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La Commissione europea ha varato stamani il piano per ridurre le emissioni di CO2 delle automobili. La strategia prevede di limitare entro il 2012 le emissioni inquinanti a 120 grammi per Km, circa il 25% in meno rispetto agli attuali livelli. Il piano approvato è il compromesso tra la posizione "pro-ambiente" di Stavros Dimas, commissario Ue all'ambiente, e "pro-imprese" di Gunter Vehreugen, commissario Ue all'industria. Per quanto riguarda, invece, le nuove flotte di auto esse dovranno ridurre il carico delle emissioni di ulteriori 10 grammi per Km attraverso misure aggiuntive, tra cui il miglioramento delle gomme e dell'aria condizionata, indicatori di velocità e maggior uso di eco carburanti. Tra il 1998 e 1999, l'industria automobilistica europea si era impegnata, su base volontaria, a ridurre le emissioni di C02 ad una media di 140 grammi entro il 2008-2009. Ma nel 2005, la media delle emissioni è stata ancora pari a 162 grammi al Km. Di qui la necessità - secondo l'esecutivo Ue - di non lasciare la materia su base volontaria, ma di imporre tetti con leggi obbligatorie. Il provvedimento per la riduzione delle emissioni di C02 fa parte di una strategia complessiva della Ue per rispettare gli impegni assunti nell'ambito del Protocollo di Kyoto per ridurre i gas ad effetto serra e fare la propria parte nella lotta al cambiamento climatico. 2007 - redattore: VC Per maggiori informazioni andare alla pagina web: Rapid - Press Releases - EUROPA
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Fonte: Famiglia Cristiana n. 6 del 11 febbraio 2007
di Barbara Carazzolo Forse c’è ancora qualcuno che crede che la Terra sia piatta, le risorse del pianeta infinite e gli allarmi climatici degli ultimi vent’anni un’amena banalità. Ma i 2.500 scienziati di tutto il mondo che hanno lavorato al quarto rapporto dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate changes), l’organismo delle Nazioni Unite che si occupa dei cambiamenti climatici, non hanno più dubbi. Nel rapporto, presentato a Parigi la settimana scorsa, i dati parlano da soli: la temperatura del pianeta è aumentata di 0,74 gradi negli ultimi cento anni ed è destinata a crescere più in fretta del previsto (da un minimo di 1,1 gradi se le emissioni di gas serra saranno basse a un massimo di 6,4 gradi se, invece, saranno alte); il livello dei mari è cresciuto, dal 1961 al 2003, di 1,8 millimetri all’anno ed è destinato ad aumentare nei prossimi cento anni da 28 a 43 centimetri, mentre il riscaldamento di alcuni oceani si è esteso fino a 3.000 metri di profondità; dal 1978, inoltre, l’estensione media del ghiaccio marino artico si è ridotta del 2,7 per cento ogni dieci anni; infine, è aumentata l’intensità degli eventi estremi come cicloni tropicali, tempeste tropicali ed extratropicali, alluvioni, siccità, ondate di caldo e di freddo. «Negli ultimi cento anni la temperatura media globale è aumentata di 0,74 gradi, ma mentre nei decenni passati saliva a un tasso di circa 0,06 gradi per decennio, negli ultimi 50 anni il tasso è stato di 0,13 gradi ed è arrivato ultimamente a 0,25», dice Vincenzo Ferrara, uno dei maggiori esperti di clima del Cnr e coordinatore della conferenza sul clima voluta dal ministero dell’Ambiente che si terrà a Roma prima dell’estate. E che la responsabilità principale dell’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera sia dell’attività umana è, anche questo, un dato accertato. «I fattori naturali che possono aver causato dei cambiamenti climatici dal 1750 