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notizie e articoli interessanti sull' inquinamento dell' aria V

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Vecchio 02-05-2009, 15:00
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predefinito notizie e articoli interessanti sull' inquinamento dell' aria V

In questo thread vengono riportate tutte le notizie più significative inerenti l'inquinamento atmosferico.

La raccolta di queste notizie è realizzata con il solo scopo di informare e formare le persone interessate al problema dell’inquinamento dell’aria. Per questo motivo, la sezione rappresenta una grossa miniera di informazioni per lo svolgimento di ricerche o di approfondimenti sul tema.
Per ogni notizia è indicata la fonte e la data di riferimento, per cui è possibile risalire senza problemi al redattore originale.
Nel caso in cui il legittimo possessore dei diritti di pubblicazione di uno o più articoli riportati non condividesse lo spirito di questa sezione, può chiedere ai gestori del sito l’immediata rimozione delle notizie a sè riconducibili.

N.B. Per facilitare il reperimento degli articoli, consiglio di utilizzare l'apposito thread: "Elenco delle notizie raccolte inerenti l’inquinamento dell’aria".

Ultima modifica di News; 02-05-2009 a 15:03
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Vecchio 02-05-2009, 15:01
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predefinito Il Parlamento Europeo adotta una nuova direttiva sull'inquinamento dell'aria ambiente

Fonte: Comunicato stampa del Parlamento Europeo - 12/12/2007

Un pacchetto di emendamenti di compromesso negoziati dal relatore Holger KRAHMER (ALDE/ADLE, DE) con il Consiglio, accolti dall'Aula, consentono l'adozione definitiva della nuova direttiva sulla qualità dell'aria ambiente. Questa riunirà in un solo testo i cinque strumenti giuridici vigenti, integrando gli ultimi sviluppi in ambito medico e scientifico nonché le esperienze più recenti acquisite negli Stati membri sulla qualità dell'aria e rivedendo in profondità le disposizioni attuali. Il compromesso va a completare la posizione comune del Consiglio ( dei governi) che già riprendeva metà degli emendamenti proposti dal Parlamento in prima lettura. Gli Stati membri avranno due anni per adottare le disposizioni volte recepirla nell'ordinamento nazionale.

La direttiva intende «evitare, prevenire o ridurre le emissioni di inquinanti atmosferici nocivi e definire adeguati obiettivi per la qualità dell’aria ambiente», ai fini della tutela della salute umana e dell’ambiente nel suo complesso. Si tratta, più in particolare, di combattere «alla fonte» l'emissione di inquinanti e di definire misure più efficaci a livello locale, nazionale e comunitario. Ha inoltre lo scopo di valutare la qualità dell’aria ambiente negli Stati membri sulla base di metodi e criteri comuni, nonché ottenere informazioni per contribuire alla lotta contro l’inquinamento dell'aria e gli effetti nocivi e per monitorare le tendenze a lungo termine e i miglioramenti ottenuti con l’applicazione delle misure nazionali e comunitarie. Mira poi a garantire che le informazioni siano messe a disposizione del pubblico ed a incoraggiare una maggiore cooperazione tra gli Stati membri nella lotta contro l’inquinamento atmosferico.

Si stima che nel 2000 l’esposizione al particolato abbia ridotto l’aspettativa media di vita statistica di circa nove mesi nell’UE-25, che si traduce in circa 3,6 milioni di anni di vita persi o in 348.000 morti premature l’anno. Si calcola che, nel 2020, i costi connessi ai danni prodotti da questi effetti varieranno tra 189 e 609 miliardi di euro l’anno.

Valutazione dell'inquinamento e punti di campionamento
Gli Stati membri dovranno istituire zone e agglomerati in tutto il loro territorio in cui realizzare attività di valutazione e di gestione della qualità dell’aria. Un allegato della direttiva fissa le soglie di valutazione superiore e inferiore applicabili al biossido di zolfo, al biossido di azoto e agli ossidi di azoto, al particolato (PM10 e PM2,5), al piombo, al benzene e al monossido di carbonio. Ciascuna zona e agglomerato dovrà essere classificata/o in base a dette soglie di valutazione. Delle disposizioni particolari sono fissate per l'ozono.

La direttiva definisce poi i criteri per stabilire l'ubicazione dei punti di campionamento per la misurazione di tali sostanze. La Commissione dovrà garantire un'applicazione uniforme nell'insieme dell'UE dei criteri relativi alla scelta dei punti di campionamento. Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, dovranno essere installati punti di campionamento nelle zone urbane e negli agglomerati (intorno ai 250.000 abitanti), ma anche nelle zone rurali dev'essere previsto un punto di campionamento ogni 100 000 km2.

Gli Stati membri dovranno provvedere affinché i livelli delle sostanze non superino, nell'insieme delle loro zone e dei loro agglomerati, i valori limite stabiliti a partire dalle date previste. La direttiva fissa peraltro le "soglie di allarme" applicabili per le concentrazioni di biossido di zolfo e biossido di azoto nonché dei "livelli critici".

