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notizie e articoli interessanti sull' inquinamento dell' aria VII

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Vecchio 10-01-2011, 12:03
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predefinito notizie e articoli interessanti sull' inquinamento dell' aria VII

In questo thread vengono riportate tutte le notizie più significative inerenti l'inquinamento atmosferico.

La raccolta di queste notizie è realizzata con il solo scopo di informare e formare le persone interessate al problema dell’inquinamento dell’aria. Per questo motivo, la sezione rappresenta una grossa miniera di informazioni per lo svolgimento di ricerche o di approfondimenti sul tema.
Per ogni notizia è indicata la fonte e la data di riferimento, per cui è possibile risalire senza problemi al redattore originale.
Nel caso in cui il legittimo possessore dei diritti di pubblicazione di uno o più articoli riportati non condividesse lo spirito di questa sezione, può chiedere ai gestori del sito l’immediata rimozione delle notizie a sè riconducibili.

N.B. Per facilitare il reperimento degli articoli, consiglio di utilizzare l'apposito thread: "Elenco delle notizie raccolte inerenti l’inquinamento dell’aria".
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Vecchio 10-01-2011, 12:08
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predefinito Le direttive UE hanno migliorato la qualità dell’ aria

Fonte: Rinnovabili.it - 10/01/2011

Buone nuove per i cieli europei. Quella che i cittadini comunitari si trovano oggi a respirare è un’aria per certi versi migliore rispetto quella del 1990. Lo rivela l’European Environment Agency (EEA) in uno studio dedicato in cui analizza e quantifica gli effetti che specifiche misure politiche attuate nel settore dei trasporti e della combustione industriale hanno avuto sulla crescita degli inquinati atmosferici e sulla qualità dell’aria in Europa. Si tratta, infatti, di due ambiti che da soli rappresentano circa il 50-66% delle emissioni totali di particolato, inquinanti acidificanti e dei gas precursori dell’Ozono. Il rapporto, Impact of selected policy measures on Europe’s air quality, trae le sue conclusioni a partire dai risultati ottenuti con una serie di strumenti legislativi introdotti a livello comunitario per controllare le emissioni inquinanti, quali gli Euro-standard per le emissioni dei veicoli su strada e le direttive in materia di Prevenzione e riduzione integrata dell’Inquinamento (Directive IPCC) e sui Grandi Impianti di Combustione (Directive LCP).

Trasporto su strada
Nonostante il maggiore uso di carburante tra il 1990 e il 2005 (+26%), sono state raggiunte significative riduzioni delle emissioni grazie all’introduzione della normativa europea a partire dai primi anni 1990. Questo è particolarmente vero per il monossido di carbonio (CO) e i composti organici volatili non metanici (COVNM), in decrescita costante nel periodo di studio. Dati interessanti anche per gli ossidi di azoto (NOx) e il particolato fine (PM 2,5) diminuiti rispettivamente del 40% e del 60%.

Combustione industriale
Il settore della combustione industriale (compresi il comparto energetico e manifatturiero) ha dimostrato un cambiamento marginale nel proprio impiego di carburante nel periodo in questione, riuscendo però a tagliare la quota complessiva di NOx e SOx. In questo caso è la riduzione delle emissioni di particolato fine ad essere più significativa soprattutto se raffrontata a quella stimata nel settore dei trasporti su strada, ed è più alta nelle principali aree industrializzate come la Germania, l’Italia del nord, Paesi Bassi e Polonia. Per quanto riguarda l’acidificazione, le politiche hanno ridotto nelle stesse zone anche la concentrazione del biossido di zolfo (SO2).

N.B. Per maggiori informazioni leggere direttamente il Rapporto alla pagina web:
Impact of selected policy measures on Europe’s air quality

Ultima modifica di News; 10-01-2011 a 12:10
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Vecchio 13-01-2011, 13:25
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predefinito Effetto Serra: Il 2010 è l'anno più caldo mai registrato dal lontano 1880

Fonte: Il Giornale di Vicenza.it - 13/01/2011

Caldo da record a livello globale nel 2010. Secondo il National Climatic Data Center, il più grande archivio mondiale di dati metrologici, la temperatura media del pianeta è stata di 0,62 gradi Celsius al di sopra della media del 20° secolo. Nel 2010 la temperatura ha raggiunto il record del 2005, inoltre secondo il database del Global Historical Climatology Network l'anno scorso è anche stato il più umido, con nevicate e piogge abbondanti in tutto il pianeta.

David Easterling, capo dei servizi scientifici del National Climatic Data Center, ha commentato che «il caldo di quest'anno rafforza l'idea che siamo davanti a un cambiamento climatico. Nove dei dieci anni più caldi sono stati dopo il 2000, un dato in netta contraddizione con chi sosteneva che il surriscaldamento globale era terminato nel 2005».
Easterling non ha voluto correlare le temperature più calde registrate del 2010 con la forte umidità, sostenendo che sarebbero necessari studi più approfonditi in merito.

