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Domani l´iniziativa: milletrecento adesioni in Europa, trenta in Italia. L´Anci accusa: "Niente aiuti dal governo" di Antonio Cianciullo ROMA - L´Italia perde terreno anche sul fronte della battaglia anti smog. Nel 1999 Roma e Parigi avevano lanciato assieme la "Giornata europea senza la mia auto", trainando una mobilitazione che aveva contribuito a costruire una normativa più rigorosa. Di quella leadership non è rimasta traccia. Domani, nell´ottava edizione della Giornata senza auto, la ventina di Comuni italiani registrati nel sito ufficiale della manifestazione si perde tra le 1346 città che partecipano all´evento. In realtà alcune città italiane hanno deciso di aderire anche senza comunicarlo in sede europea. Il sito che ha sponsorizzato la manifestazione (ecodallecittà. it) le elenca: Brescia, Bergamo, Padova, buona parte della Toscana e dell´Emilia Romagna chiuderanno il traffico per dare il segnale della volontà di chiudere il rubinetto dello smog che, secondo i dati forniti dall´Organizzazione mondiale di sanità, uccide ogni giorno 106 persone in Italia. Ma l´appello dell´Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) ad aderire ha trovato un riscontro parziale. Torino, dove nel febbraio scorso il sindaco Sergio Chiamparino, come coordinatore delle città metropolitane, aveva proposto un giorno alla settimana di blocco totale del traffico in contemporanea in tutte le grandi città italiane, chiuderà la Ztl alle auto per la pausa pranzo, tra le 13 e le 14. A Roma l´intervallo (limitato a una piccola area del centro) slitta di mezz´ora, dalle 13.30 alle 14.30. Milano non si ferma neppure per il caffè. Napoli scende in piazza sotto la spinta delle mamme antismog che, assieme al Comune, accenderanno mille lumicini in piazza Plebiscito per i mille morti all´anno a Napoli da inquinamento. Genova si bloccherà nel pomeriggio e Mestre al mattino. Mentre le proteste e le proposte avanzano al rallentatore, l´inquinamento corre veloce. Le città che domani ignoreranno la Giornata europea senz´auto saranno costrette a improvvisare il blocco delle macchine tra pochi giorni o tra poche settimane, appena le condizioni meteo renderanno l´aria urbana pericolosa da respirare secondo la normativa europea ratificata dall´Italia. La franchigia dei 35 superamenti annui del tetto per le polveri sottili concessa da Bruxelles (diventeranno solo 7 nel 2010) è stata infatti consumata quasi ovunque nei primi mesi dell´anno e la magistratura ha già aperto indagini in alcune città per verificare l´esistenza di validi piani a difesa della salute pubblica minacciata dallo smog. Questo quadro emerge anche da una lettera al presidente del Consiglio firmata ieri dal presidente dell´Anci e da 70 sindaci: «Il danno per la salute dei cittadini sarà pesante come pure l´impatto negativo sull´economia». L´Anci denuncia di aver più volte richiesto al governo di varare insieme un piano straordinario per l´emergenza smog che consenta di adottare misure concrete per abbattere i livelli di inquinamento, ma «purtroppo nulla è accaduto». Il ministro dell´Ambiente Altero Matteoli, che l´anno scorso ha deciso di tagliare i finanziamenti alle domeniche a piedi, ha ricordato ieri le misure su cui punta il governo: 300 mila motorini meno inquinanti, 46 mila vecchie auto trasformate a gpl o a metano, 3 mila veicoli a metano per il trasporto pubblico, 200 auto in car sharing in 8 città. «La montagna ha partorito il motorino», replica Francesco Ferrante, direttore di Legambiente. «I provvedimenti a cui fa riferimento Matteoli non sono sbagliati in sé. Ma i numeri sono ridicolmente bassi, tanto bassi da rendere il loro effetto invisibile. Non è questo di cui ha bisogno un paese che paga un prezzo sanitario come quello che lo smog impone all´Italia».
