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notizie e articoli interessanti sull' inquinamento dell' aria III

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Vecchio 30-04-2009, 10:18
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predefinito notizie e articoli interessanti sull' inquinamento dell' aria III

In questo thread vengono riportate tutte le notizie più significative inerenti l'inquinamento atmosferico.

La raccolta di queste notizie è realizzata con il solo scopo di informare e formare le persone interessate al problema dell’inquinamento dell’aria. Per questo motivo, la sezione rappresenta una grossa miniera di informazioni per lo svolgimento di ricerche o di approfondimenti sul tema.
Per ogni notizia è indicata la fonte e la data di riferimento, per cui è possibile risalire senza problemi al redattore originale.
Nel caso in cui il legittimo possessore dei diritti di pubblicazione di uno o più articoli riportati non condividesse lo spirito di questa sezione, può chiedere ai gestori del sito l’immediata rimozione delle notizie a sè riconducibili.

N.B. Per facilitare il reperimento degli articoli, consiglio di utilizzare l'apposito thread: "Elenco delle notizie raccolte inerenti l’inquinamento dell’aria".

Ultima modifica di News; 02-05-2009 a 15:06
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Vecchio 30-04-2009, 10:19
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predefinito Emissioni dei termovalorizzatori e nanopatologie

Fonte: ARPAT – 10/05/2006

E’ ormai molto vivo il dibattito in merito all’impiego dei termovalorizzatori
per il trattamento dei rifiuti.
Questo è un intervento di Stefano Montanari, Direttore Scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, recentemente intervenuto a Firenze d’una conferenza stampa con Beppe Grillo sull’argomento.