a oggi sono: variabilità solare, meteoriti, eruzioni vulcaniche e meccanismi interni di mutabilità climatica», spiega Sergio Castellari dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e "focal point" dell’Ipcc per l’Italia. «Però durante questi 250 anni non si sono verificati impatti da meteoriti tali da influenzare il clima, le eruzioni vulcaniche hanno causato conseguenze a breve termine (pochi anni) e l’attività solare ha avuto un impatto minore (più 0,12 watt per metro quadro) rispetto a quello provocato dalle attività umane (più 3,0 watt m²)». Questi sono i dati "nudi e crudi" del primo dei tre rapporti dell’Ipcc dedicato alle basi scientifiche dei cambiamenti climatici. Gli altri due, che verranno presentati ad aprile a Bruxelles e a maggio a Bangkok, tratteranno rispettivamente delle opzioni di adattamento, cioè la situazione attuale dei sistemi naturali e umani nei vari Paesi, la loro vulnerabilità e le possibilità di intervento e, infine, dei diversi scenari possibili di "mitigazione", cioè di riduzione delle emissioni dei gas serra. «Anche noi stiamo lavorando per presentare al Governo italiano delle proposte concrete per il suo piano di adattamento», dice Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf. La nostra preoccupazione, infatti, è che l’uomo politico mediamente informato veda il "piano di adattamento" come un insieme di opere di difesa sul modello del Mose di Venezia. Mentre invece è fondamentale intervenire su un migliore utilizzo del suolo, delle acque, delle coste e delle montagne, sui corridoi biologici, sulla forestazione, sull’agricoltura. Stanno lavorando con noi i migliori scienziati italiani specialisti in vari settori, dal climatologo Antonio Navarra all’ecologo forestale Riccardo Valentini, da Marino Gatto, esperto di modellistica ecologica, a Franco Miglietta, specializzato negli equilibri del carbonio in agricoltura». E gli interventi non sono più rimandabili, visto che i cambiamenti climatici stanno già provocando una serie di emergenze da non sottovalutare. Qualche esempio? «Negli ultimi anni la tendenza ad avere estati molto calde crea problemi non solo alla salute umana, come dimostra l’incremento del 40 per cento dei ricoveri nel luglio di quest’anno e nell’agosto del 2003», dice Giampiero Maracchi, ordinario di Climatologia all’Università di Firenze e direttore dell’Istituto di biometeorologia del Cnr. «Ma anche ai sistemi forestali e agricoli. Nel Nord Italia, per esempio, sono aumentate moltissimo le micotossine del mais, causate da un fungo che le produce quando è sotto stress per via di temperature sopra i 34 gradi. Una concentrazione troppo elevata di micotossine negli alimenti è vietata e così, in Piemonte, si è dovuto bruciare questo mais come combustibile. L’eccessivo calore influenza anche la produzione di latte e provoca il diffondersi di molte patologie delle piante e degli animali. Senza contare le nostre risorse idriche. Le precipitazioni troppo intense e fuori stagione impediscono alle falde di ricaricarsi. La prossima estate, per esempio, rischiamo grossi problemi di siccità perché c’è un deficit di pioggia del 50 per cento. E si preannuncia un’estate molto calda. Ma non bisogna pensare che il surriscaldamento del pianeta provochi principalmente caldo ovunque. Paradossalmente l’Europa rischia il gelo polare: se si dovessero sciogliere i ghiacci della Groenlandia, infatti, tutta quell’acqua dolce nell’oceano inciderebbe sulla corrente del Golfo che assicura il nostro clima temperato. E la temperatura si abbasserebbe di circa 7 gradi».
