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Vecchio 02-05-2009, 16:50
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predefinito Effetto Serra: Le foreste italiane assorbono l'11% dei gas serra in eccesso

Fonte: Federparchi - 27/01/2009

Il patrimonio forestale italiano svolge un ruolo fondamentale nel percorso per il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto, neutralizzando ogni anno quasi l'11% sul totale delle emissioni di gas ad effetto serra che l'Italia si è impegnata a tagliare; circa un quinto di questa percentuale è ascrivibile a boschi presenti nelle aree protette. I parchi italiani, infatti, custodiscono quasi un milione e trecentomila ettari di superficie di bosco, corrispondenti al 37% del territorio protetto e al 18% dell'intera superficie forestale della Penisola.

In totale, il patrimonio forestale italiano consente di risparmiare al nostro Paese, grazie all'assorbimento dei gas climalteranti, circa 750 milioni di euro all'anno. Il ruolo fondamentale delle foreste è stato riconosciuto dal Protocollo di Kyoto, che nell'ambito delle strategie di riduzione delle emissioni, ha sottolineato l'importanza degli interventi di "riforestazione" (realizzati sui terreni che erano in precedenza forestali) e delle misure di "afforestazione" (realizzati su terreni che non sono mai stati forestali).

Il ruolo delle aree protette non si esaurisce, naturalmente, nel contrasto degli effetti del cambiamento climatico. I parchi, infatti, concorrono a preservare molte altre ricchezze vitali per il nostro Paese. Come le risorse idriche. L'azione di rigenerazione delle falde svolta dagli ambienti naturali, infatti, è fondamentale per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di acqua potabile. Altrettanto importante è l'azione di difesa del suolo che le aree protette compiono attraverso la tutela delle superfici boschive, assicurando la stabilità e permeabilità dei terreni e prevenendo fenomeni di dissesto idrogeologico. Una funzione dallo straordinario valore economico, oltre che ambientale.

L'Italia dei parchi si ritroverà a Roma, venerdì 30 e sabato 31 gennaio prossimi per il VI Congresso Nazionale della Federparchi, la Federazione dei parchi e delle riserve naturali, in programma alla Casa dell'Architettura – Acquario Romano.

Eventi in occasione del Congresso:
Oggi, martedì 27 gennaio – ore 18 –ci sarà la proiezione del film "I predatori del Fiume Azzurro" di E. Manghi e P. Fioratti, vincitore del Dragone d'oro al Festival Internazionale per la Cinematografia Scientifica di Pechino
Fino a sabato 31 gennaio, dalle 10.00 alle 17.30: mostra fotografica "Paesaggi e territori dei Parchi italiani". Casa dell'Architettura Piazza Manfredo Fanti 47


Ufficio Stampa Federparchi
Tel. 06/51604940
Fax 06/5138400 Mail. ufficiostampa.federparchi@parks.it
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  #142 (permalink)  
Vecchio 02-05-2009, 16:51
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predefinito Le fonti delle emissioni inquinanti in Italia secondo l'ISTAT

Fonte: Dow Jones Newswires - 28/01/2009

ROMA (MF-DJ)--Nel 2006 oltre l'80% delle emissioni di gas serra e piu' del 90% delle emissioni all'origine del fenomeno dell'acidificazione sono state generate dalle attivita' produttive, mentre la parte restante e' attribuibile alle attivita' di consumo delle famiglie. E' quanto emerge dall'indagine dell'Istat sulle emissioni atmosferiche delle attivita' produttive e delle famiglie relative agli anni 1990-2006. Per quanto riguarda infine i gas responsabili della formazione dell'ozono troposferico, le cui alte concentrazioni nello strato atmosferico piu' vicino alla superficie terrestre provocano danni alla salute umana e agli ecosistemi, la quota delle famiglie sale al 37% delle emissioni complessive.