Valori limite per le particelle più sottili e pericolose (PM 2,5)
Il materiale particolato sottile (PM2,5 ) ha un impatto molto negativo sulla salute umana. Ma ad oggi non esiste una soglia identificabile al di sotto della quale il PM2,5 non rappresenta un rischio. La nuova direttiva mira ad una riduzione generale delle concentrazioni nei siti di fondo urbani (siti all’interno delle zone urbane dove i livelli sono rappresentativi dell’esposizione della popolazione urbana generale) per garantire che ampie fasce della popolazione beneficino di una migliore qualità dell’aria.

Tuttavia, per assicurare un livello minimo di tutela della salute su tutto il territorio, a tale approccio si affianca la definizione di un valore limite, preceduto in una prima fase da un valore-obiettivo. Gli Stati membri dovranno adottare tutte le misure necessarie, «che non comportano costi sproporzionati», per garantire che le concentrazioni di PM2,5 nell’aria ambiente non superino il valore-obiettivo e garantire che non superino il valore limite.

Il compromesso stabilisce un "valore-obiettivo" di 25µg/m3 a partire dal 2010 e un "valore limite" della stessa entità, con un margine di tolleranza pari al 20% alla data di entrata in vigore della direttiva che dovrà comunque essere ridotto costantemente per raggiungere lo 0% al 1° gennaio 2015. I deputati, inoltre, hanno ottenuto la fissazione di un secondo "valore limite" - questa volta «indicativo» - pari a 20µg/m3 da raggiungere il 1° gennaio 2020. D'altra parte, la Commissione dovrebbe riesaminare il valore limite indicativo nel 2013, alla luce delle nuove informazioni disponibili riguardo agli effetti sulla salute e sull'ambiente, della fattibilità tecnica e dell'esperienza realizzata negli Stati membri. Si tratterà anche di valutare l'opportunità di adottare valori limite «più ambiziosi».

Limiti confermati per i particolati più grossi (PM10), con deroghe
Il compromesso conferma gli attuali valori limite di 40 µg/m3 come media annua e di 50 µg/m3 come media giornaliera per i particolati PM10. Quest'ultima soglia, inoltre, non dovrà essere superata più 35 volte in un anno.

Se in una determinata zona o agglomerato non è possibile conformarsi ai valori limite fissati per il PM10, «per le caratteristiche di dispersione specifiche del sito, per le condizioni climatiche avverse o per l’apporto di inquinanti transfrontalieri», gli Stati membri potranno derogarvi temporaneamente per tre anni. Ma solo a condizione che sia predisposto un piano per la qualità dell'aria e purché dimostrino «che sono state adottate tutte le misure del caso a livello nazionale, regionale e locale per rispettare le scadenze».

Misure vincolanti per talune fonti di inquinamento
Un emendamento di compromesso afferma che dovranno essere esaminate in via prioritaria le misure comunitarie necessarie per ridurre le emissioni alla fonte, in particolare quelle volte a migliorare l'efficacia delle norme UE sulle emissioni industriali, a limitare le emissioni dei motori dei veicoli pesanti, a ridurre ulteriormente le emissioni autorizzate a livello nazionale dei principali inquinanti e quelle legate ai rifornimenti di benzina nelle stazioni di servizi, nonché le misure che trattano del contenuto di zolfo nei carburanti (compresi quelli marini). A tale proposito, la Commissione annetterà alla direttiva una dichiarazione con la quale si impegna a proporre, nel 2008, delle misure legislative volte dare seguito a questa richiesta.

Informazioni al pubblico
Gli Stati membri dovranno provvedere ad informare adeguatamente e con tempestività il pubblico e le associazioni interessate (ambientaliste, industriali, dei consumatori, ecc.) e altri organismi sanitari pertinenti, in merito alla qualità dell’aria ambiente, a tutte le decisioni riguardanti le proroghe, ad ogni esenzione e ai piani per la qualità dell'aria. Le informazioni dovranno essere rese disponibili gratuitamente e attraverso mezzi facilmente accessibili tra cui Internet o altri mezzi di telecomunicazione adeguati. Gli Stati membri dovranno inoltre mettere a disposizione del pubblico le relazioni annuali riguardanti tutti gli inquinanti disciplinati dalla direttiva.

Sanzioni
Gli Stati membri dovranno infine determinare il regime di sanzioni da infliggere in caso di violazione delle disposizioni nazionali adottate a norma della direttiva e adottare tutti i provvedimenti necessari per la loro applicazione. Le sanzioni previste dovranno essere «effettive, proporzionate e dissuasive».