“Ormai non esiste più alcun dubbio a livello scientifico: le micro - e nanoparticelle, comunque prodotte, una volta che siano riuscite a penetrare nell’organismo innescano tutta una serie di reazioni che possono tramutarsi in malattie. Le nanopatologie, appunto. Se è vero che le manifestazioni patologiche più comuni sono forme tumorali, è altrettanto vero che malformazioni fetali, malattie infiammatorie, allergiche e perfino neurologiche sono tutt’altro che rare.
A prova di questo, basta osservare ciò che accade ai reduci, militari o civili che siano, delle guerre del Golfo o dei Balcani o a chi sia scampato al crollo delle Torri Gemelle di New York e di quel crollo ha inalato le polveri.
“Comunque prodotte”, ho scritto sopra a proposito di queste particelle che sono inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili. E l’ultimo aggettivo è sinonimo di patogenico.
Il fatto, poi, che siano anche non biodegradabili, vale a dire che l’organismo non possieda meccanismi per trasformarle in qualcosa di eliminabile, rende l’innesco per la malattia “eterno”, dove l’aggettivo eterno va inteso secondo la durata della vita umana.
Le particelle di cui si è detto hanno dimensioni piccolissime, da qualche centesimo di millimetro fino a pochi milionesimi di millimetro, e più queste sono piccole, più la loro capacità di penetrare intimamente nei tessuti è spiccata; tanto spiccata da riuscire perfino, in alcune circostanze e al di sotto di dimensioni inferiori al micron (un millesimo di millimetro), a penetrare nel nucleo delle cellule senza ledere la membrana che le avvolge. Come questo accada sarà il tema di un incipiente progetto di ricerca europeo che vedrà coinvolto come coordinatore il nostro gruppo.
Se è vero che la natura è una produttrice di queste polveri, e i vulcani ne sono un esempio, è pure vero che le polveri di origine naturale costituiscono una frazione minoritaria del totale che oggi si trova sia in atmosfera (atmosfera significa ciò che respiriamo) sia depositato al suolo, ed è pure vero che la loro granulometria media è, tutto sommato, relativamente grossolana.
È l’uomo il grande produttore di particolato, soprattutto quello più fine. Questo perché la tecnologia moderna è riuscita ad ottenere a buon mercato temperature molto elevate a cui eseguire le più svariate operazioni, e, in linea generale e a parità di materiale bruciato, più elevata è la temperatura alla quale un processo di combustione avviene, minore è la dimensione delle particelle che ne derivano.
A questo proposito, occorre anche tenere conto del fatto che ogni processo di combustione, nessuno escluso, produce particolato, sia esso primario o secondario.
Per particolato primario s’intende quello che nasce direttamente nel crogiolo, per secondario, invece, quello che origina dalla reazione tra i gas esalati dalla combustione (tra gli altri, ossidi di azoto e di zolfo) e la luce, il vapor d’acqua e i composti principalmente organici che si trovano in atmosfera.
Al momento attuale, la legge prescrive che l’inquinamento particolato dell’aria sia valutato determinando la concentrazione di particelle che abbiano un diametro aerodinamico medio di 10 micron - le ormai famose PM10 – e prescrive che la valutazione avvenga per massa.
Nulla si dice ancora, invece, a proposito delle polveri più sottili:
le PM2,5 (cioè particelle con un diametro aerodinamico medio di 2,5 micron), le PM1 (diametro da 1 micron) e le PM0,1 (diametro da 0,1 micron). Sono proprio quelle le polveri realmente patogene, con una patogenicità che cresce in modo quasi esponenziale con il diminuire del diametro. E per avere un’idea degli effetti sulla salute di queste poveri occorre che le particelle siano non pesate ma classificate per dimensione e contate. Dal punto di vista pratico, la massa di una particella da 10 micron corrisponde a quella di 64 particelle da 2,5 micron, oppure di 1.000 da un micron, oppure, ancora, a quella di 1.000.000 di particelle da 0,1 micron. Perciò, valutare il particolato in massa e non per numero e dimensione delle particelle non dà indicazioni utili dal punto di vista sanitario e può, anzi, essere fuorviante.
Venendo al problema dell’inquinamento da rifiuti, è ovvio che questi debbano, in qualche modo, essere smaltiti. A questo punto, è necessario ricordare la cosiddetta legge di Lavoisier o della conservazione della massa. Questa recita che in una reazione chimica la massa delle sostanze reagenti è uguale alla massa dei prodotti di reazione. Il che significa che, secondo le leggi che regolano l’universo, noi riusciamo solo a trasformare le sostanze, ma non ad annullarne la massa. Ciò che avviene quando s’inceneriscono i rifiuti, dunque, altro non è se non la loro trasformazione in qualcosa d’altro, e questa trasformazione è ottenuta tramite l’applicazione di energia sotto forma di calore.
Stante tutto ciò che ho scritto sopra e che è notissimo sia tra gli scienziati sia tra gli studenti delle scuole medie, se noi bruciamo l’immondizia, altro non facciamo se non trasformarla in particelle tanto piccole da farle scomparire alla vista e, con i cosiddetti “termovalorizzatori” – una parola che esiste solo in Italiano e che evoca l’idea ingenuamente falsa che si ricavi valore economico dall’operazione – la trasformazione produce particelle ancora più minute e, dunque, più tossiche. Malauguratamente, non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore a questo, ma, dal punto di vista dei calcoli che si fanno in base alle leggi vigenti, questo ha ben poca importanza: il “termovalorizzatore” produce pochissimo PM10 (peraltro, la legge sugl’inceneritori prescrive ancora la ricerca delle cosiddette polveri totali ed è, perciò, ancora più arretrata) e la quantità enorme di altro particolato non rientra nelle valutazioni. Ragion per cui, a norma di legge l’aria è pulita.
Ancora malauguratamente, tuttavia, l’organismo non si cura delle leggi e le patologie da polveri sottili (le PM10 sono tecnicamente polveri grossolane), un tempo ignorate ma ora sempre più conosciute, sono in costante aumento. Tra queste, le malformazioni fetali e i tumori infantili. Tornando alla legge di Lavoisier, uno dei problemi di cui tener conto nell’incenerimento dei rifiuti è la quantità di residuo che si ottiene.
Poiché nel processo d’incenerimento occorre aggiungere all’immondizia calce viva e una rilevante quantità d’acqua, da una tonnellata di rifiuti bruciata escono una tonnellata di fumi, da 280 a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti (la cui tossicità è enorme), 650 kg di acqua sporca (da depurare) e 25 kg di gesso. Il che significa il doppio di quanto si è inteso “smaltire”, con l’aggravante di avere trasformato il tutto in un prodotto altamente patogenico.
E in questo breve scritto si tiene conto solo del particolato inorganico e non di tutto il resto, dalle diossine (ridotte in quantità ma non eliminate dall’alta temperatura), ai furani, agl’idrocarburi policiclici, agli acidi inorganici (cloridrico, fluoridrico, solforico, ecc.), all’ossido di carbonio e quant’altro.
Affermare, poi, che incenerire i rifiuti significa non ricorrere più alle discariche è un ulteriore falso, dato che le ceneri vanno “smaltite” per legge (decreto Ronchi) in discariche per rifiuti tossici speciali di tipo B1.
Si mediti, poi, anche sul fatto che l’incenerimento comporta il mancato riciclaggio di materiali come plastiche, carta e legno. I “termovalorizzatori” devono funzionare ad alta temperatura e, per questo, hanno bisogno di quei materiali che possiedono un’alta capacità calorifica, vale a dire proprio le plastiche, la carta e il legno che potrebbero e dovrebbero essere oggetto di tutt’altro che difficile riciclaggio.
Tralascio qui del tutto il problema economico perché non rientra nell’argomento specifico, ma il bilancio energetico è fallimentare e, se non ci fossero le tasse dei cittadini a sostenere questa forma di trattamento dei rifiuti, a nessuno verrebbe mai l’idea di costruire impianti così irrazionali.
Rimandando per un trattamento esaustivo dell’argomento ai numerosi testi che lo descrivono compiutamente, compresi i siti Internet dell’ARPA e di varie AUSL, la conclusione che qualunque scienziato non può che trarre è che incenerire i rifiuti è una pratica che non si regge su alcun razionale. Ma, al di là della scienza, il sensus communis del buon padre di famiglia che per i Romani era legge può costituire un’ottima guida. Usare i cosiddetti “termovalorizzatori” spacciandoli per un miglioramento tecnico, poi, non fa che peggiorare la situazione dal punto di vista del nanopatologo, ricorrendo questi a temperature più elevate.
Perciò, una pratica simile non può essere in alcun modo presa in considerazione come alternativa per la soluzione del problema legato allo smaltimento dei rifiuti, se non altro perché i rifiuti non vengono affatto smaltiti ma raddoppiati come massa e resi incomparabilmente più nocivi.”
Stefano Montanari
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Vecchio 30-04-2009, 10:20
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predefinito Clima del futuro: estati torride e piogge violente

Fonte: EYP Video - 09/05/2006

Uno studio del Cnr fa le previsioni del tempo per la fine del secolo e lancia l'allarme: 3-5 gradi in più, desertificazione, coste a rischio di inondazione, precipitazioni più rare ma molto forti. Con lo spettro di un'Europa spaccata in due

Roma - Il Cnr, Consiglio nazionale delle ricerche, prova a prevedere come sarà l'estate italiana nel 2100: temperature di 3-5 gradi più calde, piogge sempre più rare ma più violente, rischio di desertificazione per il mezzogiorno, di frane, dissesti e inondazione delle coste. Insomma, previsioni meteo pur nulla rosee per le vacanze estive di fine secolo.
L'allarme arriva dall'Istituto sull'inquinamento atmosferico del Cnr, che analizza i cambiamenti climatici del pianeta e fa proiezioni per il futuro, in particolare per il trentennio 2071-2100.

Continueranno ad aumentare le temperature, soprattutto nella stagione estiva: a Roma negli ultimi 140 anni si è registrato un grado in più, a fine secolo saranno 3-5. L'atmosfera torrida dell'agosto 2003 non sarà più insomma un evento straordinario, ma una drammatica consuetudine.
Nel nord dell'Europa invece si potrebbe registrare una tendenza opposta: i cambiamenti delle correnti oceaniche dell'Atlantico potrebbero portare a un progressivo raffreddamento, spaccando così il continente in due.

