viaggio per monitorare la qualità dell’aria e il rumore ma anche per informare e sensibilizzare i cittadini sulle tematiche ambientali, raccogliendo la grande sfida ambientale contro i mutamenti climatici.

Per ogni tappa il Treno Verde effettuerà il monitoraggio sulla qualità dell’aria e i livelli di rumore attraverso le rilevazioni condotte dal Laboratorio mobile dell’Istituto sperimentale di RFI (Rete Ferroviaria Italiana), la società dell’infrastruttura del Gruppo Ferrovie dello Stato, mentre per il primo anno l’equipaggio del Treno Verde con l’ausilio di attrezzature scientifiche, fornite da Con.tec, effettuerà monitoraggi che forniranno ulteriori indicazioni sulla concentrazione delle polveri sottili anche in altre zone.

Nelle tre carrozze del Treno Verde i visitatori potranno saperne di più sulle problematiche legate ai mutamenti del clima e l’uso consapevole dell’energia e attraverso una mostra interattiva potranno testare i modi migliori per risparmiarla. La prima carrozza è dedicata alla mobilità e a come può diventare sostenibile puntando sul trasporto pubblico e in particolare su ferro o su scelte di modelli particolarmente sostenibili. Grazie a un percorso articolato che va dal “pensare globale” all’“agire locale”, nella seconda carrozza si spiega il meccanismo dell’effetto serra e i vantaggi delle energie rinnovabili, temi che conducono alla terza carrozza a bordo della quale si potranno scoprire le opportunità e le novità per risparmiare energia, eliminare gli sprechi e differenziare i nostri rifiuti smaltendoli correttamente, contribuendo alla salvaguardia dell’ambiente. Tra le grandi novità di quest’anno a bordo del Treno Verde c’è Remedia, il principale sistema collettivo italiano multi-settore per la gestione eco-sostenibile dei rifiuti di apparecchiature elettriche e elettroniche (RAEE) che presenta Remigia, la locomotiva del riciclo per spiegare ai cittadini, grandi e piccoli, come si raccolgono, smistano e recuperano i RAEE.

A bordo del convoglio di Legambiente ci sarà spazio anche per gli incontri e le conferenze organizzate per affrontare a livello territoriale i problemi legati al traffico e all’emergenza smog e per spronare gli amministratori a trovare soluzioni concrete, efficaci e continuative in tema di mobilità sostenibile, risparmio energetico e riduzione dell’inquinamento.


COMPOSIZIONE DEL TRENO VERDE 2009
“Un mondo tutto attaccato”, è questo il legame dei tanti temi affrontati a bordo delle carrozze del Treno Verde: inquinamento, mobilità sostenibile, mutamenti climatici, fonti rinnovabili e risparmio energetico.

La missione del percorso informativo a bordo del Treno Verde è quella di evidenziare e denunciare il legame che esiste tra i consumi, gli sprechi energetici all’inquinamento e i cambiamenti climatici. I plastici presenti in seconda carrozza permetteranno a tutti i cittadini di toccare con mano le cause dei cambiamenti climatici e il funzionamento delle fonti di energia rinnovabile: dall’eolico all’idroelettrico passando per il fotovoltaico e l’idrogeno come vettore d’energia. Inoltre, insieme alla campagna Isolando, attraverso alcune termografie, elaborazioni fotografiche che rilevano le temperature superficiali delle pareti, saranno illustrati i problemi di dispersione e inefficienze tali da permettere di distinguere un edificio adeguatamente realizzato da uno “bocciato” dal punto di vista energetico. Il percorso si conclude con la terza e ultima carrozza, dedicata all’agire locale, che ci spiega in che modo ognuno di noi può dare un concreto contributo per salvaguardare la salute del Pianeta, grazie al risparmio energetico e idrico. Dall’efficienza energetica degli elettrodomestici fino alla corretta gestione dei rifiuti, passando in rassegna insieme al Gruppo Biasi, i vantaggi ambientali delle caldaie a condensazione e dei sistemi integrati e sostenibili per il riscaldamento. Essere protagonista e partecipe della tutela ambientale, questo è l’obiettivo di sensibilizzazione per grandi e bambini.