Anche la Nasa conferma i dati: il 2010 è stato l'anno più caldo. E come non bastasse è stato anche mitigato dalla presenza della Nina, la corrente che rinfresca la superficie dell'oceano. E comunque, dicono sempre gli esperti dell'agenzia spaziale americana, il fatto che ci siano stati inverni molto freddi e nevosi nella parte Nord del pianeta sono una conseguenza del riscaldamento: al Polo Nord le temperature più alte sciolgono il ghiaccio e si formano venti freddi che scendono a sud.

N.B. Per maggiori informazioni leggere il rapporto del NCDC:
http://www.ncdc.noaa.gov/sotc/global/2010/13

Ultima modifica di News; 13-01-2011 a 13:28
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Vecchio 19-01-2011, 13:14
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predefinito Pubblicate le Linee di indirizzo per la prevenzione nelle scuole dei fattori di rischio indoor per allergie ed asma

Fonte: Gazzetta Ufficiale n. 9 del 13 gennaio 2011

Favorire sempre la ventilazione e il ricambio dell'aria; asportare quotidianamente la polvere, sottoporre a periodiche sanificazioni gli strumenti di gioco dei bambini, evitare carta da parati, tappeti e moquette nelle aule, sono alcune delle indicazioni contenute nell’atto di indirizzo, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale lo scorso 13 gennaio, siglato dalle regioni e dagli enti locali per migliorare l’aria nelle scuole e prevenire fattori di rischio come allergie e asma.

Queste linee guida, elaborate dalla commissione tecnica nazionale per l’inquinamento indoor e successivamente aggiornate e modificate da un apposito gruppo di lavoro nazionale, sono esplicitamente previste dall’Accordo tra Ministro della Salute, Regioni e Province autonome del 27 settembre 2001, concernente "Linee Guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati" (G.U. del 27 novembre 2001, n.276, SO n. 252).

Le indicazioni proposte mirano a valorizzare le attività di promozione della salute e di prevenzione, svolte dal SSN, in armonia con quanto previsto dal D.lvo 502/92 e del D.lvo 229/99 (e successive integrazioni e modificazioni).

Le iniziative sono volte al miglioramento della salubrità e sicurezza degli ambienti scolastici, privilegiando la riduzione dei principali fattori di rischio ambientali per asma e allergia, al fine di contrastare l’incidenza di queste patologie nell’infanzia e l’adolescenza e diminuire il loro impatto socio-sanitario ed economico.

Esposizione a fumo da tabacco ambientale, formaldeide ed altri composti organici volatili, acari della polvere, i derivati di animali domestici e alcuni microrganismi, come funghi e spore rappresentano le principali fonti di allergeni indoor.

Ridurre i fattori di rischio è possibile. Questi gli accorgimenti.

Favorire sempre la ventilazione e il ricambio dell'aria (la presenza di condensa sui vetri delle finestre è indice di inadeguata ventilazione);
asportare quotidianamente la polvere dalle superfici (pavimenti, banchi, cattedre, ecc .) con panni umidi;
aspirare regolarmente ogni settimana con aspirapolveri dotati di filtri ad alta efficienza ( High Efficiency Particulate Air Filters- HEPA);
effettuare una pulizia ambientale più accurata durante la stagione pollinica per evitare il depositarsi negli ambienti interni di quantità significative di allergeni outdoor (pollini). Nelle palestre ed in altri ambienti dove sono presenti moquette e tappeti, è opportuno associare all'aspirazione a secco, con aspirapolveri dotati di filtri ad alta efficienza, anche trattamenti a vapore;
sottoporre a periodiche sanificazioni anche gli strumenti di gioco dei bambini, come le "sabbionaie" (utilizzate soprattutto nelle scuole materne) che possono divenire facili ricettacoli di polvere, sporcizia o peli di animali.
Nelle aule evitare la presenza di carta da parati , tappeti e moquette, limitare il più possibile il numero di imbottiti ed evitare la presenza di tendaggi all'interno dell'aula ;
utilizzare solo tendaggi esterni . Se ciò risultasse difficile da realizzare, utilizzare tende a vetro in tessuto liscio facilmente lavabili e lavarle almeno una volta al mese;
evitare l'accumulo di libri e giornali, sui quali possono proliferare muffe e acari;
limitare la presenza di armadietti ; ove presenti, evitare di conservare all'interno di essi, abiti, cibi e ogni altra cosa che possa rappresentare una sorgente di umidità o di accumulo di polvere;
appendere i cappotti preferibilmente all'esterno delle aule;
plastificare i poster e fogli di lavoro da esporre alle pareti, per facilitarne la pulizia con panni umidi.