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Fonte: ilgiorno.quotidiano.net - 08/02/2007
Milano - Sostegno e sviluppo del trasporto pubblico locale; limitazioni alla circolazione per i veicoli più inquinanti; divieto d'uso dell'olio combustibile; incentivi alla diffusione di veicoli e impianti di riscaldamento meno inquinanti; campagna informativa sulla legna da ardere e le biomasse (insieme alla definizione di limiti e nuove regole per il loro utilizzo); valutazione dei benefici derivanti dalle misure di abbattimento delle emissioni. E una giornata di fermo della circolazione in tutte le Regioni della Valle Padana, il 25 febbraio, dalle 8 alle 20, secondo modalità definite da ciascuna Regione in base alle sue competenze e alle sue normative. E con la richiesta, rivolta al Governo, di concordare iniziative adeguate anche per quanto riguarda il traffico autostradale, che esula dalle competenze delle Regioni. Sono questi i punti principali dell'"Accordo per la prevenzione e la riduzione dell'inquinamento atmosferico", sottoscritto oggi a Roma dai presidenti (o loro delegati) di Lombardia (pres. Roberto Formigoni), Emilia Romagna (pres. Vasco Errani), Piemonte (pres. Mercedes Bresso), Valle d'Aosta , Veneto, Province autonome di Trento e Bolzano, oltre che dal Canton Ticino (che non effettuerà il blocco del 25). L'Accordo costituisce un fatto inedito in Italia e in Europa. "L'accordo firmato oggi - ha sottolineato il presidente lombardo Roberto Formigoni - costituisce un evento di grande rilevanza politica. La decisione di Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Province autonome di Trento e Bolzano e Canton Ticino di dare una forte e concreta svolta alle proprie politiche ambientali, assumendosi la responsabilità non solo di indirizzare le proprie scelte verso un obiettivo comune, ma anche di concordare metodologie e misure di intervento omogenee, costituisce un elemento del tutto nuovo e significativo". E' evidente che l'ampiezza territoriale delle iniziative messe in campo (con un programma che ha come obiettivo temporale il 2010, anno di fine delle legislature regionali) ha di per sé grande rilievo per l'efficacia dei provvedimenti, tanto più in un'area, come quella padana, fortemente svantaggiata dalle condizioni orografiche e climatiche per quanto riguarda la dispersione delle polveri sottili e per di più caratterizzata da una forte concentrazione di popolazione, traffico e impianti industriali. Ma anche il superamento delle differenze politiche e ideologiche delle diverse Amministrazioni è un fatto di grande positività, al punto che - come ha rilevato lo stesso Formigoni - "essa è guardata con grande attenzione e favore dalla Commissione Europea" (è già attivo tra l'altro un accordo di collaborazione tra Regione Lombardia e Centro Comune di Ricerche della Commissione Europea per lo studio e il monitoraggio degli interventi sulla qualità dell'aria. Recentemente anche gli altri firmatari dell'Accordo hanno condiviso l'opportunità di partecipare alle fasi di scambio di dati e alla elaborazione di modelli). E si propone come una forte novità di cui il Governo deve tener conto. "La capacità delle Regioni di confrontarsi, organizzarsi e individuare soluzioni al problema dell'aria - è stato sottolineato - dimostra, da un lato, l'attenzione alla qualità della vita dei nostri cittadini e, dall'altro, la capacità di governo di sistemi complessi". "Questa capacità - ha detto Formigoni - va considerata anche dal Governo nazionale; le azioni per la tutela dell'ambiente non possono aver successo se non sono svolte in modo integrato tra i diversi livelli di governo". Compreso il problema dei finanziamenti: la firma dell'Accordo odierno è anche un appello al Governo nazionale perché metta a disposizione risorse adeguate per le aree del Paese a maggior rischio ambientale e le faccia gestire alle Regioni sulla base di programmi concordati. E perché non indugi oltre sul varo di normative che sono necessarie e indilazionabili. Prima fra tutte quelle relative alla obbligatorietà dell'adozione dei filtri antiparticolato per i veicoli diesel e alla loro omologazione per una applicazione a livello di retrofit su vasta scala. E' una richiesta che la Lombardia ha già avanzato da tempo. Per quanto riguarda la giornata di fermo del traffico il 25 febbraio, l'assessore alla Qualità dell'ambiente, Marco Pagnoncelli, anch'egli presente a Roma con Formigoni, ha confermato che si svolgerà dalle 8 alle 20 e riguarderà, per disposizione della Regione, le tre aree critiche (Milano-Como-Sempione, Bergamo, Brescia: quasi 5 milioni di abitanti di 135 comuni) e per adesione volontaria tutti i Comuni e le Province che vorranno aderire (e per i quali la Regione offre sostegno finanziario fino a 260.000 euro).