Tra le novità di quest’anno ci sarà il gioco interattivo a video “Quanto pesi sull’ambiente?”, che permetterà ai visitatori del treno di calcolare la propria impronta ecologica in base ai propri consumi personali. Non mancherà lo storico Trofeo Tartaruga, la particolare gara a cronometro tra diversi mezzi di trasporto, dedicata al tema della mobilità urbana.

Oltre al PM10, per ogni città visitata saranno effettuate anche rilevazioni sulle concentrazioni in atmosfera di benzene, biossido di azoto, monossido di carbonio, biossido di zolfo e ozono. Le analisi verranno effettuate in base a quanto previsto dal decreto 60/2002.

I risultati delle analisi saranno resi noti in conferenza stampa al termine di ciascuna tappa e il materiale sarà consultabile sul sito Legambiente

Il Treno Verde in sosta nelle stazioni sarà aperto dalle 8.30 alle 13.30 per le visite guidate della scuole prenotate e dalle 16.00 alle 19.00 per tutti i cittadini. L’ingresso è gratuito.

Il Treno Verde compensa le proprie emissioni di gas serra con AzzeroCO2.


Ufficio stampa Legambiente
(06.86268379-99-53)


Ufficio stampa Treno Verde
Roberto Secci 349 6546593



Per consultare tutto il dossier andare alla pag. web:
http://www.legambiente.eu/documenti/.../malAria09.pdf
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Vecchio 22-04-2009, 13:33
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predefinito Effetto Serra: Secondo le ultime ricerche, il Riscaldamento sarà probabilmente peggiore del previsto

Fonte: qualenergia.it - 27/02/2009

Il MIT pubblica le nuove previsioni sull'andamento del global warming, sei anni dopo le ultime. La febbre del pianeta potrebbe salire molto più di quello che si credeva, per una reazione a catena tra cause ed effetti. Se non si tagliano le emissioni sono molto probabili aumenti sopra i 5 gradi a fine secolo.

Peggio di quello che si era previsto. Questo mese il Massachussets Institute of Technology, il prestigioso MIT, svela le sue nuove proiezioni sul cambiamento climatico. Rispetto all’ultimo studio fatto dall’istituto stesso nel 2003, ma anche nel confronto con gli scenari elaborati dall’International Panel on Climate Change, il riscaldamento prospettato è più alto. Se nel 2003 prevedeva per la fine del secolo un aumento medio di 2,4 gradi centigradi, ora il MIT parla di 5,1 gradi in più.

A far ritoccare al rialzo le previsioni, il perfezionamento del modello climatico e dei parametri che vi vengono immessi. Ad esempio si è considerato meglio l’effetto raffreddante svolto da alcune eruzioni vulcaniche nella seconda metà del 20° secolo e si è rivisto il sistema di calcolo della crescita del Pil mondiale. Risultato: difficilmente l’aumento sarà sotto i 2,4 gradi previsti dallo scenario IPCC A1F1, quello cioè in cui danni del global warming sono limitati ad un livello gestibile.

Nel nuovo modello approntato dal MIT l’assorbimento di CO2 degli oceani è più lento, i feedback sul clima continentale più accentuati, le emissioni più alte, e minore il raffreddamento dovuto alle particelle sospese in atmosfera. “Questi diversi fattori – spiegano gli scienziati – anziché sommarsi l’un l’altro hanno un effetto moltiplicatore, con le conseguenze che diventano cause, portando a un incremento sorprendente delle probabilità di temperature molto più alte”. All’aumentare della concentrazione di gas serra, cioè corrisponderebbe un aggravarsi sempre più rapido del cambiamento climatico.

