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Vecchio 01-05-2009, 15:59
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predefinito Effetto Serra: Legambiente presenta le dieci megalopoli "a effetto serra"

Fonte: Help Consumatori - 06/12/2007

"Città a effetto serra": nel 2008 la città ospiteranno più della metà della popolazione mondiale e dovranno affrontare un forte inasprimento di fenomeni come sovraffollamento, povertà, degrado ambientale, nonché il crescente rischio legato al surriscaldamento del pianeta e dunque a inondazioni, scarsità d'acqua, desertificazione, cicloni e tempeste. Alla luce dei cambiamenti climatici, infatti, le città rappresentano uno dei luoghi più esposti all'impatto di un clima fuori controllo. Sono Bangkok, Giacarta, Lagos, Shanghai, Rio de Janeiro, Dacca, Karachi, Il Cairo, Città del Messico e Mumbai le "10 megalopoli a rischio" che Legambiente ha indicato tra quelle più esposte agli effetti dei cambiamenti climatici nel dossier "Città a effetto serra", presentato in occasione della conferenza sul clima di Bali.

"A causa dell'elevata densità abitativa, dell'abbondanza di edifici e infrastrutture e della concentrazione di sacche di povertà, fenomeni come l'aumento della temperatura, la carenza di risorse idriche, le alluvioni o l'aumento del livello del mare possono generare danni umani ed economici molto più consistenti di quanto non accada nelle zone rurali. E a renderle particolarmente vulnerabili - si legge nel dossier di Legambiente - è spesso la loro posizione geografica": si tratta di megalopoli che sorgono lungo le coste o vicino ai grandi fiumi e già risentono delle inondazioni, che hanno difficoltà di reperire acqua, oppure investite da fenomeni meteorologici straordinari che si stanno intensificando, come cicloni o tempeste. "E' il caso di Shanghai - scrive il dossier - dove al rischio dell'intensificarsi dei cicloni si aggiunge quello dovuto agli straripamenti sempre più frequenti del fiume Yangtze, o quello di Lagos e delle sue periferie galleggianti, aree dove l'erosione delle coste e l'innalzamento del livello dell'oceano potrebbero far scomparire centinaia di chilometri quadrati di terreno. E' il caso di Dacca, che con i suoi 13 milioni di abitanti è in assoluto una delle aree più vulnerabili agli impatti sul clima, dovendo fronteggiare da un lato il rischio dei cicloni, dall'altro quello delle inondazioni del Bramaputra il cui regime è oggi alterato dal progressivo scioglimento dei ghiacciai dell'Himalaya".

Le popolazioni più esposte sono quelle che già vivono condizioni di disagio. Nei prossimi decenni le persone che vivono nelle aree urbane passeranno da 2,5 a 5 miliardi di persone e dunque "megalopoli come Bombay, Giacarta, Lagos, o San Paolo continueranno il loro inesorabile processo di espansione, mentre nuove città oggi semi sconosciute raggiungeranno in breve tempo la densità delle attuali megalopoli. Questo vuol dire anche però che - scrive Legambiente - ad espandersi saranno in primo luogo le baraccopoli, dove già oggi vive più di un miliardo di persone e dove la carenza di servizi igienici e di strutture adeguate è cronica. Le periferie del futuro saranno l'autentico anello debole degli impatti climatici ed è qui che si deve concentrare lo sforzo delle autorità e dei governi locali, con strategie a lungo termine che mirino a prevenire i disastri attrezzando le aree più vulnerabili".

L'associazione ricorda come fra i principali argomenti dei negoziati di Bali ci sia il finanziamento da parte dei paesi ricchi di "un fondo per l'adattamento", che dovrà essere utilizzato dai paesi più poveri e maggiormente esposti ai rischi del clima per prevenire eventuali catastrofi. Ma città vulnerabili cono anche quelle europee, che si stanno riscaldando a ritmi maggiori rispetto a quanto accade a livello globale e registrano un aumento medio delle temperature: le città europee, rileva Legambiente, " sono sempre più esposte al rischio di ondate di calore".

PDF: Il rapporto di Legambiente: "Città a effetto serra"

2007 - redattore: BS


N.B. Per scaricare il dossier andare alla pag.
http://www.legambiente.eu/documenti/...oSerra2007.pdf
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  #142 (permalink)  
Vecchio 01-05-2009, 16:00
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predefinito Effetto Serra: la firma dei ricercatori per il clima riunitisi a Bali

Fonte: swissinfo - Swiss news and information platform about Switzerland, business, culture, sport, weather 06/12/2007

Più di 200 esperti del mondo intero hanno posto la loro firma in calce ad un documento che esorta i governi a prendere delle misure radicali contro il riscaldamento climatico.
Presentata nel corso della conferenza internazionale sul clima di Bali, la dichiarazione, firmata anche da 10 ricercatori svizzeri, chiede che le emissioni di CO2 registrate nel 1990 siano dimezzate entro il 2050.

