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notizie e articoli interessanti sull' inquinamento dell' aria VII

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  #81 (permalink)  
Vecchio 19-12-2014, 12:50
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predefinito Qualità dell’aria e salute

Fonte: www.arpat.it - 02/12/2014

Il Rapporto Research findings in support of the EU air quality review, riassume per il largo pubblico, secondo il sistema delle FAQ, lo stato delle conoscenze sui temi più rilevanti inerenti la qualità dell'aria. Affrontiamo qui il tema Qualità dell’aria e salute, riproponendo lo schema domanda/risposta offerto dallo studio europeo che prende in esame i risultati di tutti i progetti di ricerca europei nel settore.

- Quali sono i componenti del particolato che sono responsabili degli effetti sulla salute?

Finora non è stato possibile individuare uno o due componenti che sarebbero i primi responsabili degli effetti nocivi del particolato, così come non è stato possibile dimostrare definitivamente la non pericolosità di specifici componenti del particolato a rilevanti concentrazioni esterne. Nonostante ciò, è largamente condivisa la necessità di controllare e ridurre le particelle di combustione primaria: molto è stato già fatto per ridurre le emissioni primarie di particolato dalle centrali elettriche, dai siti industriali e dai veicoli a motore.
Vi è inoltre una crescente evidenza che i componenti "naturali", come la polvere portata dal vento, sarebbero dannosi per la salute.

- Qual è l'importanza dell'ozono di fondo e di picco per gli effetti sulla salute?

Gli effetti negativi delle concentrazioni di picco dell'ozono sul sistema respiratorio sono stati accertati da diversi decenni. Più di recente, variazioni a breve termine dell’ozono sono state associate con cambiamenti a breve termine della mortalità. In confronto, sono molto meno conosciuti gli effetti sulla salute umana dell'esposizione a lungo termine ad elevate concentrazioni di ozono di fondo: alcuni studi hanno individuato effetti sullo sviluppo di asma e uno studio importante ha mostrato una relazione con la mortalità respiratoria, ma non cardiovascolare.
Per quanto riguarda gli effetti dell’ozono c’è quindi la necessità di ridurre sia i picchi che i valori di fondo.

- Un unico obiettivo correlato alla salute che copra tutti gli inquinanti è scientificamente credibile?

Gli indici di qualità dell'aria (Air Quality Indices) esistono, ma per lo più sono usati come strumento pubblico di informazione e non come strumenti per gestire la qualità dell'aria o per studiare gli effetti di esposizioni combinate all’inquinamento atmosferico

- Gli effetti sulla salute dovuti all'esposizione indoor e outdoor sono correttamente associati alle cause degli inquinanti?

La maggior parte delle persone spende oltre il 90% del proprio tempo in casa e l'esposizione a sostanze inquinanti di origine esterna si svolge in primo luogo al chiuso. L'esposizione può essere regolata da sistemi di ventilazione e filtrazione in modo che la stessa concentrazione esterna possa avere effetti diversi da situazione a situazione (es. luoghi con tanta aria condizionata rispetto a luoghi senza). In ambienti interni, l'esposizione agli inquinanti atmosferici varia con la presenza o assenza di fonti come materiali da costruzione, riscaldamento, prodotti per la casa, detergenti, e con la qualità delle abitazioni, il comportamento e lo stile di vita.
Le particelle fini di origine esterna sono comunque il più grande contributo al carico complessivo della malattia da inquinanti indoor in Europa.
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  #82 (permalink)  
Vecchio 01-04-2015, 12:28
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predefinito Notizia di servizio

Causa problemi col database diverse notizie sono state perse.
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  #83 (permalink)  
Vecchio 01-04-2015, 12:33
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predefinito Qualità dell'aria in Europa 2014

Fonte: www.arpat.it 03/03/2015

Nell'ultimo report dell’Agenzia europea per l'ambiente l'Italia figura tra gli Stati peggiori, in particolare per Pm10 e biossido di azoto


Il recente rapporto curato dall’Agenzia europea per l’ambiente passa in rassegna i progressi fatti verso il rispetto delle direttive sulla qualità dell'aria e fornisce una panoramica delle politiche e delle misure introdotte a livello europeo per migliorare la qualità dell'aria e ridurre al minimo gli impatti. Quello che emerge è che, se da una parte le politiche hanno complessivamente migliorato la qualità dell'aria, l'inquinamento atmosferico è ancora il principale pericolo per la salute e l’ambiente.