Nell'ambito delle attivita' produttive, il settore piu' inquinante per le emissioni di gas serra e' rappresentato dalle attivita' manifatturiere, con il 27,1% delle emissioni, seguito da energia elettrica, gas e acqua (26%). Le emissioni responsabili dell'acidificazione provengono in gran parte da agricoltura e pesca (40%), seguite da attivita' manifatturiere (18,6%), trasporto (13%) ed energia elettrica, gas e acqua (9,8%). Le emissioni generate dalle famiglie derivano soprattutto dall'uso di combustibili per il trasporto privato (che rappresentano il 10% delle emissioni di gas serra) e per il riscaldamento domestico.

Nel corso del periodo 1990-2006, rileva l'istituto di statistica, il peso delle attivita' produttive nella generazione di emissioni atmosferiche, pur restando molto superiore a quello delle famiglie, e' diminuito, passando dal 71 al 63% per quanto riguarda la formazione di ozono troposferico, dall'84% all'81% nel caso dei gas serra, e dal 92 al 91% per l'acidificazione. com/rov


N.B. Per maggiori informazioni consultare la fonte originaria alla pag. web:
Le emissioni atmosferiche delle attività produttive e delle famiglie
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  #143 (permalink)  
Vecchio 02-05-2009, 16:51
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predefinito Inquinamento da particelle sottili: l´Ue procede contro 10 Stati membri, c´è anche l´Italia

Fonte GreenReport.it - 29/01/2009

BRUXELLES. La Commissione europea comunica di aver avviato «un procedimento di infrazione nei confronti di 10 Stati membri che non hanno rispettato la norma di qualità dell´aria che l´Ue ha fissato per le particelle pericolose trasportate nell´aria, il cosiddetto PM10. Tali particelle sono emesse principalmente dagli impianti industriali, dal traffico e dagli impianti di riscaldamento domestico e possono provocare asma, problemi cardiovascolari, cancro al polmone e morte prematura».

L´intervento europeo arriva dopo che, nel giugno 2008, è entrata in vigore la nuova direttiva sulla qualità dell´aria secondo la quale «in determinate condizioni e per alcune zone specifiche all´interno di ciascun paese, gli Stati membri possono chiedere una proroga limitata che consenta loro di rispettare il limite fissato per il PM10 in vigore dal 2005».

Dopo la richiesta di informazioni inviata a giugno, la Commissione ha inviato una lettera di diffida a Italia, Cipro, Estonia, Germania, Gran Bretagna, Polonia, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svezia, «che non hanno ancora rispettato i valori limite per il PM10, in vigore ormai dal 1° gennaio 2005».

La diffida si riferisce a superamenti dei limiti che interessano 83 milioni di persone in 132 zone diverse istituite ai fini della qualità dell´aria. La norma per il PM10 si basa su due valori limite: una concentrazione di 50 microgrammi (µg)/mc, misurata nell´arco di 24 ore; questo limite non può essere superato per più di 35 giorni per anno civile; una concentrazione di 40 µg/mc, misurata nell´arco di un anno; in questo caso non è consentito alcun superamento.

«Gli Stati membri in questione non hanno chiesto proroghe per conformarsi alle norme in tutte le zone in cui i valori limite del PM10 sono superati – spiega una nota della Commissione - La nuova direttiva sulla qualità dell´aria, entrata in vigore l´11 giugno 2008, permette agli Stati membri di chiedere, in determinate situazioni, una proroga limitata per conseguire i valori limite fissati per il PM10. Le proroghe si applicano solo nelle zone in cui si riesce a dimostrare che si è tentato di conseguire i valori limite nel 2005 ma non si sono ottenuti risultati a causa di circostanze esterne particolari. Gli Stati membri devono inoltre dimostrare, nell´ambito del piano di qualità dell´aria predisposto per ogni zona, che riusciranno a rispettare i valori fissati entro il nuovo termine accordato».

Italia, Germania, Polonia e Spagna non hanno chiesto proroghe per tutte le zone in cui si registra un superamento dei valori limite.

Gli Stati membri che hanno richiesto la proroga per tutte le zone Interessate sono 11 e la Commissione sta ora verificando le richieste.

Altri Stati membri hanno comunicato alla Commissione che stanno preparando i piani di qualità dell´aria per le zone non conformi e che intendono chiedere una proroga nei prossimi mesi.