Background - Procedura di infrazione per superamento dei limiti
Il 10 ottobre scorso, la Commissione ha avviato procedimenti di infrazione nei confronti di Francia, Italia, Spagna, Slovenia e Regno Unito, dove sono stati superati i limiti fissati dall'UE per la concentrazione di anidride solforosa (biossido di zolfo, SO2) nell'aria ambiente. La Commissione ha chiesto inoltre a 23 Stati membri di inviare informazioni sui provvedimenti che adottano per ridurre il livello del PM10 o particolato e soddisfare così le norme fissate dall'UE. In circa il 70% delle città europee con almeno 250.000 abitanti vengono superati i valori limite fissati per il PM10 almeno in una zona.
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Vecchio 02-05-2009, 15:02
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predefinito Effetto Serra: Finalmente anche l'Australia ratifica il Protocollo di Kyoto

Fonte: swisstxt -12/12/2007

L'Australia ha consegnato all'ONU i documenti della ratifica del Protocollo di Kyoto, con una breve cerimonia all'apertura della sessione ministeriale della Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici in corso a Bali. Australia, Canada e Giappone hanno però detto di non essere pronti a garantire tagli alle emissioni di gas a effetto serra del 40% entro il 2020. Gli USA sono il solo paese sviluppato che ha rifiutato di ratificare l'atto. L'Indonesia intanto oggi ha designato un gruppo di quaranta ministri, incaricati di far progredire i negoziati. Ne fa parte anche la Svizzera.
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Vecchio 02-05-2009, 15:03
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predefinito Effetto Serra: sono i Paesi Poveri quelli più a rischio

Fonte: Ansa - 12/12/2007

NUSA DUA-BALI (INDONESIA) - Paesi poveri sotto minaccia dei cambiamenti climatici. La conferma da Bali, al summit mondiale sul clima. Nel mondo, infatti, l'80% delle vittime delle catastrofi causate dall'effetto serra e' concentrato nei paesi meno sviluppati. Il dato ora si trova nero su bianco in un rapporto realizzato dall'organizzazione Germanwatch e la compagnia di assicurazione Munich Re. Nel 2006 Filippine, Corea del Nord e la stessa Indonesia, che ospita il summit sul clima, sono stati i paesi piu' colpiti e in particolare in Indonesia e nelle Filippine le catastrofi hanno fatto 1.300 morti. Secondo il rapporto, inoltre, dal 1950 il numero di disastri causati da uragani sono raddoppiati mentre le ondate di calore e le inondazioni sono quadruplicate. Le dieci catastrofi naturali che hanno fatto piu' vittime nel 2007 si sono registrate nei paesi poveri

NODO USA E 4 PALETTI DA AFFRONTARE PER I MINISTRI
In merito ai negoziati, tre le possibili opzioni: l'istituzione di un processo informale nell'ambito della Convenzione sui cambiamenti climatici, quella del '92 cui aderirono anche gli Usa, senza un preciso mandato per elaborare decisioni; l'istituzione di un processo formale nell'ambito della Convenzione con un preciso mandato per elaborare decisioni, con la possibilita' che questo processo sia supportato con attivita' preparatorie informali; l'istituzione di un processo unico che integri gli impegni della Convenzione e quelli del Protocollo di Kyoto con un preciso mandato per elaborare decisioni, con la possibilita' che tale processo sia supportato con attivita' preparatorie informali. La maggior parte dei Paesi industrializzati ha espresso una preferenza per quest'ultima opzione con la possibilita' di approdare alla seconda possibilita' a patto che fossero soddisfatte alcune condizioni come la coerenza della data della fine dei lavori tra i due tronconi di impegni e il loro coordinamento. Il Giappone e' per la seconda opzione mentre per gli Usa la terza opzione e' inaccettabile e l'orientamento e' sulla seconda possibilita'.

UE, DISPOSTI A TAGLI 30% MA NON UNILATERALMENTE

L'Unione Europea potrebbe essere pronta a tagliare le emissioni di gas serra fino al 30% al 2020 se anche gli altri paesi ricchi si arruolano in una marcata lotta contro il riscaldamento globale. Lo ha detto il Commissario Ue, Stravos Dimas parlando a Bali alla 13/a Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici. L'Unione europea ha gia' detto si' a un taglio unilaterale del 20% di emissioni rispetto ai livelli del '90 e ora e' pronta ad arrivare al 30% se anche le altre nazioni sono pronte ad aggiungersi alla lotta. ''La scienza - ha detto ancora Dimas - ci ha detto che queste riduzioni sono necessarie per ottenere una effettiva lotta contro il cambiamento climatico''. A Bali si apre domani la sessione con i ministri dell' ambiente per decidere un percorso di due anni di negoziati e lanciare fra due anni il post-Kyoto, il trattato che oggi festeggia i 10 anni da quando fu raggiunto il formale accordo per tagliare del 5% rispetto ai livelli del '90 i gas serra in 36 paesi industrializzati, tra cui l'Italia, nel periodo 2008-2012.

