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Vecchio 29-04-2009, 20:27
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predefinito Scoperte nuove sorgenti naturali di gas serra

Fonte: Comunicato stampa CNR - 29/03/2006

I gas serra possono essere prodotti anche dall’attrito tra rocce sedimentarie che si verifica durante gli eventi sismici. Lo hanno rilevato alcuni ricercatori dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr di Roma, in collaborazione con l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e con l’Azienda regionale prevenzione e ambiente (Arpa) di Reggio Emilia.
La ricerca, pubblicata su riviste internazionali di geofisica, ha infatti dimostrato che le rocce carbonatiche e argillose messe in condizioni di attrito, come nel caso di forti stress sismici, possono generare una notevole quantità di gas serra, quali anidride carbonica (CO2), ossido di carbonio (CO) e metano (CH4), oltre che idrogeno (H2) e tracce di idrocarburi più complessi che vengono dispersi in atmosfera o intrappolati nel sottosuolo.
La scoperta ribalta la tesi secondo la quale l’attività antropica è l’unica responsabile delle variazioni climatiche recenti.
Il dato è emerso durante uno studio del Ismn–Cnr per la messa a punto di nuovi processi per la produzione di materiali leganti innovativi, rispetto a quelli tradizionali, partendo da argille e calcari. In questa ricerca sono stati utilizzati particolari mulini ad alta energia di attrito, capaci di produrre un’azione ‘meccanochimica’, a velocità di scorrimento e con pressioni analoghe a quelle che si riscontrano durante un fenomeno sismico.
“Le rocce sedimentarie, in seguito all’attrito” spiega Paolo Plescia dell’Ismn-Cnr “tendono a frantumarsi fino a raggiungere dimensioni nanometriche per poi dissociarsi (calcinazione) producendo CO e CO2, ossia gas serra, e idrogeno, a temperature di appena un centinaio di gradi centigradi. A temperatura bassa, insomma, se si considera che normalmente il carbonato di calcio perde anidride carbonica per calcinazione a circa 800°C ”.
Nel mulino, durante la ‘macinazione’ per attrito, parte dei gas prodotti tendono a ricombinarsi formando metano e altri idrocarburi. Tale processo si verifica perché i materiali vengono portati ad uno stato pressoché vetroso e diventano estremamente reattivi, in grado di catalizzare reazioni chimiche, quali la combinazione tra CO2 e idrogeno per formare metano.
“Più in generale” continua Plescia “i gas sprigionati dalle ‘particelle’ di roccia non derivano dalla liberazione di fluidi in esse intrappolati, ma da vere reazioni di dissociazione e ricombinazione, come nel caso di reazioni di metanazione che si realizzano industrialmente in reattori chiusi in presenza di catalizzatori e a pressioni e temperature elevate. Questa ricerca, rivolta finora verso le applicazioni industriali ha un’importante ritorno nelle complesse valutazioni delle emissioni di gas serra in atmosfera e nella comprensione della ‘chimica’ della generazione degli idrocarburi gassosi di origine non biologica. In particolare, si stanno verificando le analogie tra gli effetti riscontrati in laboratorio e gli ambienti di faglia naturali, analogie che potrebbero determinare una rivalutazione del ruolo delle sorgenti naturali nelle emissioni di gas serra, quest'ultime attribuite finora sopratutto a vulcani, fonti termali e biologiche”

Per informazioni: Paolo Plescia, Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) di Roma,
tel. 0690670701, cell. 335/1335852, e mail: paolo.plescia@mlib.cnr.it
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  #182 (permalink)  
Vecchio 29-04-2009, 20:29
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predefinito Parte la Carovana del Clima di Legambiente

Fonte: Legambiente - 21/04/2006

Due mesi di viaggio per informare sul risparmio energetico e i mutamenti climatici.