N.B. E' possibile scaricare la Guida a questo indirizzo web:
http://www.governo.it/GovernoInforma..._unificata.pdf
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Vecchio 19-01-2011, 14:09
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predefinito Effetto Serra: L'impatto del cambiamento climatico sulle produzioni agricole

Fonte: Le Scienze - 19/01/2011

Considerando l'impatto del cambiamento climatico e la crescita della popolazione, nel 2020 la produzione globale vedrà un deficit del 14 per cento fra l'offerta e la domanda di frumento, dell'11 per cento per quanto riguarda il riso e del 9 per cento per quanto riguarda il mais. Solo la produzione di soia vedrà un surplus globale del 5 per cento circa.

E' questo il risultato di un ampio studio (The Food Gap -The Impacts of Climate Change on Food Production: A 2020 Perspective) redatto dalla Universal Ecological Fund sulla base dei dati e delle previsioni dell'IPCC, della FAO, dell'UNICEF volto a quantificare l'impatto sull'agricoltura del prevedibile aumento di 2,4 °C delle temperature globali, ipotizzando un mercato agricolo che si attenga a un "business-as-usual".

Dato che la grande maggioranza dei terreni arabili del mondo sono già sfruttati, saranno la disponibilità di acqua e le condizioni climatiche a influire maggiormente sulla produzione di derrate agricole. Secondo il rapporto, in questo senso l'impatto più significativo dei cambiamenti climatici si avrà nelle regioni tropicali, con un aumento delle temperature e una riduzione della disponibilità d'acqua, e nelle regioni temperate, che anch'esse vedranno una diminuzione della piovosità. Ciò potrebbe determinare un'alterazione della "geografia" delle produzioni agricole:

Europa -La produttività agricola dovrebbe aumentare leggermente nell'Europa settentrionale, ma diminuire in tutti i paesi del bacino del Mediterraneo a causa della diminuzione delle precipitazioni.

L'aumento delle rese in frumento del 3-4 per cento nell'Europa centro settentrionale e dello 0,5 per cento in Scandinavia, non compenserà peraltro la perdita complessiva di circa il 10 per cento su tutti i cereali che subiranno Italia, Francia e Spagna. Effetti negativi si potrebbero avere anche sulle produzioni di vino (Italia, Francia e Spagna assommano il 30 per cento della produzione mondiale) e delle olive (Spagna, Italia e Grecia danno conto del 66 per cento della produzione mondiale).

Per quanto riguarda specificamente l'Italia ecco le flessioni previste (in milioni di tonnellate) dal 2008 al 2020: frumento da 8,8 del 2008 a 7,9 ; mais da 9,4 a 8,5; soia da 0,34 a 0,31. Non sono indicate cifre relativamente alla produzioni italiana di riso.

Asia - A risentire negativamente del cambiamento saranno soprattutto le regioni centro-meridionali. In particolare l'India, secondo produttore mondiale di riso e frumento, vederbbe un calo del 30 percento di queste produzioni, mentre la Cina, primo produttore di riso e secondo di mais, vedrebbe un aumento della produzione del 20 per cento.

Africa - Si prevede la perdita dei due terzi dei terreni arabili entro il 2025 per la siccità, considerato che in molti paesi fino al 50 per cento delle aziende agricole è completamente priva di sistemi di irrigazione e dipende unicamente dalle piogge.

America Latina - E' previsto complessivamente un calo fra il 2,5 e il 5 per cento di tutte le coltivazioni di frumento, riso, mais, e soia. In Brasile la produzione di mais vedrebbe però una flessione del 15 per cento e in Argentina del 5. Ancora più grave quella che riguarda la soia in cui questi due paesi - rispettivamente secondo e terzo produttore mondiale - assisterebbero a un calo rispettivamente del 21 e del 42 per cento.

Nord America - Anche buona parete di questo continente dovrebbe assistere a una diminuzione della disponibilità d'acqua, creando problemi ai sistemi di irrigazione, ma alla diminuzione delle produzioni della Corn Belt dovrebbe corrispondere un aumento di produzione, specie di frumento nelle Great Plains. In forte sofferenza potrebbe essere invece la produzione di uva e vino in California.

Oceania -Si dovrebbe assistere a una significativa diminuzione della produzione nell'Australia sud-occidentale e a un moderato aumento nelle regioni nor-orientali.

Nello specifico, un aumento di produzione del frumento dovrebbe interessare Cina, Stati Uniti, Canada e Argentina, mentre una diminuzione colpirebbe India, Egitto, Russia, Ucraina, Italia, Pakistan, Francia, Germania, Iran, Romania, Australia, Turchia, Regno Unito, Kazakhstan, Polonia e Spagna.

L'aumento della produzione di riso dovrebbe riguardare Cina, Stati Uniti, Indonesia, Vietnam, Filippine, Giappona, Tailandia, Myanmar, Cambogia, Corea e Laos. La riduzione riguarderà invece India, Brasile, Egitto, Nigeria, Pakistan, Bangladesh, Nepal, Sri Lanka e Madagascar.