BALI: MAXI-TORTA PER COMPLEANNO KYOTO

Una maxi-torta di tre piani per il compleanno del Protocollo di Kyoto. Il super dolce alto un metro e mezzo e' stato realizzato da Greenpeace al summit mondiale sul clima in corso a Bali. L'iniziativa per ricordare che dieci anni fa, a Kyoto, fu raggiunto l'accordo tra i Paesi industrializzati per tagliare le emissioni di gas serra. La torta gigante e' tutta di cioccolato con intorno una glassa di zucchero. La base del dolce e' piu' larga del piano superiore e come un presepe accoglie sul bordo delle piccole casette con alcuni alberi. Gli attivisti di Greenpeace questa volta anziche' andare all'arrembaggio di baleniere o centrali elettriche distribuiscono fette di torta.
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Vecchio 02-05-2009, 15:24
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predefinito Effetto Serra: Pronto il Piano Nazionale 2007 che fissa le quote di emissione per la CO2

Fonte: Ansa - 17/12/2007

ROMA - E' consultabile sul sito del ministero dell'Ambiente, il piano nazionale 2008-2012 di allocazione delle emissioni di CO2 per le industrie che porta il tetto di emissioni a 201,57 in base ai piani comunitari. ''Con questo piano l'Italia riparte verso Kyoto'' dichiara il Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, annunciando interventi strategici su settori quali trasporti, agricoltura, efficienza energetica ed edifici. Le prossime due settimane, si legge in una nota, saranno raccolte le osservazioni degli interessati e successivamente i ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico formalizzeranno il tutto in un decreto interministeriale trasmesso a Bruxelles. Rispetto alla versione precedente, il nuovo piano prevede un taglio delle emissioni di 13,64 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Rispettato anche il tetto di 195 milioni di tonnellate di CO2 annue a cui sono state aggiunte, sempre su indicazioni dalla Comunita' Europea, le quote (6 milioni circa) dei nuovi settori assoggettati alla direttiva Emission Trading, tra cui cracking e nero fumo. A tutti i settori industriali e' stato chiesto un particolare sforzo per consentire al Paese di rispettare gli obiettivi europei e di Kyoto ed in questa ottica il taglio operato si e' maggiormente concentrato sui settori e sulle fonti ad alte emissioni di CO2. ''Abbiamo avviato - conclude Pecoraro - una strategia complessiva che vede anche segnali positivi in finanziaria. Si tratta ora di rendere piu' forte questa politica e per questo e' necessario un apporto positivo da parte del mondo delle imprese, del Governo e degli enti locali''. (ANSA). VI

N.B. Il Piano è stato inserito nella sezione dedicata alla normativa italiana nel sito non solo aria: inquinamento atmosferico - problemi ambientali - principali inquinanti dell'aria
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Vecchio 02-05-2009, 15:24
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predefinito Effetto Serra: a Bali nasce una road map per giungere ad un nuovo accordo internazionale per il dopo-Kyoto

Fonte: Il Corriere Canadese - 17/12/2007

BALI - «Vogliamo lavorare insieme e arrivare al consenso». Le parole di Paula Dobriansky, capo delegazione statunitense al vertice mondiale sul clima, sciolgono la tensione di 13 giorni e liberano nella sala un lungo, fragoroso applauso. E non serve a frenare l’ottimismo neanche la precisazione arrivata qualche ora dopo da Washington, quando la Casa Bianca ha espresso «forti preoccupazioni» sottolineando che d’ora in avanti le trattative «non potranno procedere affrontando solo tagli alle emissioni inquinanti dei Paesi sviluppati: le grandi economie in via di sviluppo devono egualmente agire».
Nonostante tutti i problemi, ieri è dunque nata la road map per i negoziati del dopo Kyoto, per giungere a un nuovo accordo internazionale per la riduzione delle emissioni e per porre un freno a effetto serra e cambiamenti climatici in un nuovo vertice mondiale previsto a Copenaghen nel 2009. Secondo il testo approvato, alla fine, anche con il consenso Usa, i negoziati dovrebbero prendere il via non più tardi dell’aprile 2008 con un unico obiettivo: l’adozione di un trattato internazionale per la salvaguardia dell’ambiente che succeda a quello di Kyoto, dal quale gli americani erano rimasti fuori e che scadrà nel 2012. Soddisfazione per il risultato è stata espressa anche dall’Unione europea, attraverso il presidente della Commissione Josè Manuel Durao Barroso. Ma è stato tutt’altro che facile arrivare al compromesso, che tra l’altro non prevede le precise percentuali dei tagli di emissioni nocive entro il 2020. Gli esperti dell’Onu avevano prospettato la necessità di un obbligo di riduzione entro tale data tra il 10% e il 40% delle emissioni di gas serra, cifre che nella road map spariscono e tale sparizione può essere l’unico fallimento del vertice di Bali. Un fallimento che però, alla luce della decisione finale degli Usa, passa in secondo piano. Perché per giorni il rischio è stato che saltasse tutto, che il summit indonesiano si chiudesse in un nulla di fatto. E ieri la tensione è salita alle stelle quando gli Usa si sono opposti all’accordo. Un no definito «inaccettabile» dal capo delegazione del Sudafrica, che ha pronunciato un veemente intervento contro questa decisione.
Nel clima di tensione generale, il segretario della Convenzione internazionale sui cambiamenti climatici, Yvo De Boer, ha convocato la riunione plenaria mentre era in corso un vertice dei Paesi in via di sviluppo e per questo è stato duramente attaccato da Cina e India. «Non lo sapevo», si è scusato in lacrime De Boer, che è anche l’organizzatore di questi vertici annuali, e piangendo è uscito dalla sala passando davanti al segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon e al presidente indonesiano. Poco dopo la riunione finale è cominciata e c’è stato il primo no degli Usa. Ma la pressione internazionale è stata fortissima e alla fine la delegata americana ha “ritrattato”. Ora il dialogo internazionale sul dopo Kyoto ha un preciso programma e una scadenza. Per le percentuali di taglio delle emissioni ci sarà tempo, anche se proprio l’assenza di un’indicazione è l’unico rammarico anche per il ministro dell’Ambiente italiano Alfonso Pecoraro Scanio.
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Vecchio 02-05-2009, 15:25
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predefinito Effetto Serra: Il decennio 1998-2007 è stato il più caldo mai registrato