L´inquinamento dell´aria arriva anche ad est: nel 2008 la Bulgaria e la Romania hanno per la prima volta comunicato un superamento dei limiti.

Quattro Paesi non sono interessati dalle violazioni o dall´obbligo di notifica: Finlandia e Lituania, che hanno dimostrato che il superamento dei valori era dovuto alla sabbiatura invernale delle strade (situazione espressamente consentita dalla direttiva), mentre Irlanda e Lussemburgo sono i soli a non aver registrato alcun superamento dei limiti.

Il commissario europeo all´ambiente Stavros Dimas, ha sottolineato che «l´inquinamento atmosferico ha gravi ripercussioni sulla salute e il rispetto delle norme deve essere la nostra massima priorità. La nuova direttiva sulla qualità dell´aria ambiente e per un´aria più pulita in Europa consente di prorogare i termini fissati per il rispetto delle norme se sussistono determinate condizioni, ma tali proroghe non devono ritardare l´adozione delle misure di abbattimento delle emissioni. È inoltre fondamentale ricordare che, nei casi in cui non è possibile applicare le proroghe, le norme devono essere rispettate integralmente. La flessibilità offerta agli Stati membri sarà pertanto accompagnata da una rigorosa azione di verifica dell´applicazione da parte della Commissione».
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  #144 (permalink)  
Vecchio 02-05-2009, 16:52
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predefinito Una valutazione delle possibili soluzioni ai problemi dell'inquinamento dell'aria, del riscaldamento globale e della sicurezza energetica

Fonte Qualenergia.it - 02/02/2009

Uno studio della Stanford University fa i conti di benefici e impatti delle varie fonti alternative ai combustibili fossili tradizionali. Il più conveniente risulta essere l'eolico, seguito da solare a concentrazione e geotermia. Bocciati nucleare, carbone "pulito" ed etanolo.


Il carbone pulito non è per niente pulito, il nucleare ha emissioni 35 volte superiori a quelle dell’eolico, i biocarburanti a base di etanolo, anche quelli ricavati dalla cellulosa dell’erba, al clima farebbero più male dei combustibili fossili tradizionali, oltre che alla salute umana, alle risorse idriche, alla fauna e al suolo. Meglio puntare quindi su vento, sole, acqua. Sono queste, in sintesi, le conclusioni di un recente studio della Stanford University pubblicato sull’ultimo numero di Energy & Environmental Science. Per valutare quali siano le fonti energetiche da preferire nel conto non ci sono solo le emissioni, ma anche le garanzie in fatto di sicurezza energetica, impatti sulla salute umana, sugli ecosistemi, sulle risorse idriche.

“Review of solutions to global warming, air pollution, and energy security” - così si intitola lo studio curato da Mark Jacobson, ordinario di ingegneria ambientale e direttore del programma energia e atmosfera a Stanford - è la prima analisi quantitativa delle fonti alternative ai combustibili fossili tradizionali per cercare di stimare l’impatto a 360 gradi di ogni modo di produrre energia. Per confrontare le varie fonti, Jacobson ha cercato di stimare l’impatto di ciascuna come se fosse usata per soddisfare il fabbisogno energetico dell’intera flotta di veicoli degli Usa, ipotizzando che questa fosse costituita interamente da veicoli elettrici o flex-fuel, capaci cioè di funzionare anche ad etanolo.

I risultati ottenuti mostrano che alcune fonti di cui oggi si parla molto hanno in realtà ben poco da offrire per il futuro. Altre, invece sarebbero nettamente preferibili. Il modo più conveniente di produrre energia, tenendo conto di tutti gli aspetti, è risultato essere l’eolico. Seguono, nell’ordine, il solare a concentrazione, la geotermia, le maree, il solare fotovoltaico, l'energia dalle onde e l'idroelettrico. In fondo alla classifica si sono nucleare, carbone con tecnologia CCS, etanolo da granturco e etanolo dalla cellulosa dell’erba, che comportano un inquinamento atmosferico maggiore, hanno bisogno di superfici più ampie per essere utlizzate e, di conseguenza, danneggiana di più la fauna.

