In effetti non si sta parlando di un caso isolato:
il giorno 11 giugno 2008 sono morti a Mineo 6 operai dentro la vasca di un depuratore;
il 26 maggio 2009 tre operai sono morti all'interno di una cisterna di una raffineria in Sardegna;
il 15 giugno 2009 due operai in una vasca di acque nere a Riva Ligure;
il 15 gennaio 2010 due operai nel deposito di un distributore di carburante;
il 25 agosto 2010 per le esalazioni muore un operaio in Puglia mentre impermeabilizza una cisterna per l'acqua piovana.
Per contribuire al naturale processo di formazione che dovrebbe esserci in questo ambito, riporto una chiarificatrice nota tecnica stilata da Rino Pavanello ed Eugenio Ferioli.
Nota tecnica sulla sicurezza nei luoghi/spazi confinati
La mancanza di ossigeno (o la sua concentrazione inferiore al 17%) comporta situazioni pericolose che possono verificarsi dovunque.
La concentrazione di ossigeno nell'aria nei luoghi di lavoro è indicata come minima accettabile al 17% (la concentrazione atmosferica che respiriamo è di circa il 20,8%).
Se l'organismo non ha sufficiente apporto di ossigeno la sua funzionalità cala drasticamente, i processi vitali sono rapidamente debilitati, si perde la capacità di agire in modo lucido e coordinato, si perde conoscenza ed infine si muore.
Alcuni esempi :
1) un fango biologico attivo sviluppa naturalmente anidride carbonica se ben ossigenato, sviluppa invece anidride carbonica, metano e altre sostanze gassose solforate e azotate (idrogeno solforato, ammoniaca) se il processo avviene in carenza di ossigeno, come appunto può verificarsi all'interno di vasche biologiche
2) i prodotti chimici contenuti in una cisterna possono di per sé costituire un'atmosfera confinata irrespirabile o carente di ossigeno. Inoltre, possono sprigionare sostanze tossiche a contatto con i liquidi di lavaggio.
3) le polveri inalabili contenute in un silos posso essere risollevate da azioni meccaniche o da movimento
Inoltre alcuni gas sono inodori o hanno scarsa rilevanza olfattiva, quali ad esempio l'anidride carbonica ed i gas cloro-fluorurati (HCFC) o fluorurati (HFC). Quindi, il rischio percepito non trova sovente corrispondenza con il rischio valutato, poichè il nostro organo olfattivo non è in grado di assegnare alla percezione odorosa un valore reale di concentrazione.
Avviene infatti per molte sostanze, tra cui alcune tossiche, che le basse concentrazioni già saturano la sensazione olfattiva, per cui le successive alte concentrazioni non sono più percepite come tali, inducendo gli esposti a sottovalutare il rischio effettivo.
Per molte categorie di sostanze (reagenti, solventi, pesticidi, gas, polveri) le concentrazioni pericolose sono di bassa entità e si possono realizzare facilmente in caso di rilascio in atmosfera.
Per quanto concerne le polveri, notiamo che una semplice corrente d'aria già potrebbe provocare la dispersione pericolosa di pulviscolo respirabile, e che ciò è ipotizzabile in ambienti tipo l'interno dei silos (per es. farina, segatura, talco, silice, cemento), non soltanto dell'industria chimica.
A riguardo dei gas e vapori, è noto che molti di essi (per es. anidride carbonica, anidride solforosa, GPL, percloroetilene, i comuni solventi organici) hanno densità superiore a quella dell'aria, per cui tendono a stratificarsi al suolo, ovvero sul fondo dei luoghi confinati.
Normativa in vigore (sintesi)
La sicurezza sul lavoro in luoghi e spazi a rischio di inquinamento è obbligatoria ed è oggi prevista dal D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico, che ha sostituito il D.Lgs. 626/94), che impone all‘articolo 66 (Lavori in ambienti sospetti di inquinamento):
- "àˆ vietato consentire l‘accesso dei lavoratori in pozzi neri, fogne, camini, fosse, gallerie e in generale in ambienti e recipienti, condutture, caldaie e simili, ove sia possibile il rilascio di gas deleteri, senza che sia stata previamente accertata l‘assenza di pericolo per la vita e l‘integrità fisica dei lavoratori medesimi, ovvero senza previo risanamento dell‘atmosfera mediante ventilazione o altri mezzi idonei. Quando possa esservi dubbio sulla pericolosità dell‘atmosfera, i lavoratori devono essere legati con cintura di sicurezza, vigilati per tutta la durata del lavoro e, ove occorra, forniti di apparecchi di protezione.
L‘apertura di accesso a detti luoghi deve avere dimensioni tali da poter consentire l‘agevole recupero di un lavoratore privo di sensi."
Inoltre, tutte le misure tecniche ed applicative sono dettagliatamente indicate e obbligatorie nello stesso D.Lgs. 81/2008, Allegato IV (Requisiti dei luoghi di lavoro).
Si tenga, infine, conto, che queste norme erano già in vigore almeno dagli anni ‘50, poiché previste dai DPR 547/1955 e 303/1956
Possiamo definire come segue lo spazio confinato: un ambiente, non necessariamente chiuso, che presenta difficoltà di accesso e uscita, caratterizzato da dimensioni ridotte, limitata disponibilità di aria, scarsa visibilità , difficoltà di comunicazione, ipotetica presenza di agenti chimici e chimico-fisici.
Sono tipici esempi di ambiente confinato i pozzi, le fogne, i silos, i serbatoi, le cisterne, le vasche, ed inoltre i luoghi pure aperti su due lati ma di difficile accesso e uscita, quali i camini, le tubazioni, i cavedi, le intercapedini.

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