Fonte: greenreport - quotidiano ambientale - 14/12/2007

LIVORNO. Secondo i dati forniti alla tribuna del summit mondiale di Bali dal segretario generale della World meteorological organization, Michel Jarraud, il decennio 1998-2007 è stato il più caldo mai registrato.

Un comunicato del Wmo sottolinea che «La temperatura media alla superficie del globo nel 2007 presenta attualmente un’anomalia positiva stimata a 0,41°C in rapporto alla norma calcolata sul periodo 1961-1990 (14.00°C). A scala globale, il gennaio 2007 è stato il mese invernale più caldo mai registrato con una temperatura media di 12,7°C, mentre la norma calcolata sul periodo 1961-1990 è di 12,1°C».

Tra gli altri più rilevanti fenomeni climatici maggiori osservati nel 2007 la Wmo include: la diminuzione record dell’estensione della banchisa artica che ha prodotto per la prima volta nella storia, il “Passaggio a nord-ovest” tra i ghiacci e le isole del Canada; il buco nell’ozono sopra l’Antartide, relativamente poco esteso; lo sviluppo di un episodio della Nina nel Pacifico equatoriale centro-orientale; inondazioni; l’intensificarsi di siccità, inondazioni e tempeste devastanti.

La temperatura media mondiale ha avuto un rialzo di 0,74 gradi dopo l’inizio del ventesimo secolo, «ma questa progressione non è continua – spiega la Wmo – Negli ultimi 50 anni, il ritmo medio di riscaldamento (0,13 gradi per decennio) è circa il doppio di quello calcolato per il secolo terminato».

Per Jarraud «l’impatto del cambiamento climatico porrà importanti sfide per la variazione dei sistemi naturali ed umani e per lo sviluppo sostenibile. Adattamento e attenuazione saranno insieme due pilastri essenziali e complementari per far fronte a tali sfide.

L´impatto della variabilità e del cambiamento climatico sui sistemi naturali e umane pone importanti sfide per lo sviluppo sostenibile. Adattamento e attenuazione insieme, saranno i due pilastri essenziali e complementari per far fronte a tali sfide. I servizi meteorologici nazionali ed i 188 membri della Wmo saranno utili in tal senso, dal momento che i loro dati, prodotti e servizi sono cruciali per successo della formulazione ed implementazione delle strategie pertinenti, delle politiche e misure di contrasto e per la valutazione dei progressi compiuti».
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Vecchio 02-05-2009, 15:25
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predefinito Per l'OMS il fumo è la piu' grande minaccia per la salute in Europa: fa piu' morti di alcol, Aids, droghe, incidenti, omicidi e suicidi messi assieme