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Fonte: La Nuova Ecologia.it - il giornale di Legambiente - 22/09/2005
La Commissione europea: lo smog uccide 370 mila europei ogni anno. L’Oms: in Italia le polveri sottili fanno 39mila vittime, 106 al giorno. Si “celebra” con questi numeri oggi la Giornata europea senz’auto. Cifre allarmanti, pericolose che – pure – non sono sufficienti a dare la spinta ai governi, quello europeo e quello italiano, per cambiare radicalmente il sistema della mobilità. Infatti anche se la Commissione europea annuncia la nuova strategia contro l'inquinamento atmosferico nelle città (con il riordino delle normative Bruxelles conta di ridurre i decessi dai 370mila del 2000 a 230.000 nel 2020), le ricette messe in campo non sono per nulla convincenti. Almeno a detta di Legambiente che parla addirittura di «un passo indietro sul fronte inquinamento». Così il presidente Roberto Della Seta: «L’Europa ha imboccato la via del disimpegno, proponendo di rendere flessibili anziché rigidi gli obiettivi elaborati dal Cafe, il progetto europeo teso ad una drastica riduzione degli inquinanti atmosferici». Interessanti i numeri delle riduzioni, a parere di Legambiente, «peccato che il costo stimato per prevenire le morti premature sia stato calcolato intorno ai 12 miliardi di Euro l’anno. La Commissione ha ridotto di 5 miliardi i costi per le imprese. Tutto a scapito della salute dei cittadini e dell’ambiente». E se in Europa, forse male, qualcosa si muove, lo stesso non si può dire in Italia. Così mentre i sindaci si segnalano per il poco coraggio nelle chiusure delle città al traffico, il governo è protagonista di azioni che non vanno nella direzione giusta. Tanto che Paola Agnello Modica, segretaria confederale Cgil, dichiara: «Il ministro dell'Ambiente anziché sostenere politicamente e finanziariamente il trasporto pubblico locale e il ricambio della flotta degli autobus in circolazione, ha adottato misure per l'incentivazione dell'acquisto di mezzi privati». Aggiunge il presidente onorario di Legambiente e deputato della Margherita Ermete Realacci: «Le nostre città soffocano nello smog e affogano nel traffico, la salute dei cittadini viene messa quotidianamente a rischio: ma il governo resta a guardare. Alla lotta contro lo smog - lamenta Realacci - vengono lasciate solo le briciole. Le stime del Sole 24 ore dicono che per raggiungere gli obiettivi di salvaguardia della salute imposti dall'Unione Europea, all'Italia servono investimenti tra i 500 e i 1.000 milioni di euro l'anno. Per tutta risposta il Ministero ne ha stanziati 140. Dal 2006. Dire che è poco non rende l'idea». Anche dall’ex ministro Edo Ronchi, oggi Ds, l’invito a «passare a misure incisive riducendo l'uso dell'auto e potenziando la mobilità alternativa». La legge finanziaria che sta per approdare alle Camere può essere il momento giusto per tentare di cambiare. E di non morire di traffico e di smog. Danilo Chirico
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Fonte: Villaggio Globale - Trimestrale di ecologia - Ecoverità Ecofalsità - Anno XII - N. 45 - Marzo 2009 - 22/09/2005
Ricerca pubblicata su «Nature» Effetto serra – E i «sinks» diventano «sources» di anidride carbonica Nella torrida estate del 2003, boschi, foreste e suoli europei, invece di funzionare come «sinks» (assorbitori dell'anidride carbonica atmosferica), hanno funzionato come sorgenti di emissione, emettendo complessivamente 1 miliardo e 850 milioni di tonnellate di anidride carbonica, un fatto che non ha precedenti in Europa in questo ultimo secolo L'ondata di calore torrido che ha colpito l'Europa nell'estate del 2003, causò 35mila morti, di cui circa 5.000 in Italia, soprattutto fra gli anziani e le persone più deboli. Ora, a due anni di distanza, stanno emergendo anche altri effetti a più lungo termine. Una grossa attività di ricerca intrapresa da 18 università ed Enti di ricerca di 7 paesi tra cui l'Italia (Manca, Papale e Valentini dell'Università della Tuscia e Miglietta del Cnr di Firenze), nell'ambito di un programma della UE, ha messo in evidenza, sulla base dei dati acquisiti da una estesa rete sperimentale di misura dei flussi di anidride carbonica dai suoli e dalle piante (foresta pluviale, boschi mediterranei, vegetazione tipica europea), che sono state emesse, nei mesi di luglio e agosto 2003, circa 500 milioni di tonnellate di carbonio, equivalenti ad un miliardo e 850 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Una emissione simile significa che tutta la biomassa e la materia organica che era stata accumulata in quattro anni in Europa è stata immediatamente perduta e letteralmente andata in fumo in breve tempo, ma non per colpa degli incendi. Questo risultato, oltre che sbalorditivo perché non era mai successa una cosa simile in Europa nell'ultimo secolo, è alquanto drammatico dal punto di vista scientifico ed ecologico, perché significa che la produttività primaria, cioè la formazione e l'accumulo di biomassa da parte del mondo vegetale, ha avuto un tracollo drastico di circa il 30% che è in una stagione, come quella estiva che, viceversa è la più favorevole per l'aumento. In estate, infatti, la produttività è la più elevata alle medie latitudini europee, perché le condizioni di radiazione solare sono le migliori per fotosintesi clorofilliana, ma sono le migliori anche tutte le altre condizioni sia biogeochimiche dei suoli sia ambientali per gli ecosistemi vegetali (in Europa non ci sono aree aride o desertiche). Come mai si è verificata una cosa simile? La causa è stata, come noto, l'eccezionale rialzo delle temperature (in media oltre i 6°C rispetto ai valori normali) che ha sfavorito la respirazione delle piante e degli ecosistemi vegetali e la diminuzione sensibile delle precipitazioni che ha modificato le caratteristiche chimiche e biogeochimiche dei suoli. Questo evento può suonare come un campanello di allarme perché se gli eventi come l'estate del 2003 dovessero diventare più frequenti, andremmo incontro ad una trasformazione ambientale, a causa del passaggio da vegetazione ed ecosistemi boreali a vegetazione ed ecosistemi tropicali.
