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Tetto in eternit vicino ad impianto condizionatore

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  • Tetto in eternit vicino ad impianto condizionatore

    Ciao a tutti,
    Nel mio luogo di lavoro tra le tegole di un tetto in eternit alquanto degradato è presente l'impianto condizionatore centrale, collegato ai vari fancoil presenti al primo e secondo piano dell'edificio(si tratta di un albergo)Sia l'impianto centrale che i fancoil sono provvisti di filtri. E' possibile che vista la probabile presenza di una quantomeno buona presenza di concentrazione di fibre, queste possano finire per presentarsi all'interno dell'edificio attraverso le ventole dei fancoil? E se sì, in quale quantità  si possono presentare?
    Oppure le fibre di amianto di un tetto esterno volano comunque dappertutto e rendono meno pericolosa la situazione?
    Grazie della vostra attenzione.

  • #2
    Ciao Gaet80, premetto che non sono tecnico impiantista e potrei sbagliarmi. A quanto ne so, non tutti gli impianti dotati di fan-coil impiegano aria esterna di ricircolo ma ricircolano l'aria ambiente che poi scambia calore con il liquido di raffreddamento. In questo caso, non sussisterebbe il problema. In caso contrario, come spesso detto, è difficile definire la concetrazione di fibre che può presentarsi nei locali. i filtri presenti, sicuramente avranno una funzione protettiva ma non sono affatto sicuro che siano progettati per trattenere fibre di dimensioni così contenute come quelle che caratterizzano l'amianto.
    Posso solo consigliarti, dato che è un ambiente di lavoro, di rivolgerti al tuo RSPP o al tuo RLS che, nella valutazione dei rischi, avranno valutato la pericolosità  della copertura in eternit ed eventuali problemi legati agli impianti li posti (ad esempio con misurazione delle fibre aerodisperse nei locali di lavoro)
    Il mio sito web:
    www.studioricercheambientali.com - Monitoraggi Analisi e Consulenza

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    • #3
      Neanche io sono esperto di fan coil e impianti di condizionamento,credo comunque che l'aria che esce dai fan coil sia quella esterna e non quella ambiente.In tal caso sono sicuro anch'io che i normali filtri non possano trattenere le fibre di amianto.Più che altro ci sarebbe da capire quale differenza di concentrazione di fibre ci sia tra l'aria esterna dove è presente il tetto (200mq circa) e l'aria che arriva e fuoriesce dal fan coil.
      Purtroppo la nostra struttura è molto piccola e non abbiamo rappresentanza sindacale.L'unico a cui potrei chiedere è il proprietario/direttore, ma non credo proprio possa essere allarmato da questa situazione,altrimenti sarebbe già  intervenuto.
      Tra l'altro la presenza del tetto in questione è stata regolarmente segnalata dalla proprietà  all'Asl già  un paio di anni fa.Ma da quel che mi risulta l'Asl non è mai passata a verificare la situazione.
      In ogni caso proverò ad impuntarmi sulla questione, anche se come ben saprai molto spesso lamentela in una struttura piccola=quella è la porta, se non ti sta bene cercati un altro lavoro.
      Purtroppo mi sembra che sulla questione amianto ci sia ancora troppa poca attenzione. Io è da un anno a questa parte che sto cercando di approfondire l'argomento grazie ad un amico che mi ha aperto gli occhi sulla questione.
      Oltre alla valutazione sulle fibre eventualmente respirate negli ambienti di lavoro volevo sapere anche qual è il rischio ad andare sopra questo tetto a verificare il funzionamento della macchina.Nella mia vita lavorativa mi è capitato 4-5 volte di salire sul tetto e non è propriamente bello trovarsi praticamente faccia a faccia con le tegole in eternit. Che dite, meglio rifiutarsi di svolgere questo compito che potrebbe espormi troppo all'amianto?
      D'altronde sarebbe un compito al di fuori delle mie mansioni contrattuali.