Gli inquinanti più problematici risultano il PM10 e il biossido d'azoto, soprattutto a causa del traffico veicolare. Di seguito i principali risultati per i diversi inquinanti

Particolato
Il valore limite giornaliero per il PM10 è stato ampiamente superato nella regione dei Balcani, Bulgaria, Italia, Polonia, Slovacchia e Turchia, ma anche in diversi regioni urbane, dalla penisola iberica ai Paesi nordici.
quanto riguarda il PM2,5 la classifica vede al primo posto la Bulgaria seguita da Polonia, Slovacchia, Cipro, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovenia, Turchia e Italia. Le concentrazioni di PM2.5, in media, tendono a diminuire per le stazioni di traffico e industriali, ma le concentrazioni rimangono sostenute nelle stazioni di fondo urbano e rurale.

Biossido di azoto
20 Stati membri hanno registrato superamenti del valore limite in una o più stazioni.Qui gli Stati con le concentrazioni più alte d'Europa sono la Germania, il Regno Unito e l'Italia, con picchi giornalieri vicini ai 100 µg/mcubo.

Ossidi di azoto
Le emissioni sono calate nella UE-28 del 1,5%, principalmente a causa della riduzione delle emissioni in Francia e Germania, e nonostante il fatto che alcuni paesi abbiano invece aumentato le loro emissioni (in Italia sono aumentate del 6%). Il valore limite annuale per la protezione della vegetazione è stato superato in 18 stazioni rurali di fondo, soprattutto in Italia (12 stazioni), ma anche in Austria, Belgio, Germania e Svizzera.

Ozono
Mentre il 18% delle stazioni ha registrato una tendenza al ribasso, il 2% ha registrato invece un aumento, la maggior parte delle quali in Italia e Spagna.

Benzo(a)pirene
Qui i superamenti sono più predominanti in Europa centrale e orientale (Austria, Bulgaria, Repubblica ceca, Ungheria, Italia (Pianura Padana), Lituania, Polonia e Slovenia) anche se ci sono casi di superamento anche in Estonia, Francia, Germania e Regno Unito. Tra i dati monitorati manca però gran parte dell'Europa sud-orientale.

Ammoniaca
Gli Stati membri che hanno maggiormente contribuito alle emissioni di ammoniaca sono stati Francia (18%), Germania (15%), Italia (11%) e Spagna (10%). Le politiche europee hanno infatti significativamente ridotto le emissioni dei gas precursori del PM, con eccezione dell’ammoniaca.

Monossido di carbonio
Delle 951 stazioni operative con copertura temporale superiore al 75% in 33 paesi, 9 stazioni hanno registrato superamenti del valore limite: 6 stazioni di traffico, 2 stazioni industriali e 1 stazione rurale di fondo, tutte in Italia.

Qualità dell’aria e morti premature

Nel report sono presenti anche le stime di mortalità causata dall’esposizione a PM2,5 e ozono.
La Germania, con la più grande popolazione in Europa, è il paese con la più alta stima di morti premature dovute all'inquinamento da PM2,5 (più di 69 000 all'anno). E' seguita da Italia e Polonia, con quasi 65 000 e 42 400 morti premature ogni anno, rispettivamente. Questi tre paesi, con il 34% della popolazione europea, rappresentano il 39% della mortalità totale in Europa a causa dell’esposizione a PM2,5.