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Fonte: www.lagazzettadelmezzogiorno.it - 22/09/2005
SYDNEY - Cambiamenti climatici inarrestabili, milioni di morti per condizioni di vita malsane e per l’inquinamento. Il campanello d’allarme per l’ambiente arriva contemporaneamente da due distinte fonti, dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall’Associazione medici australiani. In comune le due ricerche hanno il timore di non arrivare a tempo per fermare la scivolata del pianeta verso disastri ecologici non sanabili. Un milione di persone muoiono ogni anno tra Pacifico e Sudest asiatico per fattori legati all’inquinamento o alla vita in ambienti malsani, ha detto oggi l’Oms durante l’annuale convegno regionale che si è tenuto a Numea, in Nuova Caledonia. Secondo l’Oms, non viene fatto abbastanza dalle singole nazioni per ridurre i rischi ambientali, visto che ben 508mila morti l’anno sono da addebitare a cause come intossicazione da fumo di combustibili, acqua non potabile e igiene inadeguata. Le morti derivate da fattori legati all’inquinamento sono invece 405mila l’anno «E’ necessario un approccio trasversale, una forma di cooperazione tra i vari settori, dall’ambiente all’agricoltura, dall’industria all’organizzazione dei trasporti», ha detto ai 37 paesi presenti al convegno Shigeru Omi, direttore della sezione Asia-Pacifico dell’Oms. Shiguro ha aggiunto che tutti i paesi devono collaborare tra loro, perchè «l’acqua, l’aria e l’inquinamento delle coste sono fenomeni transnazionali». Sempre nella giornata di oggi, un rapporto australiano ha puntato il dito sui futuri pericoli dell’inquinamento atmosferico nella regione dell’Asia e del Pacifico. Commissionato dall’Associazione Medica Australiana e dall’Australian Conservation Association, il rapporto prevede che migliaia di australiani potrebbero morire entro la fine del secolo a causa dei cambiamenti climatici. Non solo. L’effetto serra, si legge nel documento, ha raggiunto uno stadio così avanzato che è ora impossibile arrestarne le conseguenze, innalzamento della temperatura prima tra tutte. «Il clima continuerà a cambiare nel corso di questo secolo, anche se il governo decidesse di prendere provvedimenti per diminuire i gas inquinanti. Ma una immediata e drastica azione da parte non solo del governo ma anche di aziende e individui ridurrebbe l’intensità dell’impatto sulla salute dell’uomo», è scritto nel rapporto. In cento anni, la temperatura in Australia aumenterà di uno o sei gradi, formando ondate di caldo che potrebbero uccidere fino a 15 mila persone l’anno. Gli scienziati australiani, nell’esplorare le cause di tanto danno all’ambiente, puntano il dito alle automobili: dimezzare l’inquinamento proveniente da gas di scarico non solo aiuterebbe a ridurre l’innalzamento della temperatura, ma eliminerebbe le centinaia di morti premature che si registrano ogni anno nelle grandi città, in particolare a Sydney e a Melbourne. Allargando il panorama dall’Australia alla zona del Pacifico e Sudest asiatico, la stessa presa in esame dall’Oms, i ricercatori australiani indicano Papua Nuova Guinea, Cambogia e le isole del Pacifico come i paesi più vulnerabili ai cambi climatici. Parafrasando ciò che veniva detto a Numea in mattinata, i ricercatori australiani hanno sottolineato l’importanza di un’azione di concerto tra le nazioni del Pacifico. Il rischio altrimenti - hanno detto - è di essere spazzati via dal nostro stesso inquinamento.