Nel pianeta non sono cresciute solo le colonnine di mercurio, ma anche il livello del mare: in chiusura del XXI secolo saranno da 15 a 90 i centimetri in più. Fatto critico soprattutto per la nostra penisola, dove la concomitanza con fenomeni geologici di abbassamento delle coste mette a rischio di inondazione 33 zone costiere. La Versilia, per esempio, aree tirreniche come la Piana di Fondi, e ancora il tratto che va da Rimini a Monfalcone.

Previsioni dure soprattutto il centro e il sud dell'Italia: qui le piogge impazziranno, cadendo sempre meno (precipitazioni stagionali più basse di 40-50 millimetri) ma più violentemente, creando così concreti rischi di approvvigionamento idrico e di desertificazione, ma anche di frane e dissesti legate alla forza distruttrice dei temporali.

Lo studio, realizzato con il contributo di Operandi-Fondazione British American Tobacco Italia Onlus, raccoglie i contributi di alcuni tra i massimi esperti di enti come Cnr, Enea, Columbia University, Nasa, Università La Sapienza, Università di Lecce, Apat. Curatore del volume sull'analisi climatica, il ricercatore del Cnr Antonello Pasini spiega: "I cambiamenti climatici sono un problema globale ma i loro impatti sulla vita di tutti i giorni, avvengono su una scala più ridotta, dove le caratteristiche locali di territorio, vegetazione, animali possono modificare pesantemente i trend generali''.
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Vecchio 30-04-2009, 10:20
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predefinito Ambiente Italia 2006

Fonte: www.legambiente.com - 10/05/2006

Siamo il Paese europeo, tra i 15 membri storici dell'Unione, con la più alta mobilità di passeggeri su strada (15400 km/ab/anno: +60% sulla Germania, +31% sulla media Ue), e a parte il Lussemburgo quello con la maggiore "dotazione" pro-capite di automobili (58 auto per 100 abitanti, la media Ue è di 48). Nel 2004 (ultimi dati disponibili) il 78% delle città italiane ha superato i limiti fissati dall'Europa per l'inquinamento da polveri sottili (in Europa il 53,5%).

Nel 2004, per la prima volta da sempre, siamo scesi sotto la media europea per quanto riguarda l'intensità energetica, cioè il consumo di energia per unità di Pil (192,6 Kep/1000 euro 1995 contro una media europea di 190,8), e negli ultimi dieci anni - caso anche questo unico nell'Unione europea - i nostri consumi energetici sono cresciuti praticamente allo stesso ritmo del Prodotto interno lordo (13% contro 14%). Nel solare termico e nel solare fotovoltaico l'Italia è quasi all'anno zero: 8 mq/1000 abitanti di pannelli per il solare termico (la media dell'Unione europea a 15 è di 34) e 0,52 watt/abitante di potenza fotovoltaica installata (2,2 la media europea); anche per effetto di questa arretratezza nei trend di sviluppo del solare, il carbone dopo anni torna sorpassare l'idroelettrico e tutte le rinnovabili nel contributo alla produzione energetica. Le nostre emissioni di anidride carbonica (il principale gas a effetto serra) sono cresciute dal 1990 ad oggi di oltre l'11%, mentre in base al Protocollo di Kyoto dovrebbero ridursi del 6,5% entro il 2012 e in Europa sono diminuite dell'1,7%.

Il 45% delle acque di scarico sono fuorilegge (in Europa la percentuale scende al 25%), e quasi il 30% delle acque interne non è balenabile (in Europa solo il 7%).

Galoppa l'abusivismo edilizio (140 mila edifici fuorilegge costruiti dal 2001 al 2005) e più del 30% delle coste italiane sono colpite da fenomeni di erosione (il Europa sono il 20%).

Questi alcuni dei dati meno positivi di "Ambiente Italia 2006", il rapporto annuale di Legambiente presentato questa mattina a Roma dal presidente nazionale Roberto Della Seta, dal presidente onorario Ermete Realacci, dal direttore generale Francesco Ferrante e dal curatore Duccio Bianchi: "La qualità ambientale in Italia - ha detto Roberto Della Seta, presidente nazionale dell'associazione - paga un prezzo alto ad anni di immobilismo e decisioni sbagliate e in particolare a questo quinquennio di governo Berlusconi segnato da una totale disattenzione per le ragioni dell'ambiente e punteggiato da scelte decisamente vergognose come l'ennesimo condono edilizio generalizzato. Di più, specie in settori chiave per il futuro del Paese come i trasporti e l'energia, la mancanza di politiche forti per la sostenibilità si rivela come un fattore decisivo della stessa perdita di competitività e dei rischi ormai evidenti di un declino italiano: perché un sistema dei trasporti di passeggeri e merci che si basa quasi del tutto sulla mobilità stradale, un sistema energetico che non guadagna in efficienza e resta largamente dipendente dal petrolio e dal carbone, non solo penalizzano l'ambiente locale e globale e la salute dei cittadini, ma pesano come un macigno sulla tasche delle famiglie, sui costi delle imprese, sul cammino dell'innovazione tecnologica".



Fortunatamente, tra i tanti numeri raccolti da "Ambiente Italia 2006" ce ne sono anche di incoraggianti.

Circa il 15% del territorio nazionale è in aree protette (parchi, riserve, zone tutelate in base a direttive europee), contro il 12% dell'Europa dei 15; oltre il 6% della superficie agricola è coltivata secondo metodi biologici (quasi il doppio della media europea), siamo il Paese con il numero più alto di prodotti tipici a marchio europeo Dop e Igp (145 su un totale di 678) e ben 353 vini Doc e Docg; crescono fortemente anche le certificazioni Iso e Emas e i prodotti con marchio europeo Ecolabel.