I paesi che vedranno un aumento di produzione attesa di mais sarebbero: Cina, Stati Uniti, Indonesia, Canada e Filippine. Una diminuazione è invece attesa in India, Brasile, Egitto, Nigeria, Russia, Ucraina, Italia, Argentina, Francia, Germania, Romania, Sud Africa, Messico, Ungheria e Serbia.

Un aumento della produzione di soia è atteso in Cina, Stati Uniti, Indonesia, Brasile, Canada, Argentina, Vietnam, Giappone, Serbia, Paraguay, Bolivia, Uruguay e Corea del Nord. Una diminuzione è invece prevista in India, Nigeria, Russia, Ucraine, Italia, Iran e Sud Africa.

Dato che il 35 per cento della produzione di cereali è destinato all'alimentazione animale, la riduzione prevista si ripercuoterà anche sulla quantità e qualità dei prodotti zootecnici, dalla carne al ai latticini.

N.B. Tutto questo farà sì che nel 2020 un quinto della popolazione mondiale avrà fame. Nei prossimi 10 anni le persone sottonutrite nel mondo potrebbero aumentare fino al 70%: «Almeno uno ogni due neonati in Africa, uno in ogni quattro neonati in Asia e uno in ogni sette neonati in America Latina e nei Caraibi sarebbero condannati a denutrizione e malnutrizione - afferma il rapporto - La malnutrizione e le malattie legate alla fame, potrebbero quasi raddoppiare il numero dei decessi di bambini sotto i cinque anni nei prossimi 10 anni».

Il rapporto è addirittura prudente rispetto all'aumento dei prezzi del cibo (20%) visto che la Fao prevede che nei prossimi 10 anni i prezzi medi dei cereali saliranno tra il 15 al 40% e il latte del 16 - 45%.

Ultima modifica di News; 19-01-2011 a 14:11
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Vecchio 31-01-2011, 14:54
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predefinito Smog : Pubblicato il rapporto di Legambiente Mal'aria 2011

Fonte: Legambiente - 28/01/2011

Senza troppi giri di parole, la qualità dell'aria in Italia resta pessima. In Europa per respirare aria peggiore della nostra c'è solo un altro Stato dove poter andare, la Bulgaria. Secondo l'Agenzia Europea per l'Ambiente tra le peggiori 30 città europee per superamenti di polveri sottili, biossido di azoto e ozono, ben 17 sono italiane. A Plovdiv seguono Torino, Brescia e Milano. Un risultato di cui non andare fieri.
L'Italia continua a soffocare principalmente a causa delle polveri sottili. Nel 2010 sono state 48 le città capoluogo di provincia che hanno superato per più di 35 giorni il limite di legge di 50 μg/m3 per la protezione della salute umana, nove in meno rispetto all'anno precedente. Questo dato può sembrare positivo e indicativo di un miglioramento, ma stiamo comunque parlando di una boccata d'aria in più concessa a un malato cronico. Il malato è l'Italia, e la malattia è la scarsa qualità dell'aria nelle nostre città. Non ci sono molti altri modi di descrivere una situazione in cui Torino supera il limite giornaliero per le polveri sottili per ben 134 volte in un anno, Frosinone 108 volte, Asti 98, Lucca 97, una situazione in cui ben 21 città sono oltre i 70 superamenti, ovvero più del doppio concesso dalla normativa. Tra i 48 capoluoghi fuorilegge poi ben 30 appartengono all'area della Pianura Padana, che si conferma area critica per la qualità dell'aria.
Per avere un quadro più dettagliato dei livelli di PM10 nelle principali città italiane quest’anno Legambiente ha fatto un monitoraggio lungo le strade di dieci capoluoghi di provincia: Milano, Torino, Verona, Bologna, Firenze, Ancona, Roma, Napoli, Foggia e Messina. Anche se i valori non sono stati calcolati nell’arco di 24 ore, come prevede la normativa, i rilievi dei tecnici di Legambiente hanno rilevato in gran parte delle strade controllate livelli molto alti di polveri sottili.
Considerando che le strade scelte sono quelle più frequentate da pedoni, ciclisti ma anche dalle automobili, l’alto tasso d’inquinamento registrato denuncia il rischio a cui quotidianamente ognuno di noi viene esposto andando a scuola, al lavoro o semplicemente passeggiando per le strade
cittadine. Infatti, come dimostrato da recenti studi di settore, anche esposizioni di breve durata ad elevate concentrazioni di PM10, possano causare gravi conseguenze sulla salute dei cittadini.