Guardando, ad esempio, alla superficie necessaria per soddisfare il fabbisogno energetico dei veicoli Usa, se con l’eolico basterebbe lo 0,5% del territorio nazionale, con l’etanolo servirebbe 30 volte più terra. Per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, se l’eolico evita il 99% delle emissioni rispetto ai combustibili fossili tradizionali, con l’etanolo si debbono mettere comunque in conto i 15 mila morti all’anno in più dovuti all’inquinamento provocato dai veicoli. Del nucleare lo studio mette in evidenza soprattutto i problemi di sicurezza, e come per il carbone pulito, anche i lunghi tempi necessari per realizzare una centrale, che si traducono in emissioni non evitate.

Il carbone con "carbon capture" (CCS), infine, emette 110 volte più CO2 rispetto all’eolico: anche se la CCS abbattesse le emissioni della centrale dell’80-90%, bisogna comunque considerare quelle legate all'estrazione e al trasporto della risorsa. Visto che un impianto con CCS ha bisogno del 25% di carbone in più per produrre la stessa quantità di energia rispetto ad uno senza, tali emissioni sarebbero appunto maggiori del 25%.

Parlando di energia, conclude lo scienziato presentando il suo lavoro, "la filosofia per la quale dobbiamo tentare un po’ di tutto è sbagliata. Occorre invece concentrarsi sulle tecnologie che producono i maggiori benefici. E noi sappiamo quali sono”. E, a proposito di energie rinovabili e infrastrutture alternative come stimolo economico, aggiunge: “mettere la gente al lavoro per costruire turbine eoliche, pannelli fotovoltaici, impianti geotermici, auto elettriche o nuove infrastrutture di trasmissione, non creerebbe solamente nuovi posti di lavoro, ma ridurrebbe i costi legati al sistema sanitario, all’agricoltura e al cambiamento climatico, dando nel contempo accesso a una riserva illimitata di energia pulita”.

Per approfondimenti leggere la fonte originaria:
Mark Z. Jacobson
Review of solutions to global warming, air pollution, and energy security
Energy Environ. Sci., 2009

http://www.rsc.org/delivery/_Article...dvance_Article
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Vecchio 02-05-2009, 16:52
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predefinito Effetto Serra: Smentiti i negazionisti sull'espansione dei ghiacci artici

Fonte: Repubblica.it - 10/02/2009

I dati trentennali dello statunitense «National Snow and Ice Data Center» non lasciano dubbi

di Franco Foresta Martin

ROMA - Che cosa succede ai ghiacci artici, si stanno espandendo o ritirando? La risposta è inequivocabile: nello scorso mese di gennaio è stata misurata un'estensione superiore a quella del gennaio 2008; ma, considerando la statistica sugli ultimi 30 anni, il fenomeno della riduzione complessiva è confermato e non bastano alcune settimane di intenso freddo con abbondanti precipitazioni nevose ad affermare che si sia invertita la tendenza. Il bilancio dei ghiacci artici, completo di precise valutazioni numeriche, si può trovare negli aggiornatissimi archivi dello statunitense National Snow and Ice Data Center (NSIDC), un servizio cogestito dall'Università del Colorado, dall'Ente spaziale americano e dall'Ente per gli Oceani e l'Atmosfera, che effettua il monitoraggio quotidiano da satellite della criosfera, ossia delle parti ghiacciate del nostro pianeta.