"Dalla lettura del Rapporto di Legambiente - afferma Della Seta - si conferma che l'Italia è un Paese in difficoltà ma non immobile. E molti dati dimostrano che per crescere e riuscire a competere è importante valorizzare le risorse territoriali, cioè l'intreccio di natura, cultura, coesione sociale, capacità d'innovazione che è la più preziosa materia prima di quella che Ermete Realacci ha chiamato 'soft economy' e anche uno dei motori del 'made-in-Italy'".
Ecco le 10 proposte al nuovo governo

"Ambiente Italia 2006" non si limita a proporre un bilancio della situazione ad oggi, guarda anche al futuro e in partciloare rivolge al futuro governo Prodi dieci proposte d'interventi immediatamente cantierabili per mettere l'ambiente al centro delle politiche contro il declino.
Energie pulite. Programmare un piano di incentivi che spinga la diffusione del solare, dell'eolico e delle altre fonti a emissione zero, sul modello del "conto energia" adottato in Spagna e Germania. Riprodurre su scala nazionale la misura introdotta dal Comune di Roma che rende obbligatoria una quota minima di solare termico e fotovoltaico su tutti i nuovi edifici ad uso residenziale, terziario e industriale.
Efficienza energetica, edilizia, gas. Avviare una politica dal lato della domanda, per frenare l'aumento dei consumi energetici.. Dare effettiva applicazione alle nuove norme sulla certificazione di efficienza energetica degli edifici. Varare programmi di sostegno all'innovazione tecnologica nell'edilizia. E puntare sul gas come fonte fossile di transizione, anche realizzando alcuni impianti di rigassificazione.
Riformare la legge Delega e la legge Obiettivo. Nel primo caso, ristabilire le indicazioni contenute nella legge 183/1989 in materia di difesa del suolo, nel decreto Ronchi (22/1997) sui rifiuti, nella legge Galli 152/1998 sulle acque. Semplificare e rendere coerente il quadro normativo recependo i principi ispiratori della più avanzata legislazione ambientale ("Chi inquina paga", responsabilità estesa, precauzione, partecipazione responsabile). Per quanto riguarda la legge Obiettivo, ricondurre tutti i progetti di nuove infrastrutture dentro procedure trasparenti e democratiche di valutazione dell'utilità e dell'impatto ambientale, e riprogrammare le priorità privilegiando gli investimenti nel trasporto su ferro, nel cabotaggio, sul potenziamento e la modernizzazione dei nodi metropolitani e locali (che assorbono l'80% degli spostamenti).
Combattere le ecomafie. Inserire nel Codice penale i delitti contro l'ambiente con sanzioni adeguate alla gravità del reato, e rendere più spedite e certe le procedure in materia di repressione degli abusi edilizi.
Mobilità urbana. Sostenere il necessario sforzo dei Comuni per rendere più forte, moderno ed efficiente il trasporto collettivo, in particolare su ferro (negli ultimi anni i trasferimenti a regioni ed enti locali per questa "posta" sono sensibilmente diminuiti).
PiccolaGrandeItalia. Realizzare un sistema integrato di finanziamenti, incentivi, defiscalizzazioni e semplificazioni burocratico-amministrative per rilanciare il ruolo dei quasi 6 mila piccoli comuni, protagonisti indispensabili di un cammino di sviluppo solido e sostenibile.
Bonificare i siti inquinati. Servono risorse ma soprattutto modifiche normative per consentire la bonifica dei siti individuati nel Programma nazionale di bonifica del 1998, in una logica che coniughi il risanamento ambientale con l'avvio di nuove attività ad basso impatto ambientale e ad al alto tasso d'innovazione.
Valorizzare il patrimonio forestale. Occorrono forti politiche per la tutela di boschi e foreste, presìdi decisivi contro il dissesto idrogeologico: in particolare, bisogna favorire l'uso delle biomasse vegetali per produrre energia pulita e promuovere la certificazione forestale, passaggi utili anche rispetto agli obiettivi di Kyoto.
Tutelare i fiumi. Estendere la pianificazione di bacino e la concertazione tecnico-istituzionale tra Stato e Regioni, attuare seri e radicali interventi di delocalizzazione degli edifici e delle attività presenti nelle aree a rischio di esondazione, promuovere interventi di rinaturalizzazione degli alvei e delle aree golenali.
Investire nella ricerca e nell'innovazione per l'ambiente. Favorire la ricerca in campo ambientale e l'innovazione tecnologica di processo e di prodotto orientata a rendere più sostenibili produzioni e consumi; incentivare i prodotti e i servizi "ad alto valore aggiunto ecologico", cominciando dagli acquisti delle pubbliche amministrazioni.





"Ambiente Italia 2006": Edizioni Ambiente, 247 pagine, 16 euro.

Il rapporto è già disponibile in libreria e nel Bazar di Legambiente. Da oggi è inoltre attivo il sito www.osservatorioambienteitalia.it con tutti i numeri del Rapporto e con molti altri dati, che verrà aggiornato in tempo reale.

La produzione di "Ambiente Italia 2006" è ad impatto zero sul clima: grazie al progetto Azzero CO2, di cui Legambiente è partner, le emisioni prodotte (carta, stampa, spedizione delle copie, ecc.) saranno infatti neutralizzate finanziando progetti internazionali legati alle fonti energetiche rinnovabili.
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Vecchio 30-04-2009, 10:21
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predefinito In 10 anni le emissioni di CO2 sono aumentate del 15% secondo il nuovo Libro Verde della Banca Mondiale

Fonte: Repubblica - 10/05/2006

NEW YORK - Gli incrementi più significativi si sono avuti in Cina e in India, ma in generale tra il 1992 e il 2002 le emissioni di anidride carbonica (CO2) nel mondo sono aumentate del 15%. Lo rivela l'edizione 2006 del 'Piccolo Libro verde dell'ambiente' della Banca Mondiale, presentato in occasione della quattordicesima sessione della Commissione dell'Onu sullo sviluppo durevole a New York. Secondo il 'Libro verde', infatti, le emissioni di CO2 hanno raggiunto i 24 miliardi di tonnellate nel 2002, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati completi, con un aumento del 15% rispetto al 1992.