E la situazione cronica cambia poco a guardare i dati del biossido di azoto, che rimangono sostanzialmente invariati dal 2008 al 2009. Se da un lato aumentano le città che riescono a rispettare l'obiettivo di qualità di 40 μg/m3 (da 54 a 58), dall'altro aumenta leggermente la media di concentrazione dell’NO2, calcolata sui capoluoghi di provincia (da 37 a 38 μg/m3).
Da non sottovalutare nemmeno microinquinanti come il benzo(a)pirene, potente cancerogeno di cui si è parlato molto rispetto alla situazione di Taranto, dove la concentrazione a fine ottobre 2010 era già due volte superiore al limite di legge di 1 nanogrammo/metro cubo a causa delle emissioni dell'Ilva. Sostanza che a causa del traffico è presente anche in città come Padova, Milano o Torino, esponendo ancor di più la popolazione ad elevati rischi per la salute.
La cronica scarsa qualità dell'aria in Italia è infatti una emergenza sanitaria prima che ambientale. Il solo PM10 causa ogni anno più di 350.000 morti premature in Europa, secondo quanto dichiarato dalla Commissione Europea, mentre in Italia per ogni 10.000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa delle polveri sottili.

Se questa è la malattia, chi l'ha causata? Non ci sono grosse novità per quanto riguarda le fonti di emissioni degli inquinanti che compromettono la qualità dell'aria: l'industria e i trasporti restano le fonti principali di sostanze inquinanti in atmosfera, nonostante l'adozione graduale di politiche di ammodernamento di impianti obsoleti e l'adeguamento a standard più alti per quelli di nuova generazione. Industria siderurgica e petrolchimica rilasciano in atmosfera il 75,5% degli SOx, il 31,5% degli IPA, il 28,8% del PM10. Ma sono i trasporti su strada ad alimentare la cronicità della scarsa qualità dell'aria nelle nostre città, emettendo il 34,7% del PM10, il 55,5% del benzene, il 51,7% degli ossidi di azoto, il 43,1% del monossido di carbonio. Trasporti che sono responsabili del 50% delle polveri sottili di Roma o dell’84% degli ossidi di azoto di Napoli. A questo aggiungiamo le emissioni che derivano dai riscaldamenti domestici (il 18,7% delle polveri sottili e il 46% degli idrocarburi policiclici aromatici), e il quadro delle cause della scarsa qualità dell'aria è completo.
Ma non dimentichiamo la responsabilità di chi la malattia ha il dovere di curarla e invece non lo fa.

N.B. Per approfondire leggere il documento originale:
http://risorse.legambiente.it/docs/m...0000002212.pdf
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Vecchio 08-02-2011, 13:40
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predefinito Smog: Il parere del CNR sulla modulazione della velocità del traffico per limitare lo smog

Fonte: ANSA.it - 07/02/2011

''Abbassare i limiti di velocità per ridurre l'inquinamento ha senso se li si portano intorno agli 80 km/h, che è la velocità ideale per il funzionamento dei motori. Al di sotto di tale soglia, in particolare per velocità intorno a 30 km l'ora, è necessario bilanciare tra i benefici e svantaggi dovuti dall'aumento degli ingorghi stradali''. Così Nicola Pirrone, direttore dell'istituto di Inquinamento atmosferico del Cnr, commenta gli interventi, in Italia e all'estero, che sono stati presi per la riduzione del limite di velocità per combattere lo smog.

''Gli studi condotti negli ultimi 10 anni - spiega Pirrone - hanno indicato che riducendo la velocità dei veicoli si riducono gli ossidi di azoto e i pm10 primari. In particolare la velocità di 80 km/h è quella ideale per ridurre le emissioni, se la si aumenta fino a 130 km/h crescono di 3-4 volte il pm10 primario e gli ossidi di azoto''. Questi ultimi, ricorda, sono dannosi in quanto danno origine, dopo una serie di reazioni chimiche, al pm10 secondario, che è pari al 30-40% del pm10 totale.

Ma ridurre la velocità, aggiunge Pirrone, è utile per ridurre anche le particelle emesse per l'usura del manto stradale e dall'auto con i freni, le parti meccaniche e gli pneumatici che si usurano: il pulviscolo complessivamente emesso costituisce il 30-40% del totale. Vale però anche in questo caso il principio che 80 chilometri all'ora è la velocità ottimale. Per ridurre lo smog, secondo l'esperto, la velocità non è che uno degli accorgimenti che è possibile prendere, e anche il più istantaneo. ''Servono interventi strutturali - sottolinea - come la rottamazione delle vecchie caldaie e delle auto fino ad euro 3, controllare la combustione a biomasse di stufe e termocamini, e ridurre la temperatura di riscaldamento delle abitazioni''. (ANSA).
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Vecchio 16-02-2011, 13:05
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predefinito Effetto Serra: Ad un anno dalla scadenza del Protocollo di Kyoto l'Italia è in linea con il suo obiettivo

Fonte: zeroEmission - Energie e fonti rinnovabili: eolico, fotovoltaico e risparmio energetico - 15/02/2011

Domani il Protocollo di Kyoto compie sei anni: il celebre trattato internazionale finalizzato a porre un limite ai gas serra, siglato nella città giapponese da cui prende il nome nel dicembre del 1997 nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), è infatti entrato in vigore il 16 febbraio 2005

Il trattato ‘salva clima’ ha fissato l’obbligo per i paesi più sviluppati di ridurre le proprie emissioni di gas serra (non solo CO2 ma anche metano, protossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoro di zolfo) del 5% rispetto all’anno di riferimento (1990) nel periodo 2008-2012. Per gli Stati membri allora aderenti all’Unione europea l’obiettivo di riduzione è stato fissato all’8% rispetto all’anno base, al quale l’Italia dovrebbe contribuire con un taglio del 6,5%.