I «NEGAZIONISTI» DELL'EFFETTO SERRA - Riflettere sui dati forniti dal NSIDC è quanto mai opportuno, dopo il clamore sollevato un mese fa da alcuni scienziati negazionisti dell'effetto serra, secondo cui i ghiacci artici erano tornati quasi ai livelli del 1979, contraddicendo gli allarmi di quanti, invece, sostengono il loro continuo regresso. L'equivoco si è originato dal fatto che, nei primi giorni di gennaio, le quotidiane foto da satellite, per altro visibili a tutti sul sito del NSIDC, mostravano una coltre bianca su ampie regioni di Mare Artico che, negli ultimi anni, non erano state ricoperte dai ghiacci, neppure durante la stagione invernale. Ma si trattava di un fenomeno temporaneo, favorito da eccezionali condizioni meteorologiche. Tanto che già nella seconda metà del mese l'avanzata dei ghiacci si è arrestata. Di fatto, tirate le somme relative al mese di gennaio 2009, è risultato che la massima estensione dei ghiacci marini artici è stata di 14,08 milioni di km quadrati. Essa, pur risultando 310 km quadrati maggiore rispetto a quella del gennaio 2008, rimane tuttavia ben 760 km quadrati inferiore alla media di riferimento calcolata sul periodo 1979- 2000 (sempre relativa al mese di gennaio).

TENDENZA TRENTENNALE - D'altra parte, se si guarda la curva che rappresenta gli alti e bassi stagionali dell'estensione dei ghiacci artici nell'ultimo trentennio, cioè da quando si dispone di dati raccolti dall'orbita terrestre grazie ai satelliti artificiali, è evidente la tendenza alla diminuzione, malgrado alcune brevi fasi di recupero. L'estensione dei ghiacci artici varia moltissimo nell'arco dell'anno: raggiunge il massimo alla fine dell'inverno, con valori compresi fra 14 e 16 milioni di km quadrati; il minimo alla fine dell'estate, quando si registrano coperture di appena 3-4 milioni di km quadrati. Anche la valutazione che il pianeta si stia complessivamente avviando verso una fase relativamente più fredda è prematura poiché, come si vede in questi giorni, all' inverno rigido in alcune parti dell'emisfero settentrionale, si contrappone un'estate rovente in parti di quello meridionale, come dimostrano le eccezionali ondate di calore in corso in Australia. Insomma, come fanno giustamente notare i climatologi più avveduti, non bisogna far confusione fra meteorologia e climatologia: qualche ondata di freddo in qualche parte del mondo non cancella la realtà del riscaldamento globale e le tendenze si possono cogliere solo valutando l'andamento dei vari parametri sui lunghi periodi.


Curva degli alti e bassi dei ghiacci artici negli ultimi 30 anni (National Snow and Ice Data Center (NSIDC))

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Vecchio 02-05-2009, 16:53
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predefinito Effetto Serra: Una politica UE integrata contro il Cambiamento Climatico

Fonte: Arpatnews - 12/02/2009

Il Parlamento ha formulato le proprie raccomandazioni per una futura politica integrata dell'UE sul cambiamento climatico. Ribadendo l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra per limitare l'aumento della temperatura media entro i 2C°, propone una serie di misure in tutti i settori e chiede di definire un'agenda d'intervento per il periodo 2009-2014, illustrandone le modalità d'applicazione. Sollecita anche il sostegno a un New Deal "verde" e allo sviluppo di auto ecocompatibili.