Dallo studio esce una quantificazione probabilistica che dovrebbe guidare le scelte da fare per evitare rischi peggiori. Le conclusioni sono sintetizzate efficacemente in un grafico, chiamato “greenhouse gamble” e che potremmo tradurre con “la roulette dell’effetto serra”: due diagrammi a torta in cui sono rappresentate le diverse probabilità degli aumenti di temperatura in 2 scenari, quello “policy”, in cui le emissioni vengono contenute, e quello “no-policy”, in cui invece non si fa abbastanza per ridurre i gas serra.

Nella migliore delle ipotesi, cioè lo scenario “policy”, in cui si ipotizza che si contenga la CO2 sotto le 550 parti per milione al 2100, le probabilità che il riscaldamento resti al di sotto dei 2 gradi a fine secolo sono comunque solo il 20%, ma sarebbe più facile evitare di superare i 3 gradi: solo il 10% delle probabilità indica un aumento tra i 3 e i 4 °C. Ben peggiore la prospettiva dello scenario “no policy”: tenersi al di sotto non dei 2, bensì dei 3 gradi sarebbe statisticamente quasi impossibile (probabilità inferiori all’1%) e, quel che è peggio, la fetta più grande parla di aumenti sopra i 5 gradi, con un inquietante 10% delle possibilità di aumenti superiori ai 7. Come è risaputo, secondo l’IPCC solo stando al di sotto dei 2 gradi si potranno evitare le conseguenze peggiori del global warming. Un aumento sopra ai 6 gradi produrrebbe, invece, conseguenze talmente catastrofiche da non essere minimamente prevedibili.

GM

N.B. Per maggiori informazioni andare alla pag. web:
http://globalchange.mit.edu/files/do...PGC_Rpt169.pdf
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Vecchio 22-04-2009, 13:34
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predefinito Effetto Serra: Il ruolo del suolo nella mitigazione dei cambiamenti climatici

Fonte: rinnovabili.it - 05/03/2009

Una tecnica competitiva in termini di costi e già disponibile: ecco perché i suoli possono farci guadagnare tempo prezioso per ridurre le emissioni

I suoli europei sono un’enorme riserva di carbonio, in grado di contenerne miliardi di tonnellate se ben gestiti o in caso contrario diventare degli emettitori netti. A sottolineare l’enorme importanza che il terreno ha nei confronti della mitigazione climatica è la Commissione Europea con la pubblicazione di un rapporto che riassume le informazioni esistenti sulla correlazione tra suolo e Climate Change. Ed è una connessione cruciale quella che intercorre fra i due; si stima, infatti, che i terreni nella sola Unione contengano da 73 a 79 miliardi di tonnellate di carbonio, metà delle quali sequestrate nelle torbiere di Svezia, Finlandia, Regno Unito e Irlanda.

E’ l’utilizzo del suolo a fare la differenza: le aree adibite a pascoli e foreste, ad esempio, si comportano come pozzi di assorbimento sequestrando fino a 100 milioni di tonnellate di carbonio l’anno. Al contrario quando convertiti in terreni seminativi divengono degli emettitori netti, nel senso che rilasciano in atmosfera tra 10 e 40 milioni di tonnellate di carbonio annualmente. Con l’attuale trend di crescita demografica tuttavia interrompere la conversione dei suoli dall’ecosistema originario a terreni agricoli è un’ipotesi improponibile. Ecco perché il rapporto descrive come sia possibile migliorarle le pratiche di gestione dei suoli per ridurre al minimo le perdite di carbonio (sia a livello di colture che di residui di colture agricole) e come procedere per garantire la protezione nei confronti dell’erosione tramite una copertura vegetativa permanente, tecniche di aratura a bassa invasività e minor impiego di macchine.
Ma la prima azione deve essere invertire l’attuale andamento di degrado, anche sotto un ipotetico sprone economico; tenendo conto degli attuali prezzi del carbonio, un aumento dello 0,1% a livello dei suoli sarebbe valutabile in 200 milioni di euro.