Dopo un avvio decisamente poco promettente, con i dati sui gas serra che vedevano questi ultimi addirittura in crescita, sembra invece che il nostro paese abbia invertito la rotta tanto che dovrebbe farcela a conseguire il proprio obiettivo entro l’anno prossimo. Parola di Edo Ronchi, ex ministro dell’Ambiente italiano e presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile che, in occasione del sesto compleanno del protocollo di Kyoto, fornisce un bilancio delle emissioni climalteranti del nostro paese. Dall’analisi risulta che l’Italia è in linea con il suo obiettivo, per effetto soprattutto della crisi economica.

Spiega Ronchi: “I dati del 2010 sono estremamente importanti poiché la fase più acuta della crisi è superata e quindi ci consentono di capire se siamo o meno in traiettoria per il nostro obiettivo di Kyoto". La stima della Fondazione si basa sui consumi di energia elettrica, di combustibili solidi, liquidi e di gas, tenendo conto della quota fornita dalle rinnovabili, degli assorbimenti e del ricorso, previsto dal Protocollo, ai meccanismi flessibili.

“Questa stima - precisa Ronchi - porta per il 2010 ad un intervallo di riduzione delle emissioni di gas serra tra il -6 e il -6,4% rispetto a quelle del 1990: sostanzialmente in linea con il nostro obiettivo per Kyoto". Questi risultati sono stati ottenuti grazie all'aumento dell'energia prodotta da fonti rinnovabili, alla diminuzione del 2,7% rispetto al 2009 dei consumi di petrolio ad un aumento molto contenuto, rispetto ai minimi del 2009, dei consumi di combustibili solidi e a un maggiore ricorso al gas. Le emissioni di gas serra sono quindi passate da 516,9 Mton CO2 Eq del 1990 a 483,8 nello scenario minimo e a 485,8 in quello massimo del 2010". (f.n.)
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Vecchio 25-02-2011, 12:14
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predefinito Smog: Secondo i dati OMS in Italia ogni cittadino perde in media 9 mesi di vita per l'esposizione alle polveri sottili

Fonte: Corriere della Sera - 25/02/2011

MILANO - È come se un piccolo Comune, ogni anno, scomparisse dalla Pianura Padana: cancellato dagli effetti dell'inquinamento. Sono 7 mila le morti premature provocate ogni dodici mesi dallo smog nelle regioni del Nord. C'è poi un dato statistico più generale: «In Italia ogni cittadino perde in media 9 mesi di vita per l'esposizione» alle polveri sottili, spiega Marco Martuzzi, uno dei responsabili del Centro europeo ambiente e salute dell'Organizzazione mondiale della sanità.

L'ultimo e più approfondito studio sui danni da smog nel nostro Paese («Impatto sanitario del Pm10 e dell'ozono in 13 città italiane») risale al 2006 e stimava oltre 8 mila decessi l'anno. Rispetto ai dati analizzati cinque anni fa, molte cose sono cambiate: da una parte è migliorata la rete di rilevamento del Pm2,5 (polveri sottilissime che penetrano più a fondo nei polmoni), dall'altra sono state approfondite le conoscenze sugli effetti dell'inquinamento per la salute. Molte città e Regioni hanno anche adottato nuove politiche antismog e ora è possibile valutarne l'efficacia. L'Oms ha dunque aggiornato i calcoli, applicando la stessa metodologia del 2006 ai nuovi dati. Conclusione: «Considerando i soli 30 capoluoghi di provincia della Pianura Padana, il numero di morti dovuti alle polveri potrebbe superare i 7 mila l'anno».

È una situazione confermata anche dal dossier «Mal'Aria» di Legambiente, che dimostra come tra le 48 città italiane che nel 2010 hanno sballato i limiti antismog fissati dalla legge europea ben 30 sono proprio nelle regioni del Nord. Un quadro certificato anche da una delle ultime ricerche dell'Agenzia europea per l'ambiente, che colloca 17 città italiane tra le prime 30 più inquinate del continente (Plovdiv, in Bulgaria, è quella nella situazione peggiore, seguita nell'ordine da Torino, Brescia, Milano e Sofia). L'Oms mette però in guardia anche sulla qualità dell'aria a Roma: la concentrazione media annuale di polveri sottili è di oltre 30 microgrammi per metro cubo, un dato sotto la soglia fissata dalla legge comunitaria, ma che supera la media europea a 15 Paesi (24,6 microgrammi).