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Fonte: Notiziario Cordis - 12/02/2007
E' stato messo in palio un premio di 25 Milioni di USD (19,2 Milioni di Euro) da assegnare a chi, singola persona o gruppo, riesca a mettere a punto un sistema commercialmente attuabile per l'eliminazione dei gas a effetto serra. Avviata il 9 febbraio da Sir Richard Branson, presidente del gruppo britannico Virgin, la Virgin Earth Challenge durerà per un periodo iniziale di cinque anni. Si propone di incoraggiare gli scienziati di tutto il mondo a competere tra loro per trovare una soluzione che elimini almeno 1 miliardo di tonnellate di biossido di carbonio (CO2) l'anno dall'atmosfera terrestre. I progetti devono «dare prova di una progettazione commercialmente attuabile che produca come risultato l'eliminazione netta dei gas a effetto serra antropogenici atmosferici ogni anno per almeno un decennio senza eventuali effetti nocivi corrispondenti. Tale eliminazione deve avere effetti a lungo termine e contribuire in maniera consistente alla stabilità del clima terrestre», si legge in un comunicato stampa del gruppo Virgin. Secondo i risultati pubblicati di recente dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, le temperature terrestri potrebbero salire di addirittura 6,4 °C entro la fine del secolo. Gli scienziati sono sempre più concordi nell'affermare che il riscaldamento globale è il prodotto del biossido di carbonio e di altri gas a effetto serra generati dall'azione dell'uomo. «Auspichiamo e riteniamo che il vincitore della Virgin Earth Challenge ci aiuterà a invertire la rotta di collisione attualmente seguita dal nostro meraviglioso pianeta. Il vincitore non solo passerà alla storia, ma conserverà anche la storia per molte, molte generazioni a venire», ha dichiarato Sir Richard in occasione del lancio del premio. «è tuttavia importante ricordare che vi è una reale possibilità che nessuno possa aggiudicarsi tale premio. I governi e i cittadini devono continuare a fare ogni sforzo possibile per ridurre radicalmente le emissioni di CO2», ha sottolineato. Le candidature verranno giudicate da un gruppo di scienziati, esperti ambientali e sostenitori tra cui, solo per citarne alcuni, l'ex vicepresidente americano Al Gore, il direttore dell'Institute for Space Studies della NASA James Hansen, e l'ideatore della teoria di Gaia James Lovelock. I membri della giuria si riuniranno con frequenza annuale per valutare se nel corso dell'anno precedente sia stato presentato, a loro avviso, un progetto meritevole del premio. Se sarà stato sottoposto un tale progetto, il premio potrebbe essere assegnato prima della scadenza del periodo quinquennale. Se alla fine dei cinque anni non sarà stato selezionato alcun vincitore, i giudici potrebbero decidere di prolungare il premio per un ulteriore periodo. Per ulteriori informazioni consultare: VIRGIN EARTH CHALLENGE
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Fonte: Greenpeace - 12/02/2007
La rivoluzione dell'efficienza Questo rapporto, commissionato da Greenpeace al gruppo eERG del Politecnico di Milano, rappresenta un vero e proprio studio di fattibilità dell'obiettivo del 20 per cento di aumento dell'efficienza per quanto riguarda gli usi finali dell'elettricità in l'Italia. I risultati di questo studio sono molto promettenti, anche se i valori di risparmio energetico presi in considerazione sono ampiamente sottostimati. Il quarto rapporto dell'IPCC conferma che la principale sfida ambientale del ventunesimo secolo è quella del clima globale. Per mantenere l'aumento del riscaldamento entro il limite dei 2°C - limite oltre il quale i rischi di un collasso degli ecosistemi sono elevatissimi - vanno attuate riduzioni delle