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i numeri dell'amianto
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i numeri dell'amianto
Salve a tutti. Purtroppo da un po' di tempo ho iniziato ad interessarmi al tema dell'amianto. La prima impressione è stata quella di venire a contatto con il plutonio come spesso dice Davide. Poi piano piano anche grazie a voi o razionalizzare il problema. vorrei a questo punto avere un quadro più chiaro delle vicenda. àˆ vero che solo il 5%delle persone che vengono a contatto con l'amianto si ammalano? Davide quando parli di motivi paraprofessionali a cosa ti riferisci?le informazioni che circolano su internet sono allarmanti. Sembra che il contatto con l'amianTo non lasci scampo. Qual è la verità ?Tag: Nessuno
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Parto un pò da lontano ma spero che serva a far chiarezza sulle dimensioni del problema.
Innanzitutto, in Italia, esiste un grave problema: la mappatura e il censimento dei siti contenenti amianto è un'attività svolta a "macchia di leopardo". Ove tali dati esistono, spesso non sono facilmente consultabili o non lo sono liberamente. Oppure non sono propriamente aggiornati.
E allora, parlando di numeri e dato anche il mio "bacino territoriale", preferisco discutere dei dati pubblicati da Regione Lombardia e riferiti alle informazioni raccolte entro il febbraio 2014.
Come vedrete i numeri sono importanti. Pensate poi di allargarli all'intera penisola....
Primo dato: in Lombardia sono presenti (quindi ufficialmente censiti) 3300000 mc di materiali contenenti amianto. Ripeto: 3 MILIONI e trecentomila. Tanto da riempire 11000 appartamenti da 100 mq o, se volete, 27 grattacieli Pirelli o 3 volte lo stadio di Wembley. Ovviamente questo è l'amianto "ufficiale": di anno in anno, attraverso le nuove comunicazioni, il quantitativo viene aggiornato. Pensate che in soli 12 mesi (febbraio 2013-febbraio 2014), le strutture censite in lombardia, sono passate da 86000 a 149000...
Di questi 149000 siti, le attività di bonifica autorizzate e completate sono 49000. Il 32%! Il rimanente 68% dei siti non ha presentato alcun piano di bonifica.
Di questi siti, vi è quello con il forse principale cantiere, ovvero la FIBRONIT di Broni, individuato quale sito di interesse nazionale (L.179/2002), poichè area di lavorazione amianto di estensione pari a 140000 mq.
Qualche cifra su tale bonifica, per renderci conto del costo economico: la copertura finanziaria ammonta a più di 5000000 euro, a carico, sostanzialmente, del cittadino, atti alle bonifiche dei primi due stralci del lotto 1.
La Regione ha individuato altri 30 siti con priorità di bonifica.
Questo solo per quanti riguarda i siti di interesse pubblico/pubblici non residenziali.
Poi esistono tutti i numeri relativi all'edilizia residenziale pubblica, costituita da circa 170000 alloggi, dei quali 1400 con presenza accertata di amianto. Il fabbisogno stimato per la bonifica è pari a-udite udite-100 MILIONI di euro.
La Regione ha stanziato un fondo pari a 10 milioni di euro, con interventi effettivamente finanziati per 1 milione circa. Altri 22 milioni sono stati previsti per l'anno in corso. Non è una goccia nell'acqua ma certo non siamo troppo vicini ad un finanziamento definitivo.
Abbiamo detto che, solo in Lombardia, dobbiamo smaltire circa 3 milioni di mc di amianto: ci si deve chiedere se le discariche presenti sul territorio sono in grado di smaltirlo. La risposta è presto detta: NO. L'attuale capacità stimata dalle discariche lombarde è di 600000 mc circa.
Sono in corso autorizzazioni per 6 discariche e 1 impianto di trattamento. Le discariche processerebbero circa 3 milioni di mc di rifiuti.
Di questi procedimenti però:
- 3 sono in fase di valutazione di impatto ambientale
- 1 con valutazione di impatto ambientale rigettata e riavviata nel settembre 2013
- 2 con valutazione di impatto ambientale favorevole e per la quale è partita la seconda fase (autorizzazione integrata)
- 1 con valutazione ambientale favorevole ma procedura di autorizzazione ambientale sospesa per ricorso al TAR che dovrà formulare un nuovo giudizio sulla valutazione di impatto ambientale.
In pratica la situazione è tutt'altro che fluida.
Quindi prima di ragionare sui numeri dei decessi, delle malattie e delle patologie, credo sia obbligatorio riflettere su noi stessi.
In prima questione: bonificare ha un costo e spesso il cittadino (NOI), posto di fronte al problema, non vuole bonificare perchè costa.
Seconda questione: se il problema amianto, dal punto di vista finanziario, riguarda altri, allora ci indignamo se non bonifica.
Terza questione: se notiamo amianto in un qualasiasi edificio pubblico, ci indignamo senza riflettere che siamo noi a pagare e le cifre in gioco (ve l'ho dimostrato prima) sono enormi.
Quarta quesione: bonificare costa perchè smaltire costa molto. Perchè? Per il semplice motivo che non ci sono spazi per stoccare il rifiuto. Perchè non ci sono spazi? Passiamo alla quinta questione....