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Fonte: Repubblica - 23/09/2005
di Carlo Brambilla Venezia - «Me ne vado in Spagna a fare quello che in Italia non mi hanno consentito di realizzare. Un nuovo impianto per sfruttare la fonte energetica del futuro: il solare termodinamico. Il nuovo solare. La stessa tecnologia che avrei voluto mettere in piedi in Sicilia, a Priolo, nei pressi di Siracusa. Visto che in Italia non si farà, sono stato prescelto per svilupparla in Spagna». Il premio Nobel Carlo Rubbia, allontanato dall´Enea dopo la denuncia sulla ricerca italiana umiliata, si sfoga passeggiando tra il verde dei chiostri della Fondazione Cini, sull´isola di San Giorgio, al termine della mattinata di lavoro della prima Conferenza mondiale sul futuro della scienza, promossa da Umberto Veronesi. A lui il compito delicato e strategico di coordinare proprio la sessione dedicata al futuro energetico, che ha richiamato a Venezia fisici e climatologi da tutto il mondo. Professor Rubbia, perché se ne va in Spagna? In Italia non c´è la volontà di sviluppare nuove fonti energetiche pulite? «Noi abbiamo lanciato in Italia quello che si chiama "solare termodinamico". Non il solare di oggi, fotovoltaico, ma un sistema molto più efficiente. Abbiamo fatto tre anni di ricerche e sviluppo. Questo primo impianto industriale si doveva fare con la collaborazione Enea-Enel a Priolo. Era il primo impianto che poteva utilizzare l´idea partita da Archimede, quella degli specchi ustori, per produrre calore che poi genera energia. Questo impianto era già precommerciale, nel senso che una grossa parte del finanziamento veniva dalle banche. Era un progetto non solo scientificamente di avanguardia, che si sarebbe fatto solo in Italia, ma anche vantaggioso perché non chiedeva al governo grandi somme per il finanziamento». Un´occasione perduta. Perché è naufragata? «Abbiamo chiesto un anno e mezzo fa di avere una risposta semplice. Ci voleva qualcuno nel ministero delle Attività produttive e dell´Ambiente che dicesse "il solare termodinamico che voi avete progettato è verde, pulito, come l´energia eolica o il solare fotovoltaico". Ma essendo una cosa nuova nessuno ha voluto esprimersi. Abbiamo atteso un anno e mezzo. Nel frattempo gli spagnoli hanno fatto una legge che dichiara che il solare termodinamico è verde. Risultato: io adesso me ne sono andato dall´Enea e ho preso la responsabilità del progetto per sviluppare la stessa tecnologia in Spagna». Con la creazione di nuovi posti di lavoro qualificati in quel paese invece che in Italia. «Certo. Dal punto di vista scientifico che l´impianto, di rilevanza mondiale, venga realizzato in un paese piuttosto che in un altro non cambia nulla. Ma che posti di lavoro si creino in Spagna invece che in Italia è una realtà». L´uragano Rita sta per abbattersi sul Texas. Katrina ha appena causato devastazioni incalcolabili. Il clima del pianeta sta cambiando e il riscaldamento complessivo della Terra, che ne è la causa, sembra inarrestabile. Quali scelte strategiche dobbiamo prendere, sul fronte energetico, per ridurre l´effetto serra? «Una volta, nella zona caraibica, si verificava un uragano dagli effetti devastanti ogni 4 anni. Adesso ne abbiamo due all´anno. Il motivo sta nella temperatura del mare che è in costante aumento. Gli oceani sono come pentole piene d´acqua sui fornelli della cucina. Se giriamo la manopola e alziamo la fiamma l´acqua bolle. Si crea vapore che determina la formazione di uragani. Ogni anno, inoltre, nascono 90 milioni di individui sul pianeta. E la quantità di energia che viene consumata continua a crescere. Non era mai successa una cosa del genere nella storia del pianeta. Non sappiamo esattamente cosa accadrà. Ci troviamo dentro a un esperimento. Purtroppo siamo proprio dentro a una immensa provetta. Se ci andrà male andrà male a tutti». Bisogna girare al più presto la manopola e abbassare la fiamma sotto alla pentola. «A lungo termine esistono solo due sorgenti di energia che ci permetteranno di abbassare la temperatura del pianeta: il solare nuovo e il nuovo nucleare. Un nucleare capace di eliminare il problema dei rifiuti e di spezzare il rapporto tra energia nucleare e usi militari. Penso alla fissione fatta non sull´uranio, ma sul torio». Perché non parla dell´idrogeno, l´attesa rivoluzione del futuro? «L´idrogeno va molto bene. Ma se si produce l´idrogeno partendo dal gas naturale o dal carbone non serve a niente. Alla fine si avrebbe nell´atmosfera la stessa quantità di anidride carbonica. Meglio bruciare direttamente il gas naturale o il carbone. Bisogna passare al solare. L´idrogeno deve essere prodotto con energia solare. Lei può prendere della luce solare e con questa trasformare l´acqua in idrogeno e ossigeno. L´ossigeno lo mette in giro, a grande beneficio del mondo, come fanno le piante. L´idrogeno lo recuperato e diventa un gas naturale sintetico. Si potrà pensare di far viaggiare l´idrogeno fin dentro le case, proprio come si fa col gas naturale». E cucinare, in casa, su cucine a gas all´idrogeno. «Certamente. Senza riscaldare più il pentolone degli oceani».