A Bali il mondo scientifico ha fatto sentire la sua voce. Più di 200 ricercatori hanno invitato i responsabili politici a mettere fine alle loro esitazioni e a trovare, al più tardi entro il 2009, un accordo che permetta di lottare contro il riscaldamento climatico.
Tra i firmatari della dichiarazione si trovano anche dieci ricercatori svizzeri. Otto di loro hanno contribuito al lavoro del Comitato intergovernativo sul mutamento climatico (IPCC), vincitore del premio Nobel per la pace nel 2007.
L'obiettivo dei firmatari, ha spiegato Reto Knutti, è contenere il riscaldamento climatico per limitare a due gradi al massimo la differenza di temperatura tra il periodo che ha preceduto l'industrializzazione e quello attuale.
«Se vogliamo raggiungere questo obiettivo», afferma Knutti, professore all'Istituto di ricerca sull'atmosfera e il clima del Politecnico federale di Zurigo, «dobbiamo bloccare l'aumento delle emissioni di anidride carbonica sull'arco dei prossimi dieci anni». In seguito, le emissioni di gas a effetto serra dovrebbero drasticamente diminuire – almeno dell'80% – da qui al 2100.

Poco margine d'azione
Finora, gli scienziati hanno misurato un aumento delle temperature di 0,8 gradi. Inoltre, spiega Reto Knutti, un ulteriore aumento di 0,5 gradi è già sicuro. «Giunti a questo punto non ci resta più un grande margine d'azione», aggiunge l'esperto del Politecnico zurighese.
Se le temperature dovessero continuare a salire al ritmo attuale, il pianeta – spiega Knutti – andrebbe incontro ad un tragico futuro. La calotta di ghiaccio della Groenlandia si scioglierebbe e il livello del mare si alzerebbe di sei metri. Intere città costruite in riva al mare, come New York o Shangai, verrebbero sommerse.

Una prima
Finora, i rappresentanti del mondo scientifico si sono tenuti in disparte e in genere hanno evitato di fare direttamente pressione sui responsabili politici, compito, quest'ultimo, lasciato alle organizzazioni ambientaliste.
Questa dichiarazione mostra che gli esperti di clima, come dichiara Andrew Waever dell'università canadese Victoria, «ne hanno abbastanza».
Richard Seager, della Columbia, rincara la dose: «Siamo in molti a pensare che il problema meriti più attenzione di quella che gli viene accordata e che le misure per affrontarlo debbano essere molto più radicali».
La sua collega Marika Holland, del Centro nazionale statunitense per la ricerca atmosferica, insiste sulla necessità di agire in fretta: «Bisogna fare qualcosa e bisogna farlo ora. Più attendiamo, più la situazione diventerà grave».
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  #143 (permalink)  
Vecchio 01-05-2009, 16:00
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predefinito Effetto Serra: Secondo gli esperti il Riscaldamento Globale porterà a guerre civili

Fonte: Il Messaggero - Home Page - 10/12/2007

BALI - Comincia oggi a Bali, in Indonesia, l'ultima e decisiva settimana per il summit mondiale dell'Onu sui cambiamenti climatici. I 190 Paesi presenti alla Conferenza Onu stanno cercando di lanciare due anni di negoziati formali per arrivare a una larga intesa su un nuovo patto delle Nazioni Unite contro l'effetto serra.

Il nodo politico ancora una volta sono gli Stati Uniti che stanno prospettando una strada parallela a Kyoto ovvero un piano d'azione a lungo termine da realizzare nell'ambito della Convenzione sui cambiamenti climatici. Piano d'azione alternativo a Kyoto che di fatto, dicono gli osservatori internazionali, ucciderebbe Kyoto 2, ovvero la prosecuzione del protocollo salva-clima, l'unico patto che prevede target obbligatori di riduzione dei gas serra.

Guerre civili Chi dalla fine della seconda guerra mondiale aveva immaginato una fine del mondo dovuta ad un eventuale terzo, ultimo, catastrofico conflitto, aveva probabilmente sottovalutato le previsioni del tempo. Lo scioglimento dei ghiacciai o l'impatto sulla popolazione causato dall'innalzamento degli oceani è infatti in grado di creare il caos in intere regioni del mondo: conflitti tra popoli, migrazioni di massa, distruzione dei rapporti commerciali. E' quanto afferma un nuovo rapporto reso noto a Bali, al summit mondiale indonesiano, dal titolo Climate Change as a Security Risk.

«Si tratta di uno scenario futuro credibile - ha detto Hans Chellnhuber, uno degli autori dello studio, direttore dell'Istituto di ricerca di Potsdam sull'impatto del clima - Se il riscaldamento climatico non sarà affrontato, paesi fragili e vulnerabili, che già oggi sono in condizioni difficili, potrebbero implodere sotto la pressione del riscaldamento globale e generare delle onde di choc verso altri Paesi». Himalaya, Ande e Darfur tre esempi dove si potrebbero innescare conflitti per acqua e cibo dovuti all'impatto del clima malato. Occorre, afferma il rapporto, una politica ambiziosa di riduzione di gas serra da qui al 2050.
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Tag
effetto serra, inquinamento, notizie, riscaldamento globale, smog

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