Per quanto riguarda l’ozono, è l’Italia, con il quarto della popolazione in Europa, il paese con la più alta stima di morti premature dovute all'inquinamento da ozono (quasi 3 400 all'anno). E' seguita da Germania, Francia e Spagna, con più di 2 300, 1 800 e 1 700 morti premature ogni anno, rispettivamente. Questi quattro paesi, con il 46% della popolazione europea, rappresentano il 54% del totale di mortalità in Europa, a causa dell’esposizione a ozono.
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Vecchio 06-05-2015, 12:05
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predefinito Effetto Serra: Le conseguenze sempre più gravi del cambiamento climatico

Fonte: Arpat.it - 10/04/2015

Negli ultimi 150 anni i climatologi hanno rilevato un riscaldamento globale che è senza precedenti nella storia


Lo stato di salute dell’ambiente europeo e le sue prospettive dipendono in parte da eventi che accadono fuori dai propri confini, infatti, per esempio, le emissioni di gas serra di oggi potranno influenzare il clima in luoghi distanti un domani, così come le scelte di gestione del territorio dall'altra parte del mondo influenzeranno i prezzi alimentari ed energetici in Europa.

La crescente importanza delle reti globali ha aumentato questa interdipendenza imponendo ai singoli governi un ripensamento delle governance tradizionali, in modo da andare verso una più profonda comprensione dei determinanti (drivers) globali e delle loro possibili conseguenze al fine di attuare politiche in grado di gestire i cambiamenti ambientali in atto.

Forte di queste considerazioni, l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), a partire dal 2010, ha elaborato una valutazione delle tendenze emergenti a livello globale che è confluita nella relazione quinquennale sullo stato dell’ambiente europeo (SOER 2010).

In vista della stesura del report sullo stato dell'ambiente 2015, l'EEA ha aggiornato l’analisi dei megatrend globali, analizzando ognuno dei driver in modo più dettagliato rispetto al passato, in termini di impatto sull'ambiente e sulla salute umana. Nel corso del 2015 queste relazioni verranno consolidate e confluiranno in un unico rapporto tecnico.

L'analisi prende in considerazione 11 megatrend globali (GMTs), fra cui i cambiamenti climatici a cui è dedicato il report “Le conseguenze sempre più gravi del cambiamento climatico”.
Negli ultimi 150 anni, gli studiosi hanno rilevato un riscaldamento globale del clima che è senza precedenti nella storia, infatti, da quando abbiamo misurazioni affidabili (1880 circa), la temperatura media globale è aumentata di 0,85 °C e le proiezioni indicano che questa avrà un aumento, entro il 21° secolo, stimato tra 1 °C e i 3,7 °C, a seconda del grado di abbattimento delle emissioni.

Ci si aspetta che questo riscaldamento sia accompagnato:

- da un innalzamento medio globale del livello del mare fino a 1 m;
- da un aumento fino a 2 °C della temperatura globale superficiale degli oceani;
- da una riduzione dei ghiacciai, calotte polari e dei ghiacci marini;
- da un aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi, come la siccità e le inondazioni, in molte regioni del mondo.

Il cambiamento climatico porterà inoltre danni agli ecosistemi naturali, tra cui notevoli perdite in termini di biodiversità e un aumento dei tassi di estinzione; particolare preoccupazione destano ecosistemi come le barriere coralline, la foresta amazzonica e la tundra.

Questi cambiamenti rischiano, inoltre, di rallentare crescita economica, erodere la sicurezza alimentare globale, aumentare le disuguaglianze e influire negativamente sulla salute umana, con impatti disastrosi nei paesi a basso reddito e le zone costiere basse.

Per quanto riguarda le proiezioni che riguardano più direttamente l’Europa, in futuro si assisterà ad un aumento di eventi meteorologici estremi che andranno dall’aumento di siccità e mancanza di acqua, ad un incrementato di inondazioni e di danni sulla salute umana dovuti a temperature estreme.
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  #85 (permalink)  
Vecchio 21-01-2016, 13:39
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predefinito L'impatto sulla salute della combustione della legna

Fonte: Arpat.it - 11/05/2015


Il numero 1 del 2015 della rivista di ARPA Emilia Romagna, Ecoscienza, è dedicato per una parte importante ad un tema di grande attualità ed interesse: la combustione della legna e la qualità dell’aria. Riproponiamo qui di seguito l’intervento di Andrea Ranzi e Paolo Lauriola, Centro tematico regionale “Ambiente e salute”, Arpa Emilia-Romagna.