Sugli alti livelli di inquinamento al Nord, il direttore scientifico dell'Oms Europa, Roberto Bertollini, ammette: «Abbiamo città con condizioni climatiche particolari, che aggravano la situazione rispetto ad altre aree d'Europa». I confronti sono però negativi: «Ci sono aree simili alle nostre - continua Bertollini - come il Belgio e i Paesi Bassi dove hanno operato bene». Rispetto ai rischi per la salute, il direttore scientifico dell'Oms Europa conclude: da una parte c'è «il disinteresse della società per questi temi», dall'altra «la volontà politica. Per rinnovare il parco auto occorre un programma pluriennale, e purtroppo il mondo politico spesso ha agende di più breve periodo».

I medici e i ricercatori dell'Organizzazione mondiale della sanità non si sono fermati alla descrizione degli effetti negativi. Danno anche indicazioni su come condurre la lotta contro l'inquinamento: favorire migliori tecnologie di veicoli e carburanti; ispezioni obbligatorie per auto e furgoni; incentivi fiscali per aumentare la mobilità pubblica; aiuti ai pendolari. Nelle condizioni della Pianura Padana, sono poi necessarie «iniziative politiche armonizzate a livello regionale e interregionale, altrimenti le azioni intraprese da un singolo Comune porteranno a modesti risultati». Per stimolare azioni più incisive, l'Oms fa infine una stima economica: «La riduzione delle polveri sottili fino all'anno 2020 condurrebbe a un risparmio fino a 28 miliardi di euro l'anno in Italia, in termini di costi della mortalità, delle malattie e degli anni di vita persi».

Gianni Santucci
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Vecchio 03-03-2011, 13:41
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predefinito L'ambiente in Europa: stato e prospettive dell'inquinamento atmosferico

Fonte: ARPAT - 28/02/2011

a cura di Maddalena Bavazzano


La valutazione tematica sull'inquinamento atmosferico presente nel rapporto dell'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) "Soer 2010 The European environment – state and outlook 2010".


Il rapporto pubblicato nel novembre 2010 dall'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) Soer 2010 The European environment – state and outlook 2010, offre una serie di valutazioni sullo stato attuale dell'ambiente in Europa, il suo probabile stato futuro, ciò che si sta facendo e cosa si potrebbe fare per migliorarlo e molto altro ancora (The European environment – state and outlook 2010 - European Environment Agency's home page - EEA).

In Europa, le politiche e le azioni - a tutti i livelli - hanno notevolmente ridotto le emissioni di origine antropica e l’esposizione conseguente, ma alcuni inquinanti atmosferici nuocciono ancora alla salute umana. Allo stesso modo, mentre le emissioni di inquinanti acidificanti si sono ridotte, la situazione per i fiumi e i laghi in Europa è migliorata, ma la sovrabbondanza di azoto atmosferico risulta ancora una minaccia per la biodiversità negli ecosistemi terrestri e acquatici sensibili.

Il movimento dell’inquinamento atmosferico tra i continenti attira sempre più l'attenzione politica: una maggiore cooperazione internazionale, che si concentri anche sui legami tra politiche relative all’inquinamento atmosferico e quelle relative al clima, è più che mai necessaria per affrontare l'inquinamento atmosferico.

Di seguito si propongono alcuni punti chiave del report tematico.

Le emissioni sono in diminuzione ma la qualità dell'aria deve ancora migliorare.
Le emissioni dei principali inquinanti atmosferici in Europa sono calate considerevolmente negli ultimi decenni, riducendo notevolmente l'esposizione a sostanze come l'anidride solforosa (SO2) e il piombo (Pb). Tuttavia, i legami complessi che esistono tra emissioni e qualità dell'aria ambiente fanno sì che una riduzione delle emissioni non produca necessariamente un calo delle concentrazioni atmosferiche.

Molti Stati membri dell'UE non rispettano i limiti di qualità dell'aria giuridicamente vincolanti per la protezione della salute umana.
L’esposizione delle colture e di altra vegetazione all'ozono troposferico (O3) continuerà a superare gli obiettivi a lungo termine dell'Unione europea.
In termini di controllo delle emissioni, solo 14 paesi europei prevedono di rispettare i limiti di emissione di tutte e quattro le sostanze inquinanti previste dalla legislazione europea e internazionale per il 2010.
Il limite massimo per gli ossidi di azoto (NOX) è il più impegnativo: 12 paesi prevedono di superarlo, alcuni addirittura del 50%.

Gli impatti sulla salute umana
Attualmente, il particolato atmosferico (PM), l'ozono troposferico (O3) e il biossido di azoto (NO2) sono in Europa gli inquinanti più problematici in termini di danni alla salute. Gli effetti possono variare da lievi irritazioni alle vie respiratorie a malattie cardiovascolari e morte prematura.