"Le economie in rapido sviluppo, quali la Cina e l'India, presentano un rapido aumento delle emissioni di CO2. La Cina, che è già il secondo maggior inquinatore (nel mondo), ha aumentato le sue emissioni del 33% tra il 1992 e il 2002, mentre nello stesso periodo quelle dell'India sono cresciure del 57%", afferma la Banca mondiale.

"Questa tendenza dovrebbe continuare di pari passo con la crescita economica", sottolinea il 'Libro verde'.

"Un tale aumento si è prodotto nonostante i miglioramenti nell'utilizzazione efficace dell'energia in Cina durante l'ultimo decennio. Nel 1992, l'equivalente di un dollaro di Pil comportava emissioni di CO2 per 4,8 chilogrammi, mentre nel 2002 (...) corrispondeva a 2,5 kg", spiega il rapporto.

I principali inquinatori restano tuttavia i Paesi ricchi, con gli Stati Uniti che contribuiscono per il 24% del totale e i Paesi della zona euro per il 10%. Secondo la Banca mondiale, le Nazioni ricche consumano oltre la metà (il 51%) dell'energia prodotta nel mondo.

Solo tra il 2000 e il 2002, le emissioni di anidride carbonica - gas considerato tra i principali responsabili dell'effetto serra, vale a dire del riscaldamento planetario del clima - sono cresciute del 2,5% all'anno, con i due/terzi dell'aumento provenienti dalle Nazioni con reddito basso e medio.

"Tutti i Paesi sono vulnerabili ai cambiamenti climatici, ma quelli più poveri sono i più esposti, avendo meno mezzi per farvi fronte", ha sottolineato Warren Evans, direttore della Banca mondiale per l'ambiente. Secondo il 'Libro verde', l'aumento dei prezzi del petrolio incoraggerà l'uso del carbone, che è già la principale fonte per la generazione di energia elettrica.

Nei Paesi poveri, la quota di elettricità prodotta dal carbone è passata dal 41% nel 1990 al 46% nel 2003. Nello stesso arco di tempo, in Cina si è passati dal 71 al 79%, in India dal 65 al 68%. Nei Paesi ricchi, il consumo di energia 'pro capite' è in media 11 volte superiore rispetto ai Paesi poveri.
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Vecchio 30-04-2009, 10:21
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predefinito Effetto Serra: dal 15 al 25 maggio il Vertice di Bonn

Fonte: Villaggio Globale - Trimestrale di ecologia - Ecoverità Ecofalsità - Anno XII - N. 45 - Marzo 2009 - 13/05/2006

BONN (Germania). Da lunedì inizia a Bonn il «dialogo» tra i 189 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro sui cambiamenti climatici (Unfccc) per superare la «impasse» che si è creata alla COP-11, tenuta a Montreal nel dicembre scorso, sulle due diverse visioni del post-Kyoto: una europea e l'altra dei paesi dell'area Asia-Pacifico.
Dal 17 al 25 maggio, invece, si riunisce il «gruppo ad hoc» dei 163 Paesi che hanno ratificato il Protocollo di Kyoto per valutare gli emendamenti da apportare al Protocollo e proporre gli ulteriori impegni del Protocollo prorogato oltre il 2012.
In realtà ci si è bloccati su due proposte, una europea e l'altra del blocco Asia-Pacifico, sin dagli incontri di Buenos Aires.
L'Europa vuole fissare livelli di concentrazione di gas serra, l'altro gruppo ha paura di ripercussioni sull'economia e vuole transitare la trasformazione del sistema attuale verso uno più sostenibile.
Né alla vigilia sembra che vi siano punti di convergenza tra i maggiori oppositori al Protocollo di Kyoto e l'Unione Europea.
In tutto questo bisogna vedere che cosa ne pensi la Terra, se è disposta ad aspettare o se sta già prendendo lei provvedimenti a giudicare dalle trasformazioni in atto che sono sotto gli occhi di tutti. E su questo nessuno può dire niente di certo perché noi conosciamo una piccolissima parte della chimica dell'atmosfera e della Terra stessa.
Il principio precauzionale dovrebbe essere a questo punto il metodo da preferire e il fatto che non sia accettato completamente la dice lunga su riserve mentali, malafede e prevalenza di interessi estranei al bene comune.
Insomma non ci sarebbe proprio da stare tranquilli.



Le proposte.
Sul seguito del Protocollo di Kyoto (dopo il 2012) si sono scontrate fin dalla COP-10 di Buenos Aires, due diverse visioni: una europea e l'altra dei paesi dell'area Asia-Pacifico, su come raggiungere l'obiettivo della Unfccc.

1) La proposta europea, per la fase successiva al protocollo di Kyoto, parte dall'obiettivo della Unfccc. Poiché l'obiettivo richiede la stabilizzazione delle concentrazioni atmosferiche di gas serra, la UE propone di fissare il «livello di stabilizzazione tale da prevenire pericolose interferenze con il sistema climatico» in relazione agli impatti dei cambiamenti climatici ed al maggior rischio di conseguenze negative, potenzialmente irreversibili, dei cambiamenti climatici. Questo livello corrisponde, secondo la UE, ad una concentrazione atmosferica di circa 500-550 ppm per il quale il riscaldamento climatico globale previsto dagli scenari Ipcc è di circa 2°C. Un riscaldamento superiore ai 2°C potrebbe innescare instabilità climatiche e fenomeni climatici non lineari, imprevedibili e difficilmente gestibili anche con le strategie di adattamento. Dal fissato livello delle concentrazioni atmosferiche anidride carbonica, si può ricavare di quanto, ed in quanto tempo, bisogna ridurre le emissioni antropogeniche di gas serra (espresse in anidride carbonica equivalente) per rendere stabile questo livello. Tutto ciò porta al seguente risultatto: la riduzione delle emissioni di gas serra deve aggirarsi attorno al 60% rispetto ai livelli del 1990 e deve essere attuato entro il 2050.