Con 570 voti favorevoli, 78 contrari e 24 astensioni, il Parlamento ha approvato con diverse modifiche la relazione sulla futura politica integrata dell'UE sul cambiamento climatico stilata dopo 21 mesi di lavori dall'apposita commissione temporanea presieduta dal parlamentare europeo Guido Sacconi.
Il Parlamento sottolinea anzitutto l'urgenza di integrare il riscaldamento globale e il conseguente cambiamento climatico in tutti i settori e in tutti gli ambiti politici come nuovi elementi chiave, adottando un approccio trasversale e tenendo conto delle cause e delle conseguenze del surriscaldamento globale nella legislazione comunitaria. Anche perché «il cambiamento climatico è più rapido e più grave nei suoi effetti avversi di quanto si potesse pensare».
Incoraggiando la promozione di stili di vita e schemi di consumo in linea con lo sviluppo sostenibile, sottolinea anche la necessità «di prendere decisioni partendo dalla convinzione che siano necessarie e giuste», e «di cogliere l'opportunità straordinaria di forgiare il futuro della società attraverso un'azione strategica».
Sollecita inoltre la Commissione e gli Stati membri dell'Ue «a sostenere l'invito Onu per un "Nuovo Corso Verde" ("Green New Deal")».
Alla luce della crisi finanziaria, inoltre, chiede che gli investimenti per sostenere la crescita economica «lo facciano in modo sostenibile, in particolare, promuovendo le tecnologie verdi». Formula quindi una serie di raccomandazioni di carattere generale e settoriale. Per quanto riguarda le prime, ribadisce l'esigenza di fissare, per l'Ue e gli altri paesi industrializzati in quanto gruppo, un obiettivo a medio termine di ridurre le emissioni di gas serra del 25-40% entro il 2020 e un obiettivo a lungo termine di ridurle almeno dell'80% entro il 2050 rispetto al 1990, mantenendo l'enfasi sulla limitazione dell'aumento della temperatura media globale al massimo a 2°C rispetto ai livelli preindustriali.
L'Aula ha però respinto un emendamento del Pse che invitava la Commissione a presentare una relazione sulla necessità di introdurre ecotasse ai fini di un'ulteriore riduzione delle emissioni di CO2.
Illustra poi nel dettaglio le misure che occorrerebbe prendere nei campi della politica estera energetica dell'Ue, dell'energia e dei biocombustibili, dell'efficienza energetica, dei trasporti e della logistica, del turismo, dell'agricoltura, delle foreste e della pesca. Raccomanda azioni riguardo al sistema di scambio di quote di emissioni, alla gestione delle risorse idriche e al trattamento dei rifiuti, nonché alla tutela della salute.
Sottolinea il ruolo dell'innovazione, anche per la crescita economica e dell'occupazione, sostiene la promozione delle nuove tecnologie, e propone misure nel settore dell'istruzione, della formazione e della comunicazione. Chiede anche la creazione di una «comunità europea delle energie rinnovabili» esorta il sostegno allo sviluppo di tecnologie di trasporto ecocompatibili, come vetture a idrogeno, elettriche, a pile a combustibile, ibride o a biocarburante.
Per quanto riguarda il finanziamento e le questioni di bilancio, il Parlamento rileva che l'Ue dovrebbe impegnarsi seguendo il principio di solidarietà, sia negli ambiti chiave della ricerca e dello sviluppo di tecnologie per la lotta al cambiamento climatico e dell'aiuto allo sviluppo nel settore del clima sia nel sostegno alle misure di adattamento transnazionali, all'aumento dell'efficienza e all'aiuto nelle catastrofi.
Esorta quindi la Commissione a redigere un inventario di tutti gli strumenti di finanziamento e della loro rilevanza per gli obiettivi europei di protezione del clima, in vista di adeguare le linee del bilancio ai requisiti necessari della politica climatica, e «senza escludere la possibilità di creare nuovi fondi e di attivare pertanto nuove risorse».
Invita inoltre il Consiglio ad affrontare la questione degli stanziamenti specifici inutilizzati, «riorientandoli, se del caso, sulle politiche per il clima ». In materia di energia nucleare, riconoscendo poi i diversi approcci degli Stati membri in materia, il Parlamento sollecita la Commissione «a riservare un'attenzione particolare ai rifiuti nucleari e al loro intero ciclo, allo scopo di migliorare la sicurezza».
Ritiene peraltro che la ricerca sulla fattibilità tecnologica della fusione nucleare nel reattore di ricerca Iter «sia il primo passo per avvicinarsi all'obiettivo di un utilizzo commerciale di questa forma di energia» e sottolinea che il raggiungimento di questo obiettivo «dipende in larga misura dall'erogazione a lungo termine di finanziamenti alla ricerca».
Osserva però che questa nuova fonte energetica potrà fornire «un eventuale contributo al mercato dell'energia solo nel lunghissimo periodo».