Oltre il 55 % degli italiani sarebbe disposto a pagare di più la corrente elettrica pur di avere la garanzia di una maggiore tutela dell’ambiente. Ecco uno dei dati presentato oggi, in occasione della partenza della Carovana del Clima, la nuova campagna itinerante di Legambiente, realizzata in collaborazione con Energia e Corepla. Risparmio energetico, inquinamento e mutamenti climatici ma anche mobilità urbana e rifiuti sono infatti i temi portanti della Carovana partita oggi da Palermo per un viaggio lungo la Penisola che durerà fino al 31 maggio. La campagna porterà avanti un programma scientifico di monitoraggio del benzene e dell’inquinamento acustico nelle otto città in cui farà tappa. Ma tra gli intenti dell’iniziativa c’è anche, e soprattutto, tanta informazione, grazie a una mostra interattiva e diverse iniziative speciali. Per fornire ai cittadini, grandi e piccoli, quante più indicazioni possibili in tema di consumi e inquinamento e sensibilizzare amministrazioni e imprese sulle soluzioni più efficaci per salvaguardare il pianeta.
Su quale energia vogliano gli italiani ci illuminano intanto i risultati che diffondono oggi Legambiente ed Energia, relativi a una ricerca condotta da Lorien Consulting su un campione di 1200 cittadini adulti. Per un’energia prodotta nel rispetto dell’ambiente, dunque, il 55,2% degli intervistati sarebbe disposto a pagare di più la corrente elettrica. Più garanzie ambientali e rispetto dell’ambiente sono le motivazioni che porterebbero a cambiare gestore di energia elettrica il 15,8% degli utenti, opzione seconda solo alla motivazione economica (46,2%). Al terzo posto, il 6,7% degli intervistati vede nell’utilizzo di energie alternative un valido motivo di cambiamento. L’utilizzo di fonti di energie alternative – tra cui il solare e l’eolico - è inoltre la risposta più frequente alla domanda su cosa potrebbero fare le aziende del settore energetico per ridurre il proprio livello di impatto ambientale. Le mette al primo posto il 21,6% degli intervistati, mentre in seconda e terza posizione stanno la riduzione dell’inquinamento (11,9%) e gli investimenti nella ricerca (8,6%). Ma c’è un dato che ritorna in risposta a ogni domanda del questionario: molti degli intervistati (48,7%) non che cosa rispondere, denunciando così una diffusa mancanza d’informazione. Ed è proprio questa la motivazione che ha spinto Legambiente a mettere in campo questa nuova campagna d’informazione sull’energia e i mutamenti climatici.

“Fonti rinnovabili ed efficienza energetica – commenta Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente - sono la chiave di una politica energetica sostenibile, che riduca la dipendenza dalle fonti fossili e, di conseguenza, le emissioni di gas serra. Una direzione di marcia che conviene sia in termini economici e ambientali, sia in termini di modernizzazione e di rilancio dell’occupazione, ma proprio il Paese del sole, fatica a seguire il passo dello sviluppo mondiale nell’impiego delle fonti energetiche pulite. Mentre la Germania e la Spagna dimostrano già oggi come il solare e l’eolico siano vantaggiosi da tutti i punti di vista”.

Anche quest’anno, Energia rinnova il suo impegno al fianco di Legambiente. La nostra partecipazione alla Carovana del Clima consolida il rapporto con Legambiente – dichiara Massimo Orlandi, amministratore delegato di Energia Spa -. Questa è per noi un’ulteriore iniziativa che sposiamo totalmente, per fare cultura e per dichiarare il nostro impegno nella difesa dell’ambiente e del territorio. Energia sta infatti investendo nella generazione convenzionale, puntando sulla tecnologia più pulita e più efficiente: il ciclo combinato alimentato a gas naturale. Grande inoltre è il nostro impegno per i progetti di generazione da fonti rinnovabili; sono previsti importanti investimenti nel settore eolico, idrico e fotovoltaico. Un altro motivo che permette a Energia di ‘viaggiare’ con la Carovana – aggiunge Orlandi - è il suo impegno nella promozione del risparmio energetico: dal risparmio ottenibile sulla pubblica illuminazione attraverso l’istallazione del Dibawatt (prodotto brevettato da Eligent, società del gruppo Energia), ai piccoli gesti quotidiani che permettono riduzioni importanti dei consumi. Un esempio concreto sarà presentato all’interno della Carovana, lo Standby Killer, espressione sopra le righe ma capace di descrivere puntualmente il nuovo prodotto, prossimo al lancio, che permette di azzerare i consumi di energia elettrica derivanti dagli standby dei televisori, con il semplice utilizzo del telecomando”.