2) A questa proposta, ma anche a qualunque proposta che fissi limiti e scadenze, si oppongono i paesi dell'area Asia-Pacifico (Usa, Australia, Corea, Giappone, Cina e India). La contestazione si basa sul fatto che il voler fissare quantitativamente obiettivi e tempi di attuazione può rivelarsi molto deleterio per le economie nazionali e per gli equilibri dei mercati internazionali. L'obiettivo della Unfccc, secondo questi paesi, non è un punto di partenza, come assume la UE, ma è un punto di arrivo. Il punto di partenza è, invece, modificare gradualmente la situazione attuale di sviluppo socio economico per indirizzarla verso una situazione futura compatibile con l'obiettivo della Unfccc. In questo contesto, il primo problema da porsi è quello dei costi e dei benefici delle diverse possibili opzioni necessarie per raggiungere l'obiettivo della Unfccc. Essendo un percorso pragmatico, che dipende anche dalle scelte e dalle priorità che ciascun paese si dà in fase attuativa, oltre dall'evoluzione del contesto internazionale, non è possibile a-priori stabilire, secondo questi Paesi, scadenze temporali ed entità di riduzione delle emissioni collegate a tali scadenze. Diventa prioritario, invece, definire un programma concordato di azioni nei vari settori economici e produttivi basati sulla innovazione tecnologica e sulle varie opzioni tecnologiche a bassa o nulla emissione di gas serra.

Il primo caso (proposta UE) significa: fissiamo un obiettivo e programmiamo lo sviluppo socio-economico in modo tale da rispettare quell'obiettivo. Il secondo caso (proposta paesi Asia-Pacifico) significa: modifichiamo gradualmente, e quando sarà possibile, lo sviluppo socio economico per condurlo verso un obiettivo di stabilizzazione, che non necessariamente deve essere quello della UE. Se e quando arriveremo ad un tale obiettivo di stabilizzazione, dipende dalle condizioni al contorno (economie nazionali, mercati, disponibiità di materie prime, ecc).

Siccome non si è trovato alcun punto di intesa tra queste due opposte visioni il risultato della COP-11 di Montreal è stato, in sintesi, il seguente:

- Per i paesi che hanno ratificato il protocollo di Kyoto, e che sono «Parti» della COP/MOP (163 Paesi), il protocollo di Kyoto viene prorogato oltre il 2012 ed i futuri emendamenti definiranno gli ulteriori impegni da assumere sulla base degli accordi che saranno presi fra le Parti della COP/MOP.

- Per i paesi che hanno ratificato la Unfccc, e che sono «Parti» della COP (189 Paesi, di cui 163 hanno ratificato il protocollo di Kyoto e 26 non lo hanno ratificato), sarà avviato un processo di negoziazione per il raggiungimento dell'obiettivo della Unfccc. Tale processo sarà aperto e libero al «dialogo» fra le Parti, ma soprattutto non sarà basato né su limiti di riduzione, né su scadenze temporali da osservare, né su altri vincoli.

Il 15 maggio comincia questo dialogo ed il 17 comincia, invece, la riunione per gli emendamenti e i nuovi impegni al fine di rendere operativa la proroga del Protocollo di Kyoto dopo il 2012.



Le più importanti posizioni politiche che verranno portate al «Dialogo» sul post Kyoto che comincia.

Unione Europea

L'Unione Europea conferma la sua posizione: bisogna stabilire l'obiettivo di stabilizzazione in modo tale che non si superino 2°C surriscaldamento climatico del pianeta. Per raggiungere questo obiettivo bisogna ridurre le emissioni mondiali di gas serra, rispetto al 1990. di almeno il 16% entro il 2030 e di almeno il 50% entro il 2050. Inoltre, bisogna investire nella ricerca scientifica e tecnologica per svincolarci dai combustibili fossili. Tali investimenti ammonteranno presumibilmente a 16 mila miliardi di dollari entro il 2030. Nel frattempo bisogna aiutare i Paesi poveri per far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici che nel frattempo interverranno, attraverso idonee misure di adattamento.

Usa

Gli Usa ribadiscono che bisogna intraprendere una strada fondata sulle opportunità (tecnologiche e di mercato) migliori per ridurre le emissioni, ma senza vincoli e scadenze. La strada più corretta è quella di sfruttare tutte le opportunità tecnologiche di sviluppare nuove tecnologie a bassa o nulla emissione di anidride carbonica. Inoltre, bisogna lavorare anche sui mercati per favorire opportunità e circostanze che permetteranno di raggiungere il miglior rapporto costi/benefici nelle azioni tese a limitare le emissioni di gas serra.

Cina

La Cina parte dagli stessi presupposti degli Usa ma propone di rendere prioritario di promuovere la ricerca scientifica ed il trasferimento di tecnologie. Pertanto propone:
- di rimuovere le barriere politiche, economiche, doganali, fiscali, ecc, nel trasferimento delle tecnologie, dei brevetti e di quant'altro necessario per accelerare lo sviluppo dei paesi più poveri,
- di fornire incentivi al trasferimento di tecnologie,
- di stabilire un fondo di finanziamento che faciliti la collaborazione fra paesi in via di sviluppo e paesi sviluppati.
Per quanto riguarda le opportunità di mercato, la Cina non crede che il mercato possa creare condizioni favorevoli di qualsiasi tipo. La Cina dice che il mercato deve essere guidato dai governi e non lasciato libero alle leggi di mercato.