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Fonte: Ticinonline Ticinonline - 24/09/2005
BRUXELLES - La Commissione Ue punta ad includere il settore aereo nel sistema europeo di commercio delle emissioni di gas nocivi. La proposta si prevede verrà adottata martedì, in occasione della consueta riunione settimanale dell'esecutivo europeo. Il mercato di compravendita dei permessi ad immettere nell'aria Co2 e altri gas ad effetto serra, lanciato dall'Unione europea all'inizio del 2005 nell'ambito del protocollo di Kyoto, prevede che le imprese più inquinanti, se superano determinati limiti nell'emissione di biossido di carbonio, possano acquistare 'dirittì e 'quotè da altre aziende più virtuose. Allo studio, per coinvolgere finanziariamente il settore aereo in questa gestione attiva del problema dell'inquinamento, vi sono tre modalità: una tassa specifica, un extra sul biglietto aereo oppure l'inclusione vera e propria delle compagnie aeree nel sistema di trading di emissioni. La Commissione europea, e in particolare il commissario all'Ambiente, Stavros Dimas, si sono ripetutamente pronunciati a favore della terza possibilità. Anche perchè l'ipotesi di una tassa ad hoc è già stata avanzata dai ministri finanziari dell'Ue per finanziare la raccolta di fondi per l'aiuto ai paesi in via di sviluppo. La partecipazione del settore aereo al sistema europeo di commercio delle emissioni di gas nocivi potrebbe avvenire a partire dal 2008 e, secondo studi della Commissione, potrebbe far aumentare il prezzo dei biglietti fino a 9-10 euro per tratta. ATS
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Tratto da: Rai.it - Homepage - 25/09/2005
Uragani, l'allarme degli scienziati In passato gli Usa erano colpiti da uno o due uragani ogni due anni, oggi ne arrivano quattro. La temperatura dell'acqua degli oceani nella zone tropicale e' aumentata di 1,5 gradi. Mentre il Texas e' minacciato da un nuovo urgano, Rita, altrettanto violento di quello che soltanto pochi giorni fa ha travolto la Louisiana, gli esperti internazionali di energia e clima riuniti a Venezia, nella conferenza sul futuro della scienza, lanciano un appello a politici e societa' perche' riconoscano il problema dei cambiamenti climatici globali come una delle emergenze del pianeta. ''Il problema e' sempre piu' serio'', ha detto il Nobel Carlo Rubbia a margine della conferenza, organizzata dalle Fondazioni Umberto Veronesi, Giorgio Cini e Silvio Tronchetti Provera. ''Lo hanno sostenuto recentemente i presidenti delle accademie scientifiche di tutto il mondo in un appello ai Paesi del G8 - ha proseguito Rubbia - ed anche la comunita' scientifica degli Stati Uniti ha una grossa componente che ritiene necessario agire urgentemente sul problema dei cambiamenti climatici. Basti pensare che se in passato arrivavano uno o due uragani ogni due anni, oggi ne arrivano quattro. Un cambiamento, ha aggiunto, che ''non e' il risultato di un caso''. La temperatura dell'acqua degli oceani nella zone tropicale e' aumentata di 1,5 gradi e secondo Rubbia ''e' evidente che questo cambiamento del clima non è accidentale. Ma anche se ci fosse un dubbio su questo, ha aggiunto, ''e' una questione di prudenza e di buon senso impegnarsi, ad esempio, per ridurre il consumo di anidride carbonica''. Un impegno, questo, che dovrebbero assumersi in prima persona i Paesi piu' ricchi, che producono la maggiore quantita' di emissioni inquinanti. ''E' dei Paesi avanzati la responsabilita' di aprire una nuova strada'', anche a vantaggio dei Paesi in via di sviluppo che si preparano a compiere grandi cambiamenti, come India e Cina. Certamente, ha aggiunto, una delle risposte migliori sarebbe investire nella ricerca su nuove fonti energetiche, ''ma non vedo innovazione in questo campo'', ha detto Rubbia. Non resta allora che affidarsi al buon senso: ''la prudenza ci dice di togliere il piede dall'acceleratore e ridurre la velocita'', ha aggiunto. Anche per Michael Graetzel, dell'Istituto di tecnologia di Losanna, ''il problema dell'energia e' planetario'' e le nuove tecnologie non saranno sufficienti a risolverlo considerando che il consumo di energia si e' triplicato e che fra 47 anni le risorse petrolifere saranno esaurite. Per Graetzel, da tempo impegnato nella ricerca sulle celle solari, e' necessario in questo momento affrontare la sfida dell'energia solare. L'invito lanciato dallo storico dell'ecologia Pascal Acot a politici, societa' e agli stessi scienziati e' ''cambiare mentalita'. La societa' - ha detto - deve rendersi conto che affrontare il problema dei cambiamenti climatici e' urgente''.