Gli effetti sugli ecosistemi
In senso stretto, l'UE non ha raggiunto il suo obiettivo ambientale intermedio, definito per proteggere gli ecosistemi sensibili all'acidificazione. Tuttavia, la superficie degli ecosistemi nei 32 paesi dell’UE effetti da eccesso di acidificazione dovuto all'inquinamento atmosferico si è ridotta considerevolmente tra il 1990 e il 2010. Ciò è dovuto principalmente alle misure di mitigazione dell’anidride solforosa (SO2). I composti di azoto (N), emessi come ossidi di azoto (NOx) e ammoniaca (NH3), sono ora le principali componenti acidificanti nella nostra aria. In aggiunta ai suoi effetti acidificanti, l’azoto contribuisce anche ad una sovrabbondanza di nutrienti presenti negli ecosistemi terrestri e acquatici, determinando variazioni nella biodiversità.

La superficie degli ecosistemi sensibili interessati da un eccesso di azoto atmosferico nei 32 paesi dell’UE è diminuita solo lievemente tra il 1990 e il 2010. Le concentrazioni di ozono (O3) nell’ambiente europeo riducono ancora la crescita della vegetazione e dei raccolti.

Energia, trasporti e agricoltura sono fonti chiave di emissione
Il settore energetico rimane una grande fonte di inquinamento atmosferico, rappresentando circa il 70% delle emissioni di ossidi di zolfo (SOx) in Europa e il 21% della produzione di ossidi di azoto (NOX), nonostante le forti riduzioni a partire dal 1990.

Il trasporto su strada è un'altra importante fonte di inquinamento, i veicoli pesanti sono una fonte importante di ossidi di azoto (NOX), mentre le autovetture sono tra le principali fonti di monossido di carbonio (CO), ossidi di azoto (NOX), PM2,5 e composti organici volatili non metanici (COVNM). L’uso di energia da parte delle famiglie è una fonte importante di PM2,5 direttamente emesso (PM2,5 primario).

Il 94% delle emissioni di ammoniaca (NH3) in Europa proviene dall’agricoltura. Le emissioni di inquinanti atmosferici nei 32 paesi europei e nei Balcani occidentali sono in calo dal 1990. Nel 2008, le emissioni di ossidi di zolfo (SOx) sono state il 72% al di sotto rispetto ai livelli del 1990. Le emissioni dei principali inquinanti che causano ozono troposferico sono diminuite e le emissioni di PM10 e PM2,5 primario sono entrambi diminuiti del 13% dal 2000. Tuttavia, l'Europa contribuisce ancora in modo significativo alle emissioni globali di inquinanti atmosferici.

Prospettive
Secondo lo scenario politico attuale, le emissioni dei principali inquinanti atmosferici - ad eccezione dell’ammoniaca (NH3) - nei 32 Paesi membri e nei Balcani occidentali, dovrebbero diminuire entro il 2020. Rispetto ai livelli del 2008, le riduzioni proporzionali più ampie sono previste per le emissioni di ossidi di azoto (NOx) e di anidride solforosa (SO2): una riduzione di circa il 45% entro il 2020, in assenza di misure supplementari. Si prevede invece che le emissioni di PM2,5 primario e ammoniaca (NH3) nei 27 Paesi membri saranno simili o addirittura leggermente superiori a quelle del 2008, anche se sono tecnicamente possibili delle sostanziali riduzioni.

Risposte
In Europa, varie politiche si sono concentrate sull'inquinamento dell'aria negli ultimi anni. Le amministrazioni locali e regionali devono ora sviluppare e implementare piani di gestione della qualità dell'aria nelle zone ad elevato inquinamento atmosferico: tra queste misure ci sono le zone a traffico limitato.

Simili azioni integrano le misure nazionali o regionali, tra cui la Direttiva UE sui limiti nazionali di emissione e il Protocollo di Göteborg, che stabiliscono limiti nazionali alle emissioni di anidride solforosa (SO2), ossidi di azoto (NOX), composti organici volatili non metanici (COVNM) e ammoniaca (NH3). Allo stesso modo, gli standard di emissione dei veicoli Euro e le direttive europee in materia di grandi impianti di combustione hanno notevolmente ridotto le emissioni di PM, COVNM, ossidi di azoto (NOx) e anidride solforosa (SO2).

Affrontare con successo l'inquinamento atmosferico richiede una cooperazione internazionale: è infatti ormai ampiamente riconosciuta l'importanza del movimento a lungo raggio dell’inquinamento tra i continenti e dei legami tra inquinamento atmosferico e cambiamento climatico. Considerare la qualità dell'aria nelle decisioni relative al raggiungimento degli obiettivi del cambiamento climatico, e viceversa, può assicurare il fatto che le politiche del clima e dell’inquinamento dell'aria risultino di maggior beneficio per la società.
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Tag
effetto serra, inquinamento, notizie, riscaldamento globale, smog

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