Per maggiori informazioni leggere la fonte originaria:
Environment - Soil
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predefinito Sequestrato Inceneritore Killer a Colleferro

Fonte: ..:: JulieNews.it ::.. - 09/03/2009

di Livio Varriale


Una storia che ha dell’incredibile si è consumata nei forni del simbolo della soluzione all’Emergenza Rifiuti: l’inceneritore. L’impianto in questione è quello di Colleferro, Roma, dove l’autorità giudiziaria, per mano del nucleo operativo ecologico dei Carabinieri, ha disposto 13 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 13 persone responsabili di aver bruciato rifiuti tossici all’interno dei camini dell’impianto romano. I reati contestati sono di associazione per delinquere; attività organizzata per traffico illecito di rifiuti; falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico; truffa aggravata ai danni dello Stato; favoreggiamento personale; violazione dei valori limiti delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni; accesso abusivo a sistemi informatici.

I rischi per la popolazione sono molteplici e le persone che vivono nelle zone limitrofe attualmente sono a rischio tumore ed i dipendenti dell’azienda, pur sapendo, non hanno avuto modo di poter denunciare perché vittime di vessazioni e si sa bene che, in un momento di crisi come questo, per conservarsi il proprio lavoro si fa di tutto, anche respirare aria tossica e farla respirare a vittime innocenti. Chi si opponeva, quindi, andava incontro a «contestazioni disciplinari e sospensioni lavorative, al fine di evitare la collaborazione degli stessi con l’autorità giudiziaria». Fortunatamente l’inchiesta si è avviata dopo una denuncia di un capo reparto che ha portato un campione del liquido presente nelle vasche che presentava picchi anomali di sostanze inquinanti.

Ma le colpe non sono solo di chi lavorava all’interno dell’impianto, ma anche di chi forniva rifiuti tossici bollandoli come Combustibile da Rifiuto grazie all’utilizzo di pareri tecnici privati interessati nella falsificazione dietro il ricevimento di ingenti mazzette. Attualmente il rischio che questo sia un caso isolato non è bassissimo. Una volta accertati i reati amministrativi e ambientali, bisognerà controllare tutti gli impianti attivi in Italia al fine di poter prevenire altre fughe di fumi tossici. Non a caso, ultimamente, fu proposto all’amministrazione della Regione Campania di bruciare le ecoballe stoccate nelle campagne giuglianesi non differenziate nei forni del Termovalorizzatore di Acerra, che verrà presto inaugurato dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
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Vecchio 22-04-2009, 13:35
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predefinito Allergie da polline: 7 consigli per difendersi

Fonte: ilsole24ore.com - 09/03/2009

Pollini, muffe, polveri, peli di animali, ma anche alimenti, medicinali, prodotti chimici e cosmetici. A un soggetto allergico basta toccare, inghiottire o inalare la sostanza a cui è allergico, definita con il termine di "allergene", per cominciare a starnutire, lacrimare e respirare affannosamente. Ma se le sostanze in grado di provocare reazioni allergiche raggiungono diverse centinaia, le cure per combatterle sembrano ancora scarse e perfettibili. Dal Long Island College Hospital arrivano sette consigli pratici per attenuare la gravità delle manifestazioni allergiche dovute al polline. Salute24 ne ha parlato con Pier Paolo Dall’Aglio, Direttore dell`Unità operativa "Clinica e Immunologia medica" dell`Università di Parma.

1. Polline. "I pollini sono gli elementi maschili della fecondazione vegetale che ogni specie emette nell’aria secondo un proprio bioritmo in alcuni mesi dell`anno, in maggiore concentrazione nel periodo primaverile estivo", spiega l`esperto. Se si è allergici al polline, "il consiglio è di evitare di uscire all’aperto per passeggiate o jogging nelle ore centrali, e più calde, della giornata, durante le quali la concentrazione dei granelli pollinici è molto elevata". È importante inoltre sapere che i pollini raggiungono concentrazioni atmosferiche maggiori nelle giornate calde e ventose: si può quindi decidere per una passeggiata con maggiore tranquillità nei giorni estivi e primaverili più freddi, perché in quelle giornate la concentrazione del polline è più bassa. Attenzione però ai temporali: quando piove, infatti, la concentrazione delle molecole allergeniche può improvvisamente - anche se, in apparenza, paradossalmente - aumentare.