Il futuro inizia oggi


Il Parlamento chiede che venga definita un'agenda d'intervento contro il cambiamento climatico per il periodo 2009-2014, con le seguenti modalità d'applicazione:
A livello Ue, la Commissione e gli Stati membri dovrebbero: condurre dibattiti a livello locale e globale sui provvedimenti per contrastare il cambiamento climatico,
– sviluppare, finanziare e realizzare una «super-rete» in ambito Ue che possa essere accessibile a qualunque tipologia di fornitore di elettricità,
– promuovere e finanziare infrastrutture efficienti di trasporto sostenibile in grado di ridurre le emissioni di carbonio, incluse le tecnologie basate sull'idrogeno e l'alta velocità ferroviaria,
– sviluppare nuove strategie di comunicazione con le quali educare i cittadini fornendo loro incentivi per la riduzione delle emissioni in maniera accessibile, ad esempio sviluppando un'informativa sul contenuto carbonico di prodotti e servizi,
– sviluppare idonei strumenti legislativi che possano incoraggiare i vari settori industriali a condurre la lotta al cambiamento climatico, iniziando con l'esigere trasparenza sulle emissioni di carbonio,
– stabilire legami più forti tra l'agenda di Lisbona, l'agenda sociale e le politiche in materia di cambiamento climatico.

A livello locale e regionale, dovrebbero essere promosse e scambiate le migliori prassi, in particolare per quanto concerne:
– le misure di efficienza energetica volte a contrastare la povertà energetica con l'obiettivo di giungere ad un consumo netto di energia nullo negli edifici privati, commerciali e pubblici,
– il riciclaggio e riutilizzo dei rifiuti, potenziando ad esempio le infrastrutture per i punti di raccolta,
– lo sviluppo di infrastrutture per autovetture a basse emissioni che utilizzano energie rinnovabili e introduzione di incentivi per lo sviluppo di veicoli a emissioni zero adibiti al trasporto pubblico,
– la promozione di una mobilità maggiormente sostenibile nelle città e nelle aree rurali,
– l'adozione e attuazione di interventi di adattamento al cambiamento climatico,
– la promozione della produzione e del consumo di cibo locale e regionale.

I deputati invitano infine i competenti organi del Parlamento europeo a redigere e pubblicare una versione della relazione «destinata al lettore comune», entro tre mesi dalla sua adozione.
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Vecchio 02-05-2009, 16:53
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predefinito Effetto Serra: Il IV anniversario del Protocollo di Kyoto

Fonte: oneGreenTech - 13/02/2009

di Carlo Lavalle

Lunedì sarà il quarto anniversario del Protocollo di Kyoto, vogliamo quindi dare una panoramica dell’importanza di questo accordo. Il Protocollo di Kyoto è un accordo internazionale approvato nella riunione della terza Conferenza delle Parti - organismo direttivo supremo della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) - tenutasi in Giappone nella città di Kyoto dall’1 all’11 dicembre 1997.

La sua entrata in vigore, disciplinata secondo i criteri fissati all’articolo 25 del protocollo stesso, è avvenuta il 16 febbraio 2005, una volta depositati gli strumenti di ratifica da parte della Federazione Russa, il 18 novembre 2004. Attualmente 183 paesi e un’organizzazione regionale (Unione europea) risultano averlo accettato o ratificato.


Nel testo, composto da 28 articoli, sono contenuti obbiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra valevoli per i paesi industrializzati e con economie in transizione.

I gas in questione, elencati nell’Allegato A, sono 6 (anidride carbonica, metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi, esafluoro di zolfo) mentre gli obiettivi, quantificati per ciascun paese, vengono indicati nell’Allegato B.

Complessivamente, la parti aderenti si sono impegnate a diminuire le emissioni, tra il 2008 e il 2012, considerato come primo periodo di adempimento, almeno del 5,2 % rispetto ai livelli dell’anno base 1990.

Tuttavia gli Stati membri dell’Ue si sono vincolati a ridurre collettivamente le loro emissioni dell’8%. D’altra parte agli Stati contraenti si è data la possibilità di scegliere il 1995 come anno di riferimento per le emissioni di idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoro di zolfo.

Il protocollo, informato al principio di una comune ma differenziata responsabilità, pone a carico dei paesi sviluppati le maggiori limitazioni riconoscendo un loro più elevato grado di imputabilità nella produzione di gas serra derivanti da attività umana causa di riscaldamento globale e di alterazione climatica. I dati, infatti, non lasciano adito a dubbi: Stati Uniti, paese peraltro non aderente al trattato, Cina e Unione europea da soli rappresentano circa il 60 % del totale delle emissioni globali.