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Fonte: Meteo Giornale: Oggi residui fenomeni al Nord-Est, domani ancora lieve instabilità sparsa, dal 1° al 3 maggio bel tempo ovunque con solo qualche sporadico temporale sui monti - 25/09/2005
di Renato Dalpiaz Uno studio dei climatologi del prestigioso Goddard Institute (GISS) della NASA mostra che il metano ha un'influenza maggiore rispetto alle precedenti stime sulle modifiche del nostro clima. Gli scienziati hanno difficoltà nel predire e capire quanto sta cambiando il clima. Vi sono anche discussioni sulle metodologie usate per calcolare quanto pesa sul riscaldamento globale ogni possibile agente, naturale o di origine umana che sia. D. Shindell, climatologo del Goddard Institute for Spacial Studies (GISS) della NASA, ritiene che è necessario guardare e studiare i gas serra (greeenhouse gases, GHGs) quando sono emessi, non dopo che si sono mescolati nell'atmosfera. Infatti, avvengono dei cambiamenti chimici nelle molecole dei gas dopo l'immissione nell'atmosfera, a causa dell'interazione con le molecole di altri gas. L'effetto di questi gas non sarebbe quindi raffigurato in modo corretto. Scendiamo nel concreto. Ad esempio il metano: il suo totale atmosferico è influenzato dalle sostanze inquinanti che lo modificano. Abbiamo anche difficoltà, quindi, nello stabilire le politiche di regolamentazione delle emissioni, se non sappiamo esattamente come si comportano questi gas in relazione tra loro. Il metano e l'ozono sono gas serra reattivi dal punto di vista chimico, mentre la CO2 non lo è. Il loro contributo all'effetto serra è difficile da individuare non tenendo conto dell'interazione tra i vari gas. Alcune delle più grandi inchieste sullo stato del nostro pianeta in via di riscaldamento derivano da una serie di rapporti dell'IPCC Assessment. In essi ci si basa su misurazioni dei gas serra come sono nell'atmosfera, dopo che possono essersi mescolati gli uni con gli altri. Non ci si basa sulle emissioni effettive. Shindell ritiene utile misurare le emissioni e individuarne l'impatto. Il suo studio al riguardo, "An emissions-based view of climate forcing by methane and ozone", è stato pubblicato recentemente in Geophysical Research Letters. Sommando gli effetti individuali di ogni gas sul Global Warming, si è ottenuto un totale che differisce del 10% rispetto a quello calcolato in modo "tradizionale". Shindell e i suoi colleghi hanno dunque compreso che la piccola differenza deriva dalla separazione delle emissioni l'una dall'altra. I principali gas serra sono la CO2, il metano, l'ossido d'azoto e i CFC. Tali gas sono chiamati "well mixed", ben miscelati, per il loro tempo di vita superiore ai dieci anni, che consente loro di disperdersi uniformemente nell'atmosfera. La loro origine è sia naturale che umana. In particolare l'ozono della bassa atmosfera, l'ozono troposferico, che è il maggior componente dello smog, molto dannoso per la salute dell'uomo e dell'ecosistema, è anche un gas serra, mentre nella stratosfera protegge la vita sulla Terra, filtrando gli UV solari. Secondo i nuovi calcoli l'impatto del metano sul Global Warming può essere doppio rispetto a quanto previsto finora. Si arriverebbe ad un terzo degli effetti che avrebbero provocato il riscaldamento tra il 1750 e oggi. Il rapporto IPCC calcolava l'influenza del metano atmosferico, stimandolo responsabile per circa un sesto dell'effetto totale dei gas serra "well mixed". Questo raddoppio sarebbe in parte attribuibile all'impatto delle emissioni di metano sull'ozono troposferico dall'epoca della rivoluzione industriale. Quindi la vera fonte del riscaldamento attribuito all'ozono sarebbe il metano. Si noti anche come emissioni di ossido d'azoto possono portare a reazioni chimiche che eliminano il metano e, quindi, dar luogo a raffreddamento. In termini chimico-fisici il metano è 20 volte più potente della CO2 come gas serra, ma la CO2 è molto più abbondante e il suo tasso di crescita previsto assai maggiore. Dal 1750, le concentrazioni di metano atmosferico sono più che raddoppiate, benché il tasso di crescita abbia rallentato durante gli anni 80-90. Le fonti delle emissioni di metano sono di origine naturale come le aree umide, gli idrati di metano nei fondali oceanici, il permafrost, le termiti, gli oceani e altre, mentre le fonti legate all'uomo sono i combustibili fossili, gli allevamenti di bestiame e le risaie. Per approfondimenti: NASA GISS: Research News: Methane's Impacts on Climate Change May Be Twice Previous Estimates © Meteogiornale