Anche Corepla - il Consorzio che coordina il sistema garante dell'avvio a riciclo degli imballaggi in plastica provenienti dal circuito della raccolta differenziata urbana - rinnova il suo impegno per i percorsi sulla sostenibilità accanto a Legambiente. “E' importante per noi - afferma Cesare Spreafico, Direttore Generale di Corepla - parlare ai cittadini, agli studenti
del ciclo virtuoso che porta a trasformare i rifiuti in nuovi ed utili prodotti. Attraverso le ns. diverse attività di comunicazione e di promozione sul territorio cerchiamo di far capire ai cittadini che differenziare gli imballaggi in plastica è il primo gesto per minimizzare la discarica e per valorizzare il packaging come nuova materia prima ed energia una volta esaurita la sua prima funzione. Questa nuova iniziativa ci offre la possibilità di dialogare con il territorio e rispondere così ai bisogni di informazione ed alle curiosità dei cittadini. Inoltre, in un momento in cui il caro petrolio pone in rilievo la questione della gestione delle risorse naturali, abbiamo la possibilità di sottolineare che i nostri imballaggi, oltre che riciclati, possono essere avviati a recupero energetico costituendo così una valida fonte di energia”.


Le iniziative della Carovana del Clima
Il programma scientifico
La campagna eredita l’impegno decennale del Treno Verde di Legambiente monitorando direttamente, a ogni tappa, il livello di rumore in punti “caldi” dei centri abitati, per denunciare i decibel di troppo. L’Organizzazione mondiale della sanità stabilisce, infatti, come soglie di sicurezza 65 decibel di giorno e 55 decibel di notte. Livelli superiori di esposizione possono provocare stress e danni extrauditivi, mentre al di sopra degli 80 decibel si possono determinare danni permanenti al sistema uditivo. La Carovana comunicherà inoltre i dati sulla concentrazione di benzene nell’aria, raccolti sistematicamente dai volontari di Legambiente e gli eventuali superamenti dei livelli delle polveri sottili, sorvegliati speciali con l’iniziativa “PM10 ti tengo d’occhio” dall’inizio di gennaio in poi. Il monitoraggio del benzene viene effettuato attraverso un radiello, un particolare misuratore, che viene applicato per otto ore a cittadini campione. Un altro è invece posizionato in una postazione fissa per una settimana.
Presente sia nella benzina verde che nella benzina super, il benzene è tra i componenti più pericolosi per la salute, al punto che l’Iarc lo classifica tra le sostanze a maggiore rischio-cancro. Uno studio realizzato dalla Commissione Tossicologica Nazionale prevede che – alle attuali concentrazioni presenti in atmosfera urbana – questo idrocarburo nei prossimi 75 anni potrà provocare da 1.240 a 18.240 nuovi casi di leucemia nel nostro Paese.
Il Pm10 è il particolato fine delle polveri, assai pericoloso sotto il profilo sanitario. Si tratta, infatti, di una frazione respirabile, che grazie al piccolo diametro può arrivare sino alle più profonde vie respiratorie portandosi dietro sostanze altamente inquinanti e spesso cancerogene come il benzo(a)pirene.

La mostra itinerante
“Mutamenti climatici e risparmio energetico” è il titolo della mostra itinerante della Carovana del Clima. Illustra con chiarezza e semplicità quanto pesano sull’ambiente i consumi di ognuno di noi. Per trasmettere un messaggio importante: come migliorare la qualità della vita del pianeta con piccoli gesti quotidiani. Il percorso didattico ospita inoltre la casa ecologica: un ambiente familiare che accoglie al suo interno tecnologie per il risparmio energetico e idrico e diverse soluzioni di bioedilizia. Per far riflettere sulle scelte migliori per il futuro e su come sia possibile ridurre i costi delle bollette e allo stesso tempo rendere più salubre il nostro ambiente di vita. L’ingresso è gratuito.