Fonte: AGI - 19/12/2007

(AGI) - Roma, 18 dic. - Sono le malattie croniche le nemiche numero uno della salute degli europei. Debellati i grandi virus del secolo scorso, e in fase di stabilizzazione l'Aids, a fare la parte del leone nel computo dei decessi in Europa sono cancro, malattie cardiovascolari, disturbi mentali, diabete, malattie respiratorie e muscolo-scheletriche. In tutto, queste patologie provocano l'86 per cento dei decessi totali, "rubando" ai cittadini europei 115.000 anni di vita ogni anno.
Sono i dati diffusi alla conferenza dei ministri della Sanita' europei, riuniti a Roma per elaborare una 'Dichiarazione congiunta per la promozione della salute in tutte le politiche'. Alimentazione scorretta, alcol, sedentarieta', contribuiscono al boom delle malattie croniche. Ma al primo posto, naturalmente, si conferma il tabacco, che uccide ogni anno nel mondo 5 milioni di persone (80.000 solo in Italia). E' l'Oms a definire il fumo di tabacco "la piu' grande minaccia per la salute nella regione Europea". Senza contare le morti per fumo passivo: oltre il 50% dei bambini in Europa e' esposto al fumo di sigarette in casa propria. Non a caso solo in Italia tra i non fumatori si registrano ogni anno 500 morti per tumore al polmone e oltre 2.000 morti per malattie ischemiche del cuore causati dal fumo passivo. Mentre il fumo "attivo" si conferma spietato: secondo le stime dell'Oms i fumatori che iniziano a fumare in giovane eta' hanno il 50% di possibilita' di morire a causa del tabacco. Il fumo, si legge nel dossier del Ministero della Salute, fa piu' vittime di alcol, Aids, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme.
L'epidemia di tabacco, concordano gli esperti, "e' una delle piu' grandi sfide di sanita' pubblica della storia".
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Vecchio 02-05-2009, 15:26
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predefinito Il clima e l'aria che respiriamo

Fonte: Il Sole 24ore - 21/12/07

di Antonello Pasini (ricercatore CNR)

Come influiscono i cambiamenti climatici sull'inquinamento atmosferico? Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?

Domande come queste cominciano ad avere risposte parziali solo ora, e molto lavoro osservativo e modellistico c'è ancora da fare in questo campo. Qui faccio riferimento ad un'esperienza di studio personale che è sfociata due giorni fa nella prepubblicazione online su una rivista internazionale edita in Italia di un breve articolo scritto insieme al giovane collega Fabio Cipolletti (la nota è scaricabile liberamente qui per un periodo di 30 giorni Paperseek).

Ebbene, l'andamento dell'inquinamento atmosferico nei pressi della superficie terrestre e la concentrazione dei vari inquinanti dipendono sostanzialmente da tre fattori:

- lo stato fisico e meteorologico dei bassi strati dell'atmosfera, da cui dipende la capacità dell'atmosfera di disperdere gli inquinanti stessi, cioè di "diluirli" ad una concentrazione più bassa;

- le emissioni di inquinanti primari da sorgenti prevalentemente antropiche;

- le reazioni che avvengono tra i vari inquinanti primari tra loro o con la luce solare, reazioni che, tra l'altro, creano i cosiddetti inquinanti secondari.

Faccio notare, di passaggio, che tutti i fattori sono importanti ma che talvolta lo stato fisico della bassa atmosfera risulta dominante: si pensi solo al fatto che spesso situazioni critiche di inquinamento urbano, che sono appena "scalfite" da interventi correttivi umani, come i blocchi del traffico, vengono invece risolte "magicamente" da un'irruzione di aria fredda con venti di tramontana.

Dunque lo studio dei parametri meteo-climatici della bassa atmosfera risulta fondamentale. Ma ora i cambiamenti climatici inducono mutamenti anche nei valori medi di alcuni di questi parametri. Come influisce tutto ciò sulla capacità di dispersione degli inquinanti? In particolare, esistono evidenze di cambiamenti recenti nelle proprietà dispersive dei bassi strati dell'atmosfera in conseguenza di cambiamenti climatici osservati?

Ebbene, pur analizzando un unico caso di studio relativo al periodo novembre 2006 - aprile 2007 su Roma Fiumicino, il breve articolo sopra citato fornisce una prima risposta a questi quesiti.

Secondo i dati del gruppo di climatologia storica del CNR-ISAC (http://www.isac.cnr.it/~climstor/climate_news.html), l'inverno e la primavera dell'ultimo anno sono stati in Italia i più caldi degli ultimi 200 anni. Inoltre, se si esclude un mese di marzo nella media, la nostra penisola è stata caratterizzata da una pressione più alta della norma climatologica di almeno 3 hPa in tutto il periodo che va da novembre ad aprile. Infine, gli episodi di precipitazione sono stati pochissimi: si ricordino le difficoltà delle stazioni sciistiche nazionali per il poco innevamento.

Per vedere come queste condizioni abbiano influenzato le capacità dispersive degli strati dell'atmosfera vicini al suolo, abbiamo utilizzato una classificazione che permette di suddividere le situazioni meteorologiche delle singole ore del giorno in relazione a questa capacità, dovuta sostanzialmente alla presenza più o meno accentuata (o all'assenza) di turbolenza meccanica e/o termica nel sito di riferimento. Si va dalle situazioni più stabili (con pochissima capacità dispersiva) a quelle più instabili, quando la grande turbolenza permette di rimescolare fortemente l'aria e di disperdere notevolmente gli inquinanti. Per i più esperti, dirò che abbiamo calcolato le classi di Pasquill (Atmosfera: Stabilità Atmosferica) a partire da bollettini SYNOP (Page Title).