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Fonte: La Nuova Ecologia.it - il giornale di Legambiente - 27/09/2005
In volo dal 29 settembre il primo Uav italiano. Progettato dall’Università Parthenope di Napoli sarà presentato dall’Ordine dei biologi a Belluria. Controllerà foreste e parchi, la qualità dell’aria e le zone colpite da disastri naturali Si libra nell'aria come un palloncino, in verticale, non ha bisogno di infrastrutture per la partenza o per l'atterraggio, è silenzioso, non inquina perché è mosso da due motori elettrici che gli consentono di restare fermo a mezz'aria a qualsiasi altezza dal suolo. È un dirigibile di 12 metri, anzi, per la precisione un Uav, Unmanned aerial vehicle. Si tratta di uno dei primi esperimenti di "aerobotica", la robotica applicata all'aeronautica. È nato nei laboratori dell'Università Parthenope di Napoli ed effettuerà il suo primo volo in occasione del convengo internazionale dell'ordine dei biologi, in programma dal 29 settembre al 1 ottobre a Bellaria (Rimini). In questa occasione porterà a bordo tutta la strumentazione tecnica necessaria per effettuare rilevazioni sulla qualità dell'aria, delle acque marine e fluviali e anche del territorio con una telecamera a raggi infrarossi. «Questo strumento innovativo - spiega Ernesto Landi, presidente dell'Ordine nazionale dei biologi - consente di rilevare i parametri chimici, come ossidi di azoto, polveri sottili, anidride carbonica e parametri microbiologici quali agenti patogeni veicolati da aerosol in situazioni di emergenza come l'analisi di nubi tossiche da incidenti industriali». Direttamente dal dirigibile, in tempo reale, i dati raccolti verranno trasmessi a terra a una stazione di controllo (Gcs Ground control station) e potranno essere trasmessi, via Internet, ad altri computer, in qualsiasi angolo del mondo. Il dirigibile dai natali partenopei che volerà a Bellaria, non ha bisogno di pilota, viene comandato da terra. «Per questo motivo - argomenta Massimiliano Lega, responsabile della piattaforma Uav - è lo strumento ideale per le missioni da condurre in zone di difficile accesso a persone o mezzi più ingombranti come aerei o elicotteri». L'innovazione sta nel fatto che il dirigibile ha la capacità di posizionarsi ad altezze variabili senza spostare l'aria, causando un rimescolamento che comprometterebbe l'esito delle analisi. Il primo impiego dei dirigibili telecomandati, come spesso accade, è stato in campo militare. «Gli Uav - spiega Lega - esistono da oltre 50 anni ma la loro fama è venuta alla ribalta solo in questi ultimi tempi, anche se purtroppo, in concomitanza di conflitti come quello dei Balcani, dell'Afghanistan e dell'Iraq». Con quali impieghi? «Lo sviluppo iniziale di questi mezzi continua il responsabile della piattaforma - era dovuto all'esigenza di coprire le tipologie di missioni identificare con l'appellativo D3 (Dirty, dull, dangerous), vale a dire quelle missioni che risultano essere "sporche", ad esempio missioni in zone contaminate, monotone (sorveglianza e ricognizione) e sostanzialmente pericolose per l'incolumità dei piloti a bordo». Recentemente, invece, l'impiego degli Uav in campo civile è divenuto di grande interesse grazie alla crescita dell'affidabilità e alla riduzione dei costi che li ha resi strumenti ideali per il monitoraggio dell'ambiente e del territorio. Le applicazioni vanno dal controllo delle foreste e dei parchi naturali, al monitoraggio dell'inquinamento atmosferico, al controllo delle zone colpite da disastri naturali o contaminate da elementi chimici o radioattivi. In agricoltura è possibile impiegare gli Uav per l'irrorazione e il trattamento dei campi con prodotti chimici e per il monitoraggio delle fasi di coltura.(ansa).