Le iniziative speciali
La Carovana del Clima conta poi tra le sue iniziative speciali rilevamenti sulla puntualità dei mezzi pubblici e sulle infrazioni da traffico. Ma anche il Trofeo Tartaruga, la gara di mobilità, a cronometro, tra i diversi mezzi di trasporto in città organizzata ogni anno da Legambiente. Tra i partecipanti personalità locali dell'Amministrazione comunale e provinciale, dirigenti dell'Azienda dei trasporti, personalità dello spettacolo, sportivi.

Le tappe della Carovana del Clima 2006
Palermo: 19– 21 aprile
Cagliari: 26 gennaio – 28 aprile
Caserta: 2 – 4 maggio
Potenza: 8– 10 maggio
Frosinone: 13 – 15-16 maggio
Firenze: 19 – 20 maggio
Genova: 24 – 26 maggio
Pesaro: 29 – 31 maggio

I risultati delle analisi verranno resi noti in conferenza stampa al termine di ciascuna tappa e sul sito www.legambiente.com

La Carovana del Clima è in realizzata in collaborazione con Energia e Corepla.
La Carovana del Clima viaggia su mezzi a metano Fiat.


L’ufficio stampa 06 86268399 – 80 – 79 - 55
A bordo della Carovana del Clima, Chiara Altobelli 349 6546593
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  #183 (permalink)  
Vecchio 29-04-2009, 20:29
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predefinito Effetto Serra: interessante studio della Duke University

Fonte: Corriere della Sera - 24/04/2006

In caso di raddoppio delle concentrazioni dell'anidride carbonica e degli altri gas serra emessi dalle attività umane, le temperature medie terrestri dovrebbero aumentare al massimo fino a 4,5 gradi. Molto difficile, se non impossibile, che si possano toccare i 9 gradi, come una precedente ricerca sul 'peggior scenario prevedibile' aveva indicato. Insomma, l'effetto serra provocato dall'uomo sarà devastante per il nostro pianeta, ma non infernale. Non crediamo che i risultati di questa ricerca, sviluppata da climatologi americani della Duke University del North Carolina, possano rendere meno drammatica l'escalation del global warming, tuttavia rappresentano un miglioramento delle previsioni con modelli matematici sviluppati al computer e la rivista Nature (20 aprile 2006) li riporta con evidenza. Il professor Gabriel Hegerl e i suoi collaboratori della Duke hanno elaborato mille diversi modelli matematici per arrivare a previsioni più attendibili e ridurre i margini di incertezza sul futuro climatico del nostro pianeta. Allo scopo di tenere conto di come la Terra si sia comportata nel passato, hanno preso in considerazione il rapporto fra fluttuazioni di temperatura e variazioni dell'anidride carbonica in atmosfera degli ultimi mille anni. Il quesito cui dare una risposta è: che cosa succederà alle temperature medie planetarie quando le concentrazioni di anidride carbonica in atmosferica raddoppieranno rispetto ai livelli pre-industriali? (Evento atteso attorno alla metrà di questo secolo, prima o dopo a seconda del successo o meno delle misure di riduzione previste dal protocollo di Kyoto).

PROBABILITA' - Ebbene, la maggior parte dei modelli esclude che le temperature medie globali possano scavalcare, male che vada, un incremento di 4,5 gradi e, di conseguenza, smentisce una pessimistica previsione formulata nei mesi scorsi, che indicava come peggior scenario possibile un infernale balzo di +9 gradi. Intendiamoci: non è che 4,5 gradi in più ci risparmierebbero dallo scioglimento della maggior parte dei ghiacciai e delle calotte polari, dall'aumento del livello dei mari e da svariate estremizzazioni climatiche. Ma gli effetti sarebbero meno catastrofici dello scenario a +9 gradi e ci sarebbe più tempo per correre I ripari e attuare misure di adattamento. Quelli della Duke hanno anche prospettato il miglior scenario possibile, arrivando alla conclusione che, se saremo fortunati, il fatidico raddoppio delle concentrazioni di anidride carbonica comporterà soltanto un aumento di 1,5 gradi di temperatura. Un'evenienza molto più sopportabile, con conseguenze sul clima non molto diverse da quelle già in atto. Resta il fatto che il raddoppio delle concentrazioni di gas serra è l'ultima spiaggia: o le emissioni si stabilizzerano e poi si ridurranno oppure addio civiltà.