Abbiamo poi confrontato le nostre elaborazioni per il periodo esaminato con statistiche di classi di Pasquill effettuate per il nostro sito in un periodo di riferimento che va dal 1959 al 1991, periodo che consideriamo la nostra "norma" climatologica.

In linea di principio l'aumento di pressione al suolo tende a far aumentare la stabilità, in quanto l'aria viene "schiacciata" più fortemente al suolo e i movimenti verticali (che rimescolerebbero l'aria ripulendola) vengono ostacolati da questa situazione. D'altro lato, l'aumento di temperatura tende a favorire il riscaldamento del suolo e la convezione, cioè proprio i moti verticali benefici per l'inquinamento. E' dunque interessante analizzare quali di questi effetti, entrambi presenti nel periodo considerato, abbia pesato di più! Si consideri inoltre che entrambi questi fattori portano a far diminuire il numero di perturbazioni, di nubi e di precipitazioni sull'area considerata.

I nostri risultati mostrano come, rispetto alle medie del periodo di riferimento, in inverno siano aumentate notevolmente le condizioni di stabilità, cioè quelle più deleterie per l'inquinamento atmosferico, mentre in novembre ed aprile sia aumentata la stabilità notturna, ma anche l'instabilità durante il giorno. Ciò significa chiaramente che durante l'inverno, quando la temperatura è sì aumentata ma non ha raggiunto i livelli per innescare una convezione diurna, il fattore barico (della pressione) sia stato quello dominante, con conseguenze negative per la dispersione degli inquinanti. Viceversa, in novembre ed aprile, il fattore barico è stato dominante durante la notte e quello termico durante il giorno, portando a situazioni che favorivano più della media climatologica il ristagno di aria notturna, ma consentivano un maggior rimescolamento diurno.

Perchè è importante fare questo tipo di studi? Perchè l'inverno e la primavera scorsi, che sono stati un'anomalia rispetto alle medie climatologiche passate, potrebbero diventare inverni e primavere "normali" tra qualche decennio, se gli scenari climatici che ci forniscono i modelli si avvereranno. Dobbiamo pertanto essere pronti ad affrontare situazioni meteo-climatiche che hanno importanti conseguenze per la dispersione degli inquinanti e quindi anche per la qualità dell'aria che respiriamo.

In particolare, l'analisi effettuata mostra che, con i valori di riscaldamento rilevati nel periodo analizzato, l'ipotesi che l'aumento della temperatura dovesse condurre a maggiore turbolenza e dunque maggiore dispersione degli inquinanti non è stata verificata, in quanto il fattore termico è stato superato (almeno in inverno e, di notte, anche in novembre ed aprile) da quello dell'aumento di pressione, con conseguenze negative.

Situazioni più positive per la dispersione e la qualità dell'aria nel semestre freddo dell'anno si potrebbero avere solo con aumenti ben superiori della temperatura. A questo punto, però, i problemi ci sarebbero in altri contesti, come mostrano tante ricerche sul clima futuro e sui suoi impatti nel corso del secolo appena iniziato.

Direi quindi che non dovremmo augurarcelo!
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Vecchio 02-05-2009, 15:27
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predefinito Debutto a Milano dell'Ecopass, il ticket antismog

Fonte: Reuters - 02/01/2008

di Antonella Ciancio

MILANO (Reuters) - Chi inquina paga. Con questo criterio debutta a Milano la "pollution charge", il controverso ticket anti-smog che da domani gli automobilisti dovranno pagare per entrare nel centro di Milano, tra le città con la qualità dell'aria peggiore d'Europa.

L'"Ecopass" -- che costa da 2 a 10 euro al giorno per le vetture più inquinanti fino all'esenzione totale per i modelli più ecologici -- segna una novità rispetto alle misure, a pagamento e non, adottate finora in altre grandi città europee per decongestionare il traffico sulle strade.

Diversamente dalla "congestion charge" lanciata a Londra nel 2003 per ridurre gli ingorghi cittadini, la "pollution charge" è calcolata sulle quantità di gas emessi dagli scarichi delle auto, come il Pm10, il particolato sottile ritenuto tra i principali inquinanti dell'aria.

Dopo Milano, sarà proprio Londra a sperimentare una sua "pollution charge", sebbene in una prima fase riservata solo a bus e furgoni commerciali.

"L'introduzione dell'Ecopass contribuirà a ridurre ulteriormente l'inquinamento (meno 30% di polveri nell'aria) e il traffico in centro città, permettendo di aumentare la velocità dei mezzi pubblici e incentivando l'uso degli stessi", ha scritto il sindaco della città, Letizia Moratti, in una lettera mandata ai milanesi prima di Natale.

L'Ecopass, che sarà sperimentato per un anno, consentirà di entrare -- dal lunedì al venerdì dalle 7,30 alle 19,30 -- in una zona a traffico limitato delimitata dalla Cerchia dei Bastioni, estesa su 8,2 chilometri quadrati, pari al 4,5% del territorio comunale.