In base all’intesa, rientra nella sfera di competenza della politica nazionale l’elaborazione delle misure atte a raggiungere i target fissati che comunque sia devono includere
miglioramento dell’efficacia energetica in settori rilevanti dell’economia nazionale maggiore utilizzo di fonti rinnovabili e innovative;
riduzione o eliminazione graduale delle imperfezioni del mercato così come di incentivi fiscali, esenzioni tributarie e sussidi nei settori con emissioni di gas serra;
promozione di forme sostenibili di agricoltura;
interventi nel settore dei trasporti per limitare le emissioni;
limitazione e/o riduzione delle emissioni di metano con recupero e uso nella gestione dei rifiuti, come pure nella produzione, trasporto e distribuzione di energia;

Per adempiere agli impegni sottoscritti e per farlo nella maniera più efficace e meno dispendiosa sono previsti i noti meccanismi flessibili (o meccanismi di Kyoto) comprendenti il Commercio delle quote di emissione (Emission trading), l’Attuazione congiunta (Joint implementation) e il Meccanismo di sviluppo pulito(Clean development mechanism). In sostanza, questo sistema consente ai soggetti partecipanti di compensare la riduzione di emissioni che non si è in grado di ottenere con le proprie forze.

Grazie all’Emission trading, statuito dall’articolo 17, viene permesso lo scambio tra paesi avanzati e ad economia in transizione delle quantità assegnate, misurate in tonnellate di CO2 equivalente, di emissioni di gas serra. Così i paesi che emettono al di sotto del tetto disposto possono vendere le quote in eccesso agli Stati che, per contro, hanno superato i loro limiti.

Attraverso l’Attuazione congiunta, invece, questi paesi possono promuovere tra di loro specifici progetti per la riduzione di gas serra.

Quanto al Clean development mechanism (CDM), stabilito all’articolo 12, esso, come il precedente meccanismo, fornisce lo strumento per porre in essere progetti di riduzione di emissioni, in questo caso però con i paesi in via di sviluppo che non devono sottostare a specifici obblighi in base al protocollo.

Il fine è quello da un lato di favorire la cooperazione allo sviluppo sostenibile nelle regioni meno avanzate e di facilitare il flusso di investimenti, dall’altro di concedere ai paesi industrializzati un mezzo per poter attuare in modo flessibile la strategia di realizzazione. Con i progetti predisposti il paese proponente guadagna i cosiddetti crediti di emissione (CER) che possono essere oggetto di scambio a livello internazionale e computabili rispetto agli obbiettivi di riduzione.

Nell’ambito del protocollo si prevede l’istituzione da parte degli Stati contraenti sia degli inventari nazionali o stime delle emissioni di gas serra sia la preparazione di relazioni periodiche o comunicazioni nazionali contenenti informazioni e analisi sulle emissioni e sulle politiche nazionali intraprese. Questi documenti sono soggetti alla verifica di appositi gruppi di revisione che a loro volta pubblicano relazioni di sintesi.

Il controllo degli adempimenti degli obblighi di diminuzione delle emissioni, specialmente per l’utilizzo dei meccanismi flessibili, è determinata mediante un sistema di permessi o unità di emissione.

Secondo le norme, ogni singolo paese si vede attribuita all’inizio del periodo di adempimento una quantità assegnata, calcolata in unità di emissione, da gestire in una base dati denominata registro nazionale.

La procedura implica che annualmente ciascun contraente riferisca agli organi competenti dell’UNFCC il dato relativo al totale delle emissioni di gas serra prodotte nei suoi confini. Successivamente ad avvenuta comunicazione ufficiale il paese, attraverso il registro nazionale, restituisce l’ammontare dichiarato. Nel caso di mancato conseguimento del risultato la parte inadempiente potrà ricorrere, previo accertamento di idoneità, ai meccanismi flessibili.
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