Franco Foresta Martin
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  #184 (permalink)  
Vecchio 29-04-2009, 20:30
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predefinito Falsi ecologisti finanziati dalle multinazionali petrolifere negano i cambiamenti climatici o i danni da essi causati

Fonte: Greenplanet.net - organic food natural lifestyle | Greenplanet.net EN - 02/05/2006

E’ guerra aperta tra associazioni ambientaliste storiche e parvenu dell’ecologismo. Sul Wall Street Journal, riporta oggi Antonio Cianciullo sul quotidiano la Repubblica, è apparsa con buona evidenza la polemica tra Greenpeace e il Piw (Public Interest Watch), che si autodefinisce un watchdog, un «cane da guardia» delle Ong, le organizzazioni non governative.

In questo ruolo il Piw aveva chiesto una pubblica audizione di Greenpeace accusando l´associazione ambientalista di crimini comuni come il riciclaggio di denaro sporco. Nel corso dell´indagine questo supposto lato oscuro di Greenpeace non è emerso, in compenso è saltato fuori un particolare interessante.

A finanziare il Piw è l´Exxon Mobil, la multinazionale che Greenpeace ha definito la “criminale numero uno del clima” per la sua azione di lobbying contro le alternative all´uso dei combustibili fossili.

Anche il quotidiano inglese The Indipendent cita due casi illuminanti. Il Congress of Racial Equity, interpretando il concetto di “equità” come uguale diritto per tutti di bruciare liberamente combustibili fossili, si è distinto per la determinazione nel contrastare le manifestazioni ambientaliste davanti alla Exxon Mobil.

E la Scientific Alliance, per contestare la tesi dominante del rischio di crescita del mare a causa del riscaldamento climatico, ha sostenuto che l´oceano attorno al Giappone sta salendo per colpa della locale industria dell´ananas, troppo attiva nello scavare pozzi per dare acqua alle sue fabbriche.

Anche Ross Gelbspan, premio Pulitzer per il giornalismo, offre sul suo sito un aggiornamento della situazione dopo il crollo della Gcc (Global Climate Coalition). La Cgc è stata il motore finanziario delle campagne mirate a screditare il lavoro dei climatologi e nel 1994 e nel 1995 spese oltre un milione di dollari per minimizzare la minaccia del riscaldamento globale.

Uno sforzo massiccio andato in frantumi di fronte all´evidenza dei fatti: nel 2000 la situazione divenne insostenibile e i gruppi più avveduti abbandonarono l´ammiraglia della lobby pro petrolio. Dopo la diserzione della British Petroleum, della Shell, della Ford, della Daimler-Chrysler, della Texaco, della General Motors, la Global Climate Coalition andò in pezzi.

Il suo lavoro ha però continuato ad essere svolto da una miriade di formazioni più piccole ma non meno radicali e spesso supportate direttamente dalla Casa Bianca. Sotto accusa sono così finite, oltre alle associazioni ambientaliste, le più prestigiose istituzioni scientifiche degli Stati Uniti.

Ad esempio Jim Hansen, scienziato di punta della Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha pubblicamente denunciato la censura governativa sulle ricerche climatiche. E perfino il vertice dell´Epa, il ministero dell´ambiente di Washington, è stato costretto alle dimissioni per gli omissis imposti da Bush ai rapporti sul clima.

Ma non finisce qui. Andrea Pinchera responsabile comunicazione di Greenpeace Italia, sentito dal quotidiano romano, dà notizia della nascita della Western Fuels Association, un gigante del carbone americano, che ha fondato la Greening Earth Society per sostenere che l´aumento dei livelli di concentrazione di anidride carbonica in atmosfera, il fenomeno che minaccia il clima, è un bene perché aiuta la crescita delle piante.