Giappone

Il Giappone è disponibile a trovare un accordo consensuale per massimizzare i benefici e minimizzare i costi. In questo contesto il Giappone ritiene che la migliore soluzione sia quella dei piccoli passi e cioè di rivedere e di prorogare il Protocollo di Kyoto di volta in volta scegliendo, quindi di volta in volta obiettivi e scadenze.
Insomma niente azioni a lunga scadenza, nuovi trattati e quant'altro. Avanti piano e meditando di volta in volta su quello che si vuole fare.
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Vecchio 30-04-2009, 10:22
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predefinito L'inquinamento atmosferico nel sud-est asiatico è talmente elevato da modificare il regime monsonico

Fonte: Villaggio Globale - Trimestrale di ecologia - Ecoverità Ecofalsità - Anno XII - N. 45 - Marzo 2009 - 15/05/2006

L'inquinamento atmosferico nel sud est asiatico è talmente elevato da impedire alla radiazione solare di giungere al suolo. Le polveri sottili in sospensione nell'aria e gli inquinanti a base di solfati e nitrati hanno, infatti, un effetto raffreddante che a livello globale ha un valor medio di -1,6 watt/m2.

Questa è la situazione paradossale che si sta creando sull'oceano Indiano settentrionale, secondo le più recenti ricerche della Università di California pubblicate sul numero odierno del «Journal of Climate». L'oceano Indiano più meridionale, invece, continua a scaldarsi sempre di più. Il risultato è che la anomala differenza di temperatura tra oceano Indiano meridionale e oceano Indiano settentrionale sta modificando il regime dei monsoni che interessano l'Asia meridionale e l'Africa centro meridionale.

Le famose piogge monsoniche sono diminuite mediamente tra il 5 e l'8% negli ultimi 50 anni e non colpiscono l'Asia meridionale e l'Africa orientale. La modifica dei monsoni ha ripercussioni sulla circolazione atmosferica subtropicale dove, invece le precipitazioni stanno aumentando nell'area del Sahel ed ai margini del Sahara. Come a dire che il deserto del Sahara tenderà ad attenuarsi, mentre tenderanno a desertificarsi le aree del Africa sud orientale.

Nel futuro, il cambiamento della circolazione atmosferica e del regime di precipitazioni potrebbe portare a cambiamenti climatici imprevedibili, perché i modelli climatici finora utilizzati, e gli scenari su cui si basavano, non avevano mai preso in considerazione un inquinamento atmosferico così rilevante come quello che sta succedendo nel sud est asiatico, né avevano mai preso in considerazione un forte sbilanciamento regionale sul riscaldamento climatico globale, che l'imprevisto effetto raffreddante degli aerosol asiatici stanno inducendo.

Per maggiori informazioni:
scrippsnews.ucsd.edu/article_detail.cfm?article_num=731.
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Vecchio 30-04-2009, 10:23
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predefinito Meno composti organici volatili nelle vernici

Fonte: La Nuova Ecologia.it - il giornale di Legambiente - 16/05/2006

Divieto di commercializzazione per pitture ed altri prodotti di settore ad elevata concentrazione di composti organici volatili, i cosiddetti Cov, responsabili dell'inquinamento da ozono troposferico: un nuovo decreto legislativo (n. 161/06) in vigore dal 17 maggio 2006, da attuazione alla direttiva 2004/42/Ce sulla limitazione delle emissioni di composti organici volatili.

Il provvedimento di Attuazione della direttiva 2004/42/Ce, per la limitazione delle emissioni di composti organici volatili conseguenti all'uso di solventi in talune pitture e vernici, nonché in prodotti per la carrozzeria, chiude il mercato a partire dal 2007 ai prodotti più inquinanti e impone un nuovo obbligo di etichettatura per quelli commerciabili.

Il provvedimento allo scopo di prevenire o di limitare l'inquinamento atmosferico derivante dagli effetti dei composti organici volatili, determina, per le pitture, le vernici e i prodotti per carrozzeria, elencati nell'allegato al decreto, il contenuto massimo di Cov ammesso ai fini dell'immissione sul mercato. Sarà quindi regolato il regime di commercializzazione di alcune pitture e vernici: pitture opache e lucide per pareti e soffitti interni; pitture per pareti esterne di supporto minerale; pitture per finiture e tamponature da interni/esterni per legno, metallo o plastica; vernici ed impregnanti per legno per finiture interne/esterne; impregnanti non filmogeni per legno; rivestimenti con proprietà sigillanti e/o isolanti destinati ad essere utilizzati sul legno o su pareti e soffitti; destinati a stabilizzare le particelle incoerenti del supporto o a conferire proprietà idrorepellenti; pitture monocomponenti e bicomponenti ad alte prestazioni; pitture multicolori e per effetti decorativi. Saranno regolati anche i prodotti per carrozzeria: preparatori e di pulizia; detergenti e predetergenti; stucco/mastice; rivestimenti di varie tipologie e strati di finitura e sono inclusi gli aerosol. Tutti questi prodotti inclusi quelli non pronti all'uso, potranno essere immessi sul mercato soltanto se provvisti di un'etichetta, nella quale sono indicati, in modo chiaro e leggibile il tipo di prodotto ed il relativo valore limite oltre al contenuto massimo di Cov, espresso in g/l, nel prodotto pronto all'uso.

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, in caso di immissione sul mercato di prodotti regolati dal decreto, aventi un contenuto di Cov superiore ai valori limite stabiliti, il produttore o chi ha effettuato operazioni di miscelazione, è punito con l' arresto fino a due anni o con l'ammenda da diecimila euro a cinquantamila euro. Sono previste deroghe invece per i prodotti da utilizzare per il restauro o la manutenzione degli edifici d'epoca o dei veicoli tutelati come beni culturali, previo l'ottenimento di una autorizzazione preventiva.
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Vecchio 30-04-2009, 10:23
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predefinito Effetto Serra: Norme Uni Iso contro le emissioni di gas serra