Il provvedimento interessa un totale di 89.000 persone, senza tenere conto dei veicoli che saranno esentati, il cui ingresso in città sarà monitorato da telecamere presso 43 varchi elettronici.

Dall'operazione il Comune ha previsto introiti per 24 milioni di euro, inseriti nel bilancio 2008, i quali, salvo circa 7 milioni destinati alle spese di funzionamento, saranno investiti in nuovi mezzi per il trasporto pubblico locale e interventi per aree verdi e piste ciclabili.

"DA SOLO NON BASTA"

Ma l'idea di pagare per circolare, sebbene positiva per la salute e l'ambiente, non piace ad alcune associazioni di consumatori, contrarie al pagamento di quella che considerano una nuova tassa sull'auto, e trova cauti gli esperti dell'ambiente, convinti che questa soluzione da sola non basti a ripulire l'aria.

"Noi riteniamo che per ridurre efficacemente l'inquinamento dell'aria a Milano bisogna agire su tutto il territorio padano. Bisogna estendere il raggio d'azione", ha detto a Reuters Guido Giuseppe Lanzani, responsabile del settore qualità dell'aria dell'Arpa Lombardia, l'agenzia regionale per la protezione dell'ambiente.

Il problema, ha spiegato Lanzani, è che le polveri sottili -- il cosiddetto PM10, che nell'area milanese e non solo si attesta regolarmente ben al di sopra della soglia limite di 50 microgrammi per metrocubo al giorno -- è emesso come particelle dai tubi di scappamento solo per la metà.

L'altra metà è presente nell'atmosfera come particolato "secondario", ovvero a seguito di reazione tra composti organici volatili, provenienti anche da altre fonti di inquinamento.

Pertanto, ha aggiunto Lanzani, "la scala su cui occorre fare il risanamento non può limitarsi al punto di emissione ma deve investire una scala più ampia". A ciò si aggiunge che Milano, come l'intero bacino padano, è svantaggiata anche dalla posizione geografica e dal clima.

"Il lombardo non è messo peggio come emissione pro-capite di cittadini virtuosi di altre zone d'Europa. Non siamo meno virtuosi ma più sfortunati rispetto alla meteorologia", ha aggiunto l'esperto.

La stessa Moratti -- che risponde ai suoi detrattori che l'Ecopass era nel programma elettorale con il quale è stata eletta lo scorso anno -- riconosce che "per migliorare la qualità della vita a Milano non bastano i progetti: c'è bisogno del coinvolgimento e della partecipazione di tutti i cittadini".

E cita per quanto riguarda il verde, la prossima creazione di oltre 9 milioni di metri quadri di nuovi parchi e aree verdi, il potenziamento dei mezzi pubblici e il raddoppiamento delle piste ciclabili a 120 km entro il 2011.

CHI PAGA E CHI NO

Il ticket prevede cinque classi di inquinamento, ma non paga chi possiede veicoli Gpl, metano, elettrici e ibridi, benzina Euro 3, 4 o più recenti; diesel Euro 4 o più recenti con filtro antiparticolato omologato.

Esentati tra gli altri anche ciclomotori e motociclette, oltre a disabili, autoambulanze e veicoli che trasportano beni alimentari altamente deperibili.

Pagano invece auto e veicoli merci a benzina pre Euro (Euro 0), 1 e 2; auto diesel Euro 1, 2, e 3; merci diesel Euro 3; autobus diesel Euro 4 e 5; auto diesel pre Euro (Euro 0); merci diesel pre Euro (Euro 0),1 e 2; autobus diesel pre- Euro (Euro 0), 1 e 2 e 3. I diesel Euro 4 senza filtro antiparticolato sono esentati per tre mesi dal 2 gennaio 2008.

Veicoli e moto pre Euro e i diesel Euro 1 non possono in ogni caso accedere al centro di Milano per una ordinanza regionale e non potranno richiedere l'Ecopass fino al 15 aprile.

"Queste classi di veicoli sono responsabili, insieme, del 90% delle emissioni di PM10 da traffico", si legge nel sito web del comune www.comune.milano.it, che ha una sezione dedicata all'Ecopass.

Le classi più inquinanti pagano ticket più salati. Si va dai due euro al giorno per la classe III, a cinque euro per la classe IV e a 10 euro per i veicoli classe V. Una riduzione spetta a chi sottoscrive forme di abbonamento, come i residenti nella zona, o un Ecopass giornaliero multiplo da 20, 50 o 100 euro.

Sulle modalità di acquisto del ticket, dopo che il cervellone per gli acquisti online è andato in tilt nei giorni scorsi, meglio rivolgersi a rivendite, sportelli Bancomat Intesa-SanPaolo e al numero verde 800437437.

Chi non si mette in regola entro il giorno successivo all'infrazione rischia una multa da 70 euro a 275 euro.


© Reuters 2008. Tutti i diritti assegna a Reuters.
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effetto serra, inquinamento, notizie, riscaldamento globale, smog

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