Nello stesso tempo, ricorda ancora Pinchera, transfughi di Greenpeace, come Patrick Moore, “si fanno finanziare dall´industria nucleare risibili rapporti pro atomo che mirano a inquinare l´informazione”.
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  #185 (permalink)  
Vecchio 29-04-2009, 20:30
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predefinito Effetto Serra: uno studio scientifico commissionato dall'Amministrazione Bush conferma la causa antropica

Fonte: Corriere della Sera - 03/05/2006

NEW YORK - Contraddette le tesi sull'effetto serra della Casa Bianca, proprio da uno studio scientifico commissionato dall'amministrazione Bush. La conclusione della ricerca dice che gli strati bassi dell'atmosfera si stanno effettivamente riscaldando per colpa dell'azione dell'uomo. La ricerca dell'Us Climate Change Science Program elimina quindi un'area di incertezza nel dibattito sull'effetto serra, sul punto citato dall'amministrazione Bush come argomentazione per non procedere precipitosamente sulla via dei tagli delle emissioni inquinanti. Tiepida la reazione di Washington: pur definendo importanti le conclusioni del rapporto, ha ribadito le politiche dell'amministrazione in materia di clima concentrate a negare il parere della maggioranza degli scienziati e a cercare metodi volontari per ridurre i cosiddetti gas serra. (Agr)

Per maggiori informazioni consultare la fonte originale:
NOAA News Online (Story 2623)
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Vecchio 29-04-2009, 20:31
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predefinito Uno studio americano conferma che l'incremento dell'effetto serra favorisce la formazione del buco dell'ozono

Fonte: Il Corriere della Sera - 03/05/2006

La ricostituzione dello strato di ozono stratosferico potrebbe essere vanificata dal riscaldamento globale, che sta alterando le caratteristiche fisico-chimiche dell’atmosfera e rallentando i processi di ricostituzione di questo gas che ci protegge dai raggi ultravioletti più aggressivi. L’uomo con una mano ha messo al bando i prodotti chimici più direttamente nocivi all’ozono, i cosiddetto cfc (cluorofluorocarburi); ma con l’altra continua a pompare nell’atmosfera gas serra che, oltre a fare salire le temperature globali, nuocciono indirettamente anche all’ozono. Questa situazione paradossale è messa in evidenza da un articolo apparso sul numero del 4 maggio 2006 di Nature, scritto da un gruppo di ricercatori americani dell’Università di Boulder, Colorado e della Noaa (l’ente per lo studio dell’atmosfera e degli oceani).

NUOVO PROBLEMA - «Negli ultimi dieci anni abbiamo raccolto sufficienti evidenze che lo strato di ozono sta rispondendo positivamente alla progressiva eliminazione dei composti clorurati, riportandosi verso i livelli pre- anni 80, che poi sono i livelli in cui questo gas era stato stabile per secoli -ha dichiarato Betsy Weatherhead, capo gruppo dei ricercatori-. Ma ora dobbiamo fronteggiare un nuovo problema: l’aumento delle temperature alla superficie della Terra causato dal riscaldamento globale può instaurare, per reazione, temperature più basse del solito negli strati inferiori della stratosfera (attorno a 15-20 km d’altezza), favorendo la formazione di nubi stratosferiche le quali, a loro volta, contribuiscono massicciamente all’erosione dell’ozono».

EROSIONE - Il problema dell’erosione dell’ozono si era evidenziato tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 e sembrava avviato definitivamente a soluzione con la firma del Protocollo di Montreal del 1987, che metteva al bando i cfc, più comunemente noti come i gas usati per le bombolette spray, i circuiti di frigoriferi e condizionatori e per vari altri impieghi industriali e civili. Nel corso degli anni tutti i prodotti nocivi sono stati sostituiti con altri e, sia pure con varie oscillazioni, i livelli di ozono si sono lentamente ripristinati, pur senza raggiungere i valori precedenti al 1980. L’azione di bonifica si era imposta perché la molecola dell’ozono (ossigeno triatomico) ha la capacità di filtrare i raggi ultravioletti di più alta frequenza, quelli che oltre alle normali scottature, possono indurre cancri alla pelle, cecità e depressione del sistema immunitario. L’erosione dell’ozono, per ragioni di circolazione atmosferica, è risultata massima alle maggiori latitudini, soprattutto nell’emisfero australe, dove ha periodicamente creato il cosiddetto "buco" socrastante l’Artico e la punta del Sudamerica. Il fenomeno è stato puntualmente accompagnato da un aumento della radiazione ultravioletta misurata al suolo. Ora, affermano i ricercatori americani abbiamo il fondato sospetto che, malgrado il bando dei cfc, l’incremento ulteriore dei gas serra , in particolare CO2 (anidride carbonica), N2O (protossido d’azoto) e CH4 (metano), sarà il nuovo fattore dominante di erosione dell’ozono, vanificando quanto è stato fatto.