emissioni di gas serra dell'ordine del 60-80 per cento entro il secolo. Serve quindi una vera e propria rivoluzione dell'energia. E l'efficienza è alla base di questa rivoluzione, perchè solo un aumento significativo dell'efficienza con cui usiamo e produciamo energia può consentire alle fonti rinnovabili di veder crescere in modo rilevante il loro contributo al fabbisogno globale di energia. Questo studio ci presenta una buona notizia: esiste in Italia un potenziale di efficienza ampiamente ottenibile entro il 2020 e superiore al 20 per cento che, se realizzato, produrrebbe benefici economici netti. Per realizzare il potenziale economicamente conveniente occorrerebbero, nel complesso, investimenti in tecnologie e programmi per circa 80 miliardi di euro - 5,7 miliardi/anno circa negli anni dal 2007 al 2020 - con un beneficio economico che si protrarrà nel tempo fino al 2040. Ci sarebbe anche una ricaduta occupazionale che viene stimata nell'ordine dei 60.000 posti di lavoro in 14 anni (valore medio). Con l'efficienza energetica È possibile tagliare 50 milioni di tonnellate di CO2 rispetto allo scenario tendenziale. Il rapporto individua tecnologie e settori, costi e benefici, identifica le barriere che non consentono un uso più efficiente dell'energia e fornisce indicazioni per il loro superamento. Questo studio condensa dati, informazioni e elaborazioni tecniche che il gruppo eERG del Politecnico di Milano ha sviluppato sin dal 1996 in diversi studi condotti in campo internazionale e italiano. Per leggere il rapporto andare alla pagina web: La rivoluzione dell'efficienza
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Fonte: Opa/Adnkronos Salute - 13/02/2007
Milano - Cancro, malattie al cuore e 'faccia da fumo', con pelle cadente, rughe inconfondibili, colorito spento e occhiaie. Così le sigarette rovinano le donne. Specie in Italia, dove le 'bionde' fanno sempre più breccia tra il gentil sesso: quasi una connazionale su cinque è infatti 'schiava' del pacchetto, e altrettante non abbandonano cerini e posacenere nemmeno quando aspettano un bambino. A ricordare alle irriducibili le 'stimmate' del fumo sono il chirurgo oncologo Gianni Ravasi, presidente della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) di Milano, e la dermatologa dell'università Statale cittadina Riccarda Serri, rappresentante dell'Associazione Donne dermatologhe Italia (Ddi). Intervenuti oggi nel capoluogo lombardo alla presentazione di un progetto di disassuefazione 'per lei' promosso dal Comune, i due esperti hanno rilanciato un appello: "Dite basta, smettere allunga la vita e rende più belle". Tra le 4 mila sostanze chimiche contenute nel tabacco, almeno 60 sono cancerogene, avverte Ravasi. E così, "fra i tumori da fumo non c'è solo quello al polmone - aggiunge - ma si ammalano anche bocca, faringe, laringe, esofago, pancreas, rene, collo dell'utero, vescica e seno". Non solo. "Nelle donne la sigaretta annulla l'effetto 'scudo' degli estrogeni contro l'infarto e altri eventi cardiovascolari - sottolinea lo specialista - ed è nociva sulle funzioni riproduttive, sull'andamento della gravidanza e sul feto: il bimbo rischia di nascere prima e più piccolo, la mortalità neonatale aumenta e cresce il pericolo di morte improvvisa". Ma a risentirne è anche la bellezza, evidenzia Serri, che "sfiorisce in anticipo nel 100% delle donne fumatrici. Dopo 10 anni di sigarette sul viso compaiono infatti le 'impronte' tipiche della cosiddetta 'smoker's face' o 'faccia da fumo'. Ed è per amor di bellezza, oltre che per coerenza, che io stessa ho detto stop a quello che non è un 'vizio', bensì una dipendenza patologica". Il termine 'smoker's face', racconta Serri, "fu coniato per la prima volta nel 1985 