L’uso dei combustibili solidi per riscaldamento domestico si sta progressivamente diffondendo in tutto il mondo. Le ragioni di tale diffusione sono presentate e discusse negli altri interventi, ma quello che qui interessa è che anche il contributo di PM2,5 da biomasse per riscaldamento domestico è destinato ad aumentare nel futuro, con gli effetti che ne conseguono.

È infatti importante sottolineare che il PM2,5, oltre a essere una sostanza con importanti effetti di tipo clima-alterante, può determinare importanti effetti diretti sulla salute. Uno dei primi studi sull’inquinamento prodotto dall’uso domestico di biomasse è stato realizzato in villaggi del Nepal, dove il principale combustibile era la legna e, in minore quantità, le deiezioni secche di animali, il carbone di legna e gli scarti agricoli.

Lo studio evidenziava, all’interno delle abitazioni, concentrazioni di polveri respirabili comprese tra 1 e 14 mg/m3 e le concentrazioni medie interne di CO (21 ppm) e di benzene (280 ppb) da dieci a cento volte superiori ai valori esterni contemporaneamente misurati. In anni più recenti si è continuato a studiare l’esposizione a fumi di biomasse di popolazioni rurali di paesi in via di sviluppo, anche se si è spostata l’attenzione sulla qualità dell’aria all’interno delle abitazioni di paesi sviluppati [1].

In effetti, l’uso di combustibili solidi ha importanza sia per la qualità dell’ambiente residenziale interno (indoor) che di quello esterno (outdoor). L’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato che, nel 2012, 3,7 milioni di morti premature erano dovute all’esposizione al particolato esterno, di cui 482.000 in Europa [2].

Studi recenti suggeriscono che effetti a breve termine a livello cardiovascolare sono dovuti a esposizioni alla combustione con combustibili solidi (legno) per riscaldamento domestico. Almeno 28 inquinanti presenti nel fumo di combustibili solidi si sono dimostrati tossici per gli animali, e tra questi 14 cancerogeni e 4 pro-cancerogeni [3].

Più in generale, il particolato, senza distinguerne l’origine, è stato definito cancerogeno certo in relazione al tumore al polmone [4].

D’altra parte alcuni studi tossicologici hanno indicato che l’esposizione a emissioni di origine vegetale sia meno pericolosa, dal punto di vista del rischio cancerogeno, di quella derivata da sorgenti di origine fossile. Malgrado esistano pochi studi sugli effetti sanitari da combustione di legno in paesi sviluppati, esiste sufficiente evidenza di un’associazione tra la combustione di legna e segni di effetti respiratori nei bambini.

In particolare per quanto concerne l’esacerbazione di malattie respiratorie come l’asma e patologie cliniche ostruttive, includendo bronchioliti e otiti medie. Una revisione sistematica degli effetti sanitari da inquinamento atmosferico [5] ha concluso che non esistono ragioni per considerare gli effetti dalla combustione di biomasse meno tossiche del particolato da altre sorgenti.

Per quanto riguarda il Black Carbon (BC), è stato stimato che quello da combustione per riscaldamento domestico rappresenta il 34-46% della massa globale delle emissioni di BC [6]. Per quanto riguarda gli effetti a breve termine da esposizione outdoor da BC sono stati descritti livello di mortalità generale, cardiovascolare e sui ricoveri da cause cardiopolmonari.

Per quanto riguarda gli effetti a lungo termine, essi sono stati riscontrati sia in termini di mortalità generale che per cause cardiopolmonari. In generale un dato deve far riflettere: per fornire lo stesso contributo in termini di calore, la combustione della legna determina emissioni di PM10 da 100 a 1000 volte superiori a quelle del metano.

comignoli di camini

Il problema del contributo del riscaldamento domestico alle emissioni del particolato, presente ovviamente nei paesi in via di sviluppo, vede comunque l’Europa con le più alte percentuali di emissioni di PM2.5 esterni attribuibili al riscaldamento domestico con combustibili solidi, con il 12% di PM2.5 totale in Europa occidentale, il 21% in Europa centrale e il 13% in Europa orientale nel 2010. Ciò corrisponde a una concentrazione di PM2.5 (pesata sulla popolazione) di 1,7, 3,4, e 1,4 mg/m3 rispettivamente (contro una percentuale intorno all’8% nell’America del Nord che si traduce in 1,1 mg/m3). Durante l’inverno, il contributo della combustione della legna nel PM2.5 a Parigi va dal 10 al 30% del valor medio di un sito di background della città.