Fonte: www.lagazzettadelmezzogiorno.it - 15/05/2006

ROMA - Ci hanno lavorato più di 170 studiosi provenienti da 45 Paesi, ma ora è pronta una normativa tecnica Uni Iso in grado di contribuire all’abbattimento dei gas serra e di favorire l’espletamento delle procedure connesse al mercato delle quote di emissione. Si tratta della nuova norma UNI ISO 14064 che aiutera i governi e imprese accreditandosi come uno strumento comune di riferimento per quantificare, gestire e ridurre le emissioni con l’applicazione di una norma universalmente riconosciuta e verificabile. La norma contribuirà a promuovere la coerenza, la trasparenza e la attendibilità nel conteggio delle emissioni favorendo l’attività di sorveglianza, le verifiche e la redazione dei rapporti. Permetterà alle imprese di identificare e di gestire i rischi e le responsabilità legate alle emissioni nocive di gas ad effetto serra. Contribuirà a facilitare la commercializzazione dei permessi e dei crediti di emissione, favorendo anche la progettazione, lo sviluppo e l’applicazione di iniziative e di programmi di cooperazione volti all’abbattimento degli inquinanti. Elaborato dall’Iso/TC 207, Environmental management, il comitato tecnico responsabile della messa a punto della famiglia ISO 14000 sulla gestione ambientale, il nuovo strumento si articola su tre direttrici che posso essere utilizzate separatamente o come approccio integrato per rispondere ai differenti bisogni in materia di dichiarazioni e verifiche delle emissioni dei gas ad effetto serra. La prima parte contiene le specifiche e la guida, al livello dell’organizzazione, per la quantificazione e la rendicontazione delle emissioni di gas ad effetto serra e della loro rimozione. La seconda parte rappresenta lo strumento per la quantificazione, il monitoraggio e la contabilità delle emissioni di gas ad effetto serra o dell’aumento della loro rimozione; mentre la terza parte propone le linee guida per la validazione e la verifica delle asserzioni relative ai gas ad effetto serra. Ora non resta che attendere il 2007, quando il quadro di riferimento sarà completato dalla ISO 14065 che renderà più espliciti e agibili i requisiti per gli organismi di validazione e verifica dei gas ad effetto serra soprattutto in fase di accreditamento.
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Vecchio 30-04-2009, 10:24
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predefinito Esperti dell'Istituto Superiore di Sanità bocciano una ricerca controversa dell'Arpa Lazio-CNR

Lo studio, costato 600mila euro, è stato determinante per eliminare i blocchi del traffico nel Lazio, imputava alle polveri del Sahara il 30 per cento dell’inquinamento, ed è stato considerato "non esaustivo" dagli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità.

Fonte: Il Corriere della Sera - 16/05/2006

Nell’inchiesta del pm Amendola c’è un indagato per abuso d’ufficio. L’accusa: abuso di atti d’ufficio. Il procuratore aggiunto Gianfranco Amendola va così avanti nell’inchiesta sulle polveri sottili. E sul contestato studio che la precedente amministrazione regionale ha affidato all’Arpa, e che l’agenzia per la protezione dell’ambiente aveva a sua volta affidato al Cnr. Il sospetto di Gianfranco Amendola, procuratore noto per le sue battaglie sull’ambiente, è quello che ci sia stato un «accordo» per evitare di bloccare troppo il traffico, di fronte ai continui livelli in rosso per le famigerate PM10. E che lo studio, voluto dall’allora assessore all’Ambiente della Regione Vincenzo Saraceni, dove era scritto che le «polveri del sahara» erano colpevoli dell’inquinamento fino a livelli del 30%, servisse anche a questo scopo. Adesso c’è il nuovo capitolo. È costituito da una perizia che la Procura ha chiesto all’Istituto superiore di Sanità sulle conclusioni della ricerca Arpa-Cnr «tesa ad accertare il contributo attribuibile a sabbia sahariana». Ebbene: «Lo studio non è esaustivo». Secondo gli esperti dell’Istituto superiore di Sanità, infatti, la ricerca «non propone una valutazione globale ed omogenea dei risultati e delle eventuali conclusioni comuni, ma si limita a riassumere le valutazioni parziali dei diversi gruppi che non presentano, in alcuni punti, una perfetta concordanza». Ancora. «Non vengono indicati i criteri - così è scritto nella perizia dell'Istituto superiore di sanità - che rendono la distribuzione spaziale e la tipologia delle stazioni e la distribuzione temporale delle rilevazioni, rappresentative di eventi per l’intero territorio laziale».
Per i tecnici che hanno redatto la perizia, più in sintesi, «si avrebbe una sovrastima dell’apporto considerato naturale, a maggior ragione qualora tale sovrastima si attribuisse impropriamente ed esclusivamente a sabbie sahariane».
«Quando lo studio fu presentato dal mio precedente collega Vincenzo Saraceni - ricorda l’attuale assessore all’Ambiente Angelo Bonelli - mi sono presentato con un sacchetto di sabbia», quasi a riprova del fatto che le polveri sottili con il Sahara c’entrano fino a un certo punto. E ricorda che una ricerca sulla composizione delle polveri sottili era già stata ampiamente eseguita dall’Apat, l’agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente, dove è scritto che «la forte prevalenza delle PM10 è dovuta alla combustione», come dire ai tubi di scappamento delle auto.
E le polveri naturali avrebbero un impatto sull’inquinamento dell’8-10%, non fino al 30% come sanciva il contestato studio. «La perizia dell’Istituto superiore di sanità - aggiunge Angelo Bonelli - non fa che confermare quanto ho sempre sospettato, ovvero che quello studio non vale niente. Ma quel che è più grave è che è costato ben 600 mila euro, che potevano essere destinati diversamente». Come? «Ad avviare un piano di risanamento dell’aria, ad acquistare mezzi ecologici per il trasporto pubblico», risponde l’attuale assessore regionale all’Ambiente.
Mentre la magistratura va avanti, mentre «sarà lei a dover prendere adeguati provvedimenti - come afferma Angelo Bonelli - noi andiamo avanti con il piano di risanamento dell’aria, perchè l’emergenza ambientale si è trasformata in emergenza sanitaria».

L. Gar.
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effetto serra, inquinamento, notizie, riscaldamento globale, smog

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