dal medico inglese Douglas Model, che ha pubblicato sul 'British Medical Journal' un articolo in cui si evidenziavano una serie di peculiarità sul volto dei fumatori di lunga data". L'elenco è lungo: "Zampe di gallina e rughe molto accentuate intorno agli occhi; guance scavate e cadenti; rughe perpendicolari alle labbra, con linee più sottili su guance e mandibole; perdita di elasticità della pelle del viso, che diventa molle e cedevole oltre che secca, ruvida e poco compatta; colorito a chiazze leggermente arrossate, aranciate o addirittura violacee, e spesso innaturalmente pallido". Infine, sulla 'faccia da fumo' "sono presenti anche 'borse' alle palpebre". Ma come fa il fumo a 'cancellare' la bellezza? "Le tossine che libera restringono i capillari riducendo il flusso di ossigeno e nutrienti - dice la dermatologa - Il fumo diminuisce inoltre le scorte di vitamina A (retinolo) e moltiplica i radicali liberi, abbattendo le capacità rigenerative e cicatrizzanti della cute. Distrugge poi il collagene aumentando la produzione di enzimi metalloproteinasici, e infine la pelle di un tabagista è del 25-40% più sottile rispetto a quella di chi non tocca sigaretta". Eppure il messaggio positivo a chi, come "la maggior parte dei fumatori, fa lo 'struzzo' infilando la testa sotto la sabbia", è che "l'invecchiamento della pelle causato dal fumo è reversibile. Alle donne com'ero io, che come alibi accampavo lo stress e non volevo togliermi anche il piacere delle sigarette, dico anche che fumando non ci si regala nulla, ma ci si toglie bellezza". Non basta? "Vinca almeno la curiosità femminile: nessuna fumatrice può sapere che faccia avrebbe se non fumasse", conclude Serri.
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Fonte: Legambiente - 14/02/2007
Secondo l'OMS sono stati 8.220 i decessi attribuibili per la concentrazione di particolato fine superiore ai 20 ug/m3 in 13 città italiane (Bologna, Catania, Firenze, Genova, Venezia, Milano, Palermo, Pisa, Ravenna, Roma e Torino). Oggi Paolo Crosignani dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, aggiorna i dati in funzione dell'inquinamento che i milanesi hanno respirato nel 2006 (concentrazione media giornaliera di 57 ug/m3 di PM10). Sono 1.575 i decessi a Milano causati dall'eccesso di concentrazioni di PM10 oltre i 30 microgrammi per metro cubo e 675.957 giornate di lavoro perse. Alla luce di queste valutazioni Legambiente e l'Associazione medici per l'ambiente (I.S.D.E) in collaborazione con la Società Italiana di Medicina Generale lancia in anteprima la campagna nazionale per le "Polveri sottili nell'aria", un volantino informativo che sarà presto distribuito negli oltre 60mila gli studi medici d'Italia. Ammalarsi di smog è infatti l'allarme ricorrente dell'inverno delle nostre città afflitte da traffico ed inquinamento, che nel dossier (scaricabile dal sito internet www.legambiente.com) "Effetti a breve e a lungo termine dell'inquinamento atmosferico sulla salute umana" si traduce in malattie, ricoveri, giorni di lavoro persi e decessi. Lo studio parte dai rilevamenti delle polveri sottili, il famigerato PM10, costantemente al disopra della soglia di attenzione, fissata a 40 microgrammi per metro cubo e oltre la quale le centraline registrano lo sforamento. E il particolato fine è uno degli inquinanti in forte relazione con gli effetti sulla nostra salute, ma non solo per la parte più vulnerabile della popolazione, l'inquinamento agisce peggiorando la salute di ogni singolo cittadino. Epicentro dell'inquinamento della Pianura Padana è la città di Milano, con oltre 150 giorni di inquinamento sopra i limiti consentiti nel 2006. I dati presentati da Paolo Crosignani, direttore dell'unità di epidemiologia ambientale dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano, sono poco confortanti: se il PM10 venisse contenuto entro 30 ug/m3 si otterrebbe a lungo termine (10/20 anni) una riduzione di 160 casi di tumore al polmone. E da subito miglioramenti per i casi di bronchite acuta nei bambini con 6100 casi in meno all'anno, ma anche 440 ricoveri in meno per cause respiratorie e 710 ricoveri per cause cardiache, gli attacchi d'asma nei bambini (5.537 in meno) e negli adulti (2.785 in meno). E a conferma dello studio, se nel capoluogo lombardo si riuscisse a passare da un livello di 60 microgrammi a 30, e a mantenerlo per almeno dieci anni, ciascun milanese guadagnerebbe un anno e mezzo di vita. E' il traffico veicolare il principale imputato della produzione di PM10: in un anno è stato stimato che nella provincia di Milano le auto sono la causa del 70% delle emissioni totali. "La lotta all'inquinamento procede a rilento – commenta Andrea Poggio, vicedirettore nazionale di Legambiente -: per questi ritardi noi accusiamo l'Europa, perché minaccia sanzioni ma non concede alle nostre autorità i poteri efficaci per combattere l'inquinamento. Noi accusiamo quasi tutte le industrie perché vendono camion e auto diesel non dotati di filtri antiparticolato di serie imbrogliando i consumatori. Noi accusiamo il governo perché ricorre contro le leggi delle Regioni, perché non estende il divieto agli "Euro 0" alle strade statali e alle autostrade, perché non approva il decreto di omologazione dei filtri. Noi accusiamo le nostre regioni e i nostri comuni di non credere davvero alla lotta che pure hanno intrapreso. Noi accusiamo la maggioranza di Palazzo Marino di non varare la pollution charge che hanno promesso in campagna elettorale. Noi accusiamo i nostri concittadini di andare in bicicletta solo 8 volte meno dei ferraresi e di installare collettori solari 10 volte meno dei tedeschi e 30 volte meno degli austriaci". Così Legambiente e Associazione Medici per l'Ambiente vogliono fare la loro parte con il volantino "Polveri sottili nell'aria" messo a disposizione, in centinaia di migliaia di copie a tutti i medici, con la collaborazione della Società Italiana di Medicina Generale: uno strumento per conoscere il PM10, la sua composizione, gli effetti sulla salute e come ridurre l'inquinamento attraverso le nostre azioni. Coinvolgeremo tutti i medici italiani, che potranno scaricare dai nostri siti internet o ricevere per posta dossier e volantini, per metterli a disposizione dei loro assistiti nelle sale d'attesa degli ambulatori e nelle strutture sanitarie di base. Vogliamo insieme ricordare a tutti i cittadini e alle istituzioni preposte, che l'inquinamento è una vera emergenza nazionale, che richiede provvedimenti significativi e cambiamenti radicali di comportamenti. La campagna è stata possibile grazie al contributo dell'Associazione Italiana Filtri Particolato, che si batte con noi perché il governo italiano vari il decreto di omologazione dei filtri in modo tale che i camion e i furgoni in circolazione oggi, possano inquinare meno domani. Il direttore generale di Legambiente, senatore Francesco Ferrante, sta seguendo passo passo il provvedimento che, dopo mesi di fermo totale, ha appena ripreso il suo lungo iter. Principali effetti dell'inquinamento a Milano evitabili con una riduzione a 30 ug/m3 Mortalità per effetti a lungo termine 1.575 Tumori del polmone per effetti a lungo termine 160 Mortalità 193 Nuovi casi bronchite 155 Episodi di bronchite acuta nei bambini 6.100 attacchi di asma nei bambini 5.537 attacchi di asma negli adulti 2.785 Giorni di attività lavorativa persi 675.957 L'ufficio stampa 02 45475777 – 3287579798
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