Quinta questione: la discarica in genere, se poi associata a "di amianto" ancora peggio, non è accettata del cittadino (è la sindrome di NIMBY-Not In My Back Yard, non nel mio giardino). Quindi non la vogliamo vicino a casa nostra. Quindi appena si pensa di avviare un iter per la realizzazione di una discarica, partono proteste, ricorsi, denunce ecc. E quand'anche si avviano gli iter, beh siamo o non siamo in Italia? Ci saranno comunque ricorsi, appigli ecc ecc che ritarderanno quasi all'infinito l'apertura del sito.
Quindi credo si debba riflettere su una cosa: prima di approfondire i numeri legati alle patologie, patologie non contestabili, credo sia necessario soffermarsi su cosa siamo disponibili a fare per velocizzarne lo smaltimento.
Possiamo anche avere l'evidenza scientifica che una singola fibra ci farà ammalare di mesotelioma ma se non siamo disposti a bonificare e a far bonificare, il problema non si risolverà .
Credo sia un problema di priorità , economica sopratutto.
Ci si deve chiedere, intendo, se la mia tettoia in eternit (per fare un esempio) che mi costa 2000 euro per farla smaltire, la posso smaltire rinunciando a quei soldi per altre attività o se preferisco usare quei soldi per altre cose, magari più urgenti. Perchè non contesto quanti mi dicono "ho da pagare la scuola ai miei figli".
Intendo che, come sempre, si devono soppesare diversi fattori e scegliere quello che si ritiene il male minore o il minor rischio.
Allo stesso modo: chi mai vuole una discarica vicino a casa? Nessuno. Ma se la risposta è sempre "NON QUI", a prescindere e senza informarsi, allora non lamentiamoci se l'amianto rimane dov'è o se, passeggiando con il cane in campagna, troviamo lastre di amianto buttate a lato strada. Che poi anche quello lo paghiamo noi tutti....
A breve, paolina, qualche numero sulle malattie!Il mio sito web:
www.studioricercheambientali.com - Monitoraggi Analisi e Consulenza
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Grazie Sra. Le dimensioni del problema mi lasciano senza parole. I dati che hai citato sono spaventosi, ancor più spaventoso è pensare che questi dati si riferiscono alla sola Lombardia. Trovo molto interessanti le tue riflessioni. Attendo i numeri sulle malattie con la speranza che siano meno spaventosi. Anche perché altrimenti dovremmo considerare l'Italia un paese di morti che camminano
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Eccomi con la seconda parte.
Riferendomi sempre ai dati diffusi da Regione Lombardia, il Registro Mesoteliomi ha raccolto dal 2000 al 2013, più di 8400 casi sospetti di mesotelioma. Nel corso degli anni, si è assistito ad un numero sempre crescente di segnalazioni, almeno sino al 2006. Dal 2007 ad oggi, il numero di casi si è assestato tra i 600-700 l'anno circa.
Di questi 8400 casi, quelli incidenti di mesotelioma, sono circa il 56%. Di questi, la quasi totalità è relativa a mesoteliomi sia diagnosticati, sia per i quali è nota l'esposizione del soggetto a fibre di amianto. Ovvero per i quali sono disponibili tutti i dati per una corretta valutazione. Per circa 400 manca ancora la valutazione dell'esposizione.
La domanda che ci si pone è: quale tipo di esposizione è maggiormente correlata all'insorgenza di mesoteliomi maligni?
Beh, il 50% dei casi è relativo a esposizioni all'amianto di tipo PROFESSIONALE ACCERTATA.
Il 13% ad esposizioni all'amianto di tipo PROFESSIONALE PROBABILE/POSSIBILE.
Quindi circa il 63% dei malati lavoravano nel campo dell'amianto. E questo è il primo dato certo.
E il rimanente 37%?
Purtroppo nel 30% dei casi l'esposizione rimane IGNOTA/NON CLASSIFICABILE/NON VALUTABILE (banalmente perchè il soggetto è deceduto e non esistono altre fonti attendibili a cui rivolgersi per conoscere a quale tipo di esposizione è stato soggetto).
Manca un 7%, equamente diviso tra esposizioni AMBIENTALI/FAMILIARI/EXTRA-LAVORATIVE.
Tento in questo modo di rispondere alla domanda che spesso viene posta nel forum: chi ha lavorato nel campo dell'amianto in tempi in cui le norme di sicurezza erano carenti, se non assenti, o chi affronta oggi cantieri di bonifica senza rispettare le norme stesse, ha una seria probabilità di ammalarsi.
Tutti noi altri, a contatto accidentalmente o inconsciamente con l'amianto, non abbiamo rischio zero di ammalarci ma non è nemmeno così probabile che potremo ammalarci. Sopratutto alla luce del fatto che NON SONO INDICATE IN ALCUN MODO LE CONCENTRAZIONI DI FIBRE DI AMIANTO a cui i soggetti sono stati esposti.
Quindi è compito di tutti noi operatori coinvolti, dal professionista che valuta la presenza di amianto, all'azienda che opera la bonifica, valutare con attenzione tutti gli aspetti che ci riguardano nella valutazione delle tematiche legate all'amianto.
D'altra parte, è compito anche di noi cittadini adottare comportamenti "civili" e di responsabilità civica. Non certo uno stato di polizia in cui denuncio il mio vicino o l'impresa. Ma una sana e costruttiva opera nella quale, attraverso l'educazione del prossimo, si faccia sì da informare-ed informarci-correttamente sul problema. Così da comprendere che il disinteresse è un costo che pagheremo TUTTI e a caro prezzo.Il mio sito web:
www.studioricercheambientali.com - Monitoraggi Analisi e Consulenza
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