Franco Foresta Martin

Fonte:
Nature 441, 39-45 (4 May 2006)
Elizabeth C. Weatherhead and Signe Bech Andersen - The search for signs of recovery of the ozone layer
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  #187 (permalink)  
Vecchio 29-04-2009, 20:31
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predefinito Effetto serra: tra le varie conseguenze del suo aumento ci sarebbe anche una alterazione della corrente di Walker nell'area del Pacifico

Fonte: Corriere della Sera - 05/05/2006

STATI UNITI – Si chiama «corrente di Walker» e da millenni regola le tendenze del clima del Pacifico. Oggi, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature, il paziente lavoro di stabilizzazione di questo fenomeno cruciale nella circolazione atmosferica della terra potrebbe essere severamente alterato dall’intervento umano. Con conseguenze difficilmente calcolabili sull’ecosistema e sull’economia della regione.

L’ECOSISTEMA DEL PACIFICO – Di fatto, la corrente di Walker non è altro che un flusso di aria tropicale che si innalza dalle regioni tropicali del Pacifico occidentale per raffreddarsi e abbassarsi a Est. Un’azione costante che provoca un flusso di venti che si spostano dall’area di alta pressione che si crea nelle zone orientali a quelle di bassa pressione dell’Ovest contribuendo così, fra l’altro, alla formazione di correnti marine che trasportano acqua ricca di nutrimento nel Pacifico orientale, rendendo così queste zone adatte alla pesca. Questo delicato sistema è oggi minacciato. Secondo i dati raccolti dalla quadra di ricerca di Gabriel Vecchi della U.S. National Oceanic and Atmospheric Administration a partire dal 1861 la differenza di pressione (e quindi di intensità dei venti) tra Est e Ovest sta diminuendo e con questa le correnti marine.

LA MANO DELL’UOMO – C’entra l’uomo in tutto questo? Secondo lo studio pubblicato da Nature, sotto questo aspetto i dati elaborati sono compatibili con due modelli. Il primo prevede che l’alterazione della corrente di Walker sia causata esclusivamente da un intervento umano, il secondo chiama in causa tanto fattori umani quanto naturali. Quello che può essere escluso, poiché incompatibile con le evidenze empiriche, è un terzo modello, l’unico che non tiene in conto dell’influsso dell’uomo. E’ dunque certo, secondo gli autori dello studio, che l’intervento antropico sia in parte responsabile di un’alterazione climatica che potrebbe avere forti conseguenze sulla pesca lungo le coste di Perù ed Ecuador, che diventerebbero assai meno appetibili per i pesci.

EL NINO – Ma gli effetti della diminuzione della corrente di Walker non si fermano qui. Secondo i ricercatori ci dobbiamo aspettare un aumento del fenomeno chiamato El Niño. Anche questo con conseguenze rilevanti e asimmetriche. «Gli effetti – spiega Mark Cane della Columbia University – sarebbero positivi per la costa Ovest e altre regioni di media latitudine che sono soggette alla siccità. Ma non molto positive per le regioni tropicali che soffrono siccità proprio durante El Niño».

Raffaele Mastrolonardo

Fonte originale:
Nature 441, 4 May 2006
Gabriel A. Vecchi, Brian J. Soden, Andrew T. Wittenberg, Isaac M. Held, Ants Leetmaa and Matthew J. Harrison - Weakening of tropical Pacific atmospheric circulation due to anthropogenic forcing
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effetto serra, inquinamento, notizie, riscaldamento globale, smog

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