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      • #4
        Innanzitutto, al solito, non allarmarti eccessivamente! Provo a risponderti alle varie questioni con ordine.
        1. Per capire quale può essere la concetrazione di eventuali fibre all'interno dei locali lavorativi, il solo mezzo disponibile è un campionamento di aria ambiente, tramite apposite pompe. Come imposto dalla Normativa nazionale, la successiva analisi dei filtri (che, durante il campionamento, "trattengono" le fibre di amianto) in laboratorio, permette di determinare la concentrazione di fibre aerodisperse. La legge fissa limiti ben precisi che ogni datore di lavoro deve fare rispettare e, in ogni caso, il datore di lavoro stesso è tenuto alla valutazione dei rischi come da Dlgs. 81/08. Indipendentemente dalla dimensione dell'azienda. Il sindacato sarebbe solo un aiuto ma non è esso che deve vigilare.
        2. Per quanto riguarda il tetto e la denuncia fatta ad ASL: per comprendere esattamente a quali obblighi è soggetta l'azienda e la ASL, sarebbe necessario verificare eventuali regolamenti regionali vigenti. Ad esempio, in Lombardia esiste un protocollo di valutazione delle coperture in amianto, il cui risultato definisce univocamente le azioni da intraprendere (dal semplice controllo annuale, alla rimozione entro 12 mesi). Se la vostra ASL non effettua controlli, evidentemente non sono necessari.
        3. Il rischio nelle operazioni che esegui in copertura dipende fortemente dalle condizioni di conservazione del tetto stesso. Ricorda comunque che esposizioni poco frequenti e di breve durata, comportano generalmente rischi molto contenuti. Ti consiglio nuovamente di chiedere quale valutazione del rischio è stata fatta. Come consiglio GENERICO e non esaustivo, potrebbe essere utile indossare guanti di lattice usa e getta e mascherina con filtro tipo P3. Ma ripeto, verifica il documento di valutazione dei rischi!
        Il mio sito web:
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        • #5
          Rispondo un po' in ritardo anche perchè in questi giorni sono alle prese con la rimozione del tetto in eternit del vicino su cui aprirò un nuovo topic.
          Dunque, l'albergo si trova proprio in Lombardia.La segnalazione del tetto che è stata fatta dal mio datore di lavoro comprendeva anche l'autovalutazione dello stato di conservazione(come può un non esperto valutare lo stato di conservazione?).In sostanza l'anno di posa del tetto è il 1980 e lo stato di usura è stato autovalutato minore del 10%. Tra l'altro nella segnalazione della presenza di amianto non era specificato che sul tetto si trova l'impianto del condizionatore.Non dovrebbe essere obbligo di legge questa specifica?
          Sono piuttosto sicuro che l'Asl non sia mai intervenuta a valutare il tetto e effettuare il campionamento dell'aria ambiente,quindi può essere che l'Asl si sia basata sull'autovalutazione fatta dal mio datore di lavoro.
          Ho dato un'occhiata al documento valutazione rischi ma non ho trovato riferimenti al tetto in eternit.
          Ultima modifica di Gaet80; 24-07-2013, 14:46.

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          • #6
            Il protocollo disposto dalla DDG Lombardia n. 13237/2008, al punto E prevede di indicare se sono o meno presenti elementi relativi alla "ventilazione" (bocchette di ventilazione o flussi d'aria). Quindi il tuo datore di lavoro dovrebbe aver tenuto conto dell'impianto a tetto.
            Detto questo, ti ricordo che la DDG, in base al valore ottenuto dalla valutazione dello stato di degrado, impone al proprietario/datore di lavoro, una serie di obblighi, senza che ASL debba effettuare campionamenti di aria ambiente o valutazioni proprie. Il controllo dovrebbe scattare in caso di inadempienza agli obblighi stessi.
            In particolare se l'indice di degrado è:
            1. minore o uguale a 25, è obbligatoria la ri-valutazione BIENNALE dello stato di conservazione
            2. compreso tra 25 e 44, scatta la BONIFICA (sovracopertura, incapsulamento o rimozione) entro 3 anni
            3. maggiore o uguale a 45, è necessaria la RIMOZIONE entro 12 mesi.
            Pertanto una qualche azione deve essere intrapresa.
            Purtroppo, la normativa non è vincolante riguardo le professionalità  operanti nel campo amianto (a meno di specifiche riguardo gli operatori di bonifica). E' opportuno che l'operatore abbia esperienza nel campo, ma senza ulteriori specifiche.
            In materia di valutazione dell'indice di degrado, molti Comuni impongono che siano ingegneri o geometri che se ne occupino, in modo da evitare auto-valutazioni "sospette".
            Ti chiedo: non hai modo di sapere l'esito della valutazione, cioè il valore dell'indice di degrado? Così sapremmo esattamente quali obblighi vanno ottemperati.
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            • #7
              Purtroppo l'unico elemento che ho a disposizione è questa autovalutazione dell'indice di degrado segnalato sul modulo di notifica di presenza amianto, in cui appunto la stato di usura viene autovalutato minore del 10 %. E sul documento valutazione rischi non ho trovato riferimenti al tetto in eternit. Quindi è probabile che il mio datore di lavoro non abbia tenuto conto di alcuni aspetti.

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              • #8
                Stato di usura < 10% NON è il risultato della valutazione dell'indice di degrado. E' solo l'indicazione da produrre per il modulo di notifica tipo NA/1 di cui alla DGR 8/1526 (PRAL Lombardia). A questo documento, in caso di coperture in amianto, deve essere allegata la valutazione dell'indice di degrado che, come detto, è un valore numerico. Mi viene allora il sospetto che non sia stata fatta, come invece richiede la normativa regionale,la valutazione dell'indice di degrado, ma solo l'autonotifica della presenza di amianto
                Il mio sito web:
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                • #9
                  Ok grazie per la precisazione. Purtroppo non essendo molto pratico di certe questioni non conosco tutte le procedure che il datore di lavoro è tenuto a rispettare.Credo che il tuo sospetto sia più che fondato,non credo sia stata mai effettuata la valutazione dell'indice di degrado,almeno tra carte e email non ho trovato niente a riguardo.Qundi che fare? Posso contattare io l'Asl?
                  Ultima modifica di Gaet80; 24-07-2013, 17:37.

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                  • #10
                    Ciao.
                    Nella maggior parte dei casi gli impianti di condizionamento sono totalmente separati tra interno ed esterno, ed il raffreddamento viene effettuato su aria ambiente interna, filtrata dai classici filtri.
                    Esistono poi alcuni impianti che comprendono anche la funzione ricircolo da esterno, più particolari.

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