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Fonte: www.regione.lombardia.it - 27/09/2005
Misure strutturali e iniziative a breve termine. Si basa su entrambi questi tipi di interventi l'azione della Regione in tema protezione dell'ambiente dall'inquinamento dell'aria che, su delega del presidente della Regione Roberto Formigoni, l'assessore alla Protezione Civile, Massimo Buscemi, ha illustrato al convegno "Qualità dell'aria e qualità della vita", tenutosi a Milano nell'ambito dell'iniziativa "Ambiente è Sviluppo" promossa dal Ministero dell'Ambiente. La ricerca di politiche per lo sviluppo sostenibile e durevole rappresenta infatti una delle sfide più importanti da affrontare e vincere, per cui - come ha rilevato l'assessore Buscemi - "non è più possibile oggi pensare al progresso delle attività umane senza tenere conto della dimensione ambientale". Buscemi ha rivendicato i buoni risultati raggiunti negli ultimi anni grazie alle azioni messe in campo per contrastare l'inquinamento: "a fronte dell'aumento della popolazione, del PIL, del numero dei veicoli circolanti, delle autovetture diesel e della vendita di gasolio per autotrazione, si è registrata - ha detto Buscemi - una riduzione del trend complessivo delle concentrazioni dei principali inquinanti quali il biossido di azoto, il biossido di zolfo, il monossido di carbonio ed il PM10". LE MISURE STRUTTURALI 2005/2010 Ma gli obiettivi per i prossimi anni sono ancora più ambiziosi: la Giunta regionale ha infatti già approvato un pacchetto di "Misure strutturali per la qualità dell'aria 2005-2010", che prevedono investimenti per circa 600 milioni di euro, destinati a ridurre del 50% le emissioni di polveri sottili in Lombardia. Gli interventi in programma riguardano tutte le fonti inquinanti con un forte investimento nell'innovazione: - emissioni da traffico (progressiva limitazione dei veicoli più inquinanti, obbligo d'installazione di filtri anti-particolato sostenuto da incentivi, rinnovo del parco mezzi di flotte pubbliche e private e di ciclomotori e motocicli, ecc); - emissioni da sorgenti stazionarie (incentivazione economica per la diffusione di caldaie più evolute, filtri catalitici per generatori termici, accordi e partnership con operatori industriali e commerciali, ecc) - misure d'innovazione tecnologica (misure a sostegno dei sistemi ad energia solare, geotermico e teleriscaldamento; sostegno alla diffusione di rivestimenti fotocatalitici; sostegno all'acquisto di elettrodomestici a basso consumo; diffusione di metano, del GPL e di combustibili alternativi per autotrazione mediante "tessere di sconto"; sviluppo del progetto idrogeno e celle a combustibile). "Questo programma di misure - ha detto Buscemi - è stato valutato eccellentemente dalla Commissione Europea ed è diventato un modello per tutta l'Europa. Le misure saranno realizzate in stretta collaborazione con la stessa UE, attraverso il pieno coinvolgimento dei suoi organismi operativi di maggiore livello tecnico e scientifico, quali il Centro Comune di Ricerca di Ispra e in sintonia con gli organismi regionali e statali". LE INIZIATIVE A BREVE TERMINE Accanto alla misure strutturali di lungo periodo la Regione ha deciso anche di continuare a proporre azioni per il periodo invernale, come il fermo programmato dei veicoli più inquinanti nelle fasce centrali della mattina e del pomeriggio e le "Giornate dell'Ambiente", che prevedono un fermo totale domenicale del traffico dalle 8 alle 20. "Per rendere ancora più incisive ed efficaci queste misure - ha aggiunto l'assessore Buscemi - la Regione ha invitato tutti gli Enti locali lombardi non compresi nelle aree critiche ad aderire al Piano, realizzando anche sul proprio territorio le 'Giornate dell'ambiente' e il fermo programmato dei veicoli più inquinanti". "Parallelamente - ha concluso l'assessore - la Regione Lombardia proporrà l'istituzione di un Tavolo interregionale con le altre Regioni del bacino padano (Piemonte, Veneto, Emilia Romagna), con lo scopo di condividere le linee generali di intervento rispetto ad un problema comune". (Ln)
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