2. Vacanze. Nei periodi di picco massimo delle allergie stagionali è consigliabile prendersi una vacanza e "cambiare aria". Per evitare congiuntiviti, asma e starnuti, sono consigliate le zone di mare, "data la ridotta concentrazione dei pollini di graminacee in quelle aree", continua l`esperto.

3. Dieta. Il pesce e gli altri alimenti ad alto contenuto di antiossidanti e omega 3 possono aiutare, secondo alcuni esperti, ad alleviare i disturbi respiratori provocati dagli allergeni.

4. Igiene. Doccia e shampoo ogni sera prima di andare a letto possono essere utili per allontanare i pollini dall`organismo e contribuire a ridurre i sintomi allergici nel corso della notte. "Particolarmente importante è il lavaggio delle cavità nasali, che funzionano da filtro e trattengono i pollini, con appositi spray o docce micronizzate".

5. Occhi. Detergere palpebre, ciglia e sopracciglia può essere di aiuto per eliminare allergeni e sostanze inquinanti che si accumulano nelle zone oculari e perioculari nel corso della giornata.

6. Aria condizionata. Per evitare che i pollini entrino, attraverso le finestre, nelle stanze in cui viviamo, "il consiglio è di tenerle chiuse durante la giornata, ricambiando l’aria al mattino presto o alla sera tardi, quando la concentrazione pollinica è più bassa", spiega l`esperto. È buona norma, inoltre, utilizzare climatizzatori con appositi filtri in grado di trattenere e impedire l’ingresso dei pollini. "I filtri - precisa l`esperto - devono essere cambiati frequentemente durante la stagione pollinica, secondo le istruzioni della ditta produttrice".

7. Reazioni allergiche incrociate. Frutta e vegetali possono contenere gli stessi allergeni presenti nei pollini: "Nella mela e nel polline di betulla, ad esempio, sono presenti molecole analoghe per cui un morso alla mela può causare, negli allergici ai pollini di betulla, una `sindrome orale` con arrossamento e gonfiore di labbra, bocca e gola, e un grave senso di soffocamento". E se Biancaneve, pallida principessa scandinava, fosse stata allergica alla betulla? Nei periodi dell`anno nei quali i pollini delle diverse specie raggiungono le concentrazioni più elevate è dunque opportuno anche controllare le cross-reattività - cioè le reattività incrociate - esistenti fra pollini e frutta o verdura, "in quanto alcuni alimenti potrebbero causare o potenziare le reazioni allergiche". Al “pieno” di congiuntivite, starnuti e asma, la reazione incrociata potrebbe quindi aggiungere arrossamento alla bocca, fastidioso prurito alla gola, gonfiore e senso di soffocamento. Meglio evitare.
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Vecchio 22-04-2009, 13:35
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predefinito In orbita col nuovo sito della Nasa per guardare dall’alto i problemi e lo stato di salute della Terra

Fonte: Corriere.it - 13/03/2009

Global Climate Change: NASA's Eyes on the Earth - Un osservatorio privilegiato da cui potersi affacciare a piacimento e osservare dall’alto i problemi e lo stato di salute della Terra in spettacolari panoramiche a tre dimensioni. Lo mette a disposizione di tutti la Nasa, l’ente spaziale americano, attraverso un sito dedicato al Global Climate Change (cambiamento climatico globale) che rappresenta quanto di più aggiornato su tutti i principali temi di ricerca relativi a questo tema: andamento delle temperature globali, estensione dei ghiacci, livello degli oceani, eccetera. Ma, in più, l’opportunità di informarsi su tutti questi fattori del cambiamento climatico non attraverso le solite e piuttosto astruse e aride tabelle numeriche, ma con animazioni e vedute tridimensionali del nostro pianeta.

