Vorrei porre un quesito a proposito della presenza di scarti di ristrutturazioni e demolizioni, che spesso si vedono in zone rurali e di campagna, probabilmente allo scopo di "consolidare" (per facilitare il transito di mezzi a motore) il fondo di vie d'accesso sterrate a proprietà e terreni da parte dei proprietari, o magari semplicemente per scaricare da qualche parte scarti di lavori fatti altrove.
Cammino molto per sentieri e strade bianche e ne vedo diversi; credo fosse una pratica piuttosto diffusa in passato, ma non si fa fatica a non notare che è un abitudine purtroppo ancora oggi presente.
A parte l'eternit o altri manufatti maggiormente riconoscibili, leggendo nel forum ho capito che il riscontro (poco probabile, ma comunque possibile) di amianto in parti di mutatura di edifici o appartamenti, è da ricollegare alla eventuale presenza negli intonaci o nel cemento, e in percentuali comunque basse.
La mia domanda:
è possibile che, in caso di presenza di amianto, qualcuno di questi siti col passare del tempo possa perdere la sua "carica inquinante" (scusate l'espressione ma non trovavo di meglio) poiché, nel caso ad esempio di amianto friabile, disperso dal vento o ricoperto nel tempo da elementi naturali come fogliame o terra?
(va da se che in tal caso il danno ambientale rimarrebbe comunque, anche se disperso da altre parti.)
Nel caso inoltre di parti interne di edifici (tali infatti sembrano molti degli calcinacci che si vedono a giro, data la presenza ad esempio di piastrelle decorate) , anche se non vi è mai certezza, si può ragionevolmente escludere l'uso di amianto in concentrazioni alte o addirittura puro (come quello spruzzato)?
Grazie

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