A Milano alcune campagne hanno stimato questo contributo pari all’8-13%. In Emilia-Romagna, a partire dai dati relativi al consumo di biomassa e alla tecnologia di combustione, sono state calcolate le emissioni in atmosfera dovute alla combustione della legna a uso riscaldamento domestico, con un contributo emissivo di PM10 dalla combustione della legna rispetto alle emissioni complessive della combustione non industriale pari al 98%, e se considerato rispetto al totale delle emissioni di PM10 pari al 27%.

Carico di malattia da riscaldamento domestico con combustibili solidi
Un recente documento dell’Unece ha stimato il contributo del riscaldamento domestico al PM2.5 outdoor e il carico di malattia (Burden of Disease, BoD) dovuto a tale inquinamento. Gli impatti di questo fattore di rischio ambientale sono stati espressi come numero di morti premature e anni di vita con disabilità (Disability-Adjusted Life Years, Daly).

Il primo indicatore, se unito all’età alla morte, permette di calcolare il numero di anni di vita persi (Years of Life Lost, Yll), che stima il numero di anni vita persi da ciascun individuo per una morte prematura, calcolati come speranza di vita all’età della morte. Questa misura non tiene conto dell’impatto di un fattore di rischio su patologie non letali, che può essere espressa come anni vissuti con disabilità (Years Lived with Disability, Yld), pesando opportunamente il contributo di ciascuna patologia considerata in base alla sua gravità.

La misura Daly tiene conto di entrambi questi indicatori, e viene calcolata come somma dei due: Daly = Yll + Yld. La stima è stata fatta confrontando la situazione al 1990 e quella al 2010. Nel 2010, si stima che 61.000 morti premature in Europa siano state causate da PM2.5 outdoor proveniente da riscaldamento residenziale con combustibili solidi (legna e carbone), numero che non si discosta dal dato 1990 (59.000).

L’aspetto rilevante è che questo dato rappresenta il 55% di tutti i decessi nel mondo che possono essere attribuiti all’esposizione all’inquinamento atmosferico outdoor da riscaldamento residenziale a legna e carbone.

Passando alla stima di anni di vita con disabilità, l’inquinamento da riscaldamento domestico con combustibili solidi ha causato circa 1 milione di Daly in Europa nel 2010 (47% del totale mondiale), rispetto a 1,3 milioni di Daly nel 1990.

I risultati del report supportano l’indicazione che non si potrà, nel prossimo futuro, affrontare il problema della riduzione dell’inquinamento atmosferico e delle conseguenze sulla salute umana, senza considerare la combustione di biomassa per il riscaldamento a livello domestico. È in corso un importante processo di innovazione tecnologica, che deve accompagnarsi a norme regionali, nazionali ed europee che rendano obbligatorio il percorso virtuoso di miglioramento tecnologico.

[1] V. Gennaro, Epidemiol Prev, 2012; 36 (1): 16-26.
[2] WHO | 7 million premature deaths annually linked to air pollution
[3] Unece, 2014, Residential heating with wood and coal: health impacts and policy options in Europe and North America, http://bit.ly/UNECE2014.
[4] http://bit.ly/IARC_oct2013 (in inglese), http://bit.ly/IARC_oct2013_fr (in francese).
[5] http://bit.ly/WHO_EU2013
[6] T. C. Bond, “Bounding the role of black carbon in the climate system: A scientific assessment”, Journal of Geophysical Research: Atmospheres, vol. 118, No. 11 (June 2013), pp. 5380 5552.
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effetto serra, inquinamento, notizie, riscaldamento globale, smog

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