IN ORBITA - Fra gli strumenti a disposizione degli utenti e degli appassionati: la possibilità di immettersi nell’orbita di uno dei tanti satelliti per l’osservazione della Terra e ammirare il nostro pianeta dall’alto, effettuando zoomate a volontà, seguire l’andamento delle concentrazioni di CO2 (il principale gas serra), dare uno sguardo al buco dell’ozono e al suo mutevole andamento stagionale, non ultimo divertirsi con un gioco ecologico interattivo chiamato Metropolis. Il sito, riferisce Michael Green, uno dei manager della comunicazione Nasa, offre una panoramica senza precedenti sul nostro mutevole pianeta ed è rivolto soprattutto agli studenti, ma può essere frequentato con soddisfazione anche dagli adulti che desiderano tenersi bene informati.

LE INFORMAZIONI - Un esempio delle informazioni a colpo d’occhio che si possono ottenere dal sito? Eccolo. Estensione dei ghiacci polari: -38% dal 1979. Livello medio degli oceani: +50 millimetri dal 1992. Concentrazione di CO2: 386 parti per milione. Statistiche annuali: degli ultimi 12 anni, 11 sono i più caldi dal 1860. Insomma, ce n’è quanta basta per indurre a riflettere e ad approfondire un tema così affascinante e complesso.

Franco Foresta Martin
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Vecchio 22-04-2009, 13:36
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predefinito Il WWF presenta le Linee Guida per un Piano Energetico Nazionale

Fonte: WWF - 12/03/2009

Tagliare entro il 2030 il 50% dei consumi energetici e degli approvvigionamenti da fonti fossili, triplicare la produzione complessiva di energia da fonti rinnovabili entro il 2030. E' questa la ricetta per un futuro energetico sostenibile dell'Italia, un futuro più efficiente sottoscritta oggi dal WWF nel corso di una conferenza tenuta dai massimi esperti italiani in campo ambientale ed energetico. Riorientare il sistema produttivo liberandosi dalla dipendenza dei combustibili fossili e riducendo drasticamente le emissioni di CO2 (mitigazione) e ricostruire il benessere dei sistemi naturali per l’adattamento ai cambiamenti climatici sono i due imperativi che il nostro Governo deve seguire se vuole dare all’Italia un vero futuro energetico, trasformando i rischi legati alla crisi climatica globale in importanti opportunità per il nostro Paese, sia dal punto di vista ambientale che economico e sociale.
Il dossier “Cambiamenti climatici, ambiente ed energia: linee guida per una strategia nazionale di mitigazione e adattamento” è stato presentato oggi a Roma anche in coincidenza con le chiusura della Conferenza Internazionale sul clima che si è tenuta in questi giorni a Copenhagen, contiene le analisi e lo proposte dei massimi esperti italiani in campo ambientale ed energetico che fanno parte del Comitato Scientifico del WWF. Il dossier è stato presentato da Vincenzo Balzani, professore di Chimica all'Università di Bologna, Sergio Castellari del Centro EuroMediterraneo per i Cambiamenti Climatici di Bologna e Focal Point IPCC Italia, Marino Gatto, Professore di Ecologia già presidente Società Italiana di Ecologia (Dipartimento di Elettronica e Informazione – Politecnico di Milano), Sergio Ulgiati, Professore di analisi del ciclo di vita Dipartimento Scienze per l’Ambiente (Università Parthenope Napoli). La voce degli esperti indica al Governo la “retta via” per costruire una strategia energetica per l’Italia, una strada concreta e percorribile fin da subito.

“Nell’anno in cui il mondo si appresta ad approvare un nuovo patto globale per il clima, è più che mai urgente che il Governo doti il Paese di un Piano nazionale per l’energia e di un Piano nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici che sono già in atto” – ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia – Non è la voce degli ambientalisti ma quella dei massimi esperti ad indicare la strada per uscire dalla crisi energetica e climatica”.

Primo imperativo: mitigare, ovvero ridurre drasticamente le emissioni dei gas climalteranti rinnovando uno scenario energetico attuale ormai del tutto privo di prospettive. Il dato globale parla chiaro: per alimentare l’economia mondiale fino al 2050 mantenendo i parametri attuali (con i combustibili fossili che coprono l’80,9% dell’energia primaria utilizzata) servono combustibili fossili per 856.000 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep), ma il mondo, tra carbone, petrolio, gas naturale e uranio, ne ha appena 800.000. Il che significa che continuando lo scenario di crescita dei consumi degli ultimi 30 anni, prima del 2050 tutte le risorse energetiche non rinnovabili attualmente accertate saranno esaurite. Allo stesso tempo la comunità scientifica internazionale, attraverso l’ultimo rapporto dell’IPCC, ha prescritto che per contenere entro livelli gestibili il cambiamento climatico in atto, le emissioni globali devono essere ridotte di almeno l’80% entro il 2050, ma secondo il WWF questo obiettivo non potrà essere raggiunto senza una riduzione di almeno il 30% entro il 2020. Inoltre, i dati presentati dalla comunità scientifica dopo il IV rapporto IPCC dimostrano che i fenomeni di cambiamento climatico già in atto stanno accelerando tanto da avvicinarsi a ‘soglie critiche’ la cui gestione potrebbe diventare impossibile. Sul pianeta esistono almeno 15 tipping elements, ovvero, punti critici del sistema climatico terrestre per cui l’attività umana potrebbe portare ad una soglia critica: la formazione di ghiaccio marino artico, la calotta continentale della Groenlandia, la calotta continentale dell’Antartico occidentale, il cosiddetto El Nino, la circolazione termoalina dell’Atlantico, i monsoni estivi indiano, quello occidentale Sahara/saheliano, la foresta tropicale amazzonica e quella boreale, la tundra, il permafrost, gli idrati di metano nel mare, la perdita di ossigeno negli oceani e l’ozono artico.

L’Italia basa le proprie forniture di energia quasi esclusivamente su fonti fossili, ma non dispone di grandi risorse energetiche non rinnovabili. Proseguendo su questa strada, i consumi energetici cresceranno e, tranne che per una modesta quota di rinnovabili, continueranno a basarsi su fonti importate che, per il progressivo esaurimento e il costante aumento della domanda, saranno sempre più costose. Al contrario siamo particolarmente avvantaggiati quanto a fonti rinnovabili, che sono invece sempre più economiche: abbiamo un buon potenziale idroelettrico, foreste e produttività agricola che garantirebbero biomasse di scarto, e siamo tra i Paesi europei più soleggiati. Di qui la ricetta del WWF per l’Italia: - 50% dei consumi, -50% delle fonti fossili, fonti rinnovabili più che triplicate entro il 2030 (con investimento iniziale ampiamente ricompensato dalla convenienza a medio termine), per uno scenario complessivo in cui il fabbisogno energetico nazionale sia assicurato al 50% da fonti rinnovabili e combustibili fossili. Lo scenario è un vero e proprio ‘tricolore’ per il futuro energetico dell’Italia in cui appare evidente la necessità di aumentare il verde per le rinnovabili e il bianco per l’efficienza da sviluppare a fianco di una riduzione del rosso delle fonti convenzionali.


Sistemi naturali in buona salute = salute dell’uomo e dell’economia

Gli scienziati concordano tutti sul fatto che il benessere dei sistemi naturali sia la base fondamentale per il benessere e l’economia. E' dunque necessario lavorare anche sull'adattamento ai cambiamenti climatici in atto. Il 90% dei disastri naturali che si sono verificati in Europa dal 1980 sono attribuibili a eventi meteorologici o climatici. L’Europa ha speso per questi eventi circa 15 miliardi di euro l’anno. Mentre la Commissione Europea sta ormai finalizzando un White Paper per la strategia sull’adattamento in Italia il tema è ancora agli albori a parte un primo passo affrontato nel 2007 all’interno della Conferenza Nazionale sui Cambiamenti climatici che prò non ha avuto seguiti operativi nella successiva finanziaria. Sono soprattutto la velocità del cambiamento climatico e l’acuirsi degli eventi estremi in atto gli elementi ai quali adattare i nostri sistemi naturali. Il primo fondamentale passo è il monitoraggio degli ambienti più delicati, a partire dalle foreste per poi intervenire sui sistemi agricoli, sugli ecosistemi marini e su quelli di acqua dolce. Urgente poi avviare la ‘grande opera pubblica’ di ‘ripristino’ o restauro del territorio capace di riconnettere tutti i sistemi naturali per renderli meno fragili e vulnerabili ai cambiamenti climatici. Purtroppo oggi si continuano a proporre infrastrutture considerando poco i conseguenti effetti sui sistemi naturali.

Ricomporre gli ecosistemi come un puzzle di ambienti naturali fino ad oggi sempre più sconnesso che consenta agli animali e piante di ‘migrare’ in risposta ai cambiamenti e di catturare il carbonio tramite il ripristino delle foreste e delle zone umide. L’Italia deve dunque concentrare gli sforzi nel ‘tastare il polso’ a questi ambienti, e annotare i sintomi più rilevanti dei fenomeni di reazione ai cambiamenti climatici. Per le foreste si tratta di estendere quei programmi esistenti su scala nazionale tra cui la rete LTER-Italia e Conecofor e la rete nazionale Carboitaly. Per le aree agricole l’Italia dovrebbe ‘rottamare’ le pratiche agricole che non aiutano a conservare l’umidità del suolo e che sprecano le risorse di acqua dolce. Incentivi invece alle produzioni (cultivar) capaci di adattarsi più velocemente agli stress del cambiamento climatico (es: sostituire le colture di mais con quelle di sorgo) e ‘arredare’ il paesaggio agricolo di filari frangivento, colture intercalari che aiutino a migliorare l’efficienza dell’uso dell’acqua.

Il riscaldamento del Mediterraneo ha già comportato cambiamenti in termini di biodiversità: specie migrate a nord, ingresso di specie esotiche legate anche ai fenomeni di bloom tossici di alghe, ecc. 2-3 gradi C° come aumento anomalo e prolungato delle temperature estive hanno indotto nei fondali una mortalità massiva su 28 specie di invertebrati, principalmente quelle cosiddette bentoniche (spugne, gorgonie). Il Mediterraneo profondo si sta riscaldando più velocemente degli altri mari ed il fenomeno più preoccupante è forse l’alterazione dello scambio di nutrienti che avviene tra masse d’acqua profonde e superficiali. La perdita di biodiversità che ne deriva è preoccupante dato che gli oceani forniscono globalmente il 16% di proteine utilizzate in alimentazione umana e ‘rendono’ il 63% del valore finanziario dei servizi forniti dagli ecosistemi. Creare un network di aree marine protette, estendere la protezione dei sistemi costieri a quelli profondi del Mediterraneo (es. i coralli di profondità), sostenere pratiche di pesca sostenibile. Infine, intervenire sui sistemi di acqua dolce, a rischio perenne di esondazioni calamitose e con livelli scadenti di qualità delle acque e prelievi esorbitanti di risorsa idrica per usi spesso sconsiderati. Sicurezza idraulica e rinaturalizzazione non sono in conflitto. Investire risorse, ad esempio, per ricostruire gli spazi naturali di esondazione dei fiumi, o conservare quei tratti naturali ancora integri sono solo alcune delle azioni proposte dal Comitato che sottolinea l’urgenza di gestire i nostri fiumi come ‘sistemi più complessi’, ovvero, su scala di bacino idrografico. Il caso del Po è esemplare: le prolungate siccità le modificazioni delle precipitazioni e dei tassi di evaporazione, l’erosione delle risorse idriche, l’intensificazione della piena catastrofica che si stanno verificando sono da ricondursi, secondo studi recenti, all’elevata artificializzazione del nostro fiume più importante.

N.B. Per approfondimenti scaricare il dossier qui:
WWF Italia
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Tag
effetto serra, inquinamento, notizie